Con “The next wave now” come claim si è conclusa a La Spezia la terza edizione del Blue Design Summit, la tre giorni di incontri sulle sfide presenti e future dell’industria dello yachting, che ha riunito nel cuore del Miglio Blu i protagonisti del design, dell’architettura, dell’ingegneria e della cantieristica che fanno grande l’Italia nel mondo.
by Olimpia De Casa
Cala il sipario del Teatro Civico della Spezia sulla terza edizione del Blue Design Summit, che va in archivio con numeri da record: oltre 1.600 partecipanti, 16 panel, 89 speaker e 67 realtà coinvolte tra sponsor e partner. Cifre che danno la misura dell’interesse generato da un evento che in soli tre anni ha saputo conquistare un ruolo di primo piano nell’agenda internazionale del design legato alla nautica e al blue lifestyle. Una tre giorni di incontri e confronti dedicati all’universo yachting, ma anche al turismo ad esso connesso, che ha richiamato nel cuore del Miglio Blu il gotha dell’industria, dell’imprenditoria e della progettazione per esplorare le sfide di più stringente attualità correlate all’ingegneria, all’innovazione tecnica e tecnologica, allo stile e alle idee capaci di disegnare con scienza, coscienza e creatività illuminata un futuro concretamente realizzabile.
Promosso dal Comune della Spezia e organizzato da Clickutility Team e Fondazione Promostudi, l’appuntamento 2026 si è confermato un catalizzatore potente di apporti e stimoli, un’occasione di networking strategico per dare forza e visione a quell’onda lunga che, generata dalla filiera e alimentata dall’indotto, rende il Belpaese uno dei protagonisti più autorevoli del bello e ben fatto su scala globale. Sul palco hanno quindi preso la parola architetti, designer, accademici, ricercatori, manager, operatori del mondo crocieristico e dei servizi di accoglienza, rappresentanti delle istituzioni e dell’industria, chiamati a confrontarsi sul futuro della nautica e di tutto il sistema “water related”: dai waterfront all’hospitality, dalle vacanze in mare ai porti turistici, sino agli yacht club. I riflettori si sono quindi accesi sui modelli di sviluppo, le tendenze e gli scenari della Blue Economy, una voce che nel suo complesso contribuisce all’11 per cento del pil nazionale. Tra i temi al centro del dibattito, la competitività sostenibile, il ruolo delle Fondazioni, la progettazione di superyacht a prova di futuro, le normative ambientali, le frontiere della vela, le sinergie e le contaminazioni tra terra e acqua, i nuovi modi di fare cruise e yachting. Incontri all’insegna di un think tank evoluto, di spessore e di grande ispirazione, capace di coinvolgere la platea grazie alla qualità del dibattito e al livello dei protagonisti coinvolti.
Tra i giganti dell’architettura nautica e del design intervenuti, Francesco Paszkowski (fondatore dello studio che porta il suo nome) e Mauro Micheli (Head of Design di Officina Italiana Design) hanno dato vita a uno scambio di palla che, complici le battute schiette e genuine da ambedue i fronti, è stato particolarmente appassionato e appassionante. Arbitrati dal direttore di Barche e Vela e Motore, Franco Michienzi, sono scesi in campo regalando più di un colpo da maestro. Del resto, le due visioni a confronto avevano entrambe un palmares di partite vinte alle spalle di tutto riguardo.
(Blue Design Summit, buonissima la terza – Maggio 2026)












