Valentina Zannier – Nutrirsi d’arte

Al timone di VZ Interiors Architecture, Valentina Zannier racconta a cuore aperto i suoi amori e le sue passioni: famiglia, lavoro, animali, danza classica e tanta arte

by Olimpia De Casa

Valentina Zannier, affermata professionista nel panorama dell’architettura e dell’interior design, emana gusto, classe e stile da tutti i pori. L’amore per il bello, nella sua accezione più alta e compiuta, e per il ben fatto, inteso come ben concepito, elaborato e coerentemente realizzato, emergono con forza tanto nei suoi lavori quanto nella solidità dei suoi valori, nella sensibilità d’animo, nell’intimità delle passioni e degli amori. “Per la famiglia, innanzitutto, cui sono legatissima, e per il mio adorato Van Gogh, un Maine Coon rosso, da cui il nome, di ormai dieci anni e nove chili, una creatura celeste cui riservo un amore incredibile”.

«AHPO (oggi Lady Jorgia), gigayacht di 115 metri di lunghezza, varato da Lürssen nel 2021, lo definisco un progetto “majestico”, l’apogeo dei dettagli, dei materiali preziosi, della decorazione, della ricerca. Una realizzazione che ha richiesto oltre cinque anni di lavoro e un impegno totalizzante anche da parte mia».

Animata, è proprio il caso di dirlo, dallo stesso sentimento, le domando come sia la convivenza con Van Gogh in una città come Venezia. “Molto intensa, vibrante, appagante e in parte sfidante. Per il tanto pelo che lascia ovunque e per la sua propensione alle fughe. Per molti anni non è uscito di casa perché scappava, curioso di scoprire cosa nascondessero gli altri tetti e terrazzi”. La relazione con Van Gogh tradisce una corrispondenza d’amorosi sensi con i gatti, ma non solo. “Sono animalista, vegetariana, sostengo associazioni in tutto il mondo, farei qualsiasi cosa per gli animali e credo che sarà a loro cui mi dedicherò nella vecchiaia. C’è un altro interesse che mi accompagna da sempre ed è quello per la danza classica. Richiede tempo, quello che mi è mancato per continuare a coltivarne la pratica come avrei voluto”. Passioni che rimandano a immagini di seducente bellezza, le stesse che si riverberano negli studi di interior design di Valentina Zannier, cresciuta, tra l’altro, in una famiglia molto dotata artisticamente. “Mi sono sempre nutrita di arte. Il mio desiderio sarebbe stato proprio quello di dedicarmi anche professionalmente a qualcosa di più legato a quel mondo che a quello squisitamente tecnico dell’architettura”.

Cosa le ha fatto cambiare idea? Il confronto con la mia famiglia. L’obiettivo dei miei genitori era che avessi la possibilità di lavorare e una laurea in architettura mi avrebbe sicuramente aperto più strade di quante ne potesse prospettare una formazione di natura artistica o umanistica. Ho colto la sfida con determinazione, tanto che ho iniziato a collaborare con uno studio di architettura ancor prima di terminare gli studi. Desideravo arrivare pronta al mondo del lavoro senza dover perdere tempo nei vari anni sabbatici alla ricerca di decisioni che poi non trovano la strada.

Guardando a quanto di “bello” e “ben fatto” ha sin qui realizzato, è evidente che Valentina Zannier, nata e vissuta a Treviso per 35 anni e approdata stabilmente a Venezia da ormai 14, abbia affrontato ogni impegno con competenza, caparbietà e infinita passione. Sono le doti emerse in oltre 22 anni di attività al fianco di Carlo Nuvolari e Dan Lenard, con i quali ha dato vita a molti dei progetti più innovativi di tutti i tempi. “Avevo saputo che cercavano qualcuno con una ‘buona mano’, perché all’epoca di rendering al computer non se ne parlava. C’erano i fax e l’utilizzo delle e-mail era agli albori. Iniziai, quindi, come mero aiuto grafico. Negli anni mi offrirono la possibilità di partecipare a progetti più importanti e dimostrare di possedere la creatività di cui loro avevano bisogno in quel momento. Sono poi arrivate la partnership, proseguita per sedici anni, e l’autonomia, conquistata grazie alla loro fiducia, ma anche al successo di alcuni progetti seguiti insieme”. Il viaggio nell’autonomia non poteva non contemplare l’affrancamento da una realtà solidissima, ma insieme molto identificata con i suoi fondatori, con l’apertura, a fine 2023, di VZ Interiors Architecture, nella centralissima San Polo, a Venezia.

«DAR, GIGAYACHT DI 90 METRI DI LUNGHEZZA DI OCEANCO, CON ESTERNI DI LUIZ DE BASTO, MI HA DATO LA POSSIBILITÀ DI ESPRIMERE ANCHE ME STESSA. CONSEGNATO NEL 2018, PUÒ ESSERE DEFINITO SENZA TEMPO, DECORATO BENE MA CON MODERAZIONE, CAPACE DI SODDISFARE MOLTI PALATI».

A proposito di spazio scenico, come è maturata la voglia di “ballare da sola”? Premesso che sarò sempre grata a Carlo e Dan per avere avuto l’opportunità di lavorare a progetti incredibili, era arrivato il momento di creare qualcosa di mio.

Rispetto alla committenza, quanto conta, per la riuscita del progetto, entrare in empatia con il cliente? Il mio lavoro richiede una componente umana molto importante. Ritengo che, specie nella fase iniziale, il designer non debba imporre la propria presenza, ma essere predisposto ad ascoltare per meglio comprendere la visione di chi si ha davanti. Per la progressione del rapporto è essenziale trasformare gli input, spesso corredati da fotografie, disegni, racconti di viaggio o di esperienze vissute, in qualcosa che abbia un senso stilistico compiuto. Il tempo trascorso con gli armatori, magari anche disegnando insieme a loro, è sempre molto ben speso. A ciò si aggiunge il rapporto umano. Io, ad esempio, mi raffronto principalmente con le signore che, nella maggior parte dei casi, si occupano degli interni e degli arredi. Il dialogo è così facilitato da sensibilità e percezioni solitamente comuni.

L’architetto Zannier continua ancora oggi a generare le forme con gli sketch a mano libera, lasciando al suo staff l’opera di renderizzazione digitale. “Nei primi dieci anni in cui ho lavorato nello studio Nuvolari Lenard, tutto veniva necessariamente eseguito a mano. Quei disegni, straordinari, assomigliavano più a dei quadri che a degli strumenti di lavoro in senso stretto”. Dei capolavori artistici, verrebbe da pensare… “Occorre proporre l’esclusività, soluzioni che nessuno ha o ha già visto. Arrivi a un simile grado di personalizzazione se ti avvali di talenti capaci di sviluppare il singolo dettaglio a regola d’arte”. Un’opera corale alla cui riuscita contribuisce in maniera determinante l’attività di ricerca effettuata in prima persona dal designer. “Fondamentale è saper cercare, indirizzando i propri interessi su cose molto specifiche. In un progetto di un superyacht si combinano tantissimi mondi, quello dell’ebanisteria, delle luci, delle pelli, giusto per citarne alcuni. Interfacciarsi con esperti in grado di sviluppare appieno potenzialità di impiego, decorazione e resa ti apre un panorama di stimoli incredibilmente ampio”.

«PROJECT ORO DI BENETTI, GIGAYACHT DI 85 METRI DI LUNGHEZZA, È UN LAVORO DI CUI SI PUÒ SOLO ANTICIPARE CHE GLI INTERNI SONO SEGNATAMENTE DETTAGLIATI E INSIEME FRESCHI, CONTEMPORANEI, ELEGANTEMENTE SOBRI».

Cosa altro chiede l’armatore odierno? Aperture sul mare, luce naturale, collegamenti diretti tra interni ed esterni. Rispetto agli anni Duemila, le barche sono diventate molto meno formali nella concezione del layout. Un orientamento legato al fatto che gli armatori sono più giovani, hanno familiarità con grandi dimore e una voglia innata di godere della vicinanza reale e diretta con gli spazi esterni. Poi, ritengo sia più coerente offrire loro interni strettamente connaturati alle peculiarità di un oggetto che galleggia e naviga, piuttosto che repliche di dimore sul mare o loft in Central Park. Ciò non toglie che si possano ricreare i grandi spazi e le immense aperture vetrate, avendo però l’accortezza di enfatizzare le strutture anziché nasconderle per farle sembrare quelle di una casa. Nell’architettura navale, bisognerebbe rifarsi alla straordinaria eredità delle grandi barche del passato. Penso agli ocean liner o ai transatlantici, esempi eccezionali che ci hanno insegnato a come fare gli interni.

Se le chiedessi di citare il suo progetto “del cuore”? Ne identificherei almeno tre. Sicuramente Dar (90 metri di Oceanco con esterni di Luiz De Basto, ndr), che mi ha dato la possibilità di esprimere anche me stessa. Consegnato nel 2018, può essere definito senza tempo, decorato bene ma con moderazione, capace di soddisfare molti palati. C’è poi AHPO (oggi Lady Jorgia), il 115 metri varato da Lürssen nel 2021, che definisco un progetto “majestico”, l’apogeo dei dettagli, dei materiali preziosi, della decorazione, della ricerca. Una realizzazione, di cui Nuvolari Lenard ha concepito sia gli esterni sia gli interni, che ha richiesto oltre cinque anni di lavoro e un impegno totalizzante anche da parte mia. Curare la direzione di quegli interni ha previsto una dedizione assoluta, oltre che una presenza a bordo praticamente fissa negli ultimi tre mesi di lavoro.

photo credit Andrea Muscatello by Barche.

Il terzo lavoro? Project Oro di Benetti, gigayacht di 85 metri. Degli interni anticipo soltanto che sono segnatamente dettagliati e insieme freschi, contemporanei, elegantemente sobri. Ne posso aggiungere un quarto?

Prego. CRN M/Y 139 Project Njoy, un 72 metri segretissimo negli interni, che il cantiere ha costruito in modo impeccabile. Lo considero un “mini Ahpo” perché racchiude un’esecuzione fantastica. Lo cito anche in virtù dell’avventura meravigliosa vissuta con l’armatrice, capace di stimolare la mia creatività, sfidandomi ogni giorno a cercare, sperimentare, creare. È il progetto che più mi ha consentito di passare buona parte della vita recente con gli armatori, condividendo cene, viaggi, tempo prezioso.

«IL MIO ADORATO VAN GOGH, UN MAINE COON ROSSO, DA CUI IL NOME, DI ORMAI DIECI ANNI E NOVE CHILI, È UNA CREATURA CELESTE CUI RISERVO UN AMORE INCREDIBILE».

Cosa altro aggiungere, se non che i girasoli di Van Gogh sono decisamente pronti a cercare il sole per aprirsi, farsi illuminare e scaldare dalle emozioni, dall’eleganza, dall’armonia che l’opera di Valentina Zannier dedicherà a sé e a quanti vorranno apprezzarne l’essenza e gli esiti.

(Valentina Zannier – Nutrirsi d’arte – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Novembre 2024)