Arredo e Arte Archivi - Barche Magazine ISP https://www.barchemagazine.com/arredo-e-arte/ Rivista di informazione sulla nautica da diporto. Novità, prove, esclusive su barche e yacht a vela e a motore Mon, 25 May 2026 07:02:43 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0 https://www.barchemagazine.com/wp-content/uploads/2021/04/cropped-Senza-titolo-1-32x32.png Arredo e Arte Archivi - Barche Magazine ISP https://www.barchemagazine.com/arredo-e-arte/ 32 32 Veteran Boat – Building models, miniature ships https://www.barchemagazine.com/veteran-boat-building-models-miniature-ships/ Mon, 25 May 2026 07:02:14 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=259074 La bella isola dell’Oceano Indiano ospita numerose fabbriche di modelli navali, alcune delle quali sono attive da molti decenni by […]

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La bella isola dell’Oceano Indiano ospita numerose fabbriche di modelli navali, alcune delle quali sono attive da molti decenni

by Bruno Cianci

     C’è un settore industriale sull’isola di Mauritius che pochi si aspetterebbero di trovare in questa gemma situata al largo della costa orientale del Madagascar, nell’arcipelago delle Mascarene: la produzione artigianale di modelli di barche.

     Considerarla un’attività fiorente, se paragonata al turismo, sarebbe quantomeno azzardato. Tuttavia, è sorprendente notare che i laboratori e i produttori di questo tipo di manufatti non siano affatto in numero trascurabile. Grazie alla concorrenza e alla manodopera relativamente economica, questi laboratori creano modelli che vengono venduti e spediti in tutto il mondo in modo efficiente e a prezzi sensibilmente più bassi rispetto a quelli dei prodotti omologhi realizzati in Europa o in America settentrionale.

I prezzi variano notevolmente in base alle dimensioni: da circa 70-75 euro per una nave in miniatura a oltre 3.500 euro per un modello di lunghezza superiore a un metro, mentre i mezzi scafi costano tra 40 e 100 euro.

“Hub” per gli amanti del modellismo

     La zona con la più alta concentrazione di queste fabbriche-laboratorio è Curepipe, nell’entroterra, a mezz’ora di auto dalla capitale, Port Louis (sulla costa occidentale), e dall’aeroporto internazionale situato nel sud-est dell’isola. Proprio in questo luogo molti produttori sono sopravvissuti alla crisi del 2008 che, al pari della nautica ‘vera’, ha colpito duramente l’attività. Tra questi, vanno menzionati Bobato, Pride of the Island e, soprattutto, Le Port. Quest’ultima, che è stata fondata nel 1988, ha uno showroom e un laboratorio che sono diventati una meta fissa per i visitatori in cerca di un souvenir fatto a mano. “Le Port – racconta il manager Krisen Pareanen – produce ogni anno fino a cinquecento modelli navali di diverse dimensioni, e forse una cinquantina di mezzi modelli, per i quali ci sono decisamente meno richieste. Acquistiamo il legno, generalmente di origine indonesiana, da distributori locali. Abbiamo avuto e abbiamo clienti provenienti da tutto il mondo: negli Anni 90 erano soprattutto europei. Fino alla pandemia di Covid, avevamo importanti clienti cinesi. Negli ultimi anni, invece, lavoriamo molto con importanti clienti indiani, ma vendiamo in tutto il mondo”.

La zona con la più alta concentrazione di queste fabbriche-laboratorio è Curepipe, nell’entroterra, a mezz’ora di auto dalla capitale, Port Louis, sulla costa occidentale, e dall’aeroporto internazionale situato nel sud-est dell’isola.

      I prezzi variano notevolmente in base alle dimensioni: da circa 70-75 euro per una nave in miniatura a oltre 3.500 euro per un modello di lunghezza superiore a un metro, mentre i mezzi scafi costano tra 40 e 100 euro. I modelli sono realizzati da un numero variabile di lavoratori: dieci sono dipendenti fissi, mentre altri venti sono part-time. Ogni progetto richiede fino a quattro mesi di costruzione in base alle dimensioni, alla complessità e, ovviamente, all’urgenza del cliente. Alcuni possono richiedere un impegno molto maggiore: “Il prodotto più grande che abbiamo realizzato – ha aggiunto Krisen – è un modello della HMS Victory di quasi quattro metri di lunghezza che si può ancora vedere qui a Mauritius: un pezzo del genere, ovviamente, ha richiesto moltissimo tempo per essere realizzato”.

     A causa di una scelta strategica dettata dal crescente costo dei materiali impiegati (mogano, iroko, teak e vari metalli per battagliole, crocette, eliche, ecc.), Le Port non realizza più riproduzioni di yacht o di navi su richiesta del cliente. Ora si limita a produrre in serie navi celebri, sfruttando modelli e dime, o stampi, che consentono di lavorare in economia: la nave scuola Amerigo Vespucci (1931) è una delle unità più richieste, così come le intramontabili Victory (1765), Bounty (1784), Soleil Royal (1669), Wasa (1627). Nella lista è presente anche un veliero di fantasia: la Black Pearl della fortunata serie Disney dei “Pirati dei Caraibi”. Tutti questi prodotti possono essere spediti a casa oppure trasportati personalmente in confezioni antiurto dotate di maniglie.

Mauritius in breve

Mauritius fu così chiamata in omaggio al principe Maurice van Nassau nel 1598, quando gli olandesi vi misero piede. Dopo 102 anni l’isola divenne una colonia francese (Isle de France), ma con la fine delle guerre napoleoniche fu ceduta alla Gran Bretagna, dalla quale Mauritius ottenne l’indipendenza nel 1968. L’immaginario collettivo vuole che Mauritius sia una piccola isola dove l’unica attività possibile sia nuotare e prendere il sole, ma ciò è tutt’altro che vero. In realtà, l’isola, con una popolazione di circa 1,2 milioni di abitanti, è abbastanza grande da richiedere più di due ore di macchina per percorrerla dall’estremità settentrionale a quella meridionale, e non meno di un’ora da ovest a est. Un’altra piacevole sorpresa dell’isola è la cucina locale: la massiccia presenza di immigrati dal subcontinente indiano (70%), che convivono con africani, creoli e altre minoranze, fa sì che la cucina sia rappresentativa di tutte queste culture, con risultati davvero eccellenti.

Yacht tascabili

     Se le grandi navi sono appannaggio della ditta Le Port, gli yacht sono diventati la specialità della casa di un’altra azienda di Mauritius situata nel nord dell’isola, nella zona di Grand Baie, un paradiso per la vita all’aria aperta e lo snorkeling. L’attività commerciale in questione si chiama Historic Marine. Fondata nel 1982 da Charles Edouard Piat, questa fabbrica è ora gestita dal figlio Serge, un ex skipper che, nel 2008, quando la crisi economica globale causò la chiusura di decine di altri produttori di modelli a Mauritius, decise di investire molto tempo e denaro pur di continuare. “Costruiamo tra 150 e 200 modelli all’anno nel nostro laboratorio – ha affermato Serge – a seconda della complessità, mentre i mezzi scafi non superano 25-30 pezzi all’anno. Il 40-45% dei nostri ordini riguarda modelli di una particolare imbarcazione richiesta da un armatore, generalmente una replica in miniatura del suo yacht. Il restante 55-60% è costituito da prodotti che i visitatori acquistano tra i tanti pezzi che offriamo in catalogo: imbarcazioni famose, barche di America’s Cup o, talvolta, anche imbarcazioni tradizionali da lavoro. I prezzi variano da circa 250 a 2.500 euro per un modello realizzato in serie, e da 800 a 4.500 euro per un modello unico creato sulla base dei disegni forniti dal cliente. È inutile dire che più completa è la documentazione fornita, più accurati saranno i modelli costruiti”.

