Harbours – I criteri di gestione

La gestione di un marina per essere di successo deve essere affidata a professionisti con grande esperienza e professionalità

by Paolo Viola*

Gestire un Marina è un mestiere che pochi sanno fare, o pochi sanno fare con successo, un mestiere che necessita di qualità professionali e di competenze che non sono di facile reperibilità sul mercato del lavoro. Qui avanziamo un’ipotesi sulla quale ci piacerebbe raccogliere qualificate opinioni e partiamo da una domanda: che differenza c’è fra un Marina e un albergo? Entrambi sono strutture create, organizzate e gestite per accogliere viaggiatori, sia che arrivino con la loro barca sia con la loro automobile (i porti e gli alberghi accolgono ovviamente anche chi arriva in treno o in aereo ma, come vedremo, cambia poco).

Gestire un Marina, tuttavia, presenta sfide uniche rispetto a un albergo, poiché non si tratta solo di offrire ospitalità ai viaggiatori, ma anche di gestire complesse operazioni tecniche legate alla manutenzione delle imbarcazioni, alla sicurezza in mare e alla fornitura di servizi specifici per i diportisti. Vediamo meglio in questo articolo.

I servizi richiesti dai naviganti nei porti turistici

Il navigante arriva in barca, deve capire dove ormeggiarla e magari essere aiutato o “pilotato”, deve rifornirla di carburante e di acqua potabile, allacciarsi a una rete elettrica e connettere i propri device, ha bisogno di una cospicua gamma di servizi alla barca, che vanno dalla piccola alla grande manutenzione, ma ha anche bisogno di servizi alle persone, come il rifornimento della cambusa, ristoranti, bar, foresterie, negozi e agenzie per mille esigenze. Poi, che si fermi un giorno, una settimana o un mese, paga sosta e servizi e riprende il mare (ovviamente vi sono gli ospiti “stanziali”, quelli che hanno “acquistato” il posto barca per anni o per l’intera durata della concessione, in questo caso il porto assomiglia più a un condominio che a un albergo, le due situazioni normalmente coesistono, e tuttavia il confronto non è meno interessante).

I servizi richiesti dai turisti nella gestione dei porti turistici

Il viaggiatore o il turista che arriva in albergo – frequentemente con l’automobile – per fermarsi qualche giorno o settimana, ha delle attese non molto diverse da quelle del navigante: deve essere indirizzato a un parcheggio, accompagnato al suo alloggio, deve trovare bar e ristoranti adeguati allo standard dell’albergo, chiede un insieme gradevole, di aree verdi, negozi e servizi di ogni sorta nelle vicinanze. Sia il navigante sia il viaggiatore vogliono conoscere il luogo e il territorio circostante, visitare le eccellenze culturali, avere l’opportunità di praticare attività sportive, gustare cucina e vini locali e così via.

Marina e albergo: le differenze

Ma allora che differenza c’è fra un Marina e un albergo? Mi faccio aiutare dall’amico ingegner Stefano Cobolli Gigli che, assieme al collega Riccardo Monico ha uno storico e noto studio di architettura milanese che negli anni si è occupato sia di porti sia di alberghi.

«ATTRIBUIRE DELLE STELLE DI MERITO, COME PER ALBERGHI E RISTORANTI, POTREBBE ESSERE MOLTO UTILE PER L’UTENTE IN MODO CHE POSSA SCEGLIERE SECONDO LE PROPRIE NECESSITÀ E PRIORITÀ». STEFANO COBOLLI GIGLI

Ed ecco le sue considerazioni: Provo a rispondere con duplice veste, quella di utente – navigo da cinquant’anni e ho avuto quattro imbarcazioni a vela – e come tecnico progettista, cercando di non far prevalere nessuna delle due. Partirò da alcune considerazioni generali al fine di individuare, per facilità, due categorie di fruitori di porti che si distinguono profondamente fra loro per esigenze e per priorità (ritengo invece che l’utenza di una struttura alberghiera sia, da questo punto di vista, molto più omogenea):

1) gli armatori/diportisti di imbarcazioni di dimensioni piccole o medie, senza equipaggio, mediamente lunghe dai 9 ai 20 m;

2) gli armatori/comandanti di yacht oltre i 24 m che normalmente hanno l’equipaggio.

