Focus Harbours – Toscana, 2nd chapter

La Toscana è la patria della cantieristica dei mega yacht e dispone di molti chilometri di costa, ma offre un numero limitato di ormeggi per le imbarcazioni più grandi

by Paolo Viola* and Niccolò Volpati

Dopo la Liguria è il turno della Toscana. Nello scorso numero abbiamo analizzato la situazione da Ventimiglia a Bocca di Magra, mentre in questo articolo l’attenzione si sposta da Marina di Carrara all’Argentario. Rispetto alla Liguria che conta 260 chilometri di costa, la Toscana ne ha di più. Sono 290 sulla terraferma a cui vanno aggiunti quelli delle isole dell’Arcipelago. Nonostante ciò, sono inferiori i marina e i posti barca: 17.701 posti barca contro i 21.290 della Liguria. Una spiegazione potrebbe essere quella che la Toscana non ha alle spalle le città del triangolo industriale, Genova, Torino e Milano. E nemmeno, esclusa Firenze, popolose metropoli. Ma è certamente al centro di una porzione di mare assai frequentata dai diportisti e molto attraente dal punto di vista turistico. Inoltre, quando si pensa alla Toscana, non si può fare a meno di pensare alla sua cantieristica. Viareggio e Livorno sono da sempre la patria dello yachting, con una particolare propensione alle imbarcazioni più grandi.

I numeri, che anche questa volta ricaviamo da “La nautica in cifre” di Confindustria Nautica, sono esplicativi della situazione. Le unità da diporto a motore tra i 18 e i 24 metri di lunghezza, nel 2022, erano 383, poco più della metà di quelle presenti tra Ventimiglia e La Spezia. Il confronto tra le barche a vela, per la stessa fascia di lunghezza, è ancora più impietoso: 65 in Toscana, 1.068 in Liguria. Più della metà dei posti barca complessivi è dedicato alle unità fino a otto metri. Una convinzione assai diffusa è quella che in Toscana ci siano i posti barca per i toscani. Non è un male ben inteso, ma sembra quasi che non riesca a essere attrattiva per gli armatori che non risiedono nella regione. Ovviamente ci riferiamo a chi ormeggia la barca in modo stabile e non al transito estivo.

La Toscana comprende un arcipelago di 7 isole e un litorale che corre da nord ovest a sud est, per un totale di quasi 600km di costa.

La Toscana è, a nostro avviso, terra di contraddizioni. Già molti anni fa, per esempio, c’è stata una caccia alla villa o alla tenuta sulla terraferma. Molti “Vip” e personaggi famosi, spesso di altri Paesi, hanno acquistato una casa in Toscana, ma non altrettanto è successo con i posti barca, anche se magari possedevano uno yacht. Senza nulla togliere al fascino delle campagne e delle colline, pensiamo di poter affermare oltre ogni ragionevole dubbio che anche la costa e il mare in Toscana non siano da meno. Eppure, i numeri ci dicono che, a parte alcune importanti eccezioni, yacht e mega yacht non sono molto attratti dai marina toscani.

I porti della Toscana

Marina di Carrara, Marina di Carrara, https://www.adspmarligureorientale.it/porto-di-marina-di-carrara/
Viareggio, Viareggio, https://viareggioporto2020.it
Pisa Porto Turistico, Marina di Pisa, www.portodipisa.it
Porto Mediceo, Livorno, https://www.portialtotirreno.it/i-porti/porto-di-livorno/
Marina Cala De’ Medici, Rosignano, www.marinacalademedici.it
Porto di Cecina, Marina di Cecina, www.portodicecina.it
Marina di San Vincenzo, San Vincenzo, www.marinadisanvincenzo.it
Marina di Capraia Isola, Isola di Capraia, www.portodicapraia.it
Marina di Salivoli, Piombino, www.marinadisalivoli.it
Marina di Scarlino, Scarlino, www.marinadiscarlino.com
Marina Punta Ala, Punta Ala, www.marinadipuntaala.com
Portoferraio, Isola d’Elba, https://www.portialtotirreno.it/i-porti/porto-di-portoferraio/, https://www.esaom.it
Cavo, Isola d’Elbawww.circolonauticocavo.it
Rio Marina, www.riomarinaservice.it
Marina Porto Azzurro, Isola d’Elba, www.marinaportoazzurro.com
Marciana Marina, Isola d’Elba, www.portodimarcianamarina.it
Marina di Grosseto, Marina di Grosseto, www.portodellamaremma.it
Talamone, Talamone,  https://www.maremmare.it/porto-di-talamone.aspx
Porto Del Valle, Porto S. Stefano, http://www.portodelvalle.it
Giglio Porto, Isola del Giglio, https://www.giglioinfo.it/isola-del-giglio/info-viaggio/come-arrivare-al-giglio/in-barca/
Porto Ercole, Orbetello, www.marinadeipresidi.it
Marina Cala Galera, Orbetello,  www.marinacalagalera.com

