Vulkan ausculta e supporta Archivi - Barche Magazine ISP https://www.barchemagazine.com/vulkan-ausculta-e-supporta/ Rivista di informazione sulla nautica da diporto. Novità, prove, esclusive su barche e yacht a vela e a motore Thu, 12 Dec 2024 14:23:07 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0 https://www.barchemagazine.com/wp-content/uploads/2021/04/cropped-Senza-titolo-1-32x32.png Vulkan ausculta e supporta Archivi - Barche Magazine ISP https://www.barchemagazine.com/vulkan-ausculta-e-supporta/ 32 32 Vulkan ausculta e supporta, FAQ n.11. Pensi alla manutenzione? https://www.barchemagazine.com/vulkan-ausculta-e-supporta-faq-n-11-pensi-alla-manutenzione/ Thu, 12 Dec 2024 08:17:56 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=213470 Ogni buon comandante sa perfettamente che dovrà prendersi cura della sua barca fino al giorno del reciproco addio L’11esima e […]

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Ogni buon comandante sa perfettamente che dovrà prendersi cura della sua barca fino al giorno del reciproco addio

L’11esima e ultima FAQ della nostra Rubrica 2024 “VULKAN AUSCULTA E SUPPORTA” racconta una storia che oggi non avremmo scritto se una semplice ma essenziale azione si fosse verificata. Questa è la storia di un Motor Yacht di 50 metri che, durante i mesi caldi ama navigare nelle acque cristalline del Mar Mediterraneo e, nei cantieri bagnati dallo stesso mare, svolge le attività di manutenzione durante la pausa invernale.

L’estate è giunta al termine, e, a parte il lavoro continuo, frenetico e senza sosta tipico del periodo estivo, l’equipaggio ha dovuto fare i conti con un altro persistente problema che ha condizionato il soggiorno degli ospiti a bordo: le vibrazioni percepite in diverse aree dell’imbarcazione.

Prima dell’arrivo in cantiere, i tecnici VULKAN organizzano la loro attività a bordo: hanno bisogno di capire la causa del fenomeno. Decidono così di eseguire una verifica tanto ‘naturale’, quando si parla di comfort vibro-acustico a bordo, quanto fondamentale, il controllo dell’allineamento tra le parti della linea d’asse.

Ed è proprio da questa “semplice” attività che deducono l’origine del problema: una mancata manutenzione dei supporti antivibranti del motore può portare ad una loro deflessione eccessiva che determina un disallineamento e di conseguenza l’usura dei componenti meccanici, tra cui anche quella del Propflex T.

La soluzione?

Una corposa e accurata attività di sostituzione dei supporti antivibranti del motore e la revisione completa del giunto di linea d’asse Propflex T.

Poteva essere evitabile?

Assolutamente sì, il comfort è la priorità a bordo di qualsiasi imbarcazione e come tale deve essere preservato prevedendo momenti di ispezione e controllo delle parti elastiche eseguite al momento giusto.

E proprio il nostro yacht di 50 metri risponde alla domanda che ha aperto l’ultima coppia delle nostre FAQ.

Pensi alla manutenzione? Se la risposta è no, sarà il tuo yacht a farlo per te!

Se vi piace la nostra rubrica, la trovate interessante, se avete domande o volete approfondire temi specifici scrivete a marketing.italia@vulkan.com

(Vulkan ausculta e supporta, FAQ n.11. Pensi alla manutenzione? – Barchemagazine.com – Dicembre 2024)

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Vulkan ausculta e supporta, FAQ n.10. Pensi alla manutenzione? https://www.barchemagazine.com/vulkan-ausculta-e-supporta-faq-n-10-manutenzione/ Fri, 15 Nov 2024 09:06:21 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=211254  (o sarà il tuo yacht a farlo per te) Le giornate si accorciano, le temperature si abbassano, la bella stagione […]

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 (o sarà il tuo yacht a farlo per te)

Le giornate si accorciano, le temperature si abbassano, la bella stagione giunge al termine. E questo suggestivo tramonto è accompagnato da un esodo silenzioso, prima lento e poi, con il passare dei giorni, sempre più affannato.

È giunto il momento: centinaia di yacht sparsi per i mari del mondo abbandonano meravigliosi paradisi cristallini e angoli da sogno. Ad attenderli a terra uomini e mezzi, pronti ad affrontare una stagione invernale tanto impegnativa e faticosa quanto quella appena passata.

Protagonista una lista: si chiama ‘lista lavori’ ed è oggetto di contesa tra molti. Chief Engineer, Comandante, Ispettore, Project Manager, Armatore. Ognuno con le sue priorità, esigenze. E a volte ciò che sembra piccolo, inutile e quindi superfluo, viene trascurato con conseguenze tutt’altro che piacevoli ed economiche.

In principio era il battito delle ali di un gabbiano, Edward Lorenz lo ha trasformato poi, in una più poetica farfalla: “Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?”

Proviamo a rispondere a questa domanda, con le ultime due FAQ della rubrica “VULKAN AUSCULTA E SUPPORTA” dedicate a due storie EMERGENCY del nostro Service Team.

Buona lettura!

La storia di oggi ha inizio a marzo del 2020: ancora non potevamo sapere quali conseguenze indelebili e profondi solchi il COVID avrebbe lasciato nelle nostre vite.