Gli  armatori/diportisti di imbarcazioni di dimensioni piccole o medie, senza equipaggio, mediamente lunghe dai 9 ai 20 m

Cominciamo dai primi, che normalmente nei Marina sono di gran lunga i più numerosi, anche se economicamente meno redditizi per la gestioneInnanzitutto, il rapporto con il mezzo. Un viaggiatore può raggiungere l’albergo con vari mezzi. Facciamo l’esempio dell’auto; quando arriva in albergo con la propria auto, la sua esigenza è solo quella di parcheggiarla affinché sia al riparo e protetta da eventuali furti e vandalismi. Quando arriva con un altro mezzo ovviamente il problema del ricovero non è pertinente. Il giudizio sulla struttura alberghiera, dunque, ha come parametri principali la “location”, le caratteristiche architettoniche e dimensionali dei locali (camere e spazi comuni) e, ovviamente, i servizi alla persona. 

Gli  armatori/comandanti di yacht oltre i 24 m che normalmente hanno l’equipaggio

Il “navigatore”, invece, quando raggiunge un porto lo può fare a bordo di una imbarcazione ovvero, se deve imbarcarsi e intraprendere una crociera, arriverà con altri mezzi il cui ricovero è un fattore importante ma secondario, poiché il fine del viaggio è quello di salpare con la propria imbarcazione per magari rientrare in giornata, o comunque a fine crociera. Quando il soggetto è il proprietario, ma spesso anche se ne è lo skipper, esiste un rapporto con la barca che trascende quello del mero mezzo di trasporto. Mi riferisco a un attaccamento molto più intenso e regolato da pulsioni affettive e di orgoglio più o meno intense ma sempre presenti. Credo si possa dire che, mentre l’albergo accoglie prima il viaggiatore e poi il suo mezzo, il porto accoglie prima il mezzo e poi il viaggiatore (che in realtà è, prima di tutto, un “navigatore”).

Assistenza e servizi nei porti turistici

Per quanto scritto sopra credo si possa concludere che l’assistenza all’ingresso, la facilità di ormeggio, soprattutto a equipaggio ridotto, i servizi ordinari indispensabili quali energia elettrica, wi-fi, acqua e sicurezza potrebbero rivestire un ruolo fondamentale nella eventuale classificazione dei porti turisticiMeno rilevante è invece la presenza della toilette perché ormai tutte le piccole e medie imbarcazioni da crociera sono dotate di wc a bordo e di serbatoi per acque nere e grigie e dunque, con il supporto di una colonnina di erogazione di acqua e di energia, la gestione dell’igiene personale può svolgersi a bordo. Le docce restano una comodità di cui i diportisti “giornalieri” usufruiscono volentieri con massima concentrazione serale nella bella stagione. Di fronte a questa evoluzione nella costruzione delle barche, alcune leggi regionali risultano oggi obsolete, ancorate agli anni ’70, perché ancora impongono un numero minimo di servizi a terra (docce, wc, lavabi, ecc.) con distanze massime inderogabili dai pontili.

L’assistenza all’ingresso, la facilità di ormeggio, i servizi ordinari indispensabili quali energia elettrica, wi-fi, acqua e sicurezza, dovrebbero rivestire un ruolo fondamentale nella eventuale classificazione dei Marina.

Facilità di manovra nei porti turistici

Vorrei ora focalizzare l’attenzione sulla facilità di manovra nei Marina, che ritengo sia un punto fondamentale per chi navigaOrmai la nautica è molto diffusa, le barche sono dotate di tecnologie e strumenti che facilitano le manovre anche in spazi ristretti (bow thruster a prua e a poppa, eliche che smorzano l’effetto evolutivo in marcia indietro ecc.). I naviganti oggi sono decisamente meno esperti e i porti sempre più affollati. Anche se la tecnologia ha permesso di dotare la maggior parte delle imbarcazioni di dispositivi che facilitano le manovre in porto, negli ultimi anni sono aumentati in modo significativo i sinistri dovuti a collisioni durante le manovre. Diventa così di grande importanza, nella progettazione di un Marina, il piano degli ormeggi e in particolare la dimensione e la disposizione degli spazi fra i moli che, allo scopo di massimizzare la capienza del Marina, sono sempre più angusti.

