Keep calm, ce lo dice Deloitte

È stato presentato nella sede di Borsa Italiana lo studio commissionato da Confindustria Nautica sullo stato dell’arte del mercato globale

by Niccolò Volpati

Quando Leonid Breznev iniziò a stare male, il portavoce del Cremlino rassicurò i media dichiarando che il Presidente dell’URSS aveva soltanto due lineette di febbre. Pochi giorni dopo Breznev morì. Da qui nacque la famosa barzelletta che raccontava di un Breznev spirato a causa di una banale influenza. Qual è lo stato di salute del mercato della nautica? Versa nelle reali condizioni di Breznev o ha davvero solo un po’ di febbre?

A Palazzo Mezzanotte, a Milano, nella sede di Borsa Italiana, è stato presentato lo studio realizzato da Deloitte e commissionato da Confindustria Nautica

Il mercato mondiale della cantieristica nautica si attesta a 33,3 miliardi di Euro nel 2025. Nel 2023 era 34,8 miliardi. I cantieri italiani esportano il 90% della loro produzione. Il 70% è destinato ai Paesi extra UE.

Questo report, giunto alla quarta edizione, rappresenta una sorta di check up completo del mercato mondiale e nazionale della nautica da diporto. Che cosa dicono gli esami del sangue? Alcuni valori sono certamente nella norma, altri un po’ meno. Cominciamo dalle transaminasi. Il mercato globale della cantieristica nel 2025 ha generato un giro d’affari di 33,3 miliardi di euro.

Nel 2023 le cose, in effetti, andavano meglio: il valore, infatti, ha raggiunto i 34,8 miliardi. In realtà, si tratta di una lieve flessione, meno 2,1% in due anni. “Non significa che siamo in crisi, parliamo di stabilizzazione”, ha assicurato Stefano Pagani Isnardi, direttore Ufficio Studi di Confindustria Nautica.

Nella fase post Covid, infatti, il mercato ha vissuto un vero e proprio boom, è naturale, quindi, che ci sia stato un assestamento. Il dato, pertanto, non preoccupa: le transaminasi nella norma. I numeri di Deloitte entrano nello specifico e raccontano che la nautica inboard cresce del 2%, mentre quella outboard cala dell’11% e la vela del 3%. 

L’Italia è in controtendenza rispetto al mercato globale: cresce del 5% trainata dal segmento dei superyacht, mentre nel mondo cala del 2,1%. Il valore della produzione italiana per il 70% è attribuibile al settore dei grandi yacht.

Questa disomogeneità non sorprende: la nautica inboard è costituita anche e soprattutto dai grandi yacht, mentre quella outboard rappresenta la taglia media e piccola delle imbarcazioni che sono ovviamente più in difficoltà. I numeri, di fatto, confermano una sensazione già percepita. Rispetto alle transaminasi, i valori del colesterolo sono molto rassicuranti.

Se il mercato globale cala, quello nazionale cresce. È in controtendenza. Come si spiega? La cantieristica italiana è leader nel settore dei superyacht ed è proprio questo comparto che traina il mercato e porta a una crescita del 5% negli ultimi due anni. Siamo sempre più leader nella produzione di barche dai 50 metri in su. La quota di mercato, infatti, è passata dal 34 al 36% in un solo anno. Vuol dire che ogni 100 superyacht venduti nel mondo nel 2025, 36 sono stati costruiti in Italia.

Qual è, invece, il valore “sballato”? La glicemia, ovvero l’export verso gli USA, sceso in un solo anno del 22%. È un problema da non sottovalutare per l’industria italiana soprattutto perché esportiamo molto: il 90% della produzione va all’estero e di questo, ben il 70%, verso Paesi extra UE. Che cosa ha fatto schizzare la glicemia? I dazi di Trump e ancora di più l’incertezza su questa tassazione. Il Presidente americano è solito cambiare idea dalla sera alla mattina e non c’è alcuna stabilità sull’ammontare del dazio. Il problema è che una barca non si consegna come un pacco di Amazon, ci vuole più tempo, e quando arriva in dogana negli Stati Uniti, se il dazio è in vigore, lo si deve pagare per forza. E chi paga? Non l’armatore che ha acquistato la barca a un determinato prezzo perché quando ha stipulato il contratto magari non c’era alcun dazio oppure c’era in una percentuale più bassa. I dazi e la loro continua fluttuazione hanno intaccano il margine di profitto dei cantieri, quindi, è ovvio che l’export sia crollato.

Nel 2026 è prevista un’ulteriore flessione del mercato stimato in meno del 1%, ma, a partire dal 2027, è attesa una graduale ripresa della domanda che dovrebbe attestarsi intorno al 3% annuo.

In definitiva, qual è il referto? I valori degli esami indicano che la situazione non è grave. Per riportare la glicemia a valori normali, Roberta Laveneziana, Senior manager Mid & Small Cap di Borsa Italiana, suggerisce di quotarsi. Qualcuno l’ha già fatto, per esempio un cantiere italiano medio/piccolo che è passato da 9 milioni all’inizio della quotazione a 120 milioni di euro in un solo anno.

Quotarsi in Borsa può servire per finanziare il progetto di un’azienda e la sua crescita. “Su un totale di 401 imprese quotate in Italia, circa una settantina sono grandi aziende, le altre appartengono alle Piccole Medie Imprese. È un suggerimento anche per l’industria nautica italiana”, ha affermato Laveneziana. La burocrazia spesso rappresenta un ostacolo per i cantieri italiani. Se si riesce a superarla però si ha un’azienda trasparente e quindi affidabile per il credito. Serve strutturarsi e trasformarsi in una realtà più manageriale e meno a gestione familiare. Insomma, EBITDATA, è un termine che non deve più suonare come una parolaccia.

(Keep calm, ce lo dice Deloitte – Barchemagazine.com – Maggio 2026)