Il nostro protagonista, un Superyacht di 73 metri, si trova impegnato in una serie serrata di charter nel mare delle Bahamas. È il Chief Engineer ad accorgersi che qualcosa non va: vengono registrate temperature altissime provenienti dal modulo reggispinta del giunto di linea d’asse Propflex T.

La situazione sanitaria globale poi non agevola le cose: nessun cantiere è disponibile a far attraccare l’imbarcazione e il TEAM VULKAN, dunque, non ha alcuna possibilità di salire a bordo. Dopo giorni di incertezza, per la crew sembra solo una la soluzione percorribile nonostante la rischiosità: ricondurre la nave in Europa nel solo cantiere disponibile a svolgere l’intervento.

manutenzione dello yacht

Dopo una traversata titanica, con una sola linea funzionante, lo yacht raggiunge il cantiere. L’unità reggispinta viene smontata velocemente e sottoposta a verifica: i cuscinetti mostrano evidenti segni di usura e surriscaldamento, e il poco grasso, ormai ‘antico’ ancora presente, risulta contaminato e carbonizzato.

Questa non è di certo una favola, ma una morale si trova facilmente.

A conti fatti, una singola, minima NON-AZIONE può determinare imprevedibilmente il futuro: come un semplice movimento di molecole d’aria generato dal battito d’ali dell’insetto causa un effetto domino tale da scatenare un uragano, la NON-MANUTENZIONE su un cuscinetto dimenticato provoca l’arresto di uno yacht pazzesco, con conseguente disastrose per ospiti paganti e per il suo armatore, oltre al panico diffuso dell’equipaggio.

Una disavventura coi fiocchi per il nostro Motor Yacht! Ma come ogni favola è terminata con un lieto fine grazie al lavoro del service TEAM VULKAN e la collaborazione con la crew a bordo ed il cantiere che ha ospitato la nave in piena emergenza.

Se vi piace la nostra rubrica, la trovate interessante, se avete domande o volete approfondire temi specifici scrivete a marketing.italia@vulkan.com

(Vulkan ausculta e supporta, FAQ n.10. Pensi alla manutenzione? (o sarà il tuo yacht a farlo per te) – Barchemagazine.com – Novembre 2024)

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Vulkan ausculta e supporta, FAQ n.9. Per cancellare il rumore, serve la gomma! https://www.barchemagazine.com/vulkan-ausculta-e-supporta-faq-n-9-cancellare-il-rumore/ Fri, 04 Oct 2024 07:04:48 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=206542 Al principio dello scorso mese vi abbiamo lasciato solamente con un inizio problematico e un lieto fine Questa volta vi […]

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Al principio dello scorso mese vi abbiamo lasciato solamente con un inizio problematico e un lieto fine

Questa volta vi raccontiamo cosa è successo, in medias res: la trasformazione grandiosa ed invisibile (per lo meno dall’esterno) che ha riportato il COMFORT (e il sorriso) a bordo del nostro SY.

Il nostro tecnico, grazie alle sue competenze e ad un troubleshooting mirato, identifica la causa del problema, legato al firing order del motore: è questa la causa delle vibrazioni con una frequenza ben identificabile, che si propagano attraverso le strutture della barca, e a contatto con l’aria degli ambienti, si trasformano in rumore aereo.

Cancellare il rumore

È necessario creare una barriera al rumore strutturale, non sono di certo i pannelli fonoassorbenti la soluzione a questo problema: c’è bisogno di una soluzione integrata che modifichi il sistema ‘elastico’ di bordo agendo sull’attenuazione di quelle vibrazioni a quella specifica frequenza.

Cancellare il rumore

Con i colleghi italiani e tedeschi, il team spagnolo progetta e realizza un’architettura vibro-acustica plug and play, che ben si adatta agli spazi e i limiti di uno yacht esistente. Tutti gli elementi di questo sistema VULKAN, giunto elastico, supporti antivibranti ai piedi del motore e del riduttore sono pensati l’uno rispetto all’altro, perché collaborino a raggiungere lo stesso scopo, cancellare il rumore.

Giugno è alle porte e il nostro tecnico percorre la passerella… sotto, la coperta, la sala macchina lo attende, sopra, saloni e stanze silenziose, i motori non sono ancora stati avviati: deve verificare che la soluzione progettata rispetti gli obiettivi di comfort e silenzio tanto agognati a bordo.

Cancellare il rumore

Durante la campagna di misure sente qualcosa: un silenzio quasi assordante, dove prima del retrofit, il rumore era talmente alto da non permettere sonno e lavoro. Grazie al lavoro di tutto il team, il rumore si è trasformato in un sussurro, l’equivalente di 40 dB.

Come ogni  storia che si rispetti, anche questa ha una morale: quando c’è un problema, esiste sempre una soluzione… Cancellare il rumore è possibile, si fa con la gomma, e il ‘supporto’ di silenziosi esperti.