Vorrei ricordare ai Progettisti e ai Gestori dei Marina che il porto ospita innanzitutto chi va per mare con la propria barca, e che la decisione di sostarvi temporaneamente o di “acquistarvi” un posto barca, oltre che dalla ubicazione, dipende molto dalla struttura passiva del porto (il ridosso, il piano degli ormeggi, ecc.) e da quella attiva della assistenza all’ingresso e all’ormeggio, in acqua o a secco, e dai servizi alla persona.

Avere una barca ormeggiata, in modo stanziale o in transito, in un porto lontano da una città, rende necessaria la presenza di servizi accessori quali ristoranti, bar,

Equilibrio tra gli elementi fondamentali

A parità di ubicazione, il giusto equilibrio fra i tre elementi – piano degli ormeggi, assistenza, e servizi alla persona – è determinante nella definizione della qualità di un Marina. A questo proposito, anche se credo di non dire nulla di nuovo, sono convinto che sia sempre più apprezzato il sistema di ormeggio con i “finger” in quanto, se confrontato all’uso delle trappe, facilita molto l’accesso, l’accosto e il fissaggio delle cime di ormeggio, con la possibilità di ormeggiare di prua, rendendo agevole il carico e scarico di merci e bagagli e il transito delle persone dalla fiancata senza passerella. Questa tipologia di ormeggio inoltre garantisce maggiore privacy per i tanti che non amano avere la “poppa in banchina”, che costringe a condividere la vita in pozzetto con chi frequenta anche solo per diletto o transito pontili e banchine. Considerando che buona parte dei sinistri per collisione si verifica in porto durante la manovra di ormeggio e contro barche già ormeggiate, soprattutto con vento fresco o con cattivo tempo, i sistemi di ormeggio e la presenza di personale qualificato in mare e a terra rappresentano un altro elemento fondamentale per l’ipotesi di classificazione dei Marina. Le compagnie assicurative, nello stabilire i loro premi – molto in crescita negli ultimi anni –, dovrebbero valutare l’esperienza del comandante ma anche le condizioni di assistenza e di facilità di accesso ai porti in cui la barca è stanziale.

Dettagli logistici e stazioni carburanti nei porti turistici

Vorrei aggiungere un altro dettaglio che caratterizza un Marina: l’ubicazione della stazione carburanti, la lunghezza della banchina di servizio e lo spazio circostante di attesa. Posto ovviamente in prossimità dell’imboccatura, per evitare che coloro che devono solo rifornirsi ingombrino inutilmente il bacino portuale, il distributore dovrebbe essere dotato di un ampio spazio libero antistante per consentire alle imbarcazioni in attesa di manovrare in sicurezza e contemporaneamente consentire l’uscita e l’ingresso delle imbarcazioni in transito.

Posti barca per imbarcazioni in transito temporaneo

Un’ultima considerazione riguarda la disponibilità di posti barca per le imbarcazioni in transito temporaneo. In proposito racconto un piccolo aneddoto significativo. Negli anni ’90, con la mia prima imbarcazione, ebbi un’avaria al motore in Sardegna. Dovetti salpare a vela da Cala di Volpe e fare rotta, poco prima del tramonto, su Porto Rotondo ove chiesi assistenza all’ingresso a vela. Mi fu negato l’accesso in porto ma mi fu consentito l’ormeggio nei pressi dell’imboccatura. Il giorno dopo mi fu mandato a bordo un tecnico che riparò il guasto. Successivamente chiesi di poter fare acqua. Mi fu concesso in modo totalmente gratuito l’ormeggio per due ore in banchina, dove potei riempire i serbatoi, fare cambusa, riassettare la barca e salpare nuovamente nelle migliori condizioni. Ricordo ancora questo episodio e l’impeccabile servizio, quello che fa la vera differenza fra un Marina di livello e un parcheggio per barche.