    Lo showroom di Historic Marine è un ambiente soleggiato pieno di vetrine in legno e vetro. Oltre alle solite navi, come gli evergreen Victory e Vespucci, si possono vedere una galea da guerra francese, l’inconfondibile Calypso di Jacques Cousteau, transatlantici, runabout Riva e Chris-Craft, e persino barche a vela di America’s Cup con attrezzatura aurica risalenti agli anni in cui era in vigore la Seawanhaka Rule (1889-1903).

La nave scuola Amerigo Vespucci (1931) è una delle unità più richieste, così come le intramontabili Victory (1765), Bounty (1784), Soleil Royal (1669), Wasa (1627).

     Anche qui, come conferma Serge, si utilizzano legni costosi. Lui, però, ha un importante vantaggio sulla concorrenza: essendo anche proprietario di una falegnameria che lavora con hotel di lusso e altri clienti importanti, Piat ha dunque un accesso privilegiato a scarti di legno di qualità – generalmente teak o altre essenze del Sud-Est asiatico – con cui realizzare modelli di barche. Anche il compensato marino e il legno meranti sono ampiamente utilizzati.

    Historic Marine impiega 24 persone, per lo più di origine indiana (che rappresentano all’incirca il 70% della popolazione di Mauritius). Alcuni di questi dipendenti sono donne, generalmente esperte in sartiame e verniciatura. Come nei cantieri navali più affermati, alcuni lavoratori si sono specializzati in un compito particolare: durante la nostra visita, per fare un esempio, abbiamo notato un saldatore che stava creando meticolosamente una ringhiera di poppa su una nave commerciale in scala; un altro artigiano ci ha mostrato come applicare allo scafo di una nave un rivestimento di rame, una protezione anti-teredini che ha permesso alla Victory, ormai quarantenne, di essere protagonista alla battaglia di Trafalgar nonostante la sua veneranda età.

// Ogni progetto richiede fino a quattro mesi di costruzione
in base alle dimensioni, alla complessità e, ovviamente,
all’urgenza del cliente. //

Prima di rimpatriare

    Chiunque desideri vedere modelli navali splendidamente realizzati a Mauritius non dovrebbe perdere il Mahébourg Historical Naval Museum. A causa della mancanza di fondi, la sede è un po’ trascurata, ma è comunque affascinante e ospita, con ogni probabilità, i modelli più belli e accurati che si possano vedere sull’isola. In larga parte si tratta di grandi navi a vele quadre legate alla ricca storia di Mauritius. Alcune sono state prodotte alcuni decenni fa dalla società Comajora, fondata nel 1967 e poi fallita insieme ad altre aziende del settore. La vicinanza di questo museo all’aeroporto internazionale ‘Sir Seewoosagur Ramgoolam’ lo rende pratico da visitare prima di restituire l’auto noleggiata e di prendere l’aereo per rientrare a casa. Magari con un bel modello di barca tra i bagagli a mano.

(Veteran Boat – Building models, miniature ships – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Maggio 2026)

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Tefaf Maastricht – Seven thousand years of history https://www.barchemagazine.com/tefaf-maastricht-exhibition-arts-2/ Tue, 12 May 2026 08:56:58 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=258016 L’edizione 2026 di Tefaf è tornata al Maastricht Exhibition & Conference Centre nel suo stile inconfondibile, svelando una straordinaria selezione […]

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L’edizione 2026 di Tefaf è tornata al Maastricht Exhibition & Conference Centre nel suo stile inconfondibile, svelando una straordinaria selezione di riscoperte storiche, opere eccezionali e tesori di livello museale provenienti da una variegata rosa di espositori internazionali

by Sophia Negri

    Celebrata in tutto il mondo come la destinazione per eccellenza per arte, antiquariato e design, Tefaf Maastricht abbraccia 7 mila anni di storia dell’arte, dall’antichità all’epoca contemporanea.

    Giunta al suo terzo anno, la sezione Focus ha consentito alle gallerie di approfondire un singolo artista o un concetto. Il Summit, in collaborazione con Unesco Netherlands, ha esplorato il ruolo trasformativo della cultura nei risultati economici, sociali e sanitari, promuovendo al contempo una maggiore integrazione delle arti nelle politiche pubbliche. 

Zaha Hadid.  Photo Courtesy of David Gill Gallery.

Henry Moore, Figure, 1932, Beechwood. Photo Courtesy of Osborne Samuel.

Imperial carved lacquer cabinet, Qianlong Period (1736-1795), Carved lacquer, 57,3 x 38,8 cm. Photo Courtesy of Paul Ruitenbeek Chinese Art.

      La fiera ha presentato quattro mostre tematiche in prestito: Kunsthaus Zürich (Alberto Giacometti and Dialogue), Centraal Museum Utrecht (The Ecstasy of Mary Magdalene), Prince Claus Fund (A 30-Year Legacy of Supporting Artists) e The King Baudouin Foundation (Safeguarding Belgian Masterpieces).

Accanto alle opere provenienti da istituzioni museali e grandi collezioni private, la manifestazione continua a offrire uno spazio privilegiato alle gallerie specializzate, che hanno portato a Maastricht dipinti antichi, sculture, arti decorative, design e opere contemporanee.

Le gallerie italiane sono tradizionalmente tra le più rappresentate nel settore dell’arte storica e dell’antiquariato.

    Tra le opere più significative, un’incisione con autoritratto di Rembrandt del 1630, una natura morta giovanile di Paul Gauguin, un olio su tavola del giovanissimo Claude Monet, dipinto quando era ancora adolescente, e un luminoso dipinto di Berthe Morisot eseguito nel 1892, un anno cruciale per la pioniera dell’Impressionismo. La varietà cronologica e stilistica di questa selezione illustra da sola l’ambizione enciclopedica della fiera.

Istoriato basin painted with Diana and Actaeon and the Magen David incorporated in the knotwork border, 1500-1510, Tin-glazed earthenware. Photo Courtesy of Jeremie Beylard.

Orazio Gentileschi, The Penitent St Jerome, 1610. Oil on canvas, photo Courtesy of Trinity Fine Art.

Tefaf è una fondazione senza scopo di lucro che promuove competenza, eccellenza e diversità nella comunità artistica globale. Questo impegno si riflette nella selezione rigorosa degli espositori per le sue due fiere annuali, che si tengono a Maastricht e New York. Tefaf funge da guida esperta per collezionisti privati e istituzionali, ispirando appassionati d’arte e acquirenti in tutto il mondo.

     La Galleria Matthiesen ha presentato La raccolta delle arance di Louis Gauffier, un capolavoro rimasto intatto per oltre due secoli, che celebra la figura femminile come pilastro morale del focolare domestico nella società del XVIII secolo. La forza unica di Tefaf è creare un dialogo tra epoche diverse. 

The Maas Gallery.

     A pochi passi da una stele funeraria attica del IV secolo a.C. raffigurante la giovane Medea, presentata da David Aaron, e da una statuetta di Ptah-Sokar-Osiride del periodo tolemaico, offerta dalla Galerie Cybele, i visitatori hanno potuto ammirare le esposizioni in cera e specchi di Berlinde De Bruyckere, create come estensione della sua presentazione alla Biennale di Venezia del 2024, o le luminose forme organiche di Angela Heisch da Grimm. Eduardo Chillida, Barbara Hepworth e Arnulf Rainer hanno completato questo panorama scultoreo e pittorico, che attraversa i secoli, senza mai perdere la sua coerenza.

