Harbours – Le dimensioni contano

Le barche sono sempre più grandi, ma i porti realizzati ormai cinquant’anni fa non sono adatti ad accoglierle. Quali regole si possono applicare per evitare che i maxi yacht fuggano all’estero in cerca di un ormeggio?

by Niccolò Volpati

I primi porti turistici realizzati da privati hanno compiuto cinquant’anni. Da allora ne è passata di acqua sotto le banchine e soprattutto sono cambiate, molto, le barche che nei porti ormeggiano. A quei tempi si definiva mega yacht uno scafo di diciotto metri di lunghezza. Le raccomandazioni tecniche per la progettazione dei porti turistici redatte nel 2002 consideravano la lunghezza massima di un’imbarcazione entro i venti metri. Oltre non si andava, non era nemmeno contemplato.

porti turistici

OGGI UNO YACHT PER CONSIDERARSI MEGA DEVE MISURARE PIÙ DEL DOPPIO DI QUANTO VALEVA VENT’ANNI OR SONO E LE BANCHINE COSTRUITE A METÀ DEGLI ANNI ’70 SONO DIVENTATE OBSOLETE.

Quando, a metà degli Anni ’90, ho fatto il servizio militare nella Guardia Costiera, fui assegnato alla Capitaneria di Porto di Santa Margherita Ligure e in un piovoso pomeriggio autunnale ricevetti una chiamata da uno yacht di 54 metri che chiedeva di ormeggiare. Ci fu un consulto tra il Comandante e il Nostromo del porto per decidere dove dovesse attraccare e fu poi accolto dal Comandante in alta uniforme. Veder arrivare in porto uno yacht di 54 metri di lunghezza era un fatto straordinario, del resto sembrava il prolungamento della diga foranea. Oggi uno yacht per considerarsi mega deve misurare più del doppio di quanto valeva vent’anni or sono e le banchine costruite a metà degli Anni ’70 sono diventate obsolete

Una volta gli armatori, o la maggior parte di essi, avevano barche di dieci metri di lunghezza e le volevano ormeggiate il più possibile vicino a casa. Oggi le cose sono molto diverse, ma il paradosso dell’Italia è che, nonostante siamo i primi produttori di yacht di grandi dimensioni, non abbiamo sufficienti posti dove farli attraccare. È come se ci trovasse a gestire un garage realizzato quando le auto avevano le dimensioni della 500, ma in un mondo che è popolato soprattutto di SUV. Nel caso di un parcheggio forse ce la si può cavare ridisegnando gli stalli e allargando le dimensioni del posto auto, per un porto turistico, invece, l’intervento è più complesso e oneroso. Ma non per questo impossibile oltre che necessario.

porti turistici
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ALCUNI GRANDI PORTI TURISTICI SONO RIUSCITI A SEGUIRE UN ITER CHE È ANDATO A BUON FINE E, IN CAMBIO DI INTERVENTI PER ADEGUARE LA STRUTTURA CHE GESTISCONO, HANNO OTTENUTO LA GARANZIA DEL PROLUNGAMENTO DELLA CONCESSIONE.

Come sappiamo l’indotto di un mega yacht è molto significativo, per questo è importante poterli ospitare nei porti italiani. Vediamo con ordine come procedere. Un privato che ha realizzato un porto turistico, ed è quindi titolare di una concessione, ha uno strumento per avere garanzia di un prolungamento: è l’articolo 10 del DPR 509, quel decreto che ha istituito la conferenza di servizi e ha indicato un iter da seguire per la costruzione di una marina. Perché il titolare dovrebbe avere un prolungamento della concessione? Perché deve investire in proprio per adeguare la struttura alle nuove esigenze. Il prolungamento non è però scontato perché la concessione demaniale, a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, è stata delegata alle Regioni e ai Comuni. In definitiva, il loro parere conta ed è vincolante. Alcuni grandi porti turistici sono riusciti a seguire un iter che è andato a buon fine e, in cambio di interventi per adeguare la struttura che gestiscono, hanno in effetti ottenuto la garanzia del prolungamento. Ma è una situazione a macchia di leopardo. Anche per questo aspetto non c’è uniformità lungo tutte le coste italiane. Ci sono Regioni che gestiscono direttamente il demanio e altre che delegano i Comuni. Insomma, quello che succede in Campania non è la stessa cosa che succede in Toscana, per esempio.

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Le vicende del porto di Lavagna sono esemplari. Quest’anno scadeva la concessione rilasciata nel 1974 che ha compiuto 50 anni. Fino all’ultimo non si sapeva quale sarebbe stata la sua sorte. Sarebbe tornato in mano al Comune che lo avrebbe gestito direttamente? L’attuale concessionario, cioè la Porto di Lavagna Spa, avrebbe visto prolungare la concessione oppure si sarebbe fatto un nuovo bando per affidarlo ai privati? Il Sindaco e il Consiglio Comunale hanno deciso last minute per la seconda opzione. È stato approvato un progetto che prevede un’importante ristrutturazione, anche per sistemare ciò che non è sistemato sin dalle origini, ovvero la cosiddetta “piastra”, la parte superiore della struttura portuale che doveva essere destinata alle attività commerciali, ma che, di fatto, in questi anni è stata più fonte di degrado che altro. 

IL SINDACO E IL CONSIGLIO COMUNALE DI LAVAGNA HANNO DECISO DI FARE UNA GARA TRA PRIVATI PER LA CONCESSIONE DEL PORTO TURISTICO E HA APPROVATO UN PROGETTO CHE PREVEDE UN’IMPORTANTE RISTRUTTURAZIONE.

Ora tocca al bando che sarà fatto dalla Regione per capire chi realizzerà il progetto. Era lecito che il Comune lo gestisse direttamente, così come chiedevano le opposizioni in Consiglio Comunale, anche perché 1.400 posti barca rappresentano un ottimo introito per un Comune. Ma è probabilmente impossibile perché il Comune di Lavagna non ha i fondi per investire nella ristrutturazione e, inoltre, è stato in dissesto finanziario fino a poco tempo fa. L’unica soluzione era il bando per i privati. Solo che ci si poteva arrivare prima, anche per dare più garanzie a chi in porto ci lavora. Chi sarà il nuovo “proprietario”? Quanto chiederà di affitto per i locali commerciali, per i cantieri e le officine? Ancora non è dato saperlo, anche se la concessione scade il 31 dicembre di quest’anno. Insomma, tra concessioni in scadenza, porti che subiscono danni per eventi avversi, come forti mareggiate, e la necessità di adeguare le strutture alle esigenze di oggi sarebbe cosa buona e giusta che ci fosse un indirizzo omogeneo che indichi, senza sorprese e con tempi certi, quali sono le possibilità e quali le risorse per realizzarle.

(Harbours – Le dimensioni contano – Barchemagazine.com – Settembre 2024)