Visitare la mostra di Tim Burton è stata un’occasione per immergersi in un mondo ricco di suggestioni che talvolta si ritrovano anche nei grandi yacht del nostro tempo
by Francesco Michienzi
In occasione della XV edizione della Florence Biennale, alla Fortezza da Basso di Firenze, ho avuto l’occasione di visitare la mostra personale “Tim Burton: Light and Darkness”, curata da Sarah Brown, ideata e realizzata in collaborazione con il celebre artista e regista statunitense Tim Burton, tra le voci più originali e riconoscibili del cinema e dell’immaginario contemporaneo. L’esposizione è stata concepita appositamente per la biennale fiorentina e si pone in diretto dialogo con il tema portante di questa edizione: “The Sublime Essence of Light and Darkness. Concepts of Dualism and Unity in Contemporary Art and Design”.
Timothy Walter Burton, detto Tim, è un regista, produttore cinematografico, sceneggiatore e animatore statunitense, divenuto noto per le peculiarità delle sue opere, intessute in ambientazioni spesso fiabesche e gotiche e attente a temi di rilievo sociale, quali l’emarginazine e la solitudine.
Mentre visitavo la mostra, non ho potuto fare a meno di chiedermi: Ma come sarebbero gli interni del superyacht di Tim Burton? Probabilmente decorati in modo eccentrico e stravagante, riflettendo lo stile artistico unico del regista. Ci si potrebbe aspettare pareti dipinte con disegni intricati e colori audaci, mobili estrosi e dettagli gotici o surreali in ogni cabina. Magari ci sarebbero anche elementi di design ispirati ai suoi film e ai suoi personaggi iconici. Sarebbe sicuramente un’esperienza unica ed eclettica navigare a bordo di un superyacht progettato secondo il pensiero di Tim Burton!
Se pensiamo al titolo della mostra, scelto personalmente da Burton, notiamo un chiaro richiamo al dualismo tra luce e oscurità che rende esplicita la tensione dialettica che attraversa tutta la sua opera: la compresenza di chiaro e scuro, di ironia e malinconia, di sogno e incubo. Sono elementi che certamente troveremmo nell’estetica del suo yacht. Così come il suo nucleo poetico d’artista che, più di altri, ha saputo dare forma a un’estetica capace di sedurre senza rinunciare a un linguaggio profondamente personale. Il bello dell’arte è proprio quello di rompere gli schemi del pensiero comune andando oltre il già noto, oltre il conformismo, oltre l’omologazione, oltre la comfort zone di un prodotto commerciale che non deve uscire dai binari rassicuranti del poter essere facilmente rivenduto.
Di certo non mancano altri esempi di superyacht reinterpretati da artisti, registi o stilisti di moda. Stefano Gabbana, a bordo del suo Regina d’Italia, ha utilizzato copiosamente le opere di Fornasetti e, al posto delle maniglie delle porte, ha voluto mani a grandezza naturale in metallo dorato, tutte diverse tra loro, con vari segni caratteristici: pollice su, pollice giù, Ok, V di vittoria, ecc. Anche in questo caso, lo yacht è un elemento di espressione originale, in cui tutto diventa un nuovo codice linguistico. Nel caso di Tim Burton, ci troviamo in un confronto tra luce e oscurità, bene e male, ordine e caos, ciascun elemento definito dalla presenza del suo opposto. Una visione che non sappiamo se mai vedremo a bordo.
Un pensiero profondamente artistico avvolge il superyacht Regina d’Italia, costruito per Stefano Gabbana. Figlio della visione del suo armatore, è una combinazione di lusso, bellezza e creatività in un’atmosfera indimenticabile.
Abbiamo invece potuto apprezzare quella di Stefano Gabbana, visitando il suo superyacht di 65 metri, costruito ai cantieri navali Codecasa, nel quale il designer di moda milanese ha chiaramente espresso la sua visione estetica di un immaginario senza confini mentali. Mentre la mostra di Burton ha offerto una rara opportunità di incontrare una fantasia artistica che ha lasciato un segno indelebile sia nel cinema contemporaneo, sia nelle arti visive. Chiaramente, la maggior parte degli armatori moderni non cerca uno strumento di espressività che superi la funzione stessa del loro yacht, ossia abitare uno spazio di comfort per navigare in sicurezza. Per cui non sorprende notare che tutti i grandi cantieri hanno messo in portafoglio progetti dal sapore vintage. Il successo di questi modelli è determinato da diversi motivi. Uno potrebbe essere il desiderio di rievocare un’epoca passata considerata più elegante e lussuosa. Inoltre, lo stile vintage offre un’alternativa al design moderno, spesso caratterizzato da linee pulite e minimaliste. Ci sono armatori che apprezzano l’estetica, più ricca e dettagliata, delle imbarcazioni vintage, legata a un sentimento di rassicurante nostalgia e romanticismo associato al passato e al loro fascino senza tempo, dovuto a design classici, materiali di pregio come il legno e al richiamo a una storia intrinseca che le rende uniche. Sono apprezzate anche per le loro linee eleganti, la loro costruzione solida e la sensazione di passione che evocano. Passione che si estrinseca in modi più disparati, interpretati magistralmente da designer, architetti navali e progettisti, sempre attenti a elaborare proposte diverse e particolarmente interessanti.
(Lo yacht di Burton – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Dicembre 2025)