In apertura, Pablo Picasso, Femme nue assise, 1959, Oil on Canvas. Photo Courtesy of Galerie l’Institute.

(Tefaf Maastricht – Seven thousand years of history  – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Maggio 2026)

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U-Boat U-65 – Watching the time through a porthole https://www.barchemagazine.com/u-boat-u-65-orologi-news/ Wed, 06 May 2026 10:33:22 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=257475 L’U-65, automatico da 44 mm SS Turchese di U-Boat Italo Fontana, rappresenta un nuovo modo di guardare il tempo: più […]

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L’U-65, automatico da 44 mm SS Turchese di U-Boat Italo Fontana, rappresenta un nuovo modo di guardare il tempo: più rotondo, più fluido

by Sophia Negri

L’U-Boat Italo Fontana, U-65 Turchese, non si limita a segnare il tempo, ma lo reinventa, spingendo la mente di chi lo indossa “out of the box”.

     L’ipercurvo che rompe gli schemi è un orologio che rappresenta l’incontro tra il design contemporaneo e la meccanica di precisione. Il vetro bombato esalta il movimento scheletrato a vista, consentendo di ammirare il meccanismo in tempo reale: un autentico spettacolo di perfezione meccanica. Un segnatempo dal carattere audace che mette in mostra la sua anima, un vero simbolo di personalità e innovazione. Il Movimento Miyota 8N24 Skeleton meccanico è a carica automatica, con riserva di carica di 42 h.

Il cinturino è in silicone. Le anse che collegano il cinturino sono dotate di un sistema mobile speciale, studiato per adattarsi al polso e garantire una vestibilità impeccabile.

     Frutto della precisione svizzera, il movimento al quarzo Ronda 756 è lubrificato in bagno d’olio. La cassa è in acciaio 316L. Il fondo è in acciaio con vetro minerale turchese chiuso con sei viti. Il quadrante, in metallo nero, ha indici e numeri applicati in metallo con trattamento Superluminova turchese. Il vetro K9 minerale è bombato. L’U-65 è impermeabile fino a 50 metri di profondità, in grado di resistere a 5 atmosfere di pressione.

La cassa è in acciaio AISI 316L, completamente riempita di uno speciale olio che mette in risalto il quadrante, creando l’illusione dell’assenza del vetro, con un effetto di colore più intenso e di una maggiore leggibilità. Bolla d’aria a vista sul quadrante per compensare le variazioni di temperatura.

(U-Boat U-65 – Watching the time through a porthole – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Maggio 2026)

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Molteni&C Outdoor 2026 – There’s a beautiful world out there https://www.barchemagazine.com/collezione-moltenic-outdoor-2026/ Tue, 21 Apr 2026 07:11:33 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=255204 Il prestigioso brand presenta arredi e complementi per un’esperienza en plein air sobria e sofisticata, nel solco della leggerezza che, […]

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Il prestigioso brand presenta arredi e complementi per un’esperienza en plein air sobria e sofisticata, nel solco della leggerezza che, tuttavia, non teme affatto pioggia, vento, sole e il tempo al suo inevitabile incedere

by Chiara Risolo

I diamanti, certo. Ma non solo. Van Day Truex, stimato designer americano del Novecento – tra le altre cose è stato anche direttore creativo della maison Tiffany – sosteneva con fermezza che un buon oggetto di design fosse per sempre.

     Ciò detto, è pressoché scontato supporre che il lasciapassare per l’eternità di un tavolo, un divano, una sedia, una poltrona o qualsivoglia arredo, sia la combinazione perfetta, armonica e coerente, di due fattori fondamentali: la forma e la funzione, nel solco naturalmente della qualità, progettuale e dei materiali, da cui non si può mai prescindere. Fatte salve queste granitiche premesse, se si scorre il grande libro della storia di Molteni&C, cintura nera di design di alta gamma, è altrettanto scontato supporre che il brand sia attento osservatore del Truex pensiero. Ogni collezione infatti ha il potere di interpretare la contemporaneità, senza mai subirla. In altre parole, resiste alle mode del momento, ai capricci del mercato e ai clamori del marketing.

TAVOLINO SOLEVA

Protagonista indiscusso della collezione 2026, leggero, ma di grande solidità, diventa il cuore pulsante dei simposi. La struttura è sempre in tubolare di alluminio verniciato a polvere, mentre il piano è disponibile sia in gres, sia in una più scenografica pietra lavica.

     Lo fa anche la 2026 Outdoor, tra le grandi protagoniste del Salone del Mobile Milano. Contempla arredi e complementi che dialogano con il paesaggio senza mai prevaricarlo. A tal proposito torna alla mente una dichiarazione di un’autorevole firma dello yacht design, Bernardo Zuccon, dello studio Zuccon International Project: “Una barca, a prescindere dal gusto personale di ciascuno, si può definire bella quando osservandola in mezzo al mare non si avverte la sensazione che quest’ultimo passi in secondo piano, ne patisca in qualche modo la grandezza o ancora peggio l’eccessiva opulenza”. Cambiano i soggetti, gli scenari, ma non la sostanza.

«Soleva evoca il calore del giorno, il ritmo lento della luce che attraversa gli spazi e disegna sulle superfici. La mia collezione per Molteni&C Outdoor parla di armonia tra leggerezza e solidità, di un dialogo silenzioso tra struttura e comfort, dove ogni linea respira con l’aria circostante».
Vincent Van Duysen, brand’s creative director

DIVANO SOLEVA

Disponibile nelle versioni a 2 o 3 posti, ha struttura tubolare in alluminio verniciato a polvere, schienale con doghe verticali in multistrato marino, cuscini imbottiti in poliuretano con fodere in fibra poliestere idrorepellenti. Sono previsti anche altri due morbidi cuscini laterali per i braccioli, senza fissaggio e acquistabili in coppia.

Ed ecco allora che Outdoor 2026 diventa parte integrante del panorama, un fluido tutt’uno con esso, che si tratti di impreziosire un lezioso giardino all’italiana di una villa Liberty, il dehors di un antico casale in collina o una sofisticata terrazza industrial style con vista sulla città.

«Con la collezione Chelsea Outdoor abbiamo esteso la cifra stilistica di Dordoni al paesaggio esterno, portando all’aria aperta quell’eleganza sobria che caratterizza la famiglia Chelsea nelle sue declinazioni di elementi living e dining. Il concept va oltre una semplice trasposizione del progetto indoor, fino a una sua interpretazione profonda: un adattamento accurato, sviluppato nel pieno rispetto del disegno originario, capace di conferirgli una nuova essenza materica e percettiva. Un’evoluzione che rinnova l’identità della collezione mantenendo intatti i suoi fondamenti distintivi».
Studio Dordoni

La collezione è frutto della partnership tra giganti del settore. Il direttore creativo del brand, Vincent Van Duysen, per realizzarla si è avvalso della professionalità di Yabu Pushelberg, dinamica azienda americana con uffici a New York e Toronto, dello Studio Dordoni, fondato da Rodolfo Dordoni, firma già collaudata di numerosi progetti made in Molteni&C, e per la prima volta anche del contributo della spagnola VIBIA, in particolare per la progettazione di alcuni prodotti lighting.