Livorno rappresenta una buona notizia perché il nuovo porto in costruzione potrebbe diventare molto attrattivo per yacht e mega yacht. Il progetto è stato curato dall’architetto Casamonti dello studio Archea di Firenze.

Lungo i 578 chilometri di litorale della Toscana si sviluppa un consolidato sistema di porti, approdi e ormeggi. Queste strutture, con le attività legate all’industria del diporto, come la costruzione di imbarcazioni specializzate, la manutenzione e il rinnovamento, in aggiunta ai servizi di supporto, costituiscono una parte significativa dell’economia marittima della Regione.

In Versilia il primo porto che s’incontra è quello di Marina di Carrara, storicamente votato all’esportazione del marmo bianco delle Apuane, ma che non è mai riuscito a offrire una darsena degnamente attrezzata per il turismo nautico, nonostante vi siano stati numerosi piani e progetti. Solo alla foce del Versilia, a Cinquale, tra Marina di Massa e Forte dei Marmi, vi sono due strutture con ormeggi ben organizzati ma limitatamente a imbarcazioni a motore, a causa dei bassi fondali della foce – la cosiddetta “barra” – e dei ponti stradali non sufficientemente alti per far transitare gli alberi delle barche a vela. La Versilia si conclude a Viareggio, che ha una lunga tradizione marinaresca ma, oltre a una modesta parte del porto dedicata al diporto, gran parte delle banchine è utilizzata dalla cantieristica navale; dove, peraltro, si producono quelle navi da diporto per le quali l’Italia è diventata leader nel mondo.

Le isole dell’arcipelago creano quasi un ponte naturale per la navigazione da diporto tra la costa toscana, Sardegna e la Corsica. Tappe di grande suggestione tra porti nati ai piedi di antichi borghi fortificati, sapori unici da scoprire e natura da ammirare.

Le infrastrutture al servizio del diporto nautico della Toscana sono in totale 65, tra queste ci sono 8 marina, 37 porti polifunzionali e 20 punti di ormeggio. I posti barca complessivi sono 17.701.

Il Marina di Pisa ha una storia molto tormentata sia per le condizioni della sua imboccatura sulla sponda Sud dell’Arno – quella Nord lambisce la tenuta di San Rossore, riservata alla Presidenza della Repubblica – sia per la contradditoria gestione dei posti barca, in parte in concessione e in parte in proprietà privata. Inoltre, è un marina privo quasi del tutto di servizi. Il problema dell’insabbiamento, che si forma alla foce dell’Arno, è consistente perché crea difficoltà alle imbarcazioni con pescaggio elevato.

Il tema dei dragaggi è un’altra spina nel fianco per la portualità turistica in Italia. Le norme per realizzarli sono particolarmente stringenti e i costi esorbitanti. Non solo i permessi sono un ginepraio, ma anche lo smaltimento dei fanghi è piuttosto complicato, tanto da incidere significativamente sui costi dell’operazione. E questo è forse uno dei motivi per cui molti porti turistici fanno fatica a mantenere “pulite” e quindi sempre accessibili, soprattutto ai mega yacht, le proprie imboccature.

Attraccare in Toscana vuol dire godersi la vita di porto e poter fare escursioni nelle più famose città d’arte o in borghi meno conosciuti, ma dal grande fascino, E ovviamente, fare cambusa con prodotti enogastronomici tipici del territorio per ottime cene a bordo.

