Editoriale Archivi - Barche Magazine ISP https://www.barchemagazine.com/rubriche/editoriale/ Rivista di informazione sulla nautica da diporto. Novità, prove, esclusive su barche e yacht a vela e a motore Fri, 08 May 2026 09:26:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0 https://www.barchemagazine.com/wp-content/uploads/2021/04/cropped-Senza-titolo-1-32x32.png Editoriale Archivi - Barche Magazine ISP https://www.barchemagazine.com/rubriche/editoriale/ 32 32 Reazioni contrastanti, l’editoriale di Franco Michienzi https://www.barchemagazine.com/reazioni-contrastanti-leditoriale-di-franco-michienzi/ Mon, 04 May 2026 07:10:57 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=256405 L’industria nautica è per l’Italia un patrimonio di valore inestimabile, un’eccellenza assoluta che va salvaguardata in tutti i modi. Anche […]

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L’industria nautica è per l’Italia un patrimonio di valore inestimabile, un’eccellenza assoluta che va salvaguardata in tutti i modi. Anche dalle crisi di singole realtà

by Francesco Michienzi

Il mio editoriale di aprile, Ultimo banco, ha suscitato reazioni contrastanti. Partendo dalla barca come metafora della vita, invitava a riflettere su alcuni elementi dell’agire umano. Mentre leggete è possibile che molte delle vicende di cui ci stiamo occupando abbiano preso una certa direzione o il suo contrario.

     Pensate alle attività che riguardano il destino del Gruppo Ferretti, quotato alla Borsa di Hong Kong e Milano. Tra una mossa e l’altra, che cosa sappiamo davvero? Certamente che c’è un serrato confronto tra l’azionista di riferimento del gruppo, il colosso industriale cinese Weichai Group, e l’imprenditore ceco Karel Komárek, attraverso Kkcg Maritime, che puntava a salire fino al 29,9% del capitale. A prescindere dagli esiti, mi e vi domando: “L’interesse per uno dei gruppi nautici più rinomati al mondo non dovrebbe forse infondere un moto di orgoglio in tutti gli operatori italiani che si occupano di industria nautica?”.

     Komárek ambisce al controllo di Ferretti Group perché è un’azienda di grande valore, ben organizzata, con marchi prestigiosi e una capacità produttiva di altissimo livello. In una recente intervista a Forbes ha dichiarato: “Ciò che mi ha attratto di Ferretti, fin dall’inizio, è la combinazione di eccellenza ingegneristica, leadership nel design e una straordinaria tradizione industriale italiana. È un’azienda in cui artigianalità, innovazione e prestigio internazionale del brand si fondono come raramente accade”. 

// Il nostro paese custodisce una tradizione straordinaria
di artigianato, di eccellenza ingegneristica e di design.
La nautica italiana incarna tutto ciò: precisione, bellezza, innovazione e una reputazione globale di qualità. Ci sono aziende
che non costruiscono solo yacht, ma opere d’arte. //

    Se il tentativo di entrare nella proprietà e gestione non dovesse andare a segno, a mio parere, Komárek potrebbe guardare anche ad altre realtà del nostro paese per portare la sua solidità economico-finanziaria e la sua visione di giovane e moderno imprenditore là dove in questo momento c’è una necessità più urgente. Sulla costa tirrenica, ad esempio, c’è un gruppo che ha tanto bisogno di uomini con queste caratteristiche. Forse si è già interessato al dossier, o forse non glielo hanno permesso. Fatto sta che gli amministratori di questo cantiere nautico in difficoltà hanno fatto la scelta di ricorrere alla composizione negoziata della crisi, segnando il passaggio formale a una fase strutturata di gestione delle criticità. La procedura, avviata a metà marzo, prevede l’affiancamento di un esperto indipendente, Enrico Terzani, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Firenze, e l’attivazione di misure protettive del patrimonio nei confronti dei creditori, con l’obiettivo di favorire la continuità aziendale e il riequilibrio economico-finanziario. Un passaggio che di fatto congela temporaneamente le possibili azioni di rivalsa dei creditori, rimandando eventuali azioni coercitive nei confronti dell’azienda. Oltre al disappunto dei dipendenti diretti, c’è una legione di piccoli e medi imprenditori e artigiani che vedono molto a rischio il futuro delle loro aziende. Ho raccolto voci che parlano di un possibile stralcio di una parte dei crediti con pagamento dilazionato in tre anni per permettere all’azienda di portare a termine le commesse in atto. Spero che non sia vero, anche se è tutto corretto sul piano formale, amministrativo e giudiziario. Ma io inorridisco ancora una volta. Trovo inconcepibile che piccoli imprenditori e artigiani, che avevano puntato tutto su quelle commesse, si trovino ancora oggi in questa situazione.