DIVANO CHELSEA

Componibile, pensato per una modularità semplice e intuitiva. Ha la struttura tubolare in alluminio verniciato a polvere. Realizzato in una sola tonalità, dust grey, si caratterizza per i raffinati intrecci artigianali in corda di polipropilene dei braccioli e dello schienale (i cuscini di quest’ultimo sono liberi, senza fissaggio).

Ma entriamo nel vivo. C’è Soleva, autentico omaggio alla leggerezza, per mutuare un linguaggio olistico, un “saluto al sole”, anche dal punto di vista cromatico. Si tratta di un sistema completo di arredi che si declina in divano, poltrona, sedia, sunbed, sgabello e tavolo. Fil rouge di tutti questi elementi, il telaio tubolare in alluminio verniciato a polvere. 

OMBRELLONE FRONDA

Indispensabile all’aperto. Assolve alla sua funzione, quella di riparare, senza tuttavia penalizzare il contesto. È l’ombrellone disponibile nelle due versioni colore, o grigio antracite o total white. La struttura portante e il braccio sono in alluminio. Previsto naturalmente il fissaggio al suolo.

Le linee appaiono nette e ben definite, ma mai spigolose e invitano al relax. Innovativa la scelta di utilizzare per gli schienali doghe verticali realizzate in multistrato marino, un materiale riciclato ed ecologico che assicura durabilità ed elasticità. L’alluminio torna centrale anche in Chelsea Outdoor, altra riuscitissima celebrazione della vita en plein air. Sofisticata, sartoriale e sobria, con inediti elementi decorativi, è l’evoluzione del progetto indoor firmato dallo Studio Dordoni. 

TAVOLINO DALIA

Proposto da Molteni&C in due diverse altezze, alto o basso, ha forma quadrata con piano in gres oppure cemento. È il tavolino perfetto per gradevoli chiacchiere en plein air più raccolte, davanti a un ottimo drink.

SOLEVA SUNBED

Un sunbed che porta nel nome il calore del sole, il lettino Soleva incarna uno stile di vita in piena armonia con la natura.

Chiudono il cerchio la versatile Club di Yabu Pushelberg, sedia pieghevole con struttura in acciaio verniciato, schienale e seduta in batyline (tessuto tecnico molto resistente). E ancora, il tavolino Dalia, disponibile in due altezze, con piano quadrato in gres o cemento, l’ombrellone Fronda – nomen omen – discreto ma indispensabile all’aperto, realizzato in grigio antracite o total white a seconda dei contesti, e due perle lighting, Meridiano e Out. Due modi diversi, per forma e dimensione, di illuminare gli esterni, ma accomunati entrambi da un impagabile plus: sono, come del resto lo sono tutti gli arredi della collezione, per sempre. Proprio come avrebbe detto Van Day Truex.

In apertura Sedia club – Il suo principale atout è il dinamismo. Questa sedia pieghevole dialoga con qualsiasi elemento della collezione Outdoor 2026. Ha una solidissima struttura in acciaio verniciato, mentre lo schienale e la seduta sono in batyline di lino, a prova di usura e intemperie.

(Molteni&C Outdoor 2026 – There’s a beautiful world out there  – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Aprile 2026)

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Alla Milano Design Week 2026 nasce il progetto Mon https://www.barchemagazine.com/milano-design-week-mon-zuccon-international-project-cadorin/ Tue, 14 Apr 2026 07:10:46 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=255505 In occasione della settimana del design di Milano, Zuccon International Project e Cadorin presenteranno Mon, un nuovo sistema di rivestimento […]

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In occasione della settimana del design di Milano, Zuccon International Project e Cadorin presenteranno Mon, un nuovo sistema di rivestimento ligneo che esplora il confine tra superficie, percezione e spazio

Mon nasce dalla volontà di trasformare una superficie in esperienza, utilizzando la tecnologia di incisione laser come strumento di precisione al servizio della percezione. Attraverso un rigoroso sistema geometrico modulare la superficie lignea acquisisce una nuova dimensione percettiva: pur rimanendo bidimensionale, suggerisce profondità, evocando la presenza di uno spazio oltre la materia.

Il progetto prende il nome dall’ideogramma giapponese (Mon), che significa porta, soglia o passaggio. Nella sua stessa forma grafica l’ideogramma rappresenta l’archetipo della soglia architettonica, un varco che introduce ad un altro spazio. Questo segno diventa il principio generativo del progetto, il dispositivo simbolico da cui nasce il linguaggio formale del rivestimento che, attraverso variazioni di ritmo e profondità, genera illusioni prospettiche e giochi di luce.

Frutto della sinergia tra la visione progettuale dello Studio Zuccon International Project e l’esperienza produttiva di Cadorin, Mon supera la dimensione puramente decorativa e si pone come un vero dispositivo percettivo. Attraverso incisioni laser, e variazioni di ritmo e profondità, emerge una trama che lavora per sottrazione e allusione, producendo giochi di luce ed ombra che suggeriscono una tridimensionalità apparente, lasciando che sia lo sguardo dell’osservatore a completare lo spazio.

Il riferimento culturale richiama le tradizionali architetture giapponesi, in cui porte e schermature non definiscono una separazione netta, ma introducono una transizione tra ambienti. In questa prospettiva, Mon diventa una soglia simbolica: un elemento che privilegia il passaggio alla chiusura, che suggerisce profondità pur restando ancorato alla materia del legno.

Mon nasce dalla volontà di superare l’idea di superficie come elemento passivo. È un dispositivo che attiva lo sguardo, suggerisce profondità e introduce una dimensione intermedia, dove il limite della bidimensionalità scompare e lo spazio non è definito ma continuamente interpretabile”, ha detto Bernardo Zuccon di Zuccon International Project.

Rita Cadorin, Art Director di Cadorin, ha aggiunto: “La collaborazione con uno studio di design di alto profilo si conferma come un ambito privilegiato di ricerca, dove il piacere di sviluppare nuove collezioni si esprime in un dialogo progettuale evoluto e profondamente condiviso. Al centro del progetto vi è una riflessione che mette in relazione la materia con l’elemento identitario: il legno, valorizzato nella sua dimensione più materica, viene reinterpretato attraverso il design, diventando veicolo di una ricerca che coniuga sensibilità estetica e innovazione. Ne emerge una visione progettuale in cui texture ottenute tramite incisione laser e linee compositive si intrecciano in modo dinamico e sofisticato”.

Il Salone del Mobile 2026 sarà l’occasione per scoprire Mon all’interno del padiglione 18, stand D 01, presso lo spazio espositivo Cadorin, dove il progetto verrà presentato come un’installazione che mette in scena il rapporto tra materia, luce e spazio. Un’esperienza che invita il visitatore ad attraversare – anche solo con lo sguardo – la soglia tra realtà e immaginazione.

(La settimana del design porta Mon di Zuccon International Project e Cadorin – Barchemagazine.com – Aprile 2026)

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Scarabeo Ceramiche, a Milano due nuovi showroom condivisi https://www.barchemagazine.com/scarabeo-ceramiche-milano-nuovi-showroom/ Thu, 02 Apr 2026 08:02:28 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=254837 Grazie a due nuove collaborazioni Scarabeo Ceramiche annuncia un significativo passo strategico nel cuore di Milano, rafforzando la sua posizione […]

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Grazie a due nuove collaborazioni Scarabeo Ceramiche annuncia un significativo passo strategico nel cuore di Milano, rafforzando la sua posizione nel mondo del design e dellarchitettura

Il primo spazio è all’interno di Pianca & Partners, nel cuore del distretto di Brera, in Via Porta Tenaglia 7N3. Nato come piattaforma dedicata al contract, lo showroom rappresenta un hub dinamico che riunisce aziende complementari della filiera dell’arredamento e delle costruzioni, favorendo sinergie progettuali e nuove modalità di collaborazione. In questo contesto, Scarabeo Ceramiche si inserisce in un ecosistema evoluto, rivolto a progettisti, architetti e operatori del settore, contribuendo con la propria visione contemporanea dell’ambiente bagno.