Livorno rappresenta una buona notizia perché il nuovo porto in costruzione potrebbe diventare molto attrattivo per yacht e mega yacht. Il progetto è stato curato dall’architetto Casamonti dello studio Archea di Firenze e la realizzazione è frutto della collaborazione tra D-Marin e Azimut Benetti. I lavori sono iniziati a gennaio e termineranno all’inizio del 2027. La concessione ha una durata di 40 anni e sono previsti 815 ormeggi con posti barca fino a 80 metri di lunghezza. Perché dovrebbe essere attrattivo? Intanto perché il progetto prevede molti servizi, tra i quali numerosi ristoranti. Inoltre, non si pone come uno spazio separato dal resto della città, ma in continuità con essa e, infine, perché il porto farà parte del network D-Marin. “Il porto turistico di Livorno farà parte della rete di 25 marine D-Marin del Mediterraneo – afferma Nicola Caffo, Direttore Generale di D-Marin Italiae un armatore che deciderà di ormeggiare stabilmente a Livorno potrà usufruire di una settimana di ormeggio negli altri porti turistici del network”. Inoltre, il servizio prevede una App per prenotare l’ormeggio, gestire i servizi aggiuntivi, monitorare l’imbarcazione 24 ore su 24 per sette giorni su sette grazie ai sensori smart e gestire l’energia di bordo dallo smartphone. Da Livorno all’Argentario ci sono alcuni porti turistici ben attrezzati: Marina Cala De’ Medici, Marina San Vincenzo, Marina di Salivoli, Punta Ala, Marina di Grosseto e Talamone. La maggior parte di questi però è in grado di accogliere barche fino a 24 metri di lunghezza, con le sole eccezioni di Cala De’ Medici (36 metri), Cecina (27 metri), Scarlino (36 metri) e Punta Ala (28 metri). Infine, ci sono i tre marina dell’Argentario: Porto Santo Stefano, Porto Ercole e Cala Galera.

Porto Santo Stefano ben rappresenta uno dei tanti esempi di contraddizione della Toscana. È la patria dei comandanti di yacht e navi da diporto, eppure all’ormeggio è praticamente impossibile trovare un’imbarcazione superiore ai 30 metri. È vero che il diporto deve convivere con i traghetti per l’Isola del Giglio, la cantieristica, la pesca e i mezzi militari, ma se adeguatamente riorganizzato, forse, potrebbe accogliere anche le imbarcazioni più grandi. Da osservare che a poche centinaia di metri, a ponente del porto, vi è una baia che offre un buon ridosso estivo a barche anche molto grandi, ma in modo precario. I fondali sono alti e con due moli non troppo lunghi si otterrebbe un marina per super e maxi-yacht di grande pregio e qualità. A Porto Ercole, l’anomalia è rappresentata da una concessione per la gestione dei pontili che il Comune ha recentemente assegnato a sé stesso. Si tratta di una concessione di 50 anni e, solitamente, per un periodo così lungo, in cambio si dovrebbe realizzare l’opera. Questo almeno è quello che succede ai privati che presentano un progetto di porto turistico e chiedono una concessione pluriennale. È difficile anche immaginare quale sia la norma che consenta a un ente locale di assegnarsi la gestione di pontili per cinquant’anni, senza particolari lavori da realizzare.

Navigando lungo il litorale la prua sfiora la macchia mediterranea, distesa fino a lambire le spiagge o aggrappata sugli scogli
che abbracciano e proteggono cale incontaminate dove gettare l’ancora per un bagno.

La questione normativa non è certo un problema solo toscano. Spesso, la confusione regna, ma le leggi regionali toscane in tema di portualità non si sono distinte per chiarezza. Nel 2005, per esempio, la legge attribuiva tutte le competenze alla Regione senza fare alcun riferimento al DPR 509, che è quella norma che ha razionalizzato la procedura per le concessioni demaniali e ha stabilito che per procedere ci debba essere la Conferenza dei Servizi. A cosa serve? A mettere intorno a un tavolo tutti gli enti coinvolti e a valutare un progetto per la realizzazione o l’adeguamento di un porto turistico. E dopo la legge del 2005, in Toscana c’è stata una seconda legge regionale varata nel 2014. In questo testo si faceva riferimento al DPR 509, ma non per quanto riguarda le procedure. Insomma, lo abbiamo detto più volte. A nostro avviso servirebbe uniformare e coordinare le procedure per la realizzazione e l’adeguamento dei porti turistici esistenti. È paradossale che in un tratto di costa si debba seguire una determinata procedura e poche miglia più in là, un’altra. Ma non è solo una questione di mancanza di leggi nazionali in materia. “Nel 2012 – racconta Angelo Zerilli, Capitano di Vascello e consulente per i porti turistici – è stata varata dal parlamento un’ottima legge che è quella dei ‘distretti turistici’. Questa legge prevede che ci sia un distretto centrale che esamina tutte le richieste e poi le inoltra per competenza alle Regioni. È una legge che tenta di coordinare e uniformare le procedure, che, purtroppo, non è mai stata applicata, né in Toscana, né altrove”. Manca, anche in Toscana, una visione complessiva che superi gli interessi particolari a beneficio dello sviluppo del turismo nautico. C’è un contrasto evidente e per certi aspetti naturale.

