A tu per tu con Giorgio M. Cassetta per parlare di progetti, ma soprattutto di funzione, sicurezza, estetica e qualità della vita a bordo
by Olimpia De Casa
Ricercare la bellezza è un po’ come ricercare la verità, dove il concetto di verità non può essere ridotto semplicemente a ciò che “appaga”, e quindi conforta, e dove quello di bellezza dovrebbe andare oltre al generico “ciò che a me piace”. Partiamo da qui per raccontare un dialogo interessante, oltre le attese. E questo perché l’interlocutore ha avuto la capacità di argomentare il suo pensiero oltre il consolidato, ossia oltre le aspettative di chi solitamente è abituato a “risposte d’ordinanza”.
L’immagine che Giorgio Maria Cassetta, classe 1983, trasmette di sé è quanto di più intenso e complesso, in senso pieno e ricco del termine, si possa visualizzare. A metà strada tra lo “scienziato pazzo” e il cavaliere indomito che del gene dell’irrequietezza ha saputo fare virtù, è un creativo fuori dal comune. Quest’ultima vena, che traspare comunque anche da alcuni dettagli dell’outfit (vedi i gemelli “diversi” indossati sotto un abito sartoriale in occasione del varo di Juno’s 7, primo Class 44M di Benetti di cui ha curato esterni ed interni), è infatti sempre intervallata, a mo’ di baricentro, da un rigore e da una puntualità di approccio e di dialettica che suggeriscono grande conoscenza, ordine e disciplina.
Benetti Luminosity – photo by Nico Fulciniti.
Lunga 110 metri, è probabilmente la nave tecnologicamente più complessa costruita nel mondo dello yachting a livello globale per quanto riguarda l’innovazione e l’integrazione tecnologica, un picco davvero notevole, oltre che un orgoglio per la nautica italiana.
Rendering Benetti Class 44M.
Benetti
È una collaborazione lunga 24 anni quella che lega Giorgio M. Cassetta a Benetti. “Lo studio ha avuto due filoni principali di collaborazione: sulle barche di vetroresina, di semi serie, di cui abbiamo curato quella che di fatto è stata la produzione degli anni 2010-2020, quindi il Delfino 95, il Mediterraneo 116, il Diamond 145 e quella sulle barche full custom sopra le 500 tonnellate di stazza per la quale abbiamo costruito o abbiamo in costruzione 10 unità sopra i 60 metri”.
Benetti Metis – credits Jeff Brown.
Benetti Spectre
«Si innova nel momento in cui si riesce a gettare il cuore oltre l’ostacolo e a decidere che non è necessariamente attraverso un percorso lineare che si riesce a ottenere un risultato fuori dall’ordinario».
Il Benetti B.Loft porta un residential feeling contemporaneo a bordo di un mega yacht. Si caratterizza per il Cabana Club sul lower deck. Il beach club offre una vista a 270° con ali pieghevoli che permettono di espandere ulteriormente lo spazio. B.Loft combina i volumi di una villa con la luminosità di un loft dove gli interni raggiungono altezze di circa quattro metri, mentre le aree esterne, alcune delle quali trasformabili in ambienti interni, garantiscono estrema flessibilità e possibilità di personalizzazione.
CdM Tremenda
Cantiere delle Marche
Per Cantiere delle Marche ha disegnato quattro imbarcazioni: il 45 metri one-off Tremenda (exterior design), il Deep Blue 155 (interior design), l’RJ 100 (interior design) e il RAW 102 (exterior e interior), pensato per trasmettere quell’aspetto potente e dominante che un explorer deve avere, senza rinunciare al lato divertente.
La sua passione per il mare arriva da lontano, ma non da un bagaglio ereditato: “Ho cominciato a disegnare barche a due anni e non ho mai smesso. Semplicemente mi piacevano, così come ho sempre amato il mare. Sono un velista della domenica, amo le barche medio piccole, quelle in cui non ho bisogno dell’equipaggio e sono più a contatto con il mare, contesto in cui torno allo stato brado, alla vita ‘selvatica’ che ti svuota la mente e ti aiuta a tornare in contatto con la realtà”.