Se vi piace la nostra rubrica, la trovate interessante, volete darci qualche consiglio, avete domande e volete approfondire temi specifici scrivete a marketing.italia@vulkan.com

(Vulkan ausculta e supporta, FAQ n.9. Per cancellare il rumore, serve la gomma! – Barchemagazine.com – Ottobre 2024)

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Vulkan ausculta e supporta, FAQ n.8. Il rumore non mi fa dormire: che fare? https://www.barchemagazine.com/vulkan-ausculta-e-supporta-faq-n-8-il-rumore-non-fa-dormire-che-fare/ Sun, 01 Sep 2024 07:25:28 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=202711 Questa FAQ è rivolta specialmente agli armatori e ai loro ospiti, in particolare a quelli che, nel corso delle loro […]

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Questa FAQ è rivolta specialmente agli armatori e ai loro ospiti, in particolare a quelli che, nel corso delle loro vacanze, hanno sperimentato situazioni spiacevoli e snervanti a bordo dei loro yacht: ronzii fastidiosi, rumori strani e indesiderati che arrivano fino alle cabine, magari di notte, e che, nonostante le azioni correttive applicate, non sono stati risolti. Esiste una soluzione?

Erano due le modalità tra cui potevamo scegliere per affrontare questo tema: rendervi una noiosa spiegazione, molto generale e tecnica su come risolvere il problema, o raccontarvi una delle ultime esperienze che abbiamo vissuto. Abbiamo optato per la seconda: il protagonista di questa storia è un bellissimo SY di 56 metri.

Antefatto

Era ottobre dello scorso anno, e il nostro yacht viene ormeggiato sulla banchina di un famoso cantiere spagnolo pronto per le attività invernali di manutenzione. Quest’anno c’è una richiesta esplicita che arriva direttamente dall’armatore: risolvere la causa della sua INSONNIA e di quella dei suoi ospiti.

Il PM del cantiere in questione è esperto sull’argomento: sa che non bastano i classici pannelli fonoassorbenti a risolvere il problema ‘RUMORE’ lamentato dall’armatore.

Per estirparlo alla radice è necessario isolare la causa, e per farlo bisogna ricorrere ad un’analisi del comportamento vibro-acustico dell’imbarcazione (tradotto: eseguire una campagna di misure di rumore e vibrazione che identifichi la causa del problema).

Campagna di rumore e vibrazioni: cos’è?

Si tratta di un’operazione fine di misura ed analisi dei dati sull’intero range di velocità del SY che utilizza strumenti sensibili come:

  • Sistema di acquisizione dati multicanale con software dedicato
  • Accelerometro piezoelettrico
  • Tachimetro
  • Microfono

Il nostro tecnico che si occupa di questo progetto, oltre alle competenze acquisite nel settore in cui lavora da ormai 25 anni, è anche un ingegnere navale accreditato come esperto di vibrazioni di categoria III in accordo alla ISO18436 dal VIBRATION INSTITUTE: quindi conosce bene il suo lavoro!

Flashforward giugno 2024: finalmente il silenzio!

Qualche mese è passato e qualcosa di importante è accaduto dopo la prima campagna di misure e l’analisi svolta dal tecnico VULKAN.

La figura che vi mostriamo qui di seguito mette in risalto i punti di misura investigati a bordo, la tabella i valori di rumore rilevati prima e dopo l’intervento correttivo proposto.

Cosa è accaduto?

Se volete scoprirlo dovete pazientare fino al prossimo mese!

Se avete domande e volete approfondire temi specifici scrivete a marketing.italia@vulkan.com

(Vulkan ausculta e supporta, FAQ n.8. Il rumore non mi fa dormire: che fare? – Barchemagazine.com – Settembre 2024)

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Vulkan ausculta e supporta, FAQ n.7. Navighi nel comfort? https://www.barchemagazine.com/vulkan-ausculta-e-supporta-faq-n-7-navighi-nel-comfort/ Mon, 29 Jul 2024 08:08:04 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=200737 Ci siamo lasciati con la FAQ n.4 qualche mese fa insieme ad alcuni interrogativi: dove e come si origina il […]

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Ci siamo lasciati con la FAQ n.4 qualche mese fa insieme ad alcuni interrogativi: dove e come si origina il rumore su uno yacht? E come viene trasmesso a bordo?

In questo mondo, lussuoso e affascinante, due sono le sole tipologie “rumore” ammesse, per lo più piacevoli: il suono del vento e quello del mare.

Nel linguaggio comune i termini suono (con accezione di piacevolezza) e rumore hanno significati differenti; in ambito tecnico (fisico ed ingegneristico) anche. Entrambi sono onde di pressione che si propagano nell’aria attorno a noi, ma possono risultare melodiose (le note di una bella canzone) o fastidiose (rumori di una sala macchina, tanto per fare un esempio ben noto e calzante).

Quando ascoltiamo un motivo musicale, siamo “investiti” da onde di pressione caratterizzate da componenti con frequenze diverse e legate fra loro da leggi di proporzionalità ben definite; nel caso dei rumori, le componenti in frequenza che possiamo udire non sono legate tra loro, o non rispettano i criteri tipici della bella musica.

Dal punto di vista fisiologico, poi, alcune frequenze, quelle inferiori ai 20 Hz, non vengono percepite dall’orecchio, ma sono avvertite dal corpo. Alcune sollecitano la colonna vertebrale, altre le viscere, altre ancora le braccia o il collo: sono sollecitazioni che producono affaticamento e senso di malessere. Per questo si è soliti parlare di obiettivi di comfort vibratorio, non solo momentaneo, ma che, se non raggiunti, possono avere effetti anche a lunga “gittata”.

I motivi per cui nella fase di design di uno yacht esiste una sessione importante completamente dedicata alla progettazione vibro-acustica sono tanti:

1 – Sicurezza e prestazioni dell’equipaggio
Per l’equipaggio, che lavora lunghe ore con lo scopo fondamentale di garantire la sicurezza ed il comfort dei passeggeri, il rumore e le vibrazioni possono rappresentare una vera e propria sfida. Un ambiente rumoroso può interferire con la comunicazione tra i membri dell’equipaggio, ostacolare l’attenzione durante le manovre delicate e persino compromettere la capacità di rispondere prontamente a emergenze. Le vibrazioni, se prolungate nel tempo, posso sollecitare il corpo umano e causare patologie croniche.

2 – Comfort dei passeggeri
Gli yacht sono spazi concepiti per la privacy e il relax, ma il ‘rumore’ può compromettere questa esperienza, provocando stress e insofferenza, letteralmente, rovinando una vacanza da sogno.

3 – Rispetto dell’Ambiente Marino
La riduzione del rumore a bordo degli yacht non riguarda solo il comfort umano. È anche una questione di rispetto per l’ambiente marino. Balene e delfini, utilizzano il suono per comunicare, orientarsi e cacciare. Il rumore eccessivo prodotto dalle imbarcazioni può interferire con questi processi vitali, disturbando gli ecosistemi marini sensibili e causando stress e disorientamento.

4 – Conformità Normativa
Con l’aumento dell’attenzione sulle questioni ambientali e sulla sostenibilità, molte giurisdizioni stanno implementando normative più severe riguardo alle emissioni acustiche delle imbarcazioni.

Le origini del rumore

Il rumore che si origina a bordo delle imbarcazioni nasce  principalmente nella sala macchine (ma non solo!), dove sono presenti gli apparati propulsivi e tecnici della nave, e può diffondersi in varie zone attraverso due modalità:

1 – Trasmissione Aerea: il rumore si propaga come risultato di una vibrazione meccanica di un oggetto attraverso l’aria, ad esempio, dai motori, alle strutture della barca della sala macchine e, poi di nuovo, attraverso l’aria, agli ambienti circostanti. Per il rumore aereo i pannelli fonoassorbenti possono essere considerati un buon alleato.

2 – Trasmissione Strutturale: le vibrazioni, generate dall’apparato di propulsione o dalle macchine vincolate in movimento, si trasferiscono alla barca, diffondendo rumore strutturale a bassa frequenza attraverso le strutture. I pannelli isolanti non hanno alcuna efficacia contro questo tipo di rumore.

E allora, come possiamo intervenire?

Se avete domande e volete approfondire temi specifici scrivete a marketing.italia@vulkan.com

(Vulkan ausculta e supporta, FAQ n.7. Navighi nel comfort? – Barchemagazine.com – Agosto 2024)

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Vulkan ausculta e supporta, FAQ n.6. Batterie in viaggio verso sicurezza, autonomia e sostenibilità https://www.barchemagazine.com/vulkan-ausculta-e-supporta-faq-n-6-batterie-in-viaggio-verso-sicurezza-autonomia-e-sostenibilita/ Tue, 02 Jul 2024 07:42:36 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=198222 Garantire efficienza, sicurezza, maggiore autonomia e sostenibilità nella navigazione rende essenziale adottare tecnologie in continua evoluzione Le batterie stanno aprendo […]

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Garantire efficienza, sicurezza, maggiore autonomia e sostenibilità nella navigazione rende essenziale adottare tecnologie in continua evoluzione

Le batterie stanno aprendo le porte per un futuro più green nei sistemi ibridi o elettrici di propulsione giocando un ruolo cruciale nel miglioramento dell’efficienza energetica dell’imbarcazione e nella riduzione delle emissioni inquinanti.

Perché le batterie sono il cuore dei sistemi ibridi?
Le batterie convertono energia chimica in energia elettrica, attraverso una o più celle presenti all’interno che immagazzinano e trasferiscono energia all’esterno. Esistono varie tipologie di batterie, ognuna con le proprie peculiarità, che rispondono a esigenze specifiche in termini di dimensioni, design, temperature operative e chimiche.

Ma quale installare a bordo della propria imbarcazione? Sono sicure?
Le batterie presenti sul mercato sono tante: le batterie al litio, stanno vivendo un momento di successo rispetto alle tradizionali e più conosciute batterie al piombo, e poi ci sono le nuove batterie al sale, in grado di operare anche con temperature più basse, non nocive, riciclabili e non soggette a rischio di incendio.

  • Le batterie al piombo-acido sono economiche e disponibili in molte dimensioni, ma richiedono manutenzione significativa.
  • Le batterie al litio, in particolare le varianti NMC (Nichel-Manganese-Cobalto), LFP (Litio-Ferro-Fosfato) e LTO (Titanato di Litio), stanno vivendo una crescita esponenziale grazie al boom della mobilità elettrica e alla loro alta densità energetica. Queste batterie sono utilizzate per alimentare i carichi ausiliari e comunemente come batterie di propulsione. Nonostante le elevate prestazioni presentano alcune problematiche di sicurezza che devono essere affrontate (soprattutto dal punto di vista termico). Ci sono significativi margini di sviluppo, promettono ulteriori miglioramenti in futuro.
  • Le batterie allo stato solido potrebbero risolvere molte delle attuali problematiche delle batterie al litio, avendo una densità energetica anche superiore senza essere combustibili. Hanno un design più compatto e flessibile, con vantaggi significativi per il trasporto pesante e l’industria navale.
  • Le batterie al litio-aria rappresentano una rivoluzione potenziale offrendo una densità energetica maggiore.

E ora la fatidica domanda: le batterie sono sicure?
Il Sistema di Gestione delle Batterie (BMS) è in grado di monitorare e gestire l’autonomia e la sicurezza del pacco batterie, controllando tensioni, temperature e correnti di ogni cella.

Il BMS rileva lo stato di carica e la capacità della batteria, indicando il suo stato di salute e prevenendo operazioni fuori dai limiti di sicurezza.

I sistemi di rilevazione incendi poi, collegati ad un sistema di allarme centralizzato, danno una risposta immediata che garantisce la sicurezza a bordo.

Nonostante la paura e la poca fiducia, le recenti ricerche e investimenti in campo batterie dimostrano che una navigazione più efficiente, sicura, affidabile e sostenibile è possibile. Con batterie più sicure, sostenibili e che garantiscono maggiore autonomia all’imbarcazione, il futuro della navigazione marittima ha tutte le carte per diventare promettente, efficiente ed ecologica tanto quanto il settore automotive.

Se avete domande e volete approfondire temi specifici scrivete a marketing.italia@vulkan.com

(Vulkan ausculta e supporta, FAQ n.6. Batterie in viaggio verso sicurezza, autonomia e sostenibili – Barchemagazine.com – Luglio 2024)

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Vulkan ausculta e supporta, FAQ n.5 BIS – Un ibrido per tutti? https://www.barchemagazine.com/vulkan-ausculta-e-supporta-faq-n-5-bis-un-ibrido-per-tutti/ Fri, 07 Jun 2024 08:42:36 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=195934 Nelle FAQ precedenti abbiamo chiarito come i diversi sistemi di propulsione ibrida offrano approcci d’utilizzo differenti e siano adattabili a […]

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Nelle FAQ precedenti abbiamo chiarito come i diversi sistemi di propulsione ibrida offrano approcci d’utilizzo differenti e siano adattabili a variegate esigenze di navigazione.

Ora è giunto il momento di approfondire e confrontare le due macrocategorie di sistemi ibridi: ibrido-seriale e ibrido-parallelo.

IL SISTEMA PROPULSIVO IBRIDO SERIALE: dove e come impiegarlo al meglio?
Il principale vantaggio di un SISTEMA PROPULSIVO IBRIDO SERIALE è offrire una notevole flessibilità all’impianto propulsivo, ottimizzando le prestazioni dei motori endotermici, migliorandone l’efficienza.

Questa flessibilità è attribuibile alla completa separazione tra le fonti di energia e gli utilizzatori, consentendo così una gestione più efficiente dell’energia generata.

Dare maggior indipendenza alla fonte primaria di potenza, il motore diesel, rispetto al propulsore (elica, idrogetto o pod), svincolandoli meccanicamente, contribuisce anche ad elevare il livello di COMFORT a bordo, riducendo di molto RUMORE E VIBRAZIONI provenienti dalla sala macchine.

Tuttavia, l’adozione di questo tipo di propulsione comporta un impatto non indifferente sul costo complessivo dell’imbarcazione: più il sistema è complesso, più questo richiede un elevato livello di progettazione per renderlo il più completo ed efficiente possibile e in linea con le richieste e le esigenze dell’imbarcazione.

L’investimento iniziale sarà di conseguenza più elevato rispetto ad una propulsione tradizionale.

L’impresa si fa ancora più sfidante per i nostri Hybrid Architect se si parla dell’implementazione di una propulsione ibrida seriale su un’imbarcazione esistente. In questo caso è necessario tenere ben a mente il layout esistente e i relativi pesi e ingombri dei macchinari, gli spazi a disposizione e le tecnologie già in uso.

D’altra parte, il retrofit che impieghi una propulsione ibrida è un esempio brillante dell’applicazione dei principi dell’economa circolare, con il riutilizzo di tutto ciò che è possibile e già presente a bordo, impiegandolo nel nuovo progetto, rendendolo così ancora più sostenibile.

Immaginiamo di navigare su un’unità con un profilo operativo variabile in archi temporali limitati con frequenti fasi di accelerazione e decelerazione: grandi imbarcazioni da diporto (superyacht sopra i 60mt), imbarcazioni per trasporto passeggeri (crociere) o barche da lavoro, sono l’esempio perfetto in cui la propulsione ibrido seriale è la migliore soluzione applicabile.

La divisione Hybrid Architect di VULKAN ha sperimentato sul campo questi principi: da ultimo proprio in un progetto di retrofit di un vaporetto in operazione dal 1982 nella laguna veneta.

La situazione cambia (e di molto) quando ci si riferisce ad unità di medio-piccole dimensioni, dove lo spazio a disposizione è ridotto, le ore di moto nell’arco dell’anno raggiungono raramente valori elevati (5.000 ore) e COMFORT e relax sono le priorità per l’utente.

IL SISTEMA PROPULSIVO IBRIDO PARALLELO: variabilità di soluzioni per obiettivi differenti.
Nei sistemi propulsivi ibridi in configurazione parallela (dove il motore elettrico insiste sullo stesso asse di quello del motore endotermico), sia la disposizione in linea che quella in parallelo (con albero del motore elettrico ‘’secondario” rispetto a quello propulsivo) mostrano caratteristiche e implicazioni differenti.

La DISPOSIZIONE IN LINEA offre vantaggi evidenti:
– la compattezza e la leggerezza sono perfette per spazi limitati;
– la robustezza e l’affidabilità del sistema garantiscono prestazioni costanti nel tempo;
– grazie alla modularità, ottenuta tramite la standardizzazione dei componenti ibridi, e alla sicurezza di un design elettrico avanzato, conformi agli standard industriali più elevati, si aggiunge un ulteriore livello di sicurezza;
– la personalizzazione consente di creare soluzioni su misura, combinando motori diesel di varie potenze con motori elettrici adatti alle esigenze specifiche del progetto e del cliente;
– la flessibilità del pacchetto lo rende ideale sia per imbarcazioni da diporto che commerciali.

D’altra parte, la DISPOSIZIONE IN PARALLELO (ad “albero secondario”) è caratterizzata da una maggiore flessibilità nella gestione del rapporto di riduzione tra la macchina elettrica e l’albero dell’elica, ottimizzando l’efficienza del sistema propulsivo.

È quello che VULKAN ha sperimentato, ad esempio, sul BIIM, il Battello Ibrido Innovativo Modulare, frutto della collaborazione di un consorzio di aziende liguri, finanziato dal FONDO EUROPEO DI SVILUPPO REGIONALE 2014-2020 gestito da FILSE – regione Liguria e oggi a disposizione del Consorzio Navigazione Golfo dei Poeti della Spezia.

Una configurazione di questo tipo avrà come conseguenza un peso complessivo maggiore, dovuto all’uso di una trasmissione meccanica aggiuntiva, oltre che di un motore elettrico. Ciò influisce sia sul consumo di combustibile dell’imbarcazione, oltre a richiedere maggior spazio installativo.

La scelta di un sistema propulsivo ibrido, in configurazione seriale o parallela, dipende dunque dalle esigenze specifiche, preferenze e condizioni operative richieste dall’armatore, e, quindi, anche dal tipo di imbarcazione.  

Condurre in anticipo una fase di studio e analisi di questi parametri progettuali ed operativi è fondamentale per determinare la migliore soluzione tecnologica possibile in termini di prestazioni, layout ed efficienza.

Se avete domande e volete approfondire temi specifici scrivete a marketing.italia@vulkan.com

(Vulkan ausculta e supporta, FAQ n.5 BIS – Un ibrido per tutti? – Barchemagazine.com – Giugno 2024)

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Vulkan ausculta e supporta, FAQ n.5 – Un ibrido per tutti? https://www.barchemagazine.com/vulkan-ausculta-e-supporta-faq-n-5-un-ibrido-per-tutti/ Thu, 09 May 2024 05:52:14 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=191815 Con l’ultima FAQ dedicata al mondo delle propulsioni ‘alternative’, abbiamo chiarito l’esigenza del mondo navale di avere a disposizione architetture […]

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Con l’ultima FAQ dedicata al mondo delle propulsioni ‘alternative’, abbiamo chiarito l’esigenza del mondo navale di avere a disposizione architetture ibride che possano assumere forme e dimensioni differenti per applicazioni diverse e per l’infinita variabilità delle condizioni e dei profili operativi

Ciò implica che gli “architetti” di applicazioni ibride debbano essere flessibili e aperti ad una customizzazione molto spinta, sulla base delle esigenze d’uso dell’imbarcazione.

Sebbene ci siano opinioni diverse di definizione, la maggioranza della comunità tecnica concorda nell’identificare come “ibrido” un sistema di propulsione che combini due o più fonti energetiche allo scopo di garantire il movimento dell’unità.

Una propulsione ibrida sarà dunque un’architettura che accoppia il motore endotermico con un sistema di accumulo elettro-chimico (batterie), o una cella a combustibile a idrogeno con super-capacitors.

Due sono le grandi macrocategorie di sistemi ibridi: la propulsione ibrido-seriale e ibrido-parallela. Vi rimandiamo alla lettura della prima FAQ per rinfrescarvi le idee sulle differenze tra queste due architetture (cliccare qui per la FAQ n.1)

La necessità di poter ricorrere a due macro-architetture diverse dà già una prima risposta alla nostra domanda: esiste un solo ibrido per tutti? Quali caratteristiche, vantaggi e svantaggi si celano dietro queste propulsioni e perché il progettista ne seleziona e progetta una piuttosto che un’altra?

L’enorme differenza tecnica e operativa che contraddistingue le possibili tipologie di imbarcazione si ripercuote sui sistemi di bordo che devono essere pensati, progettati e dimensionati in modo molto specifico e puntuale sulla base della singola applicazione. Questo vale soprattutto per le ‘nuove’ propulsioni.

Il primo e fondamentale vantaggio di un sistema ibrido, comune a tutte le soluzioni tecniche ibride, è dare maggior flessibilità all’impianto propulsivo: la fonte primaria di potenza (il motore diesel) risulta maggiormente indipendente dall’utilizzatore, cioè il propulsore (che in una configurazione convenzionale agisce come un carico, o un freno, in qualche modo proporzionale alla velocità), sia esso un’elica, un idrogetto o un pod.

In un sistema ibrido seriale questa flessibilità è portata all’estremo: il motore endotermico viene meccanicamente scollegato dal propulsore per essere utilizzato come una pura fonte energetica (è un motore endotermico che genera potenza elettrica). Il motore propulsivo in questo caso sarà un motore elettrico in grado di gestire tutto il range di giri ad un’efficienza quasi costante e molto alta (normalmente superiore al 90%).

Se immaginiamo quindi di essere a bordo di unità che nella loro quotidianità operativa devono ‘manovrare’ molto, o altre in cui i carichi elettrici di bordo sono molto elevati, questo tipo di configurazione consente una grande ottimizzazione dell’uso del motore diesel, con una conseguente e sensibile riduzione di emissioni e consumi.

Per unità che necessitano invece di una modalità elettrica a basse velocità e che vogliono contare sul supporto di motori elettrici e pacchi batterie di ridotte dimensioni, l’ibrido parallelo è la soluzione perfetta. In questo caso la macchina elettrica è in qualche modo connessa sulla stessa linea d’asse del motore endotermico tramite un sistema che, in gergo tecnico, è chiamato PTO/PTI (Power Take Off / Power Take In). A seconda delle necessità in fase di navigazione, la macchina elettrica potrà funzionare da motore (navigazione in modalità elettrica), scollegando il diesel dalla linea propulsiva per mezzo di una frizione, oppure da generatore (navigazione in modalità diesel), “spillando” parte della potenza destinata all’elica per ricaricare le batterie e alimentare i servizi elettrici di bordo.

Ora è chiaro il concetto iniziale da cui siamo partiti: in base alla tipologia di imbarcazione (e non solo!), gli specialisti dell’ibrido studiano la migliore soluzione ibrida per il tipo di applicazione. Sono sarti che, a seconda delle ‘forme’ e delle necessità del cliente, creano un abito unico, su misura.

Vantaggi e svantaggi e le migliori applicazioni per l’uno o l’altro sistema saranno ‘la stoffa’ per la prossima FAQ.

Matteo Zangrandi, Hybrid Architect Team Project Manager – Vulkan Italia

Se avete domande e volete approfondire temi specifici scrivete a marketing.italia@vulkan.com

(Un ibrido per tutti?  – Barchemagazine.com – Maggio 2024)

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Vulkan ausculta e supporta, FAQ n.4 – Cos’è il COMFORT? https://www.barchemagazine.com/cose-il-comfort/ Thu, 28 Mar 2024 13:16:38 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=188439 Il termine COMFORT, se non affiancato da un opportuno aggettivo, non ha nessuna accezione precisa, risulta generico A bordo, come […]

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Il termine COMFORT, se non affiancato da un opportuno aggettivo, non ha nessuna accezione precisa, risulta generico

A bordo, come in qualunque altro ambiente abitativo dove l’essere umano pone al centro il suo benessere psicofisico, si predispone il raggiungimento di un certo COMFORT ambientale pianificabile, responsabilità del progettista, del cantiere, degli operatori, dei manutentori nelle fasi di ingegnerizzazione, realizzazione, gestione del COMFORT stesso.

Possiamo dire che un ambiente è confortevole quando viene sperimentata quella condizione di benessere percepito dai sensi di un individuo in relazione ai livelli di:

  • Temperatura/Umidità (benessere termo-igrometrico)
  • Luminosità (benessere luminoso)
  • Rumorosità e Vibrazioni (benessere vibro-acustico)

rilevabili in quello stesso ambiente.

E per complicare ancora di più le cose, alle variabili ambientali si sommano quelle soggettive.

Se dei primi due si occupano progettisti, ingegneri, architetti termotecnici ed illuminotecnici, fornendo agli ospiti strumenti per modificare le variabili ambientali in relazione alle proprie percezioni soggettive (impianti HVAC e di illuminazione), il criterio di valutazione del COMFORT vibro-acustico fa riferimento a dei livelli di rumore e vibrazione tollerabili, ovvero soglie massime di rumore ritenute accettabili perché non provochino disagio sull’utente. Il superamento di tali soglie porta alla perdita della condizione di benessere.

Poiché, per garantire il COMFORT a bordo, non esiste un prodotto magico capace da solo di eliminare il problema, è richiesta una profonda conoscenza dei fenomeni vibratori, uno studio approfondito delle condizioni di progetto, competenze e analisi complesse per costruire un sistema a bordo, combinazione di più componenti con caratteristiche specifiche (supporti, giunti elastici, giunti di linea d’asse, materiali specifici con altrettanto definite caratteristiche che costituiscono le strutture) che collaborano all’unisono, per il raggiungimento del risultato desiderato.

In relazione alla tematica vibro-acustica, uno yacht si può definire confortevole quando permette agli occupanti di godere di tutti i servizi offerti, senza rumori o vibrazioni sgradevoli che ne affliggano l’esperienza. Per alcuni armatori è fondamentale poter sperimentare tutte le dotazioni di un’imbarcazione super performante, veloce, magari rumorosa, per i più è essenziale vivere appieno l’esperienza del mare, godendosi la navigazione e usufruendo di tutte le aree relax, in cui è possibile sia pranzare in tranquillità riparandosi dal sole che divertirsi con i propri amici durante un aperitivo.

Photo © Jean-Marie LIOT / Dufour Yachts

Dunque, cos’è il rumore?
Il rumore è quella sensazione che l’orecchio trasmette al cervello e che è provocata da variazioni di pressione dell’aria sul timpano. Il rumore è la somma di più suoni “puri”. Ogni rumore è caratterizzato da una frequenza e da un’ampiezza. Maggiore è l’ampiezza e maggiore risulta l’intensità del rumore percepito. La frequenza invece dà luogo a rumori gravi o acuti. Questi ultimi sono i più disturbanti.

Il rumore si propaga nell’aria, ma anche nei diversi materiali, con velocità diversa.

La trasmissione del rumore avviene in genere secondo due distinti meccanismi di propagazione:

  • Trasmissione per via aerea, quando il rumore si propaga liberamente nell’aria senza incontrare ostacoli solidi;
  • Trasmissione per via strutturale, quando il rumore si propaga attraverso le strutture solide tramite vibrazione elastiche (in questo caso parliamo di vibrazioni)

Ma considerando che stiamo parlando di rumore in mezzo al mare, una domanda sorge spontanea: dove si origina?
Approfondiremo presto, in una delle prossime FAQ, origine e modalità di trasmissione del RUMORE e chi sono i professionisti che se ne prendono cura.

Se avete domande e volete approfondire temi specifici scrivete a marketing.italia@vulkan.com

(Cos’è il COMFORT? – Barchemagazine.com – Aprile 2024)

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Vulkan ausculta e supporta, FAQ n.3 – La gomma invecchia? https://www.barchemagazine.com/la-gomma-invecchia/ Wed, 06 Mar 2024 09:00:14 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=185896 Vi è mai capitato di indossare delle vecchie scarpe da corsa e di trovarle non confortevoli, indurite, scivolose e non […]

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Vi è mai capitato di indossare delle vecchie scarpe da corsa e di trovarle non confortevoli, indurite, scivolose e non più ammortizzate? Welcome to the Real World, direbbe Morpheus: la gomma invecchia!

La gomma naturale (o Natural Rubber, per dirla all’inglese) è un prodotto ampiamente presente nella nostra vita ormai da decenni: pneumatici e altre componenti per le automobili, pavimentazioni, articoli per uso alimentare, articoli medicali e adesivi sono tutti fatti di gomma! La gomma naturale rappresenta infatti all’incirca il 40% della quantità totale della gomma utilizzata e presente nel mondo. Viene raccolta realizzando un’incisione sulla corteccia di un albero, l’albero della gomma appunto. La linfa che fuoriesce viene raccolta in appositi contenitori, lavorata per rimuovere l’acqua ed esposta ad agenti acidi per ottenere la gomma grezza, che viene poi pressata in fogli e trasportata per successive lavorazioni.

La gomma naturale è caratterizzata da due importanti proprietà, l’elasticità e la capacità di smorzamento: può deformarsi sotto l’azione di una forza esterna, cessata la quale, ritorna alla sua forma originale, e trasforma l’energia meccanica in calore: queste caratteristiche la rendono idonea per attenuare le vibrazioni. Per questo motivo è ampiamente utilizzata a bordo delle nostre imbarcazioni come componente chiave di giunti elastici e supporti antivibranti.

Ma come vengono prodotti, partendo dalla ‘semplice’ gomma naturale, giunti elastici e supporti antivibranti? Per ottenere un composto elastico, resistente alle abrasioni e soprattutto alle forze di trazione, la gomma viene sottoposta a vulcanizzazione: miscelata con opportuni additivi, quali zolfo, nero-fumo e cariche inerti (la mescola) viene sottoposta ad un trattamento a caldo alla temperatura di 140-180 °C. Durante la vulcanizzazione, la cui durata può variare a seconda della mescola e delle dimensioni del manufatto, questo assume la forma definitiva. Nel caso di giunti e supporti, la vulcanizzazione si effettua in stampi chiusi all’interno dei quali vengono posizionati le parti in metallo su cui la gomma andrà a aderire e ne costituirà l’elemento di collegamento.

L’elastomero è soggetto a deterioramento, con modifica delle sue proprietà iniziali fino alla perdita quasi totale delle caratteristiche elastiche e prestazionali.
Quindi sì, la gomma invecchia! La velocità di invecchiamento però non è predeterminabile e dipende da diversi fattori:
1. Il contatto con l’ossigeno e l’ozono dell’aria provocano la rottura delle catene molecolari che la costituiscono
2. L’esposizione a luce (ed in particolare ai raggi ultravioletti), a ripetuti e periodici stress meccanici come le vibrazioni (invecchiamento da fatica);
3. Umidità
4. Sostanze oleose/grassi/idrocarburi.
Ebbene no, nessuna crema, né tantomeno oli e lifting possono aiutare la gomma: l’unica soluzione per il vostro COMFORT è monitorarla, curarla e, quando esausta, sostituirla.
 

Giulio Alberti, After Sales Manager, Vulkan Italia

Se avete domande e volete approfondire temi specifici scrivete a marketing.italia@vulkan.com

(La gomma invecchia? – Barchemagazine.com – Marzo 2024)

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