Compriamo un timone, l’editoriale di Franco Michienzi

La 64esima edizione del Salone Nautico Internazionale di Genova ci dà l’occasione per molteplici riflessioni, grazie ai nostri amati governanti, sempre in prima fila a prendersi meriti che non hanno

by Francesco Michienzi

Cosa resta nell’immaginario collettivo della 64esima edizione del Salone Nautico Internazionale? L’avventata dichiarazione della seconda carica dello Stato, che pensa che gli italiani siano così poveri da non potersi permettere neanche l’acquisto di un timone? Le dichiarazioni del Sindaco di Genova, orgoglioso di tutte le nuove opere che si realizzano nella sua regione? Saremmo orgogliosi anche noi, se poi a queste nuove opere fosse dedicata la giusta attenzione con una bella manutenzione programmata negli anni per mantenerne la bellezza originaria. Pensate al padiglione blu disegnato da uno dei maestri dell’architettura contemporanea, Jacques Nouvel, che ha perso gli specchi nella parte frontale e le cui scale mobili funzionano solo quando se lo ricordano. Pensate alla tensostruttura davanti al palasport che verrà abbattuta perché interferisce con il progetto di recupero dell’area di Renzo Piano

«CONFERMIAMO LA VOLONTÀ DELLA CIVICA AMMINISTRAZIONE
DI RIMUOVERE LA TENSOSTRUTTURA, COLLOCATA DAVANTI
AL PALASPORT, PERCHÉ È STATA RITENUTA OPERA NON COERENTE
CON IL PROGETTO DI RENZO PIANO».
PIETRO PICIOCCHI, VICESINDACO DEL COMUNE DI GENOVA

In realtà, da quando è stato costruito, non ha mai visto neanche un grammo di vernice per essere protetto dalla ruggine causata dalla salsedine. Un vero peccato, si tratta di un’opera che caratterizza la linea di costa e che oggi rischia di vedersi abbattuta anche perché la sua distruzione è più economica rispetto alla sua manutenzione. La struttura, detta anche Le Vele, opera dell’architetto genovese Vittorio Grattarola, è l’unica di questo genere e dimensioni a Genova dove possano svolgersi manifestazioni all’aperto, ma al riparo da eventi atmosferici, come è stato per la Ocean Race, concerti, Salone Nautico ed Euroflora, oltre ad essere utile anche durante l’anno per la manutenzione e il refit delle barche che stazionano nelle marine della fiera. Sono sicuro che le aziende italiane di vernici sarebbero liete di sponsorizzarne il recupero.

Purtroppo l’Italia è il paese delle grandi infrastrutture che poi vengono abbandonate a loro stesse per poi essere lasciate marcire o abbattute quando va bene. Siamo il paese ammorbato dalla burocrazia, che costringe chi lavora a peripezie inimmaginabili. La stessa burocrazia che con i suoi cavilli e riti ottocenteschi costringe un regolamento di attuazione, come quello del nuovo Codice della Nautica, a passare al vaglio e alla firma di 14 ministeri. Confindustria Nautica ha dovuto lottare contro un Molok invisibile per portare a casa un risultato tanto atteso. Anni di lobbing, convegni e tavole rotonde, per avere la carità di un po’ di attenzione da parte di politici impegnati nella loro visibilità quotidiana a scapito del lavoro per migliorare la vita dei cittadini. Perché dobbiamo mendicare quello che ci spetta di diritto? Dove è finito il ministro Calderoli, che doveva abrogare centinaia di migliaia di provvedimenti e leggi inutili? Abbiamo rincorso per anni la riforma del Codice della Nautica sottraendo tempo e risorse all’elaborazione di progetti nuovi in grado di incidere concretamente sullo stato dell’industria nautica italiana. Turismo nautico e infrastrutture per grandi yacht, solo per citarne due, sono temi che non vedono in campo alcuna iniziativa credibile. Certo, avere il Wi-Fi gratuito nei porti è un’iniziativa lodevole, ma non vi sembra un po’ poco? Quando penso ai nostri politici mi dico che non dobbiamo disperare, in fondo la nostra fortuna è quella di vivere nel paese di Giuliano Sangennaro che vede, provvede e risolve tutto.

«SE UNO GUARDA TUTTE  LE BARCHE CHE SONO QUI, GLI VIENE VOGLIA DI COMPRARLE TUTTE. POI SI RICORDA CHE NON HA I SOLDI NEANCHE PER UN TIMONE. MA TUTTI SOGNIAMO DI POTER STARE SOPRA A UNA DI QUESTE BARCHE ALMENO PER QUALCHE ORA». IGNAZIO LA RUSSA, PRESIDENTE DEL SENATO DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Per tornare al quesito iniziale, possiamo dire che il Salone Nautico di Genova ha mostrato ancora una volta il grande popolo dei diportisti italiani, innamorato del mare e delle barche, che nonostante i disagi che deve sopportare per visitare la fiera, non fa mai mancare il suo entusiasmo. Abbiamo visto diportisti felici desiderosi di ammirare le novità della cantieristica internazionale. Tra gli stand si sono registrate sensazioni positive, segno di una leggera ripresa del mercato anche nella fascia media, dopo la gelata dei mesi passati. L’Italia è davvero un grande paese, non solo per la sua industria di eccellenza, ma anche per le persone che amano navigare. Ci resta anche la certezza che finalmente, quando verrà chiuso il cantiere, avremo una sede espositiva meravigliosa, di grande impatto e unica nel suo genere. Siamo quasi alla fine dei lavori e voglio sperare che i vertici dei principali cantieri nautici italiani prendano nelle loro mani questo strumento per ribadire al mondo il valore della nostra industria.

Lo avevo già scritto qualche anno fa, ma voglio ripeterlo. Il Salone del Mobile di Milano è stato lo strumento che ha aiutato le industrie del legno arredo italiane a diventare leader incontrastate nel mondo dopo aver smesso di portare a Colonia le loro novità. Nel mese di settembre ci sono tre saloni nautici importanti, che sono cresciuti negli anni grazie ai marchi di casa nostra. Perché non portare a Genova tutto il meglio dei nostri prodotti? Perché non fare le conferenze stampa annuali a Genova?  I saloni esteri dovrebbero essere coperti dagli importatori locali, non dalle case madri. La favola del fascino della Costa Azzurra lascia il tempo che trova, basti provare a voler parcheggiare la propria vettura dopo le 10 del mattino, solo per citare un Minus. Siamo un’industria forte, abbiamo i prodotti migliori, perché non presentarli in anteprima a casa nostra? Certo, c’è ancora molto da fare in termini di infrastrutture, di trasporti e ricettività, ma si può lavorare.

«OGNI SALONE NAUTICO RAPPRESENTA UN TRAGUARDO SEMPRE DIVERSO, IN QUESTO CASO È ANCHE UN TRAGUARDO PERSONALE, POICHÉ È IL MIO ULTIMO SALONE IN VESTE DI PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA NAUTICA. TRA ALCUNI MESI TERMINERÒ IL MIO MANDATO: SONO STATI SEI ANNI VERAMENTE INTENSI, DURANTE I QUALI HO AVUTO IL PRIVILEGIO DI RAPPRESENTARE L’INDUSTRIA DELLA NAUTICA DA DIPORTO, UNA DELLE QUATTRO ECCELLENZE DEL MADE IN ITALY». SAVERIO CECCHI, PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA NAUTICA

Il pensiero finale lo voglio dedicare a Saverio Cecchi, un uomo straordinario, che ha lavorato senza risparmio di energie su tutti i fronti, quello delle infrastrutture per la fiera, quello dell’approvazione del regolamento di attuazione del codice, e di altri provvedimenti, e quello dell’associazione, arrivando quasi al traguardo di coinvolgere tutti gli attori principali. Mi è sembrato di capire che questo sarà il suo ultimo anno da presidente di Confindustria Nautica. Lo ringrazio per il lavoro fatto a nome di tutti i nostri lettori. Spero che il nuovo presidente possa raccogliere un’eredità così importante con lo stesso vigore, energia e correttezza. Purtroppo, ascolto un rincorrersi di voci sul rinnovo dei vertici dell’associazione che hanno uno sgradevole senso di guerra di potere tra fazioni contrapposte e interessi particolari. Quello che serve è un senso di servizio, grande progettualità innovativa, marcata visione del futuro, totale trasparenza e buona capacità di coinvolgere tutti per un lavoro comune e disinteressato.

(Compriamo un timone – Barchemagazine.com – Novembre 2024)