I fratelli Jakopin, fondatori dello studio sloveno J&J Design, in più di 40 anni di attività, hanno dato vita a progetti di successo basati sulla ricerca tra efficienza, forma ideale e funzione
by Sacha Giannini – photo by Andrea Muscatello
Ogni “viaggio creativo” di J&J Design inizia sempre da sketches, da schizzi dinamici che vivono sospesi in una dimensione ancora emotiva e misterica, in una fase vitale di astrazione, di esplorazione estetica e funzionale, di perfezionamento e di transizione per le basi reali del progetto. Tracce grafiche e concettuali per un itinerario di suggerimenti capaci di comprimere in poche linee informazioni, potenzialità e soluzioni.
Pur riconoscendo il segno “a mano” come una componente emozionale indispensabile per dar forma alle cose, lo studio J&J considera altrettanto necessario per tutto il processo di gestione del progetto, l’utilizzo dei programmi di modellazione digitale integrati con la fluidodinamica computazionale (CFD) e con modelli a elementi finiti (FEM). La fase di progettazione virtuale insieme a quella di prototipazione e di test in vasca (ETFT), diventa il luogo in cui la loro innovazione inizia a prendere forma, attraverso simulazioni in grado di sintetizzare linee, strutture e funzioni. Però, senza conoscere l’uso di ciò che si disegna e senza passione, non si possono progettare barche e nemmeno immaginare di generare emozioni, ma soprattutto non c’è computer o applicazione che lo possa insegnare.
I fratelli Jakopin, fondatori dello studio sloveno J&J Design, in più di 40 anni di attività hanno saputo sintonizzare frequenze, aritmie ed euritmie della contemporaneità attraverso un vocabolario progettuale e un abaco di materie prime capaci di intercettare la tradizione e l’innovazione in una pluralità di ambiti, dalle tecnologie all’esplorazione dei compositi avanzati fino al design. L’ascolto, l’empatia e la visione collaborativa delle competenze hanno da sempre guidato la loro idea di barca capace di “prendere il mare” per davvero e che non fosse solo veloce ma anche resistente, confortevole e adatta veramente a tutti. Il dialogo, il confronto e la cultura hanno contribuito a raggiungere l’eccellenza di prestazione e stile, di precisione e creatività, in un dualismo complementare tra leggi biologiche e geometriche che governano da sempre i loro progetti e che seguono analogie fisiologiche, psicologiche e di ordine strutturale proprie della medicina e dell’architettura.
Il lavoro di J&J comunica principalmente di voler funzionare per tutti, interpretando i propri ruoli sotto un aspetto fortemente tecnologico con un risultato che rende possibile tutte le finalità previste che diventano anche estremamente desiderabili e belle. Lo studio J&J è oggi un polo internazionale di conoscenza dei compositi e della tecnologia ibrida per le imbarcazioni da diporto.
Japec, classe ’51, con un passato di ricerca medica in cardiologia e Jernej, classe 1957, con una precedente formazione specialistica in edilizia residenziale, oltre ad avere in comune la passione di famiglia per il mare e le barche, hanno da sempre condiviso l’orientamento al futuro, il desiderio di offrire una prospettiva, una speranza attraverso un continuo miglioramento, aprendo di fatto la strada a barche innovative per clienti internazionali, capaci di apprezzare i dettagli e di guardare anche oltre l’orizzonte.
La Slovenia, patria della famiglia Jakopin, è stata un crocevia di culture, di tradizioni e di contaminazioni, un paese “multinazionale” aperto alla conoscenza e alle lingue. Questo ha consentito al “Dna Jakopin” di potersi confrontare più facilmente con lo spirito e l’essenza di culture diverse, sviluppando soluzioni “universali” per barche internazionali destinate oltre i confini della produzione e del gusto nazionale. Come negli Anni ’70 la Golf Volkswagen ha di fatto aperto le frontiere all’export mondiale dell’auto, congelando prestazioni, praticità e consumi dei primati nazionale della 2cv francese, della Fiat 600 italiana e del maggiolino tedesco, lo studio J&J nel 1983 con l’Elan 31 ha rivoluzionato veramente l’andar per mare, aprendosi oltre frontiera alle culture e alle abitudini degli armatori per accontentare davvero tutti. Attraverso semplici soluzioni o dettagli sono stati capaci di essere apprezzati da francesi, italiani, tedeschi, europei, americani e australiani e di congedare l’idea di barca polarizzata in una monocultura.