Gli altri giorni della settimana li trascorre al lavoro, in giro per il mondo e nello studio che ha fondato a Roma nel 2015, due anni dopo essersi messo in proprio e dopo aver maturato una serie di esperienze importanti prima con lo studio Zuccon International Project e poi con quello di Andrea Vallicelli. Oggi timona un team, in crescita, di diciassette persone. Tra i trascorsi, dopo la laurea con lode in Industrial Design conseguita alla Sapienza, c’è anche quello accademico, avendo Cassetta intrapreso per qualche tempo l’attività di ricerca presso l’Università degli Studi Gabriele d’Annunzio di Pescara. Un’esperienza dalla quale ha acquisito la propensione alla condivisione, aspetto che continua a portare avanti con convinzione in studio, insieme agli altri designer.
Tankoa Yachts
Per il cantiere guidato dai fratelli Eva e Guido Orsi, Giorgio M. Cassetta ha firmato tre diversi lavori: gli interni di Grey, quinto esemplare della serie di grande successo S501, l’exterior e interior design del T450 Go e la nuova versione explorer del 45 metri attualmente in costruzione.
«Per quanto riguarda l’estetica, la sfida che ci diamo, e cerchiamo
di vincere quotidianamente, è quella di creare oggetti
il cui bilanciamento di volumi, proporzioni, vuoti e pieni ed elementi decorativi sia il più naturale e facile all’occhio possibile, anche spingendoci verso forme non convenzionali».
Cosa significa per lei innovare? Premesso che oggi il termine, un po’ come timeless oppure olistico, è forse tra i più abusati e “pericolosamente” utilizzati, per me ha un significato ben preciso dal punto di vista biologico prima ancora che progettuale. Mi spiego: siamo macchine biologiche votate all’autoconservazione e, quindi, anche al risparmio di energia. Il nostro cervello, abituato a utilizzare percorsi neurali già acquisiti, è portato ad agire attraverso meccanismi automatizzati che si basano, da quando nasciamo, sulla valorizzazione dell’esperienza. L’innovazione vera avviene quando si decide di non usare percorsi prestabiliti e si tenta di crearne di nuovi forzando la mente verso qualcosa che non è biologicamente convenzionale. Si realizza quando si decide di uscire dai percorsi abituali e questo avviene sia a livello biologico sia all’interno di un’organizzazione, di un’impresa, quando si rinuncia al paradigma assoluto dell’efficienza: quella energetica, da un lato, e quella economica, dall’altro. Si innova nel momento in cui si riesce a gettare il cuore oltre l’ostacolo e a decidere che non è necessariamente attraverso un percorso efficiente che si riesce a ottenere un risultato fuori dall’ordinario.
Tra i tanti progetti realizzati negli anni dallo studio Cassetta per clienti privati e costruttori quali Benetti, Venture Yachts, Tankoa Yachts, Cantiere delle Marche, Advanced Yachts, giusto per citarne alcuni, ce n’è uno, quello del Cigarette Tirranna (proprio con due “r”), nato per un caso straordinario di incrocio di strade.
«Ho cominciato a disegnare barche a due anni e non ho mai smesso. Semplicemente mi piacevano, così come ho sempre amato il mare. Sono un velista della domenica, amo le barche medio piccole, quelle in cui non ho bisogno dell’equipaggio e sono più a contatto con il mare».
