Cosa ci aspettiamo nel prossimo futuro? Le chiavi di lettura per trovare la risposta giusta sono molteplici. È dovere di ciascuno portare il suo contributo di idee nella massima trasparenza e serenità
by Francesco Michienzi
In queste settimane ho letto numerosi commenti sulla situazione economica generale e sulle prospettive della nautica italiana. Il periodo di vacanza mi ha consentito di leggere il libro di Francesco Guccini: La legge del Bar e altre irresistibili leggi dell’essere. Volume che ho trovato ideale per fare la tara al pensiero di molti fantomatici esperti e ripensare alle cose che sono cambiate in questi anni e a quelle che sono rimaste immutate. Il bar di oltre mezzo secolo fa era un mondo con proprie leggi inflessibili, coi propri valori, con le proprie, anche discutibili, moralità. Un luogo in cui si beveva, si discuteva, si giocava a carte o a biliardo, dove stazionava una fauna maschile variamente composita e variopinta, un mondo non tanto diverso ma parallelo al Grande Mondo Esterno che lo circondava e lo inglobava. Un mondo che ormai non esiste più perché niente è più lo stesso: i giochi di carte, il calcio, i viaggi e la politica. Resiste ancora nell’autore l’inconfondibile ironia, verso i giornalisti come verso i menestrelli italici pop sedotti dagli Usa, l’amore per il paradosso e il gusto per lo scherzo.
Il libro di Francesco Guccini è ideale per fare la tara al pensiero di molti fantomatici esperti e ripensare alle cose che sono cambiate in questi anni e a quelle che sono rimaste immutate.
Una lettura leggera e profonda allo stesso tempo dove illusioni, speranze e verità si sovrappongono per prepararci meglio a questo autunno, caratterizzato dai più importanti saloni nautici, dove arriveranno le prime vere risposte, al di fuori della logica del Bar, alla domanda su come sarà il mercato nel breve e nel medio termine. Siamo indubbiamente di fronte a un cambio di scenario che potrebbe anche spaventare, ma se ripensiamo al passato forse potremmo essere fiduciosi nella nostra capacità di essere all’altezza di nuove sfide. Abbiamo superato Tangentopoli negli Anni ’90, il crollo delle Torri Gemelle negli Anni ‘2000’, il fallimento delle banche d’affari americane nel 2009 e la pandemia da Covid-19 nel 2020.
Siamo ancora alle prese con le guerre in Ucraina e in Medio Oriente e con i nuovi dazi commerciali le cui aliquote cambiano di continuo. La maggior parte delle industrie nautiche ha imparato diverse lezioni importanti dagli eventi citati. In primo luogo, ha capito l’importanza di essere resilienti e preparate ad affrontare improvvisi cambiamenti economici e politici. Ha imparato a diversificare i propri mercati e a non fare affidamento su singole fonti di reddito. Ha capito l’importanza di essere flessibili e pronte ad adattarsi rapidamente alle nuove circostanze. Le industrie nautiche italiane hanno anche riconosciuto l’importanza di investire in tecnologie innovative e sostenibili per rimanere competitive sul mercato globale. Quello che non hanno imparato è che la collaborazione e la solidarietà sono fondamentali per affrontare situazioni di crisi. Lavorare insieme per trovare soluzioni comuni e supportarsi a vicenda è essenziale per il successo in tempi difficili.
La cantieristica italiana ha fatto un salto quantico, proprio nei tre decenni costellati da crisi di varia natura. Le strutture produttive che sono state realizzate nel nostro Paese hanno una qualità da far invidia a chiunque.
In Italia ci sono delle vere e proprie eccellenze nella cantieristica, ma vince ancora la competizione tra i singoli. Un atteggiamento che favorisce i competitor stranieri che perpetuano e diffondono l’idea di essere migliori di noi. Fortunatamente i dati dicono che siamo la prima industria al mondo per le barche sopra i 24 metri di lunghezza con oltre il 40 per cento delle navi consegnate. I superyacht del Nord Europa hanno prezzi superiori anche del 50 per cento che gli armatori accettano di pagare perché sono convinti di avere un vero valore aggiunto. La cantieristica italiana ha fatto un salto quantico, proprio nei tre decenni costellati da crisi di varia natura. Le strutture produttive che sono state realizzate nel nostro Paese hanno una qualità da far invidia a chiunque.
Abbiamo mezzi, idee, tecnologie, progettisti, tecnici, artigiani e maestranze preparate e di assoluto valore. Inoltre, abbiamo la capacità di trovare soluzioni con semplicità e poca burocrazia; se un armatore chiede delle modifiche al suo progetto, siamo in grado di rispondere efficacemente in tempi brevi. Gli uffici tecnici dei cantieri italiani non hanno centinaia e centinaia di ingegneri, architetti e designer che devono definire anche il più piccolo dettaglio prima di passare alla realizzazione. Intelligenza, una buona organizzazione e tanta esperienza sono la vera chiave del successo. Non mi dispiacerebbe leggere di aggregazioni tra imprese per essere più competitivi a livello globale. Purtroppo, c’è anche la zavorra di imprese borderline che gettano un’immagine negativa su tutto il settore. Anche se sono una minoranza, spesso fanno più danni di tutte le altre messe insieme. Non ci resta che vigilare ben consci di quello che possono fare.
L’ultimo pensiero lo voglio dedicare al nostro legislatore che si dice sempre pronto a trovare soluzioni adeguate ad affrontare meglio le difficoltà delle imprese. Gli ultimi dodici mesi hanno decretato che le vendite delle barche e dei gommoni sotto i dieci metri sono quasi azzerate. I motivi li conoscete, sono i più vari, e vi risparmio l’elenco. In situazioni di questo tipo è necessario cercare soluzioni straordinarie in grado di dare un impulso immediato con provvedimenti mirati. Perché non portare il limite della potenza dei motori fuoribordo per la propulsione da 40 a 60 cavalli? Oppure, perché non aumentare la lunghezza di omologazione dei natanti a 12 metri? Per quanto riguarda i grandi yacht, si potrebbe fare un decreto legge per destinare le aree dei porti commerciali sottoutilizzate all’ormeggio delle navi da diporto. Sono strutture già esistenti che possono essere adattate con investimenti economici minimi (ne parliamo da 30 anni, ma non succede nulla). Potranno sembrare proposte da Bar, ma sono a costo zero e sono convinto che darebbero un beneficio immediato al settore.
Il presidente di Confindustria Nautica, Piero Formenti, è stato eletto in un momento di particolare complessità. Solo la coesione, la solidarietà tra tutti i protagonisti e la linearità delle azioni potranno consentire le risposte più adeguate alla difesa e allo sviluppo del settore nautico italiano.
Il programma del nuovo Presidente di Confindustria Nautica prevede la valorizzazione di tutta la filiera nautica, con una rappresentanza più coesa e incisiva, la promozione della cultura d’impresa e sostegno alla qualità produttiva italiana, lobby normativa a livello nazionale ed europeo, per difendere gli interessi del settore, il potenziamento del Salone Nautico Internazionale di Genova, la diffusione della cultura del mare, anche attraverso programmi educativi per i giovani e il sostegno alle politiche del lavoro, con particolare attenzione ai piccoli cantieri e all’occupazione giovanile. Sono d’accordo su tutto, ma penso che facciano parte di un programma a medio e lungo termine di sviluppo e valorizzazione di tutto il sistema. Per questo penso che servano provvedimenti immediati per dare una scossa ad un mercato interno molto debole.
(La legge del Bar – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Ottobre 2025)