Greenline 33 H non era nato come un prodotto emozionale o commerciale, doveva avere un motivo razionale per acquistarlo ed è diventato tra i primi motoscafi ibridi con propulsione diesel, elettrica e solare che, oltre a consentire una navigazione a emissioni zero e silenziosa, con una disponibilità costante di alimentazione a 110/230 V CA per i servizi, era effettivamente comoda, semplice d’impiego e con prestazioni che rispettavano l’ambiente, il tutto a prezzi ragionevoli e competitivi.
Con coraggio e sforzo pionieristico hanno sostenuto fortemente lo sviluppo di nuovi standard ambientali e prestazionali, con un design che rimanda alla narrazione che le barche promettono, ma riflette anche la loro reale funzionalità, tra la capacità di navigare e quella di evocare altro da sé, oltre il presente, con un’idea di futuro sempre più tangibile e sempre meno distante.
Japec e Jernej Jakopin, riprendendo le lezioni di antroposofia, del lavoro euritmico delle connessioni e delle leggi archetipiche del linguaggio contemporaneo, riconoscono di dover risolvere quella compromissione tra movimento e funzione, tra costruzione e bellezza, tra corpo e spirito per diventare tensione di forme e di spazi che pone l’uomo al centro di una quarta dimensione, quella temporale, per vivere il più possibile in armonia con la barca e il contesto. Le loro realizzazioni conquistano e attraversano il “tempo” con carene bio-mimetiche, bio-ispirate dalle migliori “idee” della natura, nate per navigare tra due fluidi ben distinti, acqua e aria e per segnare l’audacia del trionfo della tecnologia e dell’innovazione dove la “bellezza” interpreta l’ambiente per diventare il luogo di tutte le esperienze e il principio di ogni avanzamento.
The Icon è una barca foiling completamente elettrica. Attraverso un lavoro di squadra con Christoph Ballin, Tobias Hoffritz e BMW, hanno fornito contributi di design, engineering, modelli, stampi, costruzione di Test boat e lo studio della tecnologia dei compositi realizzati in vinilestere/carbonio infusi sottovuoto per lo scafo e una combinazione di carbonio/resina epossidica e acciaio inox per le appendici. La sovrastruttura e gli interni sono stati invece progettati da BMW Designworks.
Il lavoro di J&J comunica principalmente di voler “funzionare” per tutti, interpretando i propri ruoli sotto un aspetto fortemente tecnologico con un risultato che rende possibile tutte le finalità previste che diventano anche estremamente desiderabili e belle. Adotta un design che informa chiaramente sulle proprie funzioni che promuove, ma anche sul modo in cui decide di farlo, mettendo a disposizione, all’interno di soluzioni tradizionali, dettagli animati da un forte peso tecnologico e da materiali innovativi per diventare espressione democratica d’eccellenza dove funzionalità, avanguardia e tradizione codificano modelli apprezzati ovunque.
Bénéteau ICC 70, Island Cruising Concept, naviga a oltre quattro nodi con l’energia solare sola.
«Oggi tutto lo sforzo fisico e mentale, proprio dell’andar per mare, è come fosse proibito. Come medico e apneista credo che evitare tutto questo faccia danni al corpo e allo spirito, si invecchia prima perché non si è mai abbastanza allenati. Le barche devono aiutare a vivere una vita lunga e ricca, accessibile facilmente alla classe media e proporre una vita attiva e non l’immobilismo fisico e mentale!». Japec Jakopin
Il loro “viaggio” è una testimonianza di superamento, un esempio di capacità nel saper guardare oltre i confini culturali, geografici e politici, è un viaggio attraversato da successi, incontri e fatti storici che ha visto e vissuto la progressiva dissoluzione della Jugoslavia e l’indipendenza slovena, la guerra nei Balcani e quella dei 10 giorni a Lubiana, lasciandosi alle spalle la grande crisi nautica del 2008, nuovi agguerriti competitors e circa 75.000 vari firmati “J&J” tra concept design, preliminary e naval architecture&engineering.
Lo studio J&J è oggi un polo internazionale di conoscenza dei compositi e della tecnologia ibrida per le imbarcazioni da diporto e dell’uso misto dell’epoxy, del carbonio e del sole per poter elettrificare in zero emission dal superyacht Green Explorer per Rossinavi, fino al tender di 9 metri Elektra. Oltre a sviluppare progetti anche per Dufour, Gib’Sea, Grand Soleil, Sunbeam, hanno firmato quasi tutta la gamma Bavaria dal 1992 fino al 2008 come fornitori esclusivi di concetti, progettazione e ingegneria con 87 modelli, tra i quali ricordiamo il 44 e il 49 particolarmente apprezzati dai diportisti di tutto il mondo, per riprendere nel 2016 la collaborazione con un nuovo motoryacht flybridge, il Bavaria R40.
