Nectar by Feadship – Intime connessioni

Il progetto di refitting di Nectar è firmato da Francesca Muzio, direttore creativo di FM Architettura; il filo conduttore di questo lavoro è composto da uno stile rigoroso e da una profonda cultura nautica

by Sacha Giannini – photo by Giorgio Possenti

Il “movimento” con tutte le sue sfumature di rollio, beccheggio e vibrazione rappresenta forse oggi l’unica vera differenza tra uno yacht privato e un’abitazione civile. Oltre all’altezza interna e all’impiantistica, tutto il resto è piuttosto invariato, perché l’interior design è sostanzialmente lo stesso. Esistono tuttavia circostanze o persone che esplorano “fuori catalogo” i meccanismi dell’abitare, ponendoli in una relazione di controllo con lo spazio fisico ed emotivo di chi l’abiterà ed è proprio in questo ambito che si definiscono i presupposti e l’autenticità del lavoro di Francesca Muzio, direttore creativo di FM Architettura, attraverso un linguaggio colto, fatto di dialogo e partecipazione per esplorare i confini del lusso, della navigazione d’altura e del comfort di bordo.

Nell’interno di Nectar traspare una forte componente d’intimità emotiva che si apre a cotoni, lini grezzi e mobili in legno pregiato, alternando pelli, metalli, bronzi, sculture e pezzi d’arte di famiglia posizionati per diventare punti di riferimento visivi e sensoriali.

«Abbiamo lavorato su questa “gran signora” Feadship cercando di togliere non solo ciò che era stato aggiunto, personalizzato e disegnato per il precedente armatore, insieme a tutti quegli accenti d’oro e di contrasti che davano una lettura forse troppo classica, ma anche restituire a un ottimo layout originale una nuova interpretazione e lettura». Francesca Muzio

La barca per Francesca non è più solo un luogo, ma un “transito” secondo il quale uno spazio può diventare anche più di un’abitazione, proprio come “…un caravan, una barca o una tenda possono essere anche una casa” (Mary Douglas, antropologa britannica). Il lavoro che FM Architettura sviluppa nel 2024 per il refit del M/Y Nectar ex Callisto, un Feadship di 65 metri del 2006, è la scintilla che irrompe nella scena indoor con un’analisi sul ruolo degli arredi che, nel mediare i rapporti tra l’uomo e lo spazio, offre una prospettiva unica nel vivere in movimento nuovi orizzonti. L’intervento aggiorna arredi e atmosfere di bordo per un nuovo armatore che vuole trasformare Callisto in Nectar con una rilettura quasi totale degli interni, mantenendo tuttavia la buona funzionalità distributiva del layout originale e delle paratie strutturali, modificando e valorizzando solo alcune nuove destinazioni d’uso.

La luce ha un ruolo importantissimo, diventa scenografica, di servizio, d’accento per le opere d’arte, ma anche naturale, per restituire “…ogni attimo del giorno in un viaggio da vivere con tutti i sensi”.

Gli interni acquisiscono sempre più significato nel momento in cui gli arredi, gli oggetti e la loro percezione si separano dallo spazio esterno, nello specifico dal mare, favorendo al contempo un dialogo diretto fatto di continue pratiche quotidiane. Alcuni gesti progettuali che Francesca usa abilmente anticipano il divenire di queste “regole” dell’abitare, mettendo in ordine, con attente gerarchie interpretative, le dimensioni e le relazioni interne dell’involucro abitativo. È proprio il mettere ordine che consente di impossessarsi di uno spazio e renderlo casa, perché il senso dell’abitare è anche mettere insieme le cose attraverso una logica, non sempre razionale, ma a volte istintiva e occasionale, fatta di dettagli e “cose” che trasformano il luogo in un filtro di ritmi, pause, stazionamenti e spostamenti. Gli interni non sono soltanto il vuoto in cui stabilirsi, “la superficie interna dell’involucro” come sosteneva Aristotele, ma piuttosto l’intervallo da percorrere tra suggestioni e successioni di immagini.

Il progetto compie delle scelte precise che diventano espressione di una personale diversità ma anche di adesione ad una identità più collettiva fatta di usi, rituali e abitudini. 

Abitare una barca, una casa o una stanza d’hotel significa caratterizzarla, dotarla di cose, di arredi, di attenzioni, di complementi e oggetti significanti che dichiarano una presenza, ma vuol dire anche usarla svolgendo funzioni diverse o diversamente le stesse funzioni. Senza tutto questo troviamo difficoltà a capire dove siamo, proprio perché ci esprimiamo attraverso tutte queste cose, concedendo loro di rappresentarci. Su questo principio Francesca Muzio sviluppa un refit singolare che evidenzia aspetti di rarità, di unicità e di profondità attraverso un allestimento come percorso quasi biografico del cliente che s’intreccia con quello della propria creatività. C’è poi qualcosa di magico in tutte queste cose, perché diventano vettori simbolici, espressioni di partecipazione ad uno spazio in cui sono contestualizzati.

I rivestimenti tessili delle paratie sono texture materiche che si intrecciano con altri nobili tessuti di Dedar, di Loro Piana, con il rattan sintetico, il puro cashmere e poi ancora con i colori terracotta, il blu, il mogano, il rovere americano, i desk, i sofa, i coffee, i game e i dining table, tutti progettati da FM Architettura per raccontare una storia fatta di sogni, di viaggi venturi e di suggestioni recuperate anche da culture diverse o da “preesistenze” di bordo.

La realizzazione del refit ha utilizzato la tradizione, l’arte e la competenza marchigiana del made in Italy, la tecnica e l’altissima qualità delle maestranze olandesi del cantiere Feadship, dove ogni dettaglio e finitura evidenziano un’idea di equilibrio tra il fare artigianale, industriale e quella disciplina creativa di design che Francesca usa e interpreta come legante, regia e originalità. La sua proposta di arredo non è tuttavia solo una selezione di scelte o una produzione custom di manufatti ideati e realizzati per l’occasione, ma è la costruzione di scenari e connessioni culturali per evocare atmosfere familiari che vogliono vivere nella normalità, nelle abitudini dell’armatore senza mai dissolvere quelle cadenze conviviali tipici di una dimora, ma soprattutto senza disgregarsi in omologati episodi neutri e provvisori. A bordo tutto è connesso in una domestica quotidianità su misura che attraverso la trama, l’intreccio e il pattern di un rivestimento, di un tessuto, di una paratia, di un contrasto, di una forma d’arredo disegnato o di un oggetto acquistato, ottiene nuove interpretazioni e letture.

«Non è stato solo un lavoro di “pulizia”, ma di valorizzazione
e di flessibilità d’uso per ogni area
della nave, fatto di ritmi e momenti condivisi, personali e di gioco». Francesca Muzio

NECTAR BY FEADSHIP
PROGETTO
Naval architect Feadship De Voogt Naval Architects
Exterior design Studio De Voogt
Interior design Terence Disdale Design 2014 • 2024 Refit
Interior design FM Architettura Francesca Muzio
Lancio 2006
Refit 2024
Nome iniziale Callisto
Nome corrente Nectar

SCAFO
LOA 65.20m
Larghezza 11.28m
Velocità 16 nodi
Autonomia 5.300 mn
Motori principali 2x Caterpillar 3516B DI-TA 1.491 kW at 1600 rpm
Capacità serb. carburante 126.400 l
Capacità serb. acqua 32.000 l
Ospiti 12
Staterooms 6

(Nectar by Feadship – Intime connessioni – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Novembre 2025)