Educazione versus arroganza, l’editoriale di Franco Michienzi

L’arroganza si impadronisce sempre di più dell’animo umano. È nostro dovere, come persone che si occupano di comunicazione, difendere l’educazione e la gentilezza come tratto significativo del nostro agire

by Francesco Michienzi

L’educazione ha lasciato il posto all’arroganza. Non è il titolo di un nuovo libro finalista del premio Strega, ma è ciò che ho risposto a un commento di un post sul nostro account Instagram. In genere lascio perdere per non alimentare gli odiatori seriali. I cosiddetti leoni da tastiera adorano le diatribe, si radunano come un branco di lupi affamati sulla loro preda inerme che spesso non trova la forza per una reazione civile. Ogni tanto, però, è necessario intervenire per non essere scambiati per imbecilli. Sarebbe bastata una richiesta gentile di rettifica a una presunta informazione sbagliata e tutto si sarebbe chiarito senza problemi. Sempre più spesso l’educazione lascia il posto all’arroganza e, come in questo caso, si perde la capacità di comunicare in modo rispettoso e costruttivo. La mancanza di umiltà e la volontà di imparare e ascoltare gli altri limitano la possibilità di mantenere un equilibrio tra fiducia in sé stessi e rispetto per gli altri per favorire relazioni sane e costruttive. Probabilmente la richiesta perentoria di cancellazione di un’informazione ha motivi a noi sconosciuti, anche se li possiamo immaginare.

Sempre più spesso l’educazione lascia il posto all’arroganza, con il risultato che si perde la capacità di comunicare in modo rispettoso e costruttivo.

In tema di vicende dai contenuti discutibili, ripenso alla tavola rotonda dedicata alle potenzialità del turismo nautico. Il governatore della regione Liguria, tutte le volte che partecipa a eventi dedicati alla nautica, si presenta con il doppio cappello di amministratore della cosa pubblica e di diportista. Premetto che lo ammiro enormemente per come ha fatto il commissario della ricostruzione del Ponte Morandi, ma come presidente della giunta regionale non può fare l’elenco dei problemi. Deve indicare le soluzioni, i progetti e le tempistiche. Secondo lui, se ci fossero più campi boe, la nautica si svilupperebbe enormemente. Teoria interessante, a cui plaude la ministra Santanchè che chiama in causa il titolare delle infrastrutture Salvini responsabile della materia. Bucci politico, però, dimentica che la regione potrebbe avocare a sé stessa le competenze in fatto di Demanio e risolvere il problema di Bucci diportista.

«Il governo dovrebbe affrontare l’argomento della portualità turistica attraverso una generale rivisitazione delle problematiche relative alle concessioni demaniali marittime e possibilmente risolverle in via definitiva».

Inoltre, tutti gli studi dedicati allo sviluppo del nostro settore dicono che è necessario investire in infrastrutture portuali per consentire l’attracco e i servizi per grandi yacht, migliorando così l’accessibilità e la comodità per i proprietari. È necessario favorire la formazione e la specializzazione del personale nel settore della nautica da diporto, garantendo servizi di alta qualità e personalizzati per i clienti dei superyacht. Non meno importante, è necessario semplificare le procedure burocratiche legate all’attracco e alla navigazione delle navi da diporto in Italia, rendendo il paese più accogliente per i visitatori stranieri. Anche la diportista Santanchè, che si preoccupa dell’orario di chiusura dei marina, potrebbe dare il suo contributo concreto chiedendo ai suoi colleghi di governo una riforma del DPR 509 per rendere più chiaro l’iter per la realizzazione di nuovi marina adatti ai superyacht. Questo Decreto è servito a regolamentare la realizzazione delle nuove infrastrutture ed è quello che ha istituito la procedura con la conferenza dei servizi.

Prima del DPR 509 l’iter era molto più complesso. Si dovevano bussare mille porte per avere il via libera. La conferenza dei servizi, invece, riunisce intorno a un tavolo tutti i soggetti competenti per dare una risposta a una richiesta di concessione demaniale per costruire un porto. Ma per renderlo ancora più efficace servirebbe un’indicazione precisa sui tempi. Un privato che intende investire per realizzare un porto turistico ha diritto di sapere in quanto tempo avrà una risposta. Diversamente si astiene o si ritira dal progetto, come è avvenuto in molti casi. Gli imprenditori liguri, che vorrebbero investire nelle aree di Genova e dintorni, stanno aspettando che venga approvato il piano del porto per mettere in pratica i propri progetti di sviluppo. Queste non sono competenze dirette di Bucci e Santanchè, ma se davvero hanno a cuore lo sviluppo del turismo nautico potrebbero esercitare con più vigore il loro ruolo. Spero che non si sprechino più risorse pubbliche per fare una tavola rotonda di nessuna utilità pratica, al di là della possibilità di avere qualche titolo sui mezzi di informazione di massa. Poco più di un’ora di dichiarazioni autoreferenziali, senza dibattito e possibilità di interlocuzioni.

Per tornare al tema iniziale, voglio citare un caso nel quale l’educazione non ha mai lasciato il posto all’arroganza. Giorgio Donà ci ha lasciato. Di lui vorrei ricordare il tratto gentile, educato, mai arrogante. Imprenditore di successo, era particolarmente rispettoso del lavoro di tutti.  È un esempio di grande umanità, retto da un forte rigore etico e morale.

Giorgio Donà è stato un imprenditore illuminato con un alto senso del dovere. Rispettoso del lavoro di tutti, è stato un grande esempio di rigore etico e morale. La sua cifra stilistica era sottolineata dall’educazione e dalla gentilezza. Confindustria Nautica lo ha insignito del titolo di Pioniere per la sua idea vincente della distribuzione organizzata sul mercato della nautica di alta gamma, che ha consentito a Saim Spa di diventare un riferimento internazionale per la componentistica.

(Educazione versus arroganza – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Agosto 2025)