Servizi per la manutenzione nei porti turistici

Altro aspetto importante è, ovviamente, il servizio che viene offerto nei porti per le riparazioni e la manutenzione della barca. Ogni Marina che si rispetti dovrebbe avere strutture adeguate per piccole riparazioni (motoristi, velai, ship chandler, attrezzisti, tappezzieri, eccetera) e per l’alaggio e il varo (gru, travel lift), con personale specializzato che, in caso di incidenti o problemi tecnici, possa intervenire tempestivamente e con cognizione di causa per consentire al diportista di proseguire la crociera. Tali strutture, insieme al personale specializzato, dovrebbero poi essere utilizzate fuori stagione per la manutenzione di routine delle imbarcazioni stanziali.

Dopo aver descritto i servizi alle imbarcazioni, passiamo ai servizi ai naviganti, sempre per imbarcazioni di piccole e medie dimensioniÈ essenziale la distinzione tra porti “urbani” (es. Mergellina, Livorno, Genova) e i porti lontani da piccoli o grandi centri abitati (es. Scarlino, Marina degli Aregai). I porti “urbani”, grazie all’agglomerato in cui sono inseriti, dispongono di tutti i servizi e le attrattive che un centro cittadino può offrire. In questo caso è sufficiente che il Marina si doti di una struttura organizzativa minima per un servizio semplice e immediato e per ogni esigenza dell’utente. Chi ormeggia, ad esempio, a Napoli Mergellina, potrà trovare facilmente un’auto da noleggiare e una guida che lo accompagni a visitare quello che Napoli e i suoi dintorni possono offrire. La città vive 365 giorni l’anno. Non soffre di quei problemi di “desertificazione invernale” che sono tipici dei porti lontani dai centri urbani.

Avere una barca ormeggiata, in modo stanziale o in transito, in un porto lontano da una città, rende necessaria la presenza di servizi accessori quali ristoranti, bar, autonoleggi, lavanderie, supermercati, spazi ludici. Nella stagione non prettamente estiva, soggiornare in questi Marina produce un senso di desolazione perché molti negozi, ristoranti e altre attività sono chiusi. Sono normalmente garantiti i servizi minimi, ma la sensazione è quella di un parcheggio di interscambio privo di vita propria. Temo si tratti di un limite difficile da superare, per strutture di questo genere che spesso, in estate, godono di ben altra vitalità (anche se, a mio parere, sembrerà sempre, e comunque, un po’ artefatta). Un punteggio tecnico legato all’ubicazione potrebbe essere calcolato dalla media della distanza del porto dalla città più vicina e dalla distanza in ore di navigazione da isole o altri luoghi di interesse naturalistico. Riprendendo l’esempio di Mergellina, al fascino di Napoli si aggiunge la vicinanza di Ischia, Capri, Procida e le Pontine, isole di grande interesse turistico così come, riferendomi a Scarlino, ancorché lontano da centri urbani, va tenuto conto della vicinanza all’arcipelago toscano e del fascino della Maremma.

MENTRE L’ALBERGO ACCOGLIE PRIMA IL VIAGGIATORE
E POI IL SUO MEZZO, IL PORTO ACCOGLIE PRIMA IL MEZZO
E POI IL VIAGGIATORE.

Un discorso completamente diverso deve essere fatto per gli yacht oltre i 24 m, mega e giga. Se per gli yacht, quantomeno fino a una certa lunghezza, possono valere alcune delle considerazioni fatte per le imbarcazioni di piccole e medie dimensioni, per i mega e giga yacht le cose cambiano totalmente. In questi casi l’ormeggio di transito in banchina spesso non è essenziale in quanto, date le grandi dimensioni, lo yacht non ha necessità di attraccare per i piccoli approvvigionamenti (frutta fresca) che comunque possono essere effettuati con i tender di bordo: queste “navi” sono come cittadine autosufficienti.