La seconda presenza milanese prende forma in via Mario Pagano 39, all’interno dello spazio condiviso con Gruppotre e We Are Town, realtà multidisciplinari che integrano architettura, design e consulenza immobiliare. Un luogo che interpreta il progetto come sistema complesso, in cui competenze diverse dialogano per offrire soluzioni su misura e una visione integrata dell’abitare contemporaneo.

Entrambi gli spazi rappresentano per Scarabeo Ceramiche non solo una vetrina espositiva, ma veri e propri ambienti di lavoro e confronto, pensati per accogliere professionisti e clienti in un’esperienza immersiva.

La scelta di showroom condivisi riflette una strategia orientata alla collaborazione e alla costruzione di network, elementi sempre più centrali nel mondo del design. Con queste nuove aperture, l’azienda rafforza il proprio posizionamento a Milano, capitale internazionale del progetto, confermando la volontà di essere protagonista attiva nei contesti più innovativi e dinamici del settore.

Scarabeo YUGO nasce con l’intento di trasformare un oggetto quotidiano in un’esperienza visiva e sensoriale unica. Il progetto si concentra sul delicato equilibrio tra solidità e leggerezza, geometria e fluidità, razionalità e poesia, dando vita a un lavabo che supera la sua funzione pratica per divenire un simbolo di calma, introspezione e bellezza consapevole. La forma prende ispirazione dalla fusione armoniosa di due geometrie fondamentali: il quadrato, emblema di stabilità, e il cerchio, rappresentazione di apertura. La transizione fluida tra queste due forme genera un oggetto scultoreo ed essenziale, capace di comunicare continuità e armonia. Scarabeo YUGO reinterpreta così il bagno contemporaneo trasformandolo in uno spazio dedicato al benessere personale, un luogo che invita alla cura di sé e alla riscoperta dell’equilibrio interiore.
 

Durante la Milano Design Week 2026, entrambi gli showroom saranno aperti ai visitatori. In parallelo alla presenza in fiera al Salone del Mobile, Scarabeo Ceramiche avrà così l’opportunità di presentare le proprie numerose novità anche all’interno delle due nuove location milanesi.

(Scarabeo Ceramiche, a Milano due nuovi showroom condivisi – Barchemagazine.com – Aprile 2026)

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Porada International Design Award 2026, aperte le candidature https://www.barchemagazine.com/porada-international-design-award-2026-iscrizioni/ Thu, 26 Mar 2026 14:22:38 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=254203 Al via le iscrizioni per il concorso internazionale promosso da Porada in collaborazione con POLI.design e con il patrocinio di […]

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Al via le iscrizioni per il concorso internazionale promosso da Porada in collaborazione con POLI.design e con il patrocinio di ADI.

Giunto alla quattordicesima edizione, il contest ha come tema il tavolo e invita studenti e professionisti del design, italiani e internazionali, a presentare concept innovativi capaci di coniugare creatività, ricerca progettuale e sperimentazione sui materiali. I progetti dovranno prevedere l’utilizzo del legno massello come materiale prevalente, in combinazione con altri materiali presenti nella collezione Porada – ad esempio marmo, ceramica, cristallo – valorizzando le tecnologie produttive e i processi di lavorazione che caratterizzano l’azienda. Particolare attenzione sarà dedicata alla funzionalità, al rispetto delle normative di sicurezza, ai requisiti ergonomici e ai principi della progettazione sostenibile. 

La partecipazione è aperta a studenti e professionisti del settore design. Le candidature e i progetti dovranno essere presentati tramite procedura telematica entro il 31 gennaio 2027 attraverso il portale dedicato.

Con l’apertura dell’edizione 2026 vogliamo offrire a studenti e professionisti l’opportunità di sviluppare idee progettuali solide e innovative. Quest’anno riprendiamo il tema del tavolo, già esplorato dalla nostra competizione nel 2013, uno dei prodotti di punta Porada, dove la scelta della tipologia di legno rispetto alle specificità di prodotto è alla base delle scelte progettuali. Ci aspettiamo proposte capaci di interpretare le esigenze contemporanee e che parlino il linguaggio estetico e creativo di Porada”, ha detto Tiziano Allievi, amministratore delegato Porada.

Concorsi come il Porada International Design Award rappresentano un’occasione importante di ricerca e confronto per la comunità del design. Attraverso queste iniziative studenti e professionisti possono misurarsi con temi progettuali concreti come il tavolo – protagonista di questa XIV edizione – e con il patrimonio di competenze produttive di un’azienda come Porada. La collaborazione con un’istituzione come POLI.design permette di strutturare questo processo all’interno di un contesto accademico e metodologico solido, trasformando il concorso in uno strumento strategico di dialogo tra cultura del progetto, formazione e sistema produttivo”, ha aggiunto Anna Barbara, Presidente POLI.design

Una giuria di esperti composta da rappresentanti di Porada, POLI.design e ADI valuterà i progetti sulla base di criteri quali originalità, grado di innovazione, ricerca sulla lavorazione del legno massello, sperimentazione sui materiali e capacità di proporre nuovi scenari d’uso per l’arredo contemporaneo. La giuria selezionerà tre vincitori per ciascuna categoria (Studenti e Professionisti) e assegnerà inoltre la Menzione Speciale Giacomo Allievi, per un montepremi complessivo di 11.000 euro.

La premiazione si terrà nel corso di un evento dedicato organizzato da Porada. “Mettere al centro un elemento archetipico dell’arredo come il tavolo significa invitare progettisti e studenti a confrontarsi con un oggetto che unisce funzione, relazione e identità domestica. Iniziative come il Porada International Design Award rappresentano un terreno fertile per la crescita della cultura del progetto, favoriscono il dialogo tra imprese, giovani talenti e ricerca progettuale, contribuendo a rinnovare il patrimonio del design italiano attraverso sperimentazione, consapevolezza dei materiali e attenzione alla sostenibilità”, ha concluso Luciano Galimberti, Presidente ADI.

Le iscrizioni sono ufficialmente su questo sito: www.porada-design-award.polidesign.net

(Porada International Design Award 2026, aperte le candidature – Barchemagazine.com – Marzo 2026)

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Molteni&C presenta Responsive Nature https://www.barchemagazine.com/moltenic-responsive-nature-elisa-ossino-studio/ Mon, 23 Mar 2026 14:34:32 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=253870 Curata da Vincent Van Duysen, la Collezione Outdoor 2026 di Molteni&C in occasione della Milano Design Week (21-26 aprile) accoglie […]

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Curata da Vincent Van Duysen, la Collezione Outdoor 2026 di Molteni&C in occasione della Milano Design Week (21-26 aprile) accoglie presso lo showroom di Via Senato 14 l’installazione site-specific Responsive Nature di Elisa Ossino Studio.

Responsive Nature è un’installazione site-specific concepita da Elisa Ossino Studio, composta da cinque diversi mondi botanici, ciascuno racchiuso all’interno di un distinto impianto architettonico. I visitatori attraversano una sequenza di paesaggi radicalmente differenti, ognuno dotato di un’identità forte e immediatamente riconoscibile, che spazia da ambienti fantastici a contesti naturali — da spazi dominati dall’intervento umano ad aree in cui la natura riconquista progressivamente la propria supremazia, mentre un sistema di schermi filtra lo sguardo del visitatore.

L’installazione si sviluppa come una narrazione per capitoli — un percorso in cui il verde cambia linguaggio, densità, simboli e comportamento. A ispirare l’intervento di Elisa Ossino è la straordinaria capacità della natura di mutare linguaggio e densità: una qualità di mimesi che ha suggerito una serie di paesaggi fortemente caratterizzati, in possesso di una propria autonomia nel modo in cui leggono lo spazio, ma che vivono di una palpabile connessione. Ogni giardino possiede una propria identità botanica e spaziale, ma tutti sono accomunati da un elemento ricorrente: un sistema di quinte che filtra lo sguardo, inquadra le prospettive e rallenta il ritmo del movimento. Come pagine traforate di un libro, questi schermi instaurano un dialogo tra arredi e vegetazione, guidando la percezione dei visitatori e favorendo la contemplazione, invitandoli a perdersi nella collezione fluida tra gli arredi e l’elemento naturale. Il percorso si snoda dal Giardino dell’Eden, un spazio primordiale dove la natura si manifesta nella sua forma più pura e rigogliosa, attraverso il Terzo Paesaggio, ispirato alle zone di soglia e all’evoluzione spontanea, dove il design dialoga con l’incolto, il Giardino Acquatico, che invita a una riflessione sulla fluidità, dove la presenza dell’acqua influenza la percezione delle forme e dei materiali, l’Hortus Botanicus, sorta di celebrazione della capacità dell’uomo di prendersi cura della biodiversità dando definizione a ogni varietà botanica, in un contesto dominato dalla perfezione geometrica, sino al Giardino Lunare, rarefatto e notturno, dove i contrasti luminosi esaltano le texture degli arredi.

Il ritmo è scandito dagli spazi di transizione che legano i diversi mondi con la sinuosità armonica di suoni naturali. L’installazione “Responsive Nature”, concepita da Stefano Roveda, trasforma il corridoio d’uscita in un ecosistema digitale, una foresta generata da algoritmi frattali. Tra proiezioni fluide e superfici specchianti, il corpo umano dialoga con una natura virtuale che svela dettagli macroscopici e micro-sonorità al passaggio, un ambiente che fonde spazio fisico e visione tecnologica. “Responsive Nature” è così un vero e proprio ecosistema, in cui il progetto si adatta e risponde ai cicli naturali, offrendo una visione originalissima della nuova consapevolezza dell’abitare, ridefinendo il rapporto tra spazio costruito e ambiente, e trasformando la natura in elemento architettonico sensibile ed eloquente.

Accesso previa registrazione Molteni&C | Milan Design Week 2026

Giardino dell’Eden

ll percorso si apre in un ampio cortile colonnato, dove prende vita un Eden contemporaneo con un giardino primordiale e luminoso che evoca il rapporto tra mitologia e botanica. Tra le colonne, una varietà di essenze verdi e vegetazione anima la scena, disposte in grandi contenitori. Gli arredi outdoor della collezione Soleva di Vincent Van Duysen e della collezione Chelsea Outdoor di Dordoni Studio entrano in dialogo con questa vegetazione, come se fossero antichi abitanti di uno spazio senza tempo. Questo giardino si configura come un preludio, introducendo il tema centrale dell’esposizione: la relazione tra natura e forma.

Terzo paesaggio

Superato il cortile, i visitatori accedono a un ambiente più selvaggio. Qui si sviluppa il Terzo Paesaggio, ispirato al paesaggista, agronomo, botanico, entomologo e scrittore francese Gilles Clément, che nel suo Manifeste du Tiers Paysage definisce il “terzo paesaggio” come l’insieme degli spazi — rurali o urbani — abbandonati dall’uomo e lasciati alla sola natura. Proprio per l’assenza di intervento umano, questi territori diventano fondamentali riserve di biodiversità. Questo giardino accoglie la libertà del vegetale. Alte graminacee ondeggiano al vento, l’edera conquista le superfici, arbusti spontanei proliferano, mentre schermi architettonici evocano frammenti di rovine. Un percorso traccia una linea sottile nel paesaggio, punteggiato da isole di sosta che emergono tra alberi antichi. Qui, arredi discreti si rivelano gradualmente all’interno della vegetazione. Sono esposti elementi della collezione Soleva di Vincent Van Duysen, della collezione Pantalica di Elisa Ossino e il tavolino Picea di Vincent Van Duysen.

Giardino acquatico

Una radura circolare accoglie un intimo e contemplativo Giardino Acquatico. Al centro, una vasca popolata da piante sommerse e galleggianti — tra cui ninfee, fiori di loto, papiro e giunchi — dà vita a un microcosmo silenzioso. Le foglie si adagiano leggere sulla superficie dell’acqua come note musicali. Una disposizione circolare di sedute, con le poltrone Club di Yabu Pushelberg, circonda la vasca, invitando i visitatori a concedersi un momento di pausa. Questo rappresenta il primo vero invito alla quiete lungo il percorso, in un giardino dedicato all’ascolto e all’osservazione — un interludio meditativo.

Hortus botanicus

Sotto una pergola prende forma un orto contemporaneo, un hortus conclusus, che accoglie piante officinali, erbe aromatiche, aiuole geometriche e imponenti zucche giganti. È uno spazio intimo, pervaso dal profumo della terra e delle foglie appena sfiorate, che eleva il concetto di coltivazione. In questo scenario, la natura è ordinata, misurata e organizzata secondo schemi geometrici. Il verde è composto con cura dalla mano dell’uomo. Gli arredi delle collezioni Soleva di Vincent Van Duysen e Chelsea Outdoor di Dordoni Studio rafforzano il carattere conviviale e domestico del giardino.

Giardino lunare

Luminoso e riflettente, il Lunar Garden è composto da piante selezionate per il loro fogliame argenteo, bianco e piumoso, e da graminacee leggere capaci di catturare e diffondere la luce. L’atmosfera è rarefatta, quasi metafisica. Sono esposti il divano Palinfrasca di Vincent Van Duysen, il tavolino Panna Cotta di Ron Gilad e le poltrone D.154.2 e D.153.1 di Gio Ponti.

Fruscii vegetali rallentati, vibrazioni irregolari, gocce, rifrazioni sonore e toni acquatici profondi, suoni secchi e tattili nell’orto e frequenze rarefatte notturne. Questi elementi sono concepiti come texture sonore architettoniche, modellate e proiettate per interagire con l’installazione. In un punto preciso del percorso, questa architettura acustica raggiunge la massima intensità, creando un dialogo immersivo tra corpo e ambiente. Anche la luce diventa parte integrante dell’esperienza: l’installazione prevede l’illuminazione con le lampade Meridiano e Out, di Vibia x Molteni&C, contribuendo alla narrazione atmosferica e percettiva dell’esposizione.