Come concepire e poi tradurre in realtà un prodotto di successo sotto gli aspetti di sicurezza e funzionalità? In mare sono due componenti straordinariamente importanti, soprattutto considerando che l’utente medio di uno yacht, mi riferisco all’ospite ma per certi versi anche agli equipaggi, non è un marinaio abituato a uscire con tre metri d’onda, uno che dal mare deve guadagnare da vivere, ma che sale a bordo con la stessa ingenuità con cui entrerebbe in un albergo di lusso. Quindi, a maggior ragione, la barca deve favorire immediatamente un’immagine che garantisca affidabilità. Ciò che trovo in assoluto fondamentale sono i percorsi di fuga e di movimento a bordo che, nell’ottica di dover raggiungere i luoghi per esempio preposti all’abbandono nave, devono essere pensati e curati attentamente. Pena l’invalidazione degli stessi. Se decido di inserire una porta scorrevole elettrica su un passaggio di sicurezza fondamentale devo preventivare che, se la nave dovesse essere particolarmente inclinata, quella porta probabilmente non sarà apribile. La funzionalità definisce la qualità della vita di bordo, che è ciò che distingue uno yacht da qualsiasi altro tipo di naviglio. La progettazione, anche quella stilistica, parte da “come funziona” e questo vale per ogni ponte, ambiente, piano di lavoro, lavandino, serie di cassetti che sia. Per ogni singolo oggetto stabiliamo l’ordine di priorità delle funzioni e da lì decidiamo come si realizza.
Cigarette Tirranna – photo by Tom Leigh.
Tirranna
«Con Tirranna, che montava sei fuoribordo Mercury Verado per un totale di 2.400 cavalli di potenza, si doveva portare a bordo il non plus ultra del lusso, vedi, ad esempio, la tappezzeria Poltrona Frau. Fu così realizzata una Bugatti del mare che, alla velocità di crociera di 70 miglia all’ora, rimanesse rigida e assemblata al punto da non far percepire lo sbattere dei cavi elettrici all’interno dei corrugati. Cito questo dettaglio per indicare quale fosse il livello di attenzione messo nella costruzione e nell’allestimento. È stata un’esperienza fantastica, che ci ha visto sviluppare altri due modelli e che si è conclusa quando il cantiere è stato venduto».
Cosa vuol dire per il suo studio fare un bel progetto? Al di là del romanticismo che si può attribuire a questo concetto, quando ero adolescente mi piaceva molto John Keats (recita, rigorosamente in inglese, gli ultimi versi dell’Ode su un’urna greca: “Bellezza è verità, verità è bellezza, questo è tutto ciò che sapete sulla Terra, ed è tutto ciò che vi occorre sapere”, ndr), nella percezione dell’essere umano non ne esiste, di fatto, una universale. Forse l’unica, quella che tutte le civilizzazioni del mondo riconoscono come tale, è la bellezza delle cose naturali, degli animali, dei paesaggi… Ragionare sul concetto di “mi piace” va nella direzione assolutamente opposta e rischiosa in quanto prodotto di un condizionamento culturale. Se il designer inizia a pensare a cosa piace ai propri clienti in quel momento, realizzerà necessariamente un progetto che quando entrerà nel mercato sarà già vecchio di almeno cinque anni. Sarebbe, oltretutto, topico, legato cioè al luogo in cui è nato e cresciuto l’osservatore. Ognuno di noi è infatti inconsciamente condizionato dal contesto in cui ha vissuto ed è normale, ad esempio, che un certo tipo di architetture, decorazioni e immagini possano essere più familiari e gradite di altre, lontane e distanti da noi. La sfida, per quanto riguarda l’estetica, è quella di creare oggetti, anche spingendoci verso forme non convenzionali, il cui bilanciamento di volumi, proporzioni, vuoti e pieni ed elementi decorativi sia il più naturale e facile all’occhio possibile. Questo, insieme all’abitudine a ragionare avanti di almeno un lustro, è in qualche modo garanzia della persistenza nel tempo del funzionamento dell’estetica. Assistere a un varo è per me sempre una sofferenza perché vedo qualcosa che nella mia testa è nato almeno cinque anni prima.
(Giorgio M. Cassetta – Beauty is truth, truth beauty – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Febbraio 2025)























