L’architetto bergamasco, ai tempi dell’Università, aveva per sé ben altri progetti. Ma un certo Mauro Micheli lo ha fatto innamorare delle barche. Oggetti che “maneggia” con estrema cura, sfruttando le più raffinate tecnologie, ma tenendo sempre acceso il sacro fuoco del tratto a mano, esercizio per lui irrinunciabile e di grande fascino. Con un obiettivo molto preciso e ambizioso: dare vita a imbarcazioni oggettivamente belle e funzionali. Senza se e senza ma
by Chiara Risolo – photo by Giovanni Malgarini
Rockettaro sì, possiede e suona 34 chitarre elettriche, ma non dannato, anzi. A dispetto della chioma tanto folta quanto indomita, e della barba sauvage, Filippo Salvetti restituisce di sé un’immagine delicata, profondamente intimista. I polsini della sua camicia suggeriscono anche un certo pragmatismo: meglio portarli così, arrotolati alla garibaldina, per avere più libertà di movimento alla scrivania senza il fastidioso grip di bottoni e chincaglie varie. Riservato da sfiorare la pudicizia anche nella narrazione (c’è chi per molto, ma molto meno, guarderebbe il mondo dall’alto in basso), confessa che alle barche, ancora laureando in Architettura al Politecnico di Milano, lui nemmeno ci pensava. “Sono capitato quasi per caso nello studio di Mauro Micheli e Sergio Beretta, all’Officina Italiana Design, e ci sono rimasto per diversi anni”. Già, quelli necessari per imparare il mestiere dei sogni e diventare una delle matite più autorevoli quando si parla di nautica.
Custom Line Navetta 38.
«Il design di Custom Line Navetta 38 si concentra sulla ricerca di una classicità senza tempo, elemento caratterizzante della gamma Custom Line, attraverso un linguaggio stilistico equilibrato e armonioso. Questo yacht è la sintesi perfetta tra qualità nautica ed eleganza. La semplicità delle linee resta la principale chiave di lettura del progetto ed espressione di un lusso mai ostentato e di un design contemporaneo stilisticamente molto raffinato».
Partiamo da uno dei temi più dibattuti e controversi di questi ultimi tempi: l’emorragia di archistar nei cantieri. Non penso affatto che questa migrazione sia il male assoluto e in ogni caso alcuni nomi altisonanti hanno dato uno scossone al sistema. Ci voleva. Fatta questa premessa, credo siano necessari dei distinguo. L’intervento di un architetto “extra settore” su grandi imbarcazioni ha senso, dà ulteriore lustro al cantiere e al prodotto, se invece parliamo di barche più piccole, pensiamo a un 50 piedi, per esempio, è fondamentale possedere competenze specifiche per razionalizzare al meglio gli spazi, per tenere in perfetto equilibrio il famoso binomio forma-funzione. Per non creare danni in estrema sintesi.
Custom Line 50 è la nuova ammiraglia dislocante del cantiere, che segna il suo debutto nel segmento di mercato degli yacht in metallo sotto 500 GT. Il design degli esterni si caratterizza per un linguaggio progettuale improntato a una classicità senza tempo. Le linee e le forme sono essenziali e pulite, con una prevalenza di lettura orizzontale che dona a questa nave un carattere sportivo, senza comprometterne l’eleganza e lo stile armonico.
Lei, da una decina d’anni, ha la piena fiducia di uno dei gruppi più importanti del panorama nautico, Ferretti. È alfiere indiscusso di “brand da novanta”, Ferretti Yachts e Custom Line. Lavorare in esclusiva per un cantiere significa rispettare stilemi precisi perché si parte sempre da un Dna fortissimo che non deve essere snaturato, anche nel rispetto dei clienti, cercando sempre e comunque di innovare. I “paletti”, al contrario di quanto si possa pensare, non sono un ostacolo, bensì una sfida stimolante.
L’exterior design del Ferretti 1000 conserva il family feeling con le altre imbarcazioni più piccole della flotta, ma l’aggiunta delle due potenze a poppa e a centro barca rendono il profilo ancora più armonico in questa dimensione che, nel complesso, presenta un miglior bilanciamento dei pieni e dei vuoti e un’immagine molto contemporanea.
L’Infynito 80 ha una lunghezza fuori tutto di 23,70 metri e un baglio massimo di 6,32, ha uno scafo fast displacement ottimizzato per migliorare l’efficienza dei consumi di carburante e minimizzare l’impatto ambientale. Combina l’energia solare accumulata dai pannelli fotovoltaici installati sull’hardtop e sul tetto dell’All-Season Terrace a un Energy Bank che permette di godersi la vita di bordo in modalità “hotel mode” fino a otto ore in rada.