Tenuto conto, peraltro, che l’energia necessaria a queste imbarcazioni è di alcune centinaia di kW e che un pieno di carburante è di alcune centinaia di m3 di gasolio, le loro esigenze primarie non possono normalmente essere soddisfatte da un porto turistico ma è necessario che siano organizzate dalla società armatoriale nei porti commerciali. L’attracco è, più che una necessità, una opportunità dietro la quale spesso si cela un po’ di ostentazione e di protagonismo.  Per queste imbarcazioni, che in estate incrociano il Mediterraneo e in inverno i Caraibi, diventa invece fondamentale, per l’ormeggio stanziale, il servizio di manutenzione e refitting. Non sono molti i cantieri in Italia attrezzati per questo tipo di servizio, che richiede attrezzature importanti, know-how di eccellenza e personale altamente qualificato. Resta da aggiungere che, nella scelta del porto in cui fermarsi per la manutenzione dello yacht, un ruolo fondamentale lo svolge il comandante il quale, in vista di una lunga sosta normalmente invernale, privilegerà la location più attraente che offra opportunità di svago per sé e per il suo equipaggio.

Attribuire punteggi ai porti turistici

Secondo te, Stefano, è immaginabile che i Marina vengano classificati con le “stelle” – da una a cinque o più – come gli alberghi e le residenze turistico-alberghiere, in funzione dei servizi che ci hai descritto e degli standard qualitativi che offrono ai loro clienti?

In base alle considerazioni fatte direi di sì, attribuendo come per alberghi e ristoranti, punteggi relativi ai vari aspetti trattati, in modo che l’utente possa scegliere secondo le proprie prioritàAttribuire un punteggio alla posizione, soprattutto per un porto stanziale, è difficile perché molto dipende dalla raggiungibilità del Marina dalla propria abitazione abituale, quindi dalla distanza, dal collegamento ferroviario o dalla presenza di un aeroporto. In altri casi potrebbe dipendere dal desiderio dell’armatore di ampliare i propri orizzonti di navigazione. Stabilire come proprio porto di riferimento Atene (scelta fatta da molti armatori), per un utente che vive a Milano a Roma, può essere una scelta interessante visti i collegamenti e l’opportunità che l’Egeo può offrire.

Caratteristiche dei porti turistici

Scegliere il Pireo o i vari Marina limitrofi può invece dipendere dalle caratteristiche di quei Marina quali:

  • servizi per il mantenimento alla manutenzione dell’imbarcazione;
  • facilità di ormeggio;
  • assistenza all’ingresso e all’ormeggio magari H 24;
  • collegamenti con la capitale e l’aeroporto;
  • presenza di piacevoli spazi ludici, per la ristorazione, bar, supermercati, eccetera;
  • piacevolezza e pulizia del sito, architettura delle costruzioni e strutture ricettive.

Credo che questi potrebbero essere i principali parametri, e resta comunque da considerare che oggi, cercando su Internet un Marina, si trovano già giudizi tanto numerosi da essere attendibili e, a fianco, la media delle varie opinioni espresse in numero di stelle.

Organizzare e formalizzare la classificazione dei porti turistici

C’è da chiedersi allora chi potrebbe farsi carico di organizzare e formalizzare questa classificazione, definendo gli standard per le varie categorie, e soprattutto se e come renderle obbligatorie: le associazioni private fra porti turistici o uno dei Ministeri competenti per il mare, il turismo, il demanio marittimo, ecc.? Qui non siamo in grado di dirlo, ma ci auguriamo che qualcuno raccolga la palla e affronti il tema in tutta la sua complessità, allo scopo di migliorare la qualità del nostro patrimonio portuale e – mettendo insieme tutti coloro che a vario titolo ne sono i protagonisti – fare del nostro turismo nautico un’eccellenza.

Paolo Viola (Napoli, 1936) è ingegnere-urbanista, specializzato in progettazione portuale, responsabile dell’area “Marina & Waterfront” di WiP Architetti s.r.l.

(Harbours – I criteri di gestione – Barchemagazine.com – Gennaio 2024)