GL45 Coupe.
Hanno prodotto per molti cantieri modelli diventati icone del diporto a vela, come il Sun Odyssey 51 (1988) o il 45.1 (1994) per Jeanneau, il 44 (1990) per Sunbeam, il 46.3 (1996) per il Cantiere del Pardo o il 39 (1997) per Etap. La serie a vela performance cruiser in carbonio Shipman (2014) insieme alla serie a motore di navette semiplananti Skagen (2007) rappresentano i loro progetti “interni” capaci di attingere alla tradizione motonautica fino a puntare all’innovazione per la vela. Forti dell’esperienza dello Shipman, decidono nel 2008 di produrre un concetto di barca capace di conquistare una nuova generazione di diportisti del fine settimana attraverso il comfort, la semplicità, le prestazioni e il prezzo. Nell’ottobre dello stesso anno il varo prova del Greenline Hybrid 33, nonostante fosse l’anno d’inizio di una crisi nautica senza precedenti, portò fino a 550 vendite in 28 paesi in soli pochi anni.
Nel 1983 aprono lo studio di yacht design J&J e iniziano la loro attività progettando scafi per conto terzi come l’Elan 31 con più di 900 realizzazioni in pochi anni, seguito dal 33 e dal 43. Nel 1989 creano la società Seaway Technologies capace di combinare tutte le competenze ingegneristiche, architettoniche e informatiche necessarie per garantire l’intero processo di sviluppo di una barca, dalla progettazione al prototipo, fino agli stampi finali. Con quasi 130 premi internazionali, oltre 400 progetti per circa 70 costruttori di barche provenienti da almeno 30 paesi e con 75.000 vari a vela e a motore dai 20 ai 150 piedi basati sui loro disegni, lo studio è oggi tra le realtà più conosciute e stimate a livello mondiale ed annovera tra i suoi clienti i principali costruttori navali: Aquila, Bénéteau, Catana, Fairline, Hanse/Fjord, Iconic Marine, Donzi, Fountaine Pajot, Sunseeker.
Lo studio J&J Design ha ispirato generazioni e nuove avanguardie, compensando la bellezza estetica con l’abilità funzionale, migliorando in moltissimi casi l’esperienza di navigazione e di comfort secondo il principio “KISS” (Keep It Simple, Stupid), quello di lasciare “semplici le cose”.
Lavorano a Lubiana in Slovenia (ufficio disegni) e a Bled per lo sviluppo dei modelli, stampi e creazione prototipi e probabilmente sono l’unica organizzazione conosciuta a livello mondiale che offre ai costruttori di serie lo sviluppo completo di una imbarcazione, dal lavoro concettuale al design esterno e interno, dall’architettura navale all’engineering del processo e dei test di fabbricazione in serie. Camaleontici e appassionati alla mobilità elettrificata e ai compositi avanzati, hanno collaborato di recente anche con BMW e TYDE per dare vita a The Icon. Se il modo migliore per raggiungere una nautica più ecologica è sfruttare l’energia del sole, anche il lavoro che J&J ha sviluppato recentemente insieme a Bénéteau, progettando l’engineering dei modelli, degli stampi, dei testing e la validazione delle prime due barche Island Cruising Concept, è un importante conferma di una lunga serie di sforzi progettuali nel campo della nautica responsabile e sostenibile. Il “monomarano” Island Cruising è una barca di vacanza a carena ibrida, quasi come un “minotauro”, con metà monoscafo a prua e due scafi separati da un tunnel a poppa. 4 kW di potenza, alimentati da pannelli solari sull’hardtop, spingono la barca attraverso due pod Fischer Panda da 10 kW ciascuno a una velocità massima di 8,5 nodi. Un gruppo elettrogeno garantisce comunque un’autonomia di circa 300 miglia con un serbatoio pieno, anche senza utilizzare l’energia solare. Il ponte di coperta di 30 metri quadrati offre spazi incredibili in soli 14 metri di lunghezza che possono essere ulteriormente ampliati con due piattaforme laterali apribili dal pozzetto e con solo 85 centimetri di pescaggio è possibile avvicinarsi a riva quasi ovunque. Una rivoluzione di stile e d’uso che Bénéteau vuole introdurre per un nuovo modo di navigare lungo costa a motore.
(J&J Design, viaggio creativo – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Agosto 2025)



