«Nel 2012 è stata varata un’ottima legge dei distretti turistici. Questa legge prevede che ci sia un distretto centrale che esamina tutte le richieste e poi le inoltra per competenza alle Regioni. È una legge che tenta di coordinare e uniformare le procedure, ma che, purtroppo, non è mai stata applicata, né in Toscana, né altrove». Angelo Zerilli, Capitano di Vascello

Le strutture esistenti non hanno alcun interesse a farne sorgere altre potenzialmente concorrenti, ma questo determina che una zona non si sviluppi pienamente e non sfrutti tutte le potenzialità che avrebbe per diventare attrattiva. Un esempio è quello di Portoferraio all’Elba, una baia che potrebbe essere riorganizzata per aumentare i posti barca disponibili, ma chi ha le concessioni difficilmente favorisce un processo di questo tipo. E così a Portoferraio ci sono ancora capannoni che risalgono alla Seconda Guerra Mondiale, invece di progettare, e magari realizzare, una struttura più moderna che sappia incontrare le esigenze del diporto, sia quello delle barche più piccole, sia quello dei mega yacht. In Toscana, a differenza della Liguria, non ci sono state mareggiate che hanno distrutto i porti turistici e provocato danni ambientali – come a Rapallo nel 2018 – ma non per questo è stata immune da vere e proprie emergenze. Il naufragio della Costa Concordia all’Isola del Giglio nel 2012 e l’anno prima, nel 2011, lo sversamento di 200 fusti tossici provenienti dalla raffineria di Priolo Gargallo in provincia di Siracusa, che venivano trasportati da un cargo, hanno rappresentato dei veri e propri disastri ambientali in una Regione che brilla per la tutela del suo preziosissimo ambiente.

Per concludere la panoramica dei porti turistici in Toscana dobbiamo ricordare i marina delle isole dell’Arcipelago. Tutte hanno ovviamente almeno un approdo per i collegamenti con la terraferma. Ovviamente questi tendono poi, a mano a mano che in ciascuna isola si sviluppa il turismo, ad ampliarsi e ad organizzarsi per accogliere il naviglio da diporto. I casi sono molto differenti: dall’Elba che – oltre a Portoferraio – ha i porti turistici di Marciana Marina, Marina di Campo, Porto Azzurro, Rio Marina e Cavo, ma che evidentemente non bastano, visto la quantità di campi boe sparsi lungo le sue coste. Anche al Giglio e a Capraia ci sono porti e approdi, mentre a Giannutri, che è zona protetta, l’ormeggio è molto limitato. A Montecristo e a Pianosa ci si va solo su prenotazione e solo con i mezzi dell’Ente Parco. Anche Gorgona, essendo ancora carcere, è praticamente inaccessibile. Sarebbe auspicabile un maggior coordinamento tra tutti gli enti e le associazioni, sia quelle dell’Arcipelago, sia quelle della terraferma per sviluppare una rete efficiente a beneficio di un turismo coordinato, rispettoso delle tutele ambientali, ma comunque in grado di far godere dei paesaggi che queste isole sono in grado di offrire.

* Paolo Viola

Paolo Viola (Napoli, 1936) è ingegnere-urbanista, specializzato in progettazione portuale, responsabile dell’area “Marina & Waterfront” di WiP Architetti s.r.l., classificato fra i primi 100 studi di architettura e design d’Italia. Ha fondato il Master sulla “Pianificazione e progettazione sostenibile delle aree portuali” dell’Università Federico II° di Napoli ed è autore del volume “Porti turistici, approccio multidisciplinare per una strategia progettuale integrata” (Flaccovio, 2010). 

(Focus Harbours – Toscana, 2nd chapter – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Luglio 2025)