Le linee esterne, progettate da Studio Zuccon International Project, si armonizzano con l’architettura e il design degli interni, curati dallo Studio Paolo Ferrari. Questa collaborazione dà vita a tutti gli spazi abitativi, tra cui un Ocean Resort di 230 metri quadrati, una piscina con fondo in vetro e aree wellness integrate.
by Chiara Risolo
Capita spesso di domandare agli addetti ai lavori quale sia la barca più bella mai realizzata. La risposta è sempre la stessa: “La prossima, quella che ancora non c’è”. Così, chi scrive non può far altro se non registrare “un romantico sospeso” che, verosimilmente, non avrà mai un nome, né una forma. Poi, un giorno, succede qualcosa di straordinario, inteso come fuori dall’or-di-na-rio: la barca che non c’era si palesa.
Senza chiedere pareri e permessi, ma semplicemente osservandola, si ha la netta sensazione che il romantico sospeso di cui sopra – a Dio piacendo – esista. E sì, ci siamo. Il consueto anelito narrativo ha un nome e una forma: è Virtuosity, seconda unità della linea 74Steel di Sanlorenzo. Che il cantiere guidato dal Cav. Perotti. Sia fatto della stessa materia dei sogni si sapeva già, ma con questo nuovo superyacht, rigorosamente su misura, il tasso di stupore è schizzato ai massimi storici.
Dietro a cotanta meraviglia ci sono quattro anni di lavoro, quattro anni di tête-à-tête tra Sanlorenzo e l’armatore, quattro anni in cui gli studi Zuccon International Project per le linee esterne e Paolo Ferrari per il design degli interni, hanno consumato su carta grammi e grammi di grafite alla ricerca del tratto perfetto.
Senza zelo, ma dal cuore, bravi tutti. Virtuosity è un inchino alla sorpresa. A partire da un albero – vero, signori – un Ficus Nitida al centro del main deck che collega verticalmente due ponti, fino all’acquario sommerso integrato nello scafo e all’Ocean Resort sul lower deck, un’area di 230 metri quadrati, dominata da una scenografica vasca con fondo trasparente.
“Con questo yacht abbiamo deciso di ripensare l’architettura di bordo dalle sue fondamenta. Virtuosity rappresenta un passo decisivo nel modo in cui concepiamo lo spazio. Dall’integrazione della natura viva alla trasformazione dei volumi tecnici in ambienti esperienziali, ogni scelta nasce da una chiara visione architettonica. Qui l’innovazione non è eccesso, ma coerenza ed equilibrio”, ha dichiarato Tommaso Vincenzi, Ceo di Sanlorenzo.
Già, tanta innovazione, supportata evidentemente dal coraggio, motore infallibile sulla strada per il successo. E supportata dalla ricerca incessante di soluzioni inedite, ma sempre funzionali, di cui lo studio di architettura, guidato da Bernardo e Martina Zuccon, è mirabile interprete. Queste le parole del primo: “Con Virtuosity abbiamo abbracciato un vero cambio di scala, ma soprattutto un cambio di prospettiva. Non si è trattato semplicemente di progettare il più grande yacht mai costruito da Sanlorenzo, ma di interpretare una visione molto precisa dell’armatore e tradurla in architettura navale. In questo senso, Virtuosity non è soltanto un nuovo modello, ma un processo condiviso che ha permesso a un sogno personale di prendere forma all’interno di una struttura solida e riconoscibile”. Un sogno che pone al centro “una visione fondamentalmente nuova della vita in mare”, come ha sottolineato Paolo Ferrari.
Il 74Steel Virtuosity è stato commissionato in collaborazione con Fraser Yacht, una delle società di brokeraggio nautico full-service più grandi al mondo.
Saliamo idealmente a bordo. È perfino superfluo ricordare quanto il Ficus Nitida sia paradigmatico e non è un azzardo affermare che lo yacht sia cresciuto nella testa, sulla carta e in cantiere, attorno ad esso. L’albero ha amplificato quel concetto tanto caro allo yachting contemporaneo (ma – diciamolo – talvolta abusato e inconsistente) del dialogo continuo tra natura e imbarcazione. In questo caso siamo decisamente oltre: Virtuosity è natura e viceversa. A scanso di moti di disapprovazione da parte di ambientalisti della domenica, è opportuno precisare che l’albero in questione è stato selezionato secondo criteri botanici e dimensionali precisi, garantendo piena compatibilità con lo spazio disponibile e con la sua crescita nel lungo periodo.
La natura torna protagonista assoluta anche sul lower deck con l’Ocean Resort. Non si tratta, evidentemente, di una tradizionale beach area. Ogni millimetro, infatti, è stato calibrato per garantire ad ospiti e armatore un’esperienza immersiva con l’acqua e nell’acqua. Basta osservare la generosità delle terrazze laterali abbattibili, la futuristica piscina con fondo in vetro e l’incredibile Aquarium.
Sul main deck, intorno al Ficus si spalanca un’altra meraviglia: eleganti sedute aprono la prospettiva verso prua, poppa e l’esterno. Un atrio a tripla altezza collega tre ponti grazie a una scala elicoidale in alluminio laccato scuro e all’ascensore, stabilendo un asse visivo e funzionale potente. Sul lato di dritta, una vetrata lascia spazio a una cantina vini. A prua, la zona ospiti comprende due cabine guest, una Vip e la prima armatoriale, di circa 80 metri quadri, caratterizzata dalla rotazione del letto verso la finestra per ampliare le aree dressing e bagno, e dalla presenza di una finestra apribile che rafforza il legame con l’orizzonte. Sul bridge deck, a ipnotizzare è la bellezza di una veranda winter garden di 42 metri quadrati, richiesta specificamente dall’armatore e sviluppata dal cantiere insieme allo studio Zuccon. Ci sono un grande tavolo da pranzo formale e una zona bar, oltre a una lobby con cantina vini walk-in. Occupano questo livello due ulteriori cabine ospiti, mentre quella del comandante è allocata adiacente alla plancia. A prua, l’helipad touch-and-go e lo sport deck ampliano la funzionalità senza interrompere la coerenza architettonica.
L’owner’s deck è concepito come un buen retiro intimo e privato. Un cinema lounge a poppa introduce un’atmosfera cromatica più calda, in tonalità di nocciola e marrone, mentre a prua si sviluppano circa 140 metri quadrati di spazi interni ed esterni con la seconda cabina armatoriale, comprensiva della Reflecting Pool. La doccia sensoriale, collocata tra la cabina e l’elemento d’acqua, armonizza il passaggio tra chiusura e apertura, rafforzando la fluidità che definisce l’intero yacht. Infine, il sun deck ridefinisce le linee dell’imbarcazione mediante una modifica deliberata del profilo esterno, destinata a ospitare la palestra. Questo intervento stabilisce una nuova centralità funzionale sul ponte superiore, integrando anche una piscina e un’area conviviale a poppa pensata per dining informale e relax.
Meticolose descrizioni a parte (ne seguiranno senza dubbio altre), si metta a verbale che la barca che non c’era adesso c’è
(Virtuosity, un sogno senza confini – Barchemagazine.com – Aprile 2026)




















