Reazioni contrastanti, l’editoriale di Franco Michienzi

L’industria nautica è per l’Italia un patrimonio di valore inestimabile, un’eccellenza assoluta che va salvaguardata in tutti i modi. Anche dalle crisi di singole realtà

by Francesco Michienzi

Il mio editoriale di aprile, Ultimo banco, ha suscitato reazioni contrastanti. Partendo dalla barca come metafora della vita, invitava a riflettere su alcuni elementi dell’agire umano. Mentre leggete è possibile che molte delle vicende di cui ci stiamo occupando abbiano preso una certa direzione o il suo contrario.

     Pensate alle attività che riguardano il destino del Gruppo Ferretti, quotato alla Borsa di Hong Kong e Milano. Tra una mossa e l’altra, che cosa sappiamo davvero? Certamente che c’è un serrato confronto tra l’azionista di riferimento del gruppo, il colosso industriale cinese Weichai Group, e l’imprenditore ceco Karel Komárek, attraverso Kkcg Maritime, che puntava a salire fino al 29,9% del capitale. A prescindere dagli esiti, mi e vi domando: “L’interesse per uno dei gruppi nautici più rinomati al mondo non dovrebbe forse infondere un moto di orgoglio in tutti gli operatori italiani che si occupano di industria nautica?”.

     Komárek ambisce al controllo di Ferretti Group perché è un’azienda di grande valore, ben organizzata, con marchi prestigiosi e una capacità produttiva di altissimo livello. In una recente intervista a Forbes ha dichiarato: “Ciò che mi ha attratto di Ferretti, fin dall’inizio, è la combinazione di eccellenza ingegneristica, leadership nel design e una straordinaria tradizione industriale italiana. È un’azienda in cui artigianalità, innovazione e prestigio internazionale del brand si fondono come raramente accade”. 

// Il nostro paese custodisce una tradizione straordinaria
di artigianato, di eccellenza ingegneristica e di design.
La nautica italiana incarna tutto ciò: precisione, bellezza, innovazione e una reputazione globale di qualità. Ci sono aziende
che non costruiscono solo yacht, ma opere d’arte. //

    Se il tentativo di entrare nella proprietà e gestione non dovesse andare a segno, a mio parere, Komárek potrebbe guardare anche ad altre realtà del nostro paese per portare la sua solidità economico-finanziaria e la sua visione di giovane e moderno imprenditore là dove in questo momento c’è una necessità più urgente. Sulla costa tirrenica, ad esempio, c’è un gruppo che ha tanto bisogno di uomini con queste caratteristiche. Forse si è già interessato al dossier, o forse non glielo hanno permesso. Fatto sta che gli amministratori di questo cantiere nautico in difficoltà hanno fatto la scelta di ricorrere alla composizione negoziata della crisi, segnando il passaggio formale a una fase strutturata di gestione delle criticità. La procedura, avviata a metà marzo, prevede l’affiancamento di un esperto indipendente, Enrico Terzani, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Firenze, e l’attivazione di misure protettive del patrimonio nei confronti dei creditori, con l’obiettivo di favorire la continuità aziendale e il riequilibrio economico-finanziario. Un passaggio che di fatto congela temporaneamente le possibili azioni di rivalsa dei creditori, rimandando eventuali azioni coercitive nei confronti dell’azienda. Oltre al disappunto dei dipendenti diretti, c’è una legione di piccoli e medi imprenditori e artigiani che vedono molto a rischio il futuro delle loro aziende. Ho raccolto voci che parlano di un possibile stralcio di una parte dei crediti con pagamento dilazionato in tre anni per permettere all’azienda di portare a termine le commesse in atto. Spero che non sia vero, anche se è tutto corretto sul piano formale, amministrativo e giudiziario. Ma io inorridisco ancora una volta. Trovo inconcepibile che piccoli imprenditori e artigiani, che avevano puntato tutto su quelle commesse, si trovino ancora oggi in questa situazione.

// “L’Italia è importante per me su più livelli: strategico, professionale
e personale. Dal punto di vista degli affari, l’Italia è da tempo
uno dei
mercati più rilevanti per noi in Europa”. Karel Komárek //

     Mi chiedo, ma l’attentato alle Torri Gemelle del 2001 con le relative conseguenze e la crisi generata dal fallimento della banca d’affari Lehman Brothers del 2008, che aveva quasi distrutto l’industria nautica italiana, non hanno davvero insegnato nulla? Come è possibile essere ancora in questa situazione dopo esperienze dolorose di questa portata? Certo, il bagliore, il luccichio e l’affabulazione sono difficili da interpretare quando tutto sembra girare a gonfie vele. Commesse infinite, portafogli ordini miliardari, proclami e bilanci roboanti, possono ingannare anche i più esperti. Ma in questo caso non si è voluto vedere. Purtroppo, il tema di oggi è quello di salvare, oltre al lavoro di migliaia di persone, anche le professionalità di aziende artigiane che se sparissero creerebbero un danno enorme a tutta la filiera.

     L’industria nautica italiana, attraverso i suoi organi rappresentativi, dovrebbe creare un fondo che possa intervenire in queste circostanze per sostenere le piccole realtà che sono patrimonio immateriale di tutti. Se il lavoro di questo amministratore esterno non dovesse funzionare, il rischio è quello della sospensione o riduzione dell’attività, il cantiere potrebbe dimezzare turni o fermare commesse in corso. Appare quindi fondamentale la ricerca di soluzioni industriali che sondino il mercato per cessioni di ramo d’azienda e individuare investitori che siano in grado di fare piani di ristrutturazione credibili che preservino posti di lavoro e valore. 

     Per tutte queste e altre ragioni, mi piacerebbe che il signor Karel Komárek provasse a entrare in questa difficile partita. In fondo ha già dimostrato di che cosa è capace l’uomo che ha fondato Kkcg, società di investimento che comprende oltre 300 aziende in più di 40 paesi, con interessi nell’energia, nell’intelligenza artificiale e nell’immobiliare. È la terza persona più ricca della Repubblica Ceca, con un patrimonio di 10,3 miliardi di dollari. Per questo imprenditore che ama l’ingegneria e la cultura, potrebbe essere un’attrattiva molto forte. Chiaramente ci sono molti altri soggetti con le potenzialità di giocare questa partita per vincerla. Io faccio il tifo per tutti loro, auspico una soluzione a breve termine per contribuire a mantenere alto il valore dell’immagine internazionale della nostra industria nautica che rischia di essere compromesso.

(Reazioni contrastanti – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Maggio 2026)