Harbours – Burocrazia canaglia

DPR 509, riforma del Titolo V e direttiva Bolkestein, le norme che riguardano le concessioni demaniali, sono spesso in contrasto tra loro. Eppure basterebbe poco per fare chiarezza e sviluppare la portualità turistica

by Niccolò Volpati

Ho letto che la burocrazia affonda le sue radici nell’antico Egitto. E dopo i faraoni, anche l’impero persiano, quello romano e quello bizantino hanno sviluppato elementi che gli storici giudicano significativi di amministrazione burocratica. Anche l’etimologia non lascia dubbi: è il potere dell’ufficio pubblico. L’Europa è la culla della burocrazia dal XVI secolo quando, alla nascita degli Stati, così come si delinearono in epoca moderna, il sovrano aveva l’esigenza di fondare il proprio potere su un ceto di funzionari alle sue dirette dipendenze. Abbandonando i massimi sistemi e rimanendo con i piedi per terra, ma in riva al mare, la burocrazia è da sempre uno degli ostacoli principali per la realizzazione di un porto turistico. E il problema è che dal XVI secolo i sovrani si sono moltiplicati. Poco meno di trent’anni fa, il DPR 509 stabiliva un iter caratterizzato da un principio di razionalità. Le concessioni demaniali sono un tema complesso, non fosse altro perché si deve costruire su un terreno che non è di proprietà. Il demanio è dello Stato, ma una marina è solitamente realizzata da una società privata. Anche per questo non si può “vendere” un posto barca perché non appartiene a chi lo ha realizzato, ma è e rimane pubblico. Si cede un diritto di usufrutto per la durata della concessione oppure per un periodo più breve. 

IL DPR 509 HA QUASI 30 ANNI, MA ANCORA OGGI È UNO STRUMENTO VALIDO PER L’APPROVAZIONE DI UN NUOVO PORTO TURISTICO.

Insomma, le implicazioni sono numerose, ma prima che ci fosse il DPR 509 la trafila era davvero impegnativa. Qual è stato il grande merito di questo decreto? Quello di mettere tutti i soggetti coinvolti intorno a un tavolo. È quella che si chiama Conferenza di Servizi. Comune, Regione, Sovrintendenza e chi più ne ha più ne metta, sono tutti riuniti insieme alla società privata che ha un progetto e richiede una concessione pluriennale per realizzarlo. Prima che esistesse il DPR 509 si doveva bussare a mille porte per avere il via libera. “Ha funzionato bene – racconta Angelo Zerilli, Capitano di Vascello, oggi in congedo che ha contribuito alla stesura del testo del Decreto – perché nei primi anni sono stati approvati quasi quaranta progetti”. Ancora oggi il DPR 509 è uno strumento fondamentale. “Deve essere aggiornato – afferma Roberto Perocchio di Assomarinas – e ci aspettiamo che il governo lo faccia come ha promesso e ha scritto nero su bianco nel Piano del Mare che ha approvato”. 

L’aggiornamento che chiedono tutti, inclusa Confindustria Nautica, riguarda la certezza dei tempi. Un privato che vuole realizzare un porto turistico ha diritto di sapere quanto durerà l’iter per l’approvazione. Il DPR 509 aggiornato, insomma, dovrebbe introdurre anche un principio di silenzio/assenso. Se entro una determinata data non arriva un parere di qualsiasi ente coinvolto, lo si dà per acquisito. Ma se la Conferenza di Servizi, prevista dal Decreto, ha avuto il merito di snellire la burocrazia e standardizzare l’iter per l’approvazione di un nuovo porto turistico, un nuovo “sovrano” si è messo di traverso. Il nuovo “sovrano” si chiama federalismo e, quando andava molto di moda, nel 2001, è stato riformato il Titolo V della Costituzione Italiana. 

Concessioni demaniali, centralizzare o decentralizzare?

Questa riforma costituzionale assegna nuovi poteri agli Enti Locali, in particolare alle Regioni. E tra questi poteri c’è anche la gestione del demanio marittimo. Il demanio è sempre dello Stato, ma la sua amministrazione è delegata alle Regioni che, a loro volta, la possono delegare ai Comuni. La dicotomia è questa: centralizzare o decentrare? In Italia siamo riusciti a fare entrambe le cose e a farle contemporaneamente. Da un lato c’è il DPR 509 che uniforma l’iter burocratico per la concessione demaniale e per l’approvazione di un progetto per un nuovo porto turistico, e dall’altro c’è la riforma del Titolo V della Costituzione che assegna la gestione del demanio alle Regioni. Una sorta di tiro alla fune con il rischio che si crei una situazione di stallo, colpevole di fermare lo sviluppo della portualità turistica in Italia. 

LA DIRETTIVA BOLKESTEIN È STATA VARATA DALLA UE NEL 2006,
MA È LA DIRETTIVA STESSA A ESCLUDERE LA SUA APPLICAZIONE
PER I PORTI TURISTICI.

Sarebbe meglio che ci fosse una sorta di centralizzazione, nel senso che l’iter per approvare un nuovo porto turistico dovrebbe essere lo stesso in tutta Italia. E, forse, sarebbe meglio valorizzare le competenze delle Autorità Portuali che sono numerose e coprono ovviamente tutta la costa italiana. Sono composte da personale competente che quindi è in grado di esaminare le richieste senza sottovalutazioni, ma anche senza complicazioni che rischiano solo di bloccare l’iniziativa, sia pubblica, sia privata. Inoltre, recentemente si è aggiunto un altro “sovrano” rappresentato dall’Unione Europea. La Direttiva Bolkestein è stata varata nel 2006 e interessa, tra le altre cose, le concessioni demaniali. È la direttiva contrastata dai balneari, ma non interessa la portualità perché lo esclude espressamente nell’articolo 2 del testo approvato dalla UE. All’articolo 12, inoltre, si stabilisce che non si applica la Bolkestein se non ci sono scarsità di risorse e i porti occupano meno dello 0,5% della costa italiana. 

La riforma costituzionale del 2001 ha riscritto quasi per intero il Titolo V assegnando la gestione del demanio agli Enti Locali. Questa riforma ha creato e crea una gestione del demanio non omogenea tra Regione e Regione.

Un chiarimento da parte del Governo è necessario – afferma Roberto Perocchio di Assomarinasperché la Legge 118 del 2022, la cosiddetta legge Draghi sul mercato e la concorrenza, ha sollevato qualche dubbio. Nel Piano del Mare del governo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale esclude l’applicabilità della Bolkestein per i porti turistici. Serve ora ribadire il concetto e fare chiarezza su questa questione una volta per tutte”.

GLI INVESTITORI PRIVATI SONO TERRORIZZATI DALLA BUROCRAZIA.
NON SI TRATTA DI CANCELLARE TUTELE E GARANZIE PER IL PAESAGGIO, MA DARE REGOLE E TEMPI CERTI DA SEGUIRE.

Chi progetta porti turistici e lo fa da molti anni come l’ingegner Viola lo sa bene. Gli investitori privati sono terrorizzati dalla burocrazia. Non si tratta di cancellare tutele e garanzie per il paesaggio, ma dare regole e tempi certi da seguire. Semplificare non significa eludere. Un iter burocratico rispettabile e anche più facile che sia rispettato.

(Harbours – Burocrazia canaglia – Barchemagazine.com – Agosto 2024)