ELISA OSSINO STUDIO
Fondato a Milano nel 2006 da Elisa Ossino, architetto e designer di origini siciliane, Elisa Ossino Studio è uno studio multidisciplinare che si occupa di interior residenziali e retail, product design, exhibition e creative direction. Il lavoro dello studio si distingue per un linguaggio progettuale che combina astrazione geometrica, monocromie e suggestioni metafisiche e surrealiste, creando una relazione coerente tra spazio, luce e oggetti. Le linee essenziali e le geometrie rigorose definiscono ambienti dalla forte qualità scenografica, dove la dimensione atmosferica e immateriale dialoga con riferimenti al modernismo, al Bauhaus e al primitivismo. Alla base della ricerca progettuale vi è inoltre un costante interesse per la tradizione artigianale, affiancato dalla sperimentazione su nuovi materiali e processi ispirati ai principi dell’economia circolare. Nel corso degli anni lo studio ha collaborato con numerose aziende internazionali. Elisa Ossino ha ricevuto importanti riconoscimenti internazionalinel campo del design, tra cui Red Dot Award Best of the Best, iF Design Award ed EDIDA, ed è stata più volte inclusa tra gli AD100 del network di Architectural Digest. 

STEFANO ROVEDA
Stefano Roveda (Milano, 1959) è un artista visivo e inventore, noto per le sue installazioni interattive e immersive in mostre e musei. La sua ricerca esplora l’interazione tra arte, tecnologia e narrazione, sviluppando elettroniche, software, e nuovi linguaggi interattivi. Ha contribuito alla creazione di opere che coinvolgono il pubblico come parte attiva, sfidando la percezione tradizionale dell’arte. Nel corso della sua carriera, ha attraversato diverse fasi tecnologiche, dalla fotografia d’arte alla progettazione di impianti ibridi per il broadcasting, fino alla realizzazione di installazioni interattive e teatrali. Ha fatto parte del collettivo Studio Azzurro dal 1994 al 2011, realizzando “ambienti sensibili” che reagiscono ai gesti degli utenti, musei interattivi in grado di registrare contributi dal pubblico. “Portatori di Storie”, un format innovativo per grandi installazioni interattive e immersive che utilizzano interviste emozionali come strumento di indagine introspettiva e antropologica. Roveda ha collaborato con artisti e tecnici, progettato e realizzato musei interattivi ed esposto gallerie di tutto il mondo (Tokyo, New York, Londra, Parigi. Ha anche contribuito alla formazione di nuove generazioni di professionisti nel campo dell’arte e della tecnologia.

STEFANO DI PRIMIO
Art Director, attraversa il mondo visivo come un cartografo dell’immaginazione, lavorando tra design e moda e esplorando i territori in cui l’immagine diventa linguaggio, materia e racconto. Le sue composizioni uniscono rigore e istinto, tecnica e stupore, dando vita a una poesia fatta di luce, forma e movimento. Insegna all’Istituto Marangoni Milano, dove coltiva una visione che intreccia cultura visiva, sperimentazione digitale e sensibilità narrativa, accompagnando i futuri designer nella costruzione del proprio sguardo. La sua ricerca indaga il dialogo fragile e potentissimo tra umano e digitale, esplorando il modo in cui la tecnologia può trasformarsi in uno strumento per vedere e sentire il mondo in modi nuovi.

(Molteni&C presenta Responsive Nature – Barchemagazine.com – Marzo 2026)

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Design e sviluppo culturale, partnership POLI.design e Dexelance https://www.barchemagazine.com/design-cultura-partnership-poli-design-dexelance/ Thu, 05 Mar 2026 11:46:20 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=251892 La collaborazione tra POLI.design e il gruppo Dexelance mette il design al centro come pratica sistemica e trasversale, intrecciando formazione, […]

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La collaborazione tra POLI.design e il gruppo Dexelance mette il design al centro come pratica sistemica e trasversale, intrecciando formazione, cultura e dialogo tra generazioni, con un forte accento su sostenibilità e internazionalizzazione.

POLI.design, centro per la formazione post-laurea e l’innovazione del Politecnico di Milano, e Dexelance, gruppo industriale diversificato specializzato nel design, luce e arredamento di alta gamma, annunciano l’avvio di una collaborazione strategica pluriennale che colloca il design al centro dello sviluppo culturale, industriale e competitivo del gruppo. L’accordo nasce con l’obiettivo di costruire una collaborazione strutturata e continuativa, capace di produrre contenuti, strumenti e metodologie innovative a beneficio dell’intero ecosistema Dexelance, e di attivare progetti mirati sui singoli brand che ne fanno parte.
 
Al centro della collaborazione si trova una visione del design inteso come disciplina sistemica e trasversale, in grado di integrare strategia, cultura aziendale, formazione e innovazione. In questo contesto, POLI.design assume il ruolo di ideatore di prospettive, contribuendo al dialogo con Dexelance attraverso il patrimonio di ricerca del Politecnico di Milano, unesperienza consolidata a livello internazionale e un approccio che promuove la contaminazione tra discipline, settori e culture.
 
Il programma di collaborazione si articola su due livelli. Da un lato, un percorso orizzontale di Design Advisory rivolto al gruppo Dexelance, pensato per fornire strumenti di analisi, lettura dei mercati e supporto strategico allo sviluppo dei suoi brand, con un’attenzione particolare ai grandi scenari internazionali e all’evoluzione dei linguaggi del design. Dall’altro, una serie di progetti pilota verticali su brand selezionati, concepiti come laboratori di sperimentazione ad alto impatto.
 
In questa prima fase, i due casi di studio riguardano le aziende Saba e Davide Groppi. Con Saba, la collaborazione consiste in un progetto di Partnership in Education dedicato al tema delle Nuove forme di Retail. Il percorso coinvolge gli studenti dei master di POLI.design in un workshop progettuale che lavora sull’evoluzione degli spazi di vendita come luoghi di relazione, esperienza e identità di marca. Il progetto, già in fase avanzata, prevede momenti di revisione intermedia e una presentazione finale, con l’obiettivo di esplorare nuovi format retail capaci di dialogare con le giovani generazioni e con i linguaggi contemporanei.
 
Con Davide Groppi, invece, la partnership si concentra su un Sustainability Design Lab, un laboratorio di ricerca e progetto dedicato all’integrazione dei principi di sostenibilità nei processi creativi e produttivi. Il lavoro punta allo sviluppo di un progetto pilota basato su criteri LCA (Life Cycle Assessment), con l’ambizione di costruire modelli replicabili e di fare della sostenibilità non solo un requisito, ma un vero e proprio fattore culturale e competitivo.
 
L’accordo prevede anche un’attenzione strutturata ai temi di education, cultura e nuove generazioni di designer, oltre a iniziative di talent development e scambio tra mondo accademico e impresa, rafforzando il ruolo del design come ponte tra formazione, ricerca e industria.
 
Questa collaborazione nasce dalla volontà condivisa di lavorare sul design non come semplice strumento formale, ma come leva strategica per leggere il presente e costruire il futuro”, sottolinea Walter Ruffinoni, Direttore Generale di POLI.design. “Sempre più aziende scelgono di affidarsi a POLI.design per affrontare queste trasformazioni, perché il design oggi è una chiave per connettere ricerca, formazione e impresa e per costruire visioni capaci di orientare lo sviluppo”.

Walter Ruffinoni

Giorgio Gobbi

La collaborazione si colloca in unottica di medio-lungo termine. L’obiettivo è supportare l’evoluzione del gruppo Dexelance e dei suoi marchi, avvalendosi dell’apporto offerto dalla ricerca e dalla formazione avanzata.
 
Il design rappresenta l’elemento fondante dell’identità di Dexelance e dei suoi brand”, afferma Giorgio Gobbi, Managing Director di Dexelance: “Questa partnership con POLI.design si inserisce nel nostro percorso di crescita e consolidamento, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente le competenze strategiche e progettuali del Gruppo. Crediamo che il dialogo strutturato tra impresa e mondo accademico sia un acceleratore fondamentale di innovazione, capace di generare valore concreto per le aziende e di supportarle nello sviluppo dei mercati internazionali. Lavorare su temi come sostenibilità, il retail e lo sviluppo dei talenti significa investire nel futuro competitivo del nostro ecosistema, mantenendo sempre al centro l’eccellenza e la qualità che contraddistinguono Dexelance”.
 
