Paolo Vitelli, l’editoriale di Franco Michienzi

Paolo Vitelli è stato il paradigma più autentico di un modo di vivere e interpretare l’essere uomo che lascia un’eredità di valori e idee straordinaria

by Francesco Michienzi

Paolo Vitelli, fondatore del Gruppo Azimut Benetti, fa parte di quella categoria di persone, che uno dei più illustri scrittori del secolo scorso, Ernest Renan, definisce come grandi uomini, che sarebbero il fine stesso dell’umanità. Produrre grandi uomini è lo scopo verso il quale tende l’intera natura. Paolo Vitelli è stato grande, non solo per la sua azienda e la sua famiglia, ma lo è stato per la nostra società in generale e per la nautica in particolare. La forza di volontà con la quale ha costruito il più importante gruppo industriale del nostro settore, era sorretta dalla coerenza con la quale ha fatto le scelte principali.

photo by Francesco Michienzi @2007.

Gli imprenditori di successo come lui hanno dei sogni e agiscono per realizzarli. Aveva una certa disponibilità ad abbracciare i rischi cogliendo un’idea rapidamente senza preoccuparsi dell’esito. Aveva audacia e coraggio, la sua tolleranza al rischio era sempre accompagnata da una grande dose di fiducia. Il primo Benetti di cento piedi che vendette lo disegnò su un tovagliolo di carta al ristorante insieme all’ingegner Bianchi. Non aveva paura di nulla, si circondava sempre di persone di valore dalle quali riusciva a interiorizzare le idee migliori. Era assetato di sapere, non sprecava mai il suo tempo in chiacchiere inutili. Ogni incontro con lui era una specie di esame universitario, ti interrogava su tutto. Era parsimonioso, non era avido. Aveva interesse per il denaro solo come strumento per far crescere la sua azienda. Non ritirava mai gli utili che lasciava sempre a disposizione per nuovi investimenti. Era il più bravo e lo sapeva, ma non era arrogante. Si mostrava sempre orgoglioso del suo lavoro e dei successi. Non tutti lo amavano a causa di scelte che a volte l’imprenditore deve necessariamente compiere per privilegiare il buon andamento della sua azienda. Poteva permettersi ogni cosa, anche il lusso di avere un tenore di vita come quello dei suoi facoltosi clienti, senza mai farlo, perché era una persona semplice nella sua complessità.

Nato a Torino nel 1947, fin da giovane Paolo Vitelli ama intraprendere, coltiva la passione del creare dal nulla una impresa via l’altra, fino a diventare uno dei maggiori imprenditori dell’industria nautica mondiale. Il Gruppo Azimut Benetti ha concluso lo scorso anno nautico con 1,3 miliardi di ricavi, registrando una crescita del 55% in soli 4 anni.

Negli ultimi anni aveva lavorato alla sua barca ideale, insieme al suo storico progettista e amico Stefano Righini, Benetti BYond. Una nuova gamma di cui era particolarmente orgoglioso, ma dopo il varo della prima unità non resistette a venderla a un armatore innamorato del progetto. Veniva sempre prima il bene dell’azienda rispetto al proprio. Si è dedicato anche alle istituzioni come presidente di Ucina, oggi Confindustria Nautica. Sono gli anni che hanno permesso all’industria nautica italiana di scalare tutti i gradini che l’hanno portata a essere la prima al mondo. Visioni, intuizioni, forza di volontà e tantissimo lavoro sono gli elementi chiave di un successo riconosciuto da tutti. Tutti i suoi compagni di viaggio, amici, colleghi, competitor e avversari, hanno confermato con le loro parole la grandezza di questo uomo e del suo lavoro instancabile. 

È stato chiamato anche dalla politica in Parlamento. Sarebbe stato un ottimo ministro dell’Industria, ma le lotte di potere e la demagogia, a cui non era avvezzo, non lo hanno consentito. Ricordo ancora il comico Crozza che lo derise, insieme all’imprenditrice Diana Bracco, perché in due si potevano comprare mezza Europa. Vitelli non aveva bisogno di nulla per sé, il suo era un evidente spirito di servizio, una scelta civica che le persone di valore dovrebbero sempre fare per migliorare l’esistenza di tutti. La differenza con molti politici di oggi è che questi non saprebbero che altro lavoro fare. La sua generosità d’animo assume una dimensione plastica in questo aspetto. “Mi sono battuto per avere meno burocrazia, leggi di migliore qualità, meno costi per la politica…ma il dibattito, invece di focalizzarsi sui contenuti, troppo spesso si concentra su come occupare poltrone o posti di potere”

Due anni fa Paolo Vitelli ha lasciato il timone dell’azienda alla figlia Giovanna, dichiarando: «Forse non ho più l’età per prevedere cosa avverrà nel futuro. Questo è il tuo tempo».

In occasione delle celebrazioni dei 150 anni di fondazione del marchio Benetti, lasciò trasparire la felicità per aver capito che quanto aveva costruito era in buone mani. Giovanna Vitelli era riuscita nella difficile impresa di essere a capo del Gruppo non perché figlia di Paolo, ma per aver dimostrato nei fatti il proprio valore. Paolo Vitelli è stato un vero pioniere guidato nella sua azione dal suo cuore. Il suo successo nel business è il risultato della sua autenticità. Quelli che si sono uniti alla sua causa o hanno acquistato le sue barche lo hanno fatto perché credevano in lui e in quello che stava vendendo. La sua attività è stata davvero un’estensione di lui. Ha perseguito idee che hanno fatto battere il cuore, e questa è la motivazione che lo ha sorretto anche nei momenti più difficili che non sono mancati in questi 50 anni di storia.

«Diventare ricco non è mai stato il criterio di molla della mia vita. Diventare primo sì, diventare bravo sì, farmi riconoscere come innovatore sì, come un torinese che gira il mondo con la valigetta e va ad aprire nuovi mercati sì, questi sono stati i miei veri stimoli». Paolo Vitelli

Stefano Righini and Paolo Vitelli @2016

Voglio chiudere questo mio personale ricordo di Paolo Vitelli con un suo intervento di 15 anni fa. “La nautica italiana ha vissuto una fase pionieristica, fatta di genialità, di grande innovazione e di una qualità artigianale spinta alle stelle: mi riferisco ai Riva, ai Benetti, ai Baglietto, ai Picchiotti, ai Sangermani e a molti altri. Questi nomi sono stati per me un mito, mi hanno creato una passione infinita e una voglia di sfida, una voglia di fare, forse per emularli. Quando ho iniziato la mia attività, si è aperta la seconda fase della nautica, quella dei Cranchi, dei Ferretti, dei Fiart, degli Italcraft, dei Bora Fincantieri, dei Sessa, dei Rio e dei Gobbi e, a Viareggio, dei Versilcraft, dei Sanlorenzo e dei Mangusta, della mia Azimut, per citare solo alcuni nomi di un lungo elenco. Aziende tutte che hanno cavalcato la passione dei loro titolari, valorizzando la loro tradizione, qualche volta centenaria, trasformandosi in realtà industriali; favoriti dalla grande crescita del mercato, dalla realizzazione delle infrastrutture portuali, dall’aumento del tempo libero e da un benessere più diffuso. Questi pionieri della nautica sono diventati industriali, hanno inventato la costruzione in vetroresina, la produzione di serie, la vendita tramite concessionari, il servizio e la globalizzazione dei mercati. Un percorso duro, ma nello stesso tempo facile. Il richiamo del made in Italy e la crescita economica, uniti alla grande passione e al lavoro profuso da questo gruppo di imprenditori, hanno fatto crescere il settore da segmento di nicchia a grande industria di cui il paese deve sentirsi orgoglioso. Oggi viviamo una nuova realtà: soffriamo tutti la crisi internazionale, la crescita troppo veloce, la forza dell’euro e, in alcuni casi, il passaggio generazionale. Il mercato della nautica si riprenderà molto presto, più presto di quanto non impiegherà l’economia mondiale, ma non sarà sufficiente. Nei prossimi mesi si aprirà la terza fase della nautica, quella che porterà al successo le industrie che sapranno trasformare i propri valori imprenditoriali in organizzazione, in professionalità, in continuità familiare o in managerialità. Vincerà soprattutto chi continuerà a trasformare l’amore per il prodotto in qualità”.

(Paolo Vitelli – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Febbraio 2025)