Per celebrare i suoi 60 anni di storia, l’azienda ha organizzato un raid durato 60 ore a bordo di un gommone di sei metri con un sessanta cavalli sullo specchio di poppa
by Niccolò Volpati
Correva l’anno 1965. I Beatles cantavano Help, Ticket to Ride e Yesterday e lo facevano al Vigorelli di Milano, nel loro primo tour italiano. La RAI decideva di non riprendere il concerto perché di quei quattro capelloni non ci si poteva fidare e, infatti, di quello storico evento ci sono molte foto, ma pochissime riprese video. Nello stesso anno nasceva il primo fuoribordo Suzuki, il D55, un due tempi di 98 cc di cilindrata e 5,5 cv di potenza. Il motore fu sviluppato dopo un’indagine di mercato basata sulla raccolta delle alghe nel lago di Hamana e metteva in luce l’assenza di motori fuoribordo sia in ambito commerciale, sia per il tempo libero.
Per celebrare l’anniversario, Suzuki ha organizzato un raid con partenza da Palermo. Sessant’anni di storia per sessanta ore di navigazione con un 60 cv, per la precisione si trattava del DF60A montato su un gommone Focchi di sei metri con una livrea beige e bordeaux ispirata ai colori del primo modello, il D55. Eravamo in diciotto, suddivisi in due squadre, ciascuno con il proprio gommone. Ho navigato all’alba, al tramonto, di giorno sotto il solleone e di notte, in un tratto di mare compreso tra San Vito Lo Capo e Termini Imerese. Ogni equipaggio composto da due persone faceva tre ore di navigazione e poi sei ore di riposo.
Navigando a poco meno di 20 nodi, con un litro si percorrono circa due miglia.
Che cosa mi ha lasciato questa esperienza? Solo sensazioni positive. Il mio rapporto con il mare e la navigazione è iniziato proprio così. Avevo otto anni e navigavo d’estate con mio padre su un gommone di quattro metri e mezzo con un 25 cv. La prima constatazione è che le cose sono cambiate, ma in fondo non troppo. Sono cambiate in meglio nel senso che i motori sono molto più silenziosi e mentre si naviga si può tranquillamente fare conversazione, cosa impossibile con i 25 cv di quarant’anni fa. È aumentato il comfort e non poco. Sia perché si timona da una consolle comodamente seduti su una panchetta e non stando sul tubolare con il timone a barra. È tutto più facile, anche grazie al display Simrad NSX9 che avevo in plancia e che mi toglieva qualsiasi dubbio sulla rotta, su dove mi trovassi e sulle eventuali secche che potevo incrociare. Una volta, anche se su un piccolo gommone, si doveva tirare fuori una carta nautica che però non era certo agevole da consultare. Ma tutto il resto è rimasto invariato. E per tutto il resto intendo la piacevolezza di navigare.
Un gommone di dimensioni contenute è il mezzo migliore per esplorare la costa, le spiagge e le insenature. È il modo migliore per fare turismo. Ne ho avuto diverse volte la riprova durante il raid. Mi è capitato di ormeggiare in piccoli porticcioli come quello di Isola delle Femmine e scoprire che proprio quella sera c’era la festa del paese con tanto di fuochi d’artificio e processione. Mi è successo di andare a fare il bagno sotto un costone di roccia e scoprire per caso l’ingresso di una grotta alta più di venti metri nella quale si poteva entrare a nuoto e assolutamente non immaginabile dall’esterno.
Il raid celebrativo dei 60 anni si è svolto a Palermo navigando con un DF60A senza mai spegnere il motore per 60 ore di fila.
Inoltre, un gommone come il Focchi di sei metri di lunghezza con il 60 cv Suzuki si è dimostrato un’accoppiata perfetta per performance e prestazioni. La mattina del terzo giorno di raid siamo arrivati fino a San Vito Lo Capo, circa 40 miglia distante da Palermo. Al ritorno mi sono messo in modalità risparmio di carburante. Ho navigato a 19,3 nodi con il motore a 4800 giri, il trim a zero e un consumo istantaneo di 9,6 litri/ora. In pratica, con un litro di benzina ho fatto due miglia. Mi è bastato meno di un serbatoio per fare le 40 miglia di ritorno per rientrare a Palermo per il cambio turno. I bassi consumi non sono solo un bene per il portafoglio, ma anche una gran comodità per trascorrere una giornata al mare senza pensieri. Quando un motore, come il DF60A, è parsimonioso, significa che non si devono imbarcare troppe taniche di benzina a bordo per trascorrere un’intera giornata al mare. Insomma, il raid Suzuki per celebrare i suoi 60 anni di storia, mi ha rinfrescato la memoria. Mi ha ricordato che si può navigare e godere del paesaggio circostante senza sup, toys e piattaforme gonfiabili. Perché il mare è bello così com’è, e non ci si annoia.
All’inizio del 2026, Suzuki presenterà il nuovo top di gamma.
Suzuki, tra storia e innovazione
Il primo fuoribordo realizzato da Suzuki Motor Corporation è il D55, un due tempi da 5,5 cv realizzato nel 1965. L’innovazione è stata costante in questi sessant’anni. Negli Anni ’80 Suzuki ha introdotto l’iniezione dell’olio e ha realizzato i primi motori di oltre 100 cv. I primi quattro tempi, da 9,9 e 15 cv, hanno fatto la loro comparsa nel 1994. Il top di gamma, lanciato nel 2003, era il DF250 che si aggiudicò anche il premio NMMA. Per vedere un 300 cv si dovranno aspettare solo altri tre anni: nel 2006 arriva il DF300. Nel 2017 sarà presentato l’attuale top di gamma ovvero il 350 cv. Nel 2011 tra le innovazioni tecnologiche introdotte da Suzuki, c’è quella del piede selettivo, con la rotazione destrorsa/sinistrorsa via ponticello e con il DF350 arriva la dual prop, la doppia elica controrotante, studiata per garantire forte accelerazione e trazione anche per gli scafi dal grande dislocamento. A breve, e cioè all’inizio del prossimo anno, sappiamo che Suzuki presenterà l’atteso modello più potente mai realizzato dall’azienda giapponese. Sarà ovviamente più di 350 cv, ma non sappiamo ancora qual è l’esatta potenza. Tra pochi mesi lo scopriremo.
(Suzuki Marine, quei favolosi Anni ‘60 – Barchemagazine.com – Luglio 2025)