(Design e sviluppo culturale, partnership POLI.design e Dexelance – Barchemagazine.com – Marzo 2026)
 

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Arte, design, sostenibilità: Sanlorenzo celebra dieci anni d’impegno culturale https://www.barchemagazine.com/arte-design-sostenibilita-sanlorenzo-eventi-2026/ Tue, 24 Feb 2026 11:41:58 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=251300 Un percorso culturale che unisce scienza, design e mare, coinvolgendo la scena creativa internazionale e consolidando il ruolo del brand […]

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Un percorso culturale che unisce scienza, design e mare, coinvolgendo la scena creativa internazionale e consolidando il ruolo del brand come ambasciatore di innovazione e cultura. Si parte da Casa Sanlorenzo a Venezia

Le “Onde” sulla Biennale d’Arte

Il programma 2026 è definito da Waves, una mostra esclusiva di Sanlorenzo durante la Biennale d’Arte di Venezia, che si terrà a Casa Sanlorenzo dal 6 maggio fino al 28 giugno, volta ad esplorare il movimento e la trasformazione come linguaggi universali, creando un dialogo tra arte e scienza attraverso la potente metafora delle onde. L’esposizione collettiva è curata da Sergio Risaliti, Direttore del Museo del ‘900 di Firenze, e Cristiano Seganfreddo, con il supporto scientifico di Ersilia Vaudo Scarpetta, questi ultimi anche membri del comitato scientifico di Sanlorenzo Arts.

La mostra offre un confronto esclusivo tra i grandi maestri dell’arte moderna e della scultura, tra cui Alexander Calder, Fausto Melotti, Lucio Fontana e Tony Cragg, e voci contemporanee di rilievo come Christine Safa e gli artisti visivi Friederich Andreoni e Marcello Maloberti. In questo contesto, l’onda emerge non solo come forza fisica, ma anche come simbolo culturale, profondamente radicato nell’identità di Sanlorenzo.

“Negli ultimi dieci anni, Sanlorenzo Arts è passata da una passione istintiva a essere la bussola culturale della nostra organizzazione. Guidati dalla convinzione che cultura e responsabilità non siano complementi dell’eccellenza, ma la sua base fondamentale. Sostenere la cultura significa investire nelle idee, promuovere l’artigianato e stimolare il coraggio di mettere in discussione il presente mentre si immagina il futuro – ha commentato Massimo Perotti, Presidente Esecutivo di SanlorenzoÈ con questo spirito che abbiamo inaugurato nel 2025 Casa Sanlorenzo sede permanente e cuore pulsante di Sanlorenzo Arts. Attraverso il nostro programma annuale rendiamo esplicita la nostra ambizione: creare una piattaforma in cui arte, sostenibilità e design si intrecciano in un dialogo autentico e coerente, capace di riflettere la misura, l’innovazione e l’atemporalità che definiscono Sanlorenzo nel panorama internazionale dello yachting”.

Dieci anni di supporto culturale

Dal debutto ad Art Basel Miami Beach nel 2016, l’impegno di Sanlorenzo nel mondo dell’arte è nato come una passione istintiva, mosso dal desiderio di condividere i valori fondamentali che guidano la Maison. Nel tempo, questa visione si è trasformata in una piattaforma culturale strutturata, radicata nella responsabilità e espressa attraverso partnership istituzionali, opere commissionate e collaborazioni a lungo termine con artisti, curatori e istituzioni.

Art Basel

Tra i traguardi più significativi figurano il ruolo di Sanlorenzo come Global Host Partner di Art Basel dal 2018 al 2023, il patrocinio della Peggy Guggenheim Collection e il principale sponsor del Padiglione Italiano alla Biennale di Venezia, primato assoluto per un cantiere navale. Questo percorso comprende anche la presenza continuativa alla Milano Design Week dal 2017, con l’installazione Il Mare a Milano alla Triennale, premiato con il Compasso d’Oro ADI nel 2020, il riconoscimento più prestigioso nel mondo del design.

Il percorso trova il suo compimento nel giugno 2025, con l’apertura di Casa Sanlorenzo a Venezia, una villa restaurata da Piero Lissoni e Lissoni & Partners, e inaugurata in occasione della prima edizione della Venice Climate Week. Concepita come una sede culturale permanente, Casa Sanlorenzo promuove ricerca, dialogo e produzione artistica, andando oltre i confini di fiere ed eventi. La mostra inaugurale, Breathtaking di Fabrizio Ferri, ha definito fin da subito questa missione e visione, affidando alla forza della fotografia il compito di affrontare il tema dell’inquinamento oceanico e riaffermare il ruolo dell’arte come catalizzatore di consapevolezza e azione culturale.

SANLORENZO

Con il programma del 2026, Sanlorenzo Arts rinnova e rafforza il proprio impegno a lungo termine verso la cultura, caratterizzato da continuità, profondità e senso di responsabilità. Attraverso Casa Sanlorenzo e la sua piattaforma internazionale in progressiva espansione, la Maison amplia costantemente la sua voce culturale, estendendo il proprio raggio d’azione oltre i confini dello yachting. 

Tutti gli eventi culturali di Sanlorenzo nel 2026

  • Aprile 2026 – Milano Design Week
    Sanlorenzo parteciperà alla mostra evento organizzato dal magazine Interni, con una nuova installazione di Piero Lissoni presso l’Università degli Studi di Milano Statale. L’installazione esplorerà il dialogo unico tra interno ed esterno, design e navigazione, offrendo uno spunto per comprendere come il brand realizza le icone del futuro.
  • 6 maggio – 28 giugno 2026 – Waves
    Waves inaugura a Casa Sanlorenzo durante la Biennale d’Arte di Venezia, affermandosi come una delle mostre di riferimento nell’ecosistema culturale della città. Curata per Sanlorenzo da Sergio Risaliti, Direttore del Museo del ’900 di Firenze, e Cristiano Seganfreddo, con il supporto scientifico di Ersilia Vaudo Scarpetta, l’installazione presenta opere di maestri come Calder, Melotti, Fontana e Cragg, affiancate da artisti emergenti.
  • 1-30 settembre 2026 – Homo Faber in Città
    Casa Sanlorenzo sarà sede ospitante di Homo Faber in Città, il progetto legato a Homo Faber 2026 che ha luogo al di fuori della Fondazione Giorgio Cini, a cura della Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship. Casa Sanlorenzo accoglierà due mostre dedicate all’eccellenza artigianale veneziana, veneta e del Granducato del Lussemburgo.
  • 3–8 giugno 2026 – Venice Climate Week
    In qualità di membro fondatore dell’evento, Sanlorenzo parteciperà nuovamente alla Venice Climate Week, riaprendo le porte di Casa Sanlorenzo al dialogo, alla scienza e all’azione collettiva sul cambiamento climatico.
  • 12 ottobre – 24 Novembre – Roselena Ramistella, Casa Sanlorenzo
    Il programma del 2026 si conclude con una mostra personale della fotografa siciliana Roselena Ramistella presso Casa Sanlorenzo. Commissionata da Sanlorenzo, la sua opera documenta la vita nelle isole meno conosciute d’Italia, lontano dalla stagione turistica, raccontando le storie degli isolani che le abitano.

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