Il nuovo presidente di Confindustria Nautica prenderà tra le mani il timone per guidare l’associazione sulla rotta perigliosa di un particolare momento di mercato
by Francesco Michienzi
In questo mese di maggio si svolgeranno le elezioni per il nuovo presidente di Confindustria Nautica. Saverio Cecchi termina il suo mandato con il raggiungimento di tutti gli obiettivi del suo programma. Tra quelli che considero più significativi c’è la ricomposizione nell’associazione di tutti i principali attori dell’industria nautica italiana. Saverio è un uomo di grande equilibrio, appassionato lavoratore, che non ha risparmiato le forze nel dedicarsi all’associazione. Lo ha fatto con umiltà e spirito di servizio per far crescere l’istituzione che ha rappresentato. A lui va il plauso e la sincera gratitudine di tutti gli operatori del settore.
Saverio Cecchi lascia la presidenza di Confindustria Nautica avendo centrato tutti gli obiettivi del suo mandato. A lui il grazie di tutti gli operatori nautici italiani.
Il nuovo presidente si trova a raccogliere il testimone in un momento di particolare incertezza dei mercati e per questa ragione avrà bisogno del contributo di tutti gli associati per trovare le risposte necessarie ad un repentino cambio di scenario macroeconomico. Non mi aspetto che vengano risolti tutti i problemi e affrontati tutti i temi con cui ci confrontiamo ogni giorno nelle nostre imprese. Mi aspetto un lavoro di sintesi condiviso il più possibile da tutti. Mi piacerebbe che fossero individuati pochi obiettivi su cui concentrare gli sforzi, come, ad esempio, ridurre il peso della burocrazia nel nostro lavoro, individuare una politica efficace in tema di sostenibilità e cosa fare per ampliare la platea dei diportisti italiani.
In questi anni abbiamo rincorso i nostri rappresentanti politici italiani con alterni risultati per avere il giusto supporto alle necessità delle nostre aziende. Purtroppo, si considerano migliori dei cittadini che amministrano, vivono nella quarta dimensione, sono incapaci di rispondere alle reali necessità di chi fa impresa e di chi lavora onestamente. Dal nuovo presidente non mi aspetto la Pace nel mondo, anche se l’auspichiamo tutti. Mi aspetto una battaglia vera verso quegli operatori di questo settore che non agiscono con le regole della correttezza, perché rovinano il mercato e mettono in difficoltà le aziende oneste. Sono una minoranza, lo sappiamo, ma sono fastidiosi.
I limiti alla libertà di fare impresa discendono solo dalla conformità dell’attività economica alle regole di diritto comunitario, a quelle positive previste dai sistemi nazionali e a quelle che gli stessi operatori si sono imposti, perché di prassi o codificati in codici di autodisciplina. La nautica non fa eccezione.
Nella Carta costituzionale della nostra Repubblica, all’art. 41 troviamo affermato che «l’iniziativa economica privata è libera», sancendosi al secondo comma i limiti che a tale libertà si pongono, e costituiti dalla «utilità sociale», dalla «sicurezza, libertà e dignità umana». A volte non è così, ma, per convenienza, facciamo finta di non sapere. Ho chiesto al mio avvocato e amico Roberto di poter pubblicare sulla rivista una pagina bianca con solo dei nomi, ma mi ha detto che non si può fare. Sarebbe troppo evidente che l’unica cosa che hanno in comune è la condivisione di regole che non sono le nostre.
Quasi tutte le imprese adottano codici etici, affiancano comitati etici agli organi di governo previsti dalla legge, redigono bilanci sociali e di sostenibilità, dichiarano di perseguire le loro iniziative economiche nel pieno rispetto dei diritti umani e nella piena salvaguardia delle risorse ambientali, si premurano di introdurre più incisive condizioni di sicurezza e di tutela dei lavoratori anche al di là di quanto prescritto da leggi e regolamenti, esibiscono certificazioni e marchi chiamati a garantire la sicurezza dei prodotti e il rispetto di standard qualitativi di comportamento. Purtroppo, a volte, le cose sono un po’ differenti.
Nella nautica non ci sono barriere d’ingresso, chiunque si può improvvisare costruttore di barche, molto spesso il risultato è la nascita di un cantiere la cui vita non supera il lustro. L’associazione dovrebbe perciò rilasciare un bollo di qualità che si ottiene solo garantendo determinati requisiti finanziari, economici, produttivi, di rispetto di chi lavora, della correttezza fiscale e di garanzia tecnica del proprio prodotto. Si potrebbe obiettare che in questo modo si limita la libertà d’impresa, ma la verità è che certi operatori dovrebbero cambiare mestiere. Il bollo di qualità potrebbe valere da garanzia per il consumatore certo che la barca o l’accessorio acquistato rispondano a determinati requisiti.
(Grazie Saverio – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Maggio 2025)