Ferretti Yachts Infynito 90 è ispirato agli explorer vessel, imbarcazioni ideate per percorrere lunghe distanze nel più totale comfort. Possiede una lunghezza fuori tutto di 26,97 metri e un baglio massimo di 7,33. Così come nel modello da 80 piedi, c’è la tecnologia Ferretti Sustainable Enhanced Architecture, un pacchetto di soluzioni nel pieno rispetto dell’ambiente. Tra le più significative, un sistema integrato che combina l’energia solare accumulata dai pannelli fotovoltaici presenti sulla sovrastruttura a un Energy Bank, costituito da batterie al litio, consentendo un’autonomia fino a otto ore in rada in modalità zero emission and zero noise.
Certo, ma è anche vero che, quando ci sono tante teste su uno stesso progetto, il cammino può essere più tortuoso e in salita. Mi riferisco ai cosiddetti comitati strategici di prodotto, ai centri stile… In Ferretti Group il comitato strategico è presieduto dall’ingegner Piero Ferrari, che arrivando dal mondo dell’automotive, del car design ha una buona sensibilità se parliamo di proporzioni e linee, nonché la capacità di comprendere la forza, la bellezza e la potenzialità di un progetto senza necessariamente avere sulla scrivania i render finali con tanto di animazione. Quindi direi che, per quanto mi riguarda non ho nulla da eccepire.
Prima parlava di paletti, eppure la gamma Infynito di Ferretti Yachts è indiscutibilmente “qualcosa” che prima non c’era, una sorta di punto di rottura con il passato. Infynito, in realtà, è la cartina al tornasole di quanto detto un attimo fa. Per me non era affatto scontato incontrare il favore del comitato prodotto perché parliamo di una barca con volumi imponenti, una prua grande, alta e aperta, e invece… invece è piaciuta molto. Il Gruppo ha colto in pieno l’essenza del progetto. Inoltre, il fatto che dei cantieri competitor ora stiano lavorando nella stessa direzione, beh, credo sia un’ulteriore conferma del successo di questa gamma.
Bugari Yachts 100’.
Nel 2014 inizia la progettazione della nuova gamma Bugari Yachts, barche plananti dai 70 ai 120 piedi. Per il Gruppo Azimut Benetti ha ridisegnato interni ed esterni di tutta la gamma Atlantis, dai 30 ai 60 piedi.
A prescindere dal plauso o meno di addetti ai lavori e più in generale del mercato, quando una barca è bella senza se e senza ma? Tre parole: proporzioni, semplicità, pulizia. Quando tutto questo è in equilibrio, la barca, piccola o grande che sia, piace. È semplice da codificare. Lo diceva sempre anche Mauro.
Micheli suppongo, il suo mentore. L’uomo che sussurra alle barche… Ho iniziato a collaborare con lui qualche anno dopo la laurea in architettura. Mi recavo nel suo studio una tantum, perché collaboravo con altri studi di design, poi ci sono rimasto per otto anni. Mauro è l’uomo che mi ha trasmesso la passione per le barche. È un artista, ha una mano bellissima, inimitabile. Ho imparato moltissimo anche solo osservandolo. Non spiegava, “rubavo” la sua arte quando era all’opera (sorride).
Ferretti Yachts 580.
A proposito di mani bellissime, lei è stato definito il trait d’union tra quelli che disegnavano con la matita e quelli che con i software scodellano decine e decine di render al giorno. Verissimo. Credo ragionevolmente che per me sia stato un buon momento per iniziare perché, se da una parte ho avuto la fortuna di lavorare con chi sapeva disegnare a mano, e di conseguenza ho potuto affinare quest’arte, allo stesso tempo avevo già una buona dimestichezza con i software di modellazione e renderizzazione.
Un doppio binario vincente. Sarò un romantico, ma ammetto che il tratto a mano ha un fascino ineguagliabile. Lo schizzo su carta rimane e rimarrà il modo più naturale e intuitivo per esprimere le idee all’origine. È nello schizzo a mano libera che si percepiscono le idee più limpide, quelle che stimolano una mente ricettiva di immaginare la forma futura e l’espressione del prodotto finito. Detto ciò, ben venga anche la tecnologia che oggi permette di realizzare progetti con precisione chirurgica, dove nulla è lasciato al caso o a interpretazioni e ci permette di presentarli al committente come se già esistessero.
…A patto che ci siano sempre proporzioni, semplicità e pulizia. Assolutamente. Anzi aggiungo che ogni progetto segue una linea guida, quasi come uno scheletro. Se lo scheletro è solido, il progetto, qualunque direzione prenda, se manterrà la struttura, sarà un successo.
Il team dello studio di progettazione di Filippo Salvetti: in alto, a destra, Luigi Livia, a sinistra, Carlo Maj, in basso a destra, Michele Bonetti, in basso a sinistra, Matteo Maj.
(Filippo Salvetti – Vivere in equilibrio – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Maggio 2025)




