// “L’Italia è importante per me su più livelli: strategico, professionale
e personale. Dal punto di vista degli affari, l’Italia è da tempo
uno dei
mercati più rilevanti per noi in Europa”. Karel Komárek //

     Mi chiedo, ma l’attentato alle Torri Gemelle del 2001 con le relative conseguenze e la crisi generata dal fallimento della banca d’affari Lehman Brothers del 2008, che aveva quasi distrutto l’industria nautica italiana, non hanno davvero insegnato nulla? Come è possibile essere ancora in questa situazione dopo esperienze dolorose di questa portata? Certo, il bagliore, il luccichio e l’affabulazione sono difficili da interpretare quando tutto sembra girare a gonfie vele. Commesse infinite, portafogli ordini miliardari, proclami e bilanci roboanti, possono ingannare anche i più esperti. Ma in questo caso non si è voluto vedere. Purtroppo, il tema di oggi è quello di salvare, oltre al lavoro di migliaia di persone, anche le professionalità di aziende artigiane che se sparissero creerebbero un danno enorme a tutta la filiera.

     L’industria nautica italiana, attraverso i suoi organi rappresentativi, dovrebbe creare un fondo che possa intervenire in queste circostanze per sostenere le piccole realtà che sono patrimonio immateriale di tutti. Se il lavoro di questo amministratore esterno non dovesse funzionare, il rischio è quello della sospensione o riduzione dell’attività, il cantiere potrebbe dimezzare turni o fermare commesse in corso. Appare quindi fondamentale la ricerca di soluzioni industriali che sondino il mercato per cessioni di ramo d’azienda e individuare investitori che siano in grado di fare piani di ristrutturazione credibili che preservino posti di lavoro e valore. 

     Per tutte queste e altre ragioni, mi piacerebbe che il signor Karel Komárek provasse a entrare in questa difficile partita. In fondo ha già dimostrato di che cosa è capace l’uomo che ha fondato Kkcg, società di investimento che comprende oltre 300 aziende in più di 40 paesi, con interessi nell’energia, nell’intelligenza artificiale e nell’immobiliare. È la terza persona più ricca della Repubblica Ceca, con un patrimonio di 10,3 miliardi di dollari. Per questo imprenditore che ama l’ingegneria e la cultura, potrebbe essere un’attrattiva molto forte. Chiaramente ci sono molti altri soggetti con le potenzialità di giocare questa partita per vincerla. Io faccio il tifo per tutti loro, auspico una soluzione a breve termine per contribuire a mantenere alto il valore dell’immagine internazionale della nostra industria nautica che rischia di essere compromesso.

(Reazioni contrastanti – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Maggio 2026)

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Ultimo banco, l’editoriale di Franco Michienzi https://www.barchemagazine.com/ultimo-banco-leditoriale-di-franco-michienzi/ Thu, 02 Apr 2026 06:35:57 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=253585 La barca come metafora della vita. Ci troviamo di fronte al probabile epilogo di una vicenda imprenditoriale difficile da commentare. […]

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La barca come metafora della vita. Ci troviamo di fronte al probabile epilogo di una vicenda imprenditoriale difficile da commentare. Noi facciamo il tifo per centinaia di persone che rischiano di perdere il loro lavoro

by Francesco Michienzi

Nella sua rubrica settimanale Ultimo banco sul Corriere della Sera, Alessandro d’Avenia ha scritto che l’arte ha la capacità di aprire lo spazio-tempo dell’appartenere, un’esperienza difficile per l’ego che abitualmente vede negli altri strumenti o ostacoli, e ci fa scoprire che siamo invece “sulla stessa barca” nell’odissea della vita.

     La “barca” è metafora di quel livello di realtà in cui tutto è collegato e in comune, livello di cui non facciamo esperienza perché abbiamo perso la parola che lo indica: spirito. “Spirituale” oggi si dice infatti di chi è distante dalle incombenze materiali, quando invece significa il contrario: unito a tutto e a tutti. Se volessimo estendere il concetto di barca come metafora potente e versatile della vita, basterebbero poche immagini per raccontare scelte, relazioni, rischi e crescita. Pensiamo ai vari elementi che compongono il quadro di queste immagini. Il capitano è responsabile della barca, ma per farla navigare correttamente è necessario il contributo di tutto l’equipaggio; raramente si naviga da soli.

// La vita non si misura dalla calma del mare, ma dalla capacità di navigare, adattando le vele, scegliendo la rotta e condividendo il viaggio con chi ci sta accanto. //

     Le relazioni e la collaborazione decidono spesso la riuscita del viaggio. Vela, motore, timone: rappresentano risorse, energie e capacità di decisione. Anche con vento contrario, chi sa regolare le vele mantiene la rotta. Rotta e carte nautiche: i progetti e i valori danno direzione; la conoscenza e l’esperienza (le carte) aiutano a orientarsi quando il mare è incerto. Vento e mare: le opportunità e le circostanze esterne cambiano continuamente. Non possiamo controllare il vento, ma possiamo scegliere come sfruttarlo. Tempeste: ostacoli e sofferenze sono parte del viaggio. Resistenza, prudenza e capacità di adattamento permettono di attraversarle. Ancora e porto: le radici, i riposi e i traguardi servono a recuperare forza e a fare bilanci prima di ripartire. Manutenzione: prendersi cura della barca equivale a prendersi cura del corpo, della mente e delle relazioni – senza cura, il viaggio si interrompe. Cambiare rotta: saper virare, rinunciare a una meta o seguire un nuovo vento è saggezza, non fallimento. Naufragio e riparazione: anche dal peggiore degli incidenti si può ricostruire; spesso le riparazioni rivelano nuove possibilità. La vita non si misura dalla calma del mare, ma dalla capacità di navigare, adattando le vele, scegliendo la rotta e condividendo il viaggio con chi ci sta accanto. 

     Sono pensieri leggeri che voglio contrapporre all’uomo, nel cortile del suo cantiere nautico, che arringa gli operai che hanno scioperato perché non percepivano lo stipendio. L’energia che quest’uomo mette per convincerli della sua onestà intellettuale, mentre urla che finché avrà vita lotterà per farla pagare a chi lo ha portato sull’orlo del baratro, è l’altra faccia della medaglia della nostra metafora. Io gli auguro di salvare la sua azienda e il posto di lavoro dei suoi operai e impiegati; spero solo che sia davvero onesto nella valutazione delle responsabilità in questa situazione. Etica ed estetica si possono sovrapporre, ma non confondere. Negli anni abbiamo scritto di questo cantiere nautico per segnalare che qualcosa non andava nelle dichiarazioni roboanti e fantasmagoriche. Purtroppo dirlo oggi ha un sapore amaro e retorico. Certamente non aiuterà a pagare gli stipendi di centinaia di persone che non hanno alcuna colpa. Senza voler necessariamente emettere giudizi avventati, posso solo affermare che ci troviamo di fronte a un caso di ambizione che acceca e trasforma il desiderio legittimo di emergere in qualcosa che distrugge ciò che di buono si è costruito, il che è certamente un tema antico. 

// «Chi combatte con i mostri, guardi a non diventare egli stesso un mostro. E se tu scruterai a lungo nell’abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te». Friedrich Nietzsche //

    L’ambizione spinge all’impegno, alla crescita, alla creatività. Diventa pericolosa quando il fine prevale sui mezzi e sui valori. A quel punto, l’io insegue il successo a ogni costo e le scelte quotidiane vengono giustificate dalla prospettiva del traguardo. Si compiono azioni che possono erodere le relazioni, la reputazione, la salute mentale e il senso di integrità. Nietzsche avverte che chi scruta l’abisso rischia di esserne trasformato; Milton mostra l’illusione dell’orgoglio che preferisce regnare nel male piuttosto che servire il bene; Shelley, con Ozymandias, ricorda la fugacità delle glorie fondate sull’arroganza. Tutti richiamano l’idea che il modo in cui si conquista il potere o la fama determina il valore duraturo dell’opera di una vita.

     Emergere non è un peccato; il peccato sta nel permettere all’ansia di corrompere l’etica personale. I poeti e i pensatori ci ricordano che ciò che resta di una vita non è solo il successo visibile, ma anche la coerenza e la bontà con cui lo si è perseguito. Coltivare umiltà, consapevolezza e relazioni di verità è la difesa migliore contro l’offuscamento dell’ambizione. Vi starete chiedendo perché non chiamo questo signore per nome. Non è perché temo di essere citato in giudizio, come succede a tutti quelli che ne intralciano il cammino, ma perché non è necessario e, soprattutto, per l’amarezza che provo nel vedere a rischio ricchezza e bellezza. Il nostro mondo ne è pieno e dovremmo essere grati per le opportunità che ogni giorno ci si presentano. Invece di lottare per farla pagare a chi lo ha messo in questa situazione cerchi un investitore disposto a toglierlo dai guai e si goda la meritata pensione.

(Ultimo banco – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Aprile 2026)

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Uomini temerari, l’editoriale di Franco Michienzi https://www.barchemagazine.com/uomini-temerari-leditoriale-di-franco-michienzi/ Tue, 03 Mar 2026 09:10:39 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=251095 Sono gli uomini della famiglia Rossi, proprietaria dell’omonimo porto di Catania, distrutto dall’azione violentissima del ciclone Harry by Francesco Michienzi […]

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Sono gli uomini della famiglia Rossi, proprietaria dell’omonimo porto di Catania, distrutto dall’azione violentissima del ciclone Harry

by Francesco Michienzi

Leggere il saggio scritto da Igor De Biasio, manager e attuale presidente di Terna, ha suscitato una riflessione su chi ci amministra ed è deputato a risolvere i piccoli e grandi problemi della nostra esistenza. Partendo dai temi chiave del libro La leadership della fiducia. Fidarsi di sé, degli altri e della vita, si evince che una buona leadership si costruisce su competenza, coerenza, trasparenza, responsabilità e relazioni di fiducia con i cittadini. Purtroppo, la realtà che viviamo è spesso lontana da questi valori. È inevitabile tracciare un parallelo netto con molti aspetti della gestione pubblica in Italia. Penso agli amici di Porto Rossi, a Catania, che ha subito ingenti danni a causa di una violenta mareggiata legata al passaggio del ciclone Harry. La strada di collegamento non esiste più; ci sono circa 250 barche distrutte, affondate o accatastate sulla costa e gravi danni alle infrastrutture, che rendono lo scenario simile a quello post-tsunami.

Igor De Biasio, manager e attuale presidente di Terna, è l’autore del libro intitolato La leadership della fiducia. Fidarsi di sé, degli altri e della vita. La sua riflessione ci spinge a ragionare su chi ci amministra, deputato a risolvere i piccoli e grandi problemi della nostra esistenza.

Il presidente dell’associazione di concessionari Arpad, Giovanni Grasso, ha dichiarato: “I Rossi avevano portato tutte le barche in secca. Ma con onde alte anche 20 metri non c’è nulla da fare. Se pensiamo che un pontile per 10 barche costa 25mila euro più iva, servirà, solo per questo, oltre mezzo milione, più le spese di trasporto, manodopera, eccetera”. Probabilmente i danni ammonteranno a molti milioni. Servirebbero decisioni rapide e concrete, ma per avere fiducia non bastano le dichiarazioni fatte per dare conforto nelle prime ore dai disastri.

Nel saggio di De Biasio l’autore sottolinea che la fiducia si conquista con azioni ripetute, risultati misurabili e comunicazione onesta. In molti casi prevalgono invece logiche di breve termine per scopi elettorali, clientelismo e comunicazione spettacolare. Ne consegue una fiducia fragile: ogni promessa non mantenuta erode ulteriormente la credibilità delle istituzioni. La leadership della fiducia richiede una pianificazione a lungo termine e investimenti in prevenzione. In Italia, spesso, la manutenzione delle infrastrutture, la pianificazione del territorio e i piani di rischio sono sottodimensionati o rallentati da procedure burocratiche.

Tra il 20 e il 21 gennaio 2026, il Porto Rossi di Catania ha subito ingenti danni a causa di una violenta mareggiata legata al passaggio del ciclone Harry. La strada di collegamento è rimasta distrutta, con diverse barche affondate o accatastate sulla costa e gravi danni alle infrastrutture, il che rende lo scenario simile a quello post-tsunami.

Questo si traduce in maggiori danni quando si verificano eventi estremi: il caso del Porto Rossi di Catania può essere letto come esempio emblematico di ciò che accade quando prevenzione, manutenzione e responsabilità istituzionale latitano. Anche in questa circostanza abbiamo assistito alla moltitudine di politici in visita sul luogo del disastro, proclami e promesse immediate di soluzioni risolutive. Spesso, però, queste promesse non trovano applicazione concreta o restano ambigue nei tempi e nelle fonti di finanziamento. Questo comportamento risponde alla necessità di visibilità e di consenso, più che a un approccio orientato ai risultati: produce uno spettacolo mediatico nel breve termine, ma peggiora la fiducia nel lungo periodo. Le promesse non vengono mantenute per la mancanza di risorse effettivamente stanziate. I piani sono vaghi senza cronoprogramma. Le competenze tecniche sono insufficienti.

La maggior parte di chi ci governa è impegnata in dibattiti surreali sull’ex generale Vannacci che abbandona il partito di Matteo Salvini per mettersi in proprio. Sarebbe auspicabile una stampa più autorevole e coraggiosa, capace di controllare le azioni
di chi ci governa.

La frammentazione delle competenze tra enti, l’assenza di controlli indipendenti, la scarsa partecipazione della comunità locale sono tutti fattori che De Biasio identificherebbe come rotture nella catena della fiducia tra leader e cittadini. La leadership della fiducia non è un vezzo teorico, è una guida pratica per evitare che eventi come il disastro di Porto Rossi diventino l’ennesima scena di passerelle e promesse non mantenute. Se i leader pubblici adottassero i principi di competenza, coerenza e responsabilità sostenuti da De Biasio, le risposte ai disastri sarebbero più efficaci e la fiducia dei cittadini recupererebbe terreno.

La famiglia Rossi, proprietaria dell’omonimo porto turistico a Catania, ha diffuso un messaggio pieno di orgoglio, tipico dei grandi lavoratori e degli uomini temerari: “Scriviamo queste parole con le mani ancora sporche di fango, siamo abbattuti, però non siamo a terra e non lo saremo mai. Desideriamo rivolgerci ai cittadini e, in particolare, ai nostri clienti e armatori per condividere, con trasparenza e rispetto, quanto stiamo vivendo. Il porto turistico Rossi ha subito danni molto gravi. È un dolore profondo vedere colpito un luogo che per noi non è solo un’infrastruttura, ma una comunità e un luogo di tutti noi. Tuttavia, è importante dirlo con chiarezza: anche se fortemente danneggiato, il porto non è distrutto. Con determinazione e senso di responsabilità, faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per ricostruire, ripristinare e far rinascere il Porto Turistico Rossi, con l’obiettivo di renderlo più bello di prima. Siamo vicini a tutti i cittadini che hanno subito danni alle loro attività e proprietà e, anche se poco, mandiamo da parte nostra un caloroso abbraccio e solidarietà”.

Sarebbe doveroso per le istituzioni mettersi a studiare con rigore e urgenza possibili soluzioni. Ma non illudiamoci: la maggior parte di chi ci governa è impegnata in dibattiti surreali sull’ex generale Vannacci, che abbandona il partito di Matteo Salvini per mettersi in proprio, raro esempio di lealtà e fiducia tipiche degli uomini dai grandi valori ideali. Per settimane i talk show televisivi si sono occupati di queste beghe di partito, e quando non hanno di meglio da raccontarci, alimentano le invidie, come nei confronti del giovane imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio, colpevole di avere un patrimonio personale di circa 7 miliardi di euro, invece di ringraziarlo, perché è rimasto in Italia a fare impresa. Anche questo modo, un po’ becero, di fare informazione non aiuta a costruire una coscienza critica che orienti i cittadini verso scelte consapevoli. Siamo vittime di un bombardamento mediatico che ci stordisce. I telegiornali sono al servizio dei potenti e delle loro stucchevoli dichiarazioni quotidiane. A parte qualche rara e lodevole eccezione, sarebbe bello avere notizie e analisi sulle cose concrete, sulle politiche industriali, sullo stato della società nel suo insieme, sul futuro che ci attende e su tutto ciò che di buono c’è nel nostro paese. Per questo il libro La leadership della fiducia. Fidarsi di sé, degli altri e della vita è un vero strumento per orientarsi e fare le scelte migliori in questo mondo complesso.

(Uomini temerari – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Marzo 2026)

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Rivisto il regolamento, l’editoriale di Franco Michienzi https://www.barchemagazine.com/rivisto-il-regolamento-leditoriale-di-franco-michienzi/ Tue, 03 Feb 2026 09:00:33 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=247955 Sono state modificate le regole legate al Green Deal. Per la nautica si aprono nuove opportunità di sviluppo che devono […]

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Sono state modificate le regole legate al Green Deal. Per la nautica si aprono nuove opportunità di sviluppo che devono essere colte senza la spada di Damocle delle emissioni zero

by Francesco Michienzi

Dopo aver assistito negli ultimi anni all’intensa corsa regolatoria e finanziaria intrapresa da fine 2019 verso l’ambita neutralità climatica dell’Unione Europea, incarnata nel cosiddetto Green Deal, ci dobbiamo attrezzare per il War Deal? Leggendo le dichiarazioni del presidente del Consiglio europeo Charles Michel, pare proprio di sì. Anni di tavole rotonde, dibattiti e convegni sulla sostenibilità sono stati spazzati via in pochi minuti. Dopo aver distrutto l’industria automobilistica del vecchio continente abbiamo rischiato di veder uccisa anche quella della nautica.

Per fortuna c’è stato un afflato di rinsavimento. La presidente della Commissione europea von der Leyen ha presentato un pacchetto di misure che darà spazio anche alla produzione di motori alimentati con biocarburanti o con carburanti sintetici. Sarà ufficializzata anche la revisione del regolamento sulle emissioni di CO. Si abbasseranno le soglie: non più il 100% fissato in origine, ma a partire dal 2035, basterà il 90%. Soglia di emissioni che, di fatto, fa sopravvivere il motore termico oltre quella data.

Nel periodo di transizione potrebbero aumentare i costi per adattarsi ai nuovi obiettivi dei regolamenti comunitari e si potrebbe registrare un rallentamento di alcune vendite di unità tradizionali.

Una vera inversione di marcia per Bruxelles, che ha ceduto così alle pressioni delle case automobilistiche, da sempre contrarie alle regole europee troppo stringenti e ritenute un vero ostacolo per competere ad armi pari con l’industria statunitense e, soprattutto, cinese. Si è affermato il principio della cosiddetta neutralità tecnologica. In altri termini, la possibilità di utilizzare non solo l’elettrico, finora unica via scelta dalla commissione, ma anche altre tecnologie, come l’ibrido, l’idrogeno, i biocarburanti e i sintetici, capaci di contribuire alla decarbonizzazione. Abbiamo sempre saputo che nella nautica da diporto non era stata individuata una soluzione definitiva per le riduzioni a zero delle emissioni di CO, ma abbiamo fatto finta di nulla in attesa di un cambio di regole. Nel luglio 2023 avevo scritto: “L’industria nautica è un settore globale che richiede regole globali; qualsiasi alternativa produrrebbe un mosaico di regimi di riduzione della CO particolarmente caotico. Mi rendo conto di andare controcorrente, ma mi piacerebbe un dibattito approfondito sull’impatto della nautica da diporto sull’ambiente. Preferibilmente non ideologico, ma realistico e più scientifico, basato su studi e dati reali, che spinga i legislatori nella direzione più corretta”. 

Le modifiche arrivate rappresentano buone notizie che consentiranno di affrontare il medio periodo con un minimo di serenità. Tuttavia, l’industria nautica italiana non deve interrompere la riflessione sulle azioni da intraprendere. In particolare, è opportuno effettuare un audit energetico della flotta e delle strutture per definire le priorità di intervento. Pianificare la graduale integrazione dell’elettrificazione/ibrida e prevedere il retrofitting quando opportuno. Verificare i bandi regionali/UE per incentivi alle infrastrutture e alla rottamazione. Formare personale sulla gestione delle batterie, sulla sicurezza e sull’installazione di sistemi alternativi. Gli effetti potrebbero favorire una crescita della domanda di imbarcazioni: serviranno più punti di ricarica elettrica per imbarcazioni, sistemi per l’idrogeno o i biocarburanti, accumuli energetici e la gestione dei rifiuti. 

Il Green Deal implica anche dover considerare i rischi e le criticità. Come la disponibilità, il costo delle batterie e dei combustibili alternativi, la gestione del fine vita delle batterie e dei compositi, oltre alla necessità di standardizzazione e di interoperabilità delle infrastrutture di ricarica.

Le strutture portuali dovranno investire in impianti di raccolta degli oli e delle acque nere e in sistemi antinquinamento. Infine, ci sarà bisogno di nuove norme di sicurezza e di controllo per gli impianti elettrici di bordo e per le stazioni di ricarica. Inutile dire che la maggior parte della politica italiana di tutto si occupa fuorché di raccogliere le istanze provenienti dai settori produttivi e di proporre strumenti adeguati. È vero che nel periodo di transizione ci sarà un aumento dei costi per adeguarsi e un possibile rallentamento di alcune vendite di unità tradizionali. Per questa ragione serviranno degli incentivi pubblici e fondi UE che possano attenuare il costo di rinnovamento per l’ibridazione, l’elettrificazione e le infrastrutture nei porti.

Sappiamo già che si moltiplicheranno i convegni e i dibattiti che serviranno soprattutto a dare visibilità ai partecipanti, ma non a individuare strumenti concreti. In questi anni abbiamo registrato troppe incertezze, troppe accelerazioni; servirebbe una strategia e una visione davvero di medio-lungo termine, le uniche capaci di consentire a investitori, imprese e consumatori di vivere con fiducia il nuovo ciclo delle istituzioni europee. Tornando alla domanda iniziale, Green Deal oppure War Deal? Direi di optare per Nautical Deal dove la barca, il suo processo produttivo, il suo uso e i valori che rappresenta consentano a tutti una vita più serena.

(Rivisto il regolamento – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Febbraio 2026)

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Atto d’amore, l’editoriale di Franco Michienzi https://www.barchemagazine.com/vela-e-motore-editoriale-di-franco-michienzi/ Mon, 05 Jan 2026 08:42:59 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=245417 Siamo in una fase di grandi cambiamenti per la nautica mondiale. Serviranno nuove strategie per fare le scelte più adeguate […]

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Siamo in una fase di grandi cambiamenti per la nautica mondiale. Serviranno nuove strategie per fare le scelte più adeguate al momento. Il nostro contributo alla riflessione generale lo vogliamo dare ampliando la nostra offerta editoriale: dopo Barche e Gente di Mare, abbiamo acquistato la storica rivista Vela e Motore

by Francesco Michienzi

Il Mets di Amsterdam è stato una bella occasione per comprendere meglio la situazione economica delle aziende italiane del settore nautico. Dopo il forte rimