Fare i conti con la realtà, l’editoriale di Franco Michienzi

Lo yachting e la realtà sono due facce della stessa medaglia. La cronaca ci offre, purtroppo, molti spunti di riflessione

by Francesco Michienzi

Da dove partiamo questo mese? In teoria dall’affondamento del Perini di 56 metri di lunghezza Bayesian avvenuto lunedì mattina 19 agosto. Quindici persone sono sopravvissute, purtroppo altre 7 hanno perso la vita. Nel momento in cui scriviamo si possono fare solo delle ipotesi, che potranno essere smentite o suffragate quando sarà recuperato il relitto. Personalmente non mi avventuro in alcun sentiero, non perché temo le cause per risarcimento danni minacciate dal presidente di The Italian Sea Group, proprietaria del marchio Perini. Comprendo la necessità di salvaguardare il nome del brand di un gruppo quotato in borsa. Non comprendo le affermazioni di coloro che esprimono certezze granitiche sulla dinamica e le cause dell’accaduto. Non azzardo alcuna ipotesi per il rispetto dovuto alle persone scomparse e per i superstiti che saranno segnati per tutta la vita da questa terribile vicenda. Ho trovato stridente la preoccupazione dei vertici del cantiere di preservare l’andamento dei corsi borsistici in un momento così triste.

IL BAYESIAN È UN SUPERYACHT A VELA DI 56 METRI DI LUNGHEZZA, COSTRUITO CON IL NOME DI SALUTE DA PERINI NAVI A VIAREGGIO. LA NAVE È STATA RISTRUTTURATA L’ULTIMA VOLTA NEL 2020 ED ERA DI PROPRIETÀ EFFETTIVA DELLA REVTOM LTD, SOCIETÀ MANNESE RICONDUCIBILE AD ANGELA BACARES, MOGLIE DELL’IMPRENDITORE TECNOLOGICO MIKE LYNCH RIMASTO VITTIMA DEL NAUFRAGIO.

Questa vicenda mi spinge a riflettere su quali siano gli elementi che danno fiducia agli investitori finanziari. Nel turbinio delle notizie, mi chiedo se sia sufficiente un’ipotesi avventata di una barca con un’anomalia, costruita oltre venti anni fa, per alterare il corso borsistico. Non dovrebbero essere di maggiore interesse le azioni sulle cose che si stanno facendo oggi e su quelle che si vorrebbero fare domani? Quante barche si sono vendute, quante se ne stanno costruendo, quali sono i margini di profitto reali, quali sono gli investimenti che si stanno mettendo in campo? In sostanza si dovrebbe tenere conto di quale sarà il grado di affidabilità di un brand per il futuro, ciò che è stato fatto in passato da altri è importante per l’heritage, ma ha un valore effimero se non è supportato da azioni concrete per l’oggi e per il domani. Offrire la tribuna dei propri media senza la possibilità di verificare le notizie è abbastanza improprio. C’è qualche collega della stampa finanziaria nazionale e internazionale che non si limita a diffondere veline e comunicati stampa?

NEL 2030, SECONDO IL PNIEC, PIANO NAZIONALE INTEGRATO PER L’ENERGIA E IL CLIMA, IL PARCO AUTO ITALIANO DOVREBBE RAGGIUNGERE I 4,3 MILIONI DI VEICOLI ELETTRICI. LE STIME CONSIDERANO CHE CON IL TREND ATTUALE SI ARRIVERÀ A 600 MILA UNITÀ, IN QUESTO MOMENTO CIRCOLANO 226.799 ELETTRICHE. A NASO SI PROSPETTA UN FALLIMENTO DELL’OBIETTIVO.

Abbiamo già parlato molte volte delle difficoltà delle case editrici e della loro necessità di far quadrare i bilanci, e per farlo, a volte, si trovano costrette a chiudere un occhio e forse entrambi. Del resto, non è facile entrare nelle stanze segrete delle aziende. La trasparenza cozza con le intimidazioni e le ipotesi di querela. Me ne rendo conto. Tutti teniamo famiglia, però forse è meglio cambiare mestiere. Il giornalismo è una cosa diversa dalle pubbliche relazioni. Intendiamoci, non sto accusando alcuno di nulla. Rifletto solo sulle difficoltà che ogni giorno dobbiamo affrontare e che ci distraggono dalla bellezza di questo magnifico mondo dello yachting che non è fatto solo di estetica, poiché anche l’etica vuole la sua parte.

I DIPORTISTI EUROPEI SONO FAVOREVOLI ALL’USO DI MOTORI E CARBURANTI ALTERNATIVI. ALLO STESSO TEMPO, PERÒ, SONO CRITICI NEI CONFRONTI DEL PAGAMENTO DI PREZZI SIGNIFICATIVAMENTE PIÙ ALTI O DI COMPROMESSI SULL’AUTONOMIA E LA SICUREZZA.

La premessa di questo editoriale è andata un po’ per le lunghe, chiedo venia. In realtà quello di cui vi volevo parlare riguarda la sostenibilità. Tema appassionante, ma schiacciato dalle logiche dei tempi imposti dai nostri legislatori europei che non sono diversi da quelli italiani che, come sapete, non amo particolarmente. Nel 2030, secondo il Pniec, Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, il parco auto italiano dovrebbe raggiungere i 4,3 milioni di veicoli elettrici. Le stime considerano che con il trend attuale si arriverà a 600 mila unità, in questo momento circolano 226.799 vetture. A naso si prospetta un fallimento dell’obiettivo, con buona pace dei costruttori cinesi e di Elon Musk. E nella nautica cosa succede? Esattamente nessuno lo sa con precisione. La barca elettrica è improponibile al di fuori dei laghi e della Laguna di Venezia. A oggi, l’iniziativa è lasciata alla capacità dei singoli operatori di mettere in campo attività molto lodevoli, frutto di visioni affascinanti, ma dai costi elevatissimi. È fuori discussione che la tendenza alla sostenibilità nella costruzione di imbarcazioni e ai sistemi di propulsione alternativi è in forte crescita. Il vero freno a questo processo sono i costi più alti delle tecnologie da adottare. I diportisti europei sono favorevoli all’uso di motori e carburanti alternativi. Allo stesso tempo, però, sono critici nei confronti del pagamento di prezzi significativamente più alti o di compromessi sull’autonomia e la sicurezza. 

In questa fase non è ancora evidente una chiara focalizzazione su un’unica tecnologia di decarbonizzazione e l’industria deve continuare a svilupparsi con lungimiranza e a reagire alle nuove richieste della politica e, di conseguenza, alle aspettative dei clienti. Tutti gli attori devono lavorare insieme per raggiungere l’obiettivo di un’industria nautica sostenibile e perseguire soluzioni globali. È vero che senza date precise entro le quali raggiungere un obiettivo non ci sarà mai progresso, ma per quale ragione solo gli europei devono essere così perentori? Non sarebbe più utile diluire queste tempistiche almeno nella fase di ricerca di soluzioni vere, adottabili da tutti e con costi accettabili? Pandemie e guerre sciagurate hanno cambiato il terreno di gioco. Non sarebbe il caso di tenerne conto? Politici europei, riuscite a comprendere che forse la salvaguardia del pianeta passa anche dalla capacità di affrontare con intelligenza la situazione che stiamo vivendo? In questo scenario non mancano le assurdità come quella del suv Cybertruck Tesla dotato di mitragliatrice, mostrato dal leader ceceno Ramzan Kadyrov. Con un video su Telegram, Kadyrov si riprende mentre guida brevemente l’avveniristico pickup per poi rientrare in garage e piazzarsi sul cassone, dietro alla mitragliatrice. Il leader ceceno dice di essersi “letteralmente innamorato” del veicolo, e lo definisce “un vero animale invulnerabile e veloce che sarà presto inviato nella zona del distretto militare Nord-Est – nei luoghi nei quali si sta combattendo la guerra tra Russia e Ucraina – dove porterà molti benefici ai nostri soldati”. Nello stesso video il dittatore ringrazia ironicamente Musk per avergli creato questo veicolo indistruttibile. Non è forse arrivato il momento di ripensare a tutte le nostre politiche industriali? Non siamo un mondo parallelo avulso dall’inquinamento feroce causato dalle guerre? In questo limbo non sarebbe il caso di rivedere i timing perentori per la neutralità di emissioni di CO2? Magari lasciando libera l’industria e la ricerca scientifica di cercare le soluzioni migliori?

(Fare i conti con la realtà – Barchemagazine.com – Ottobre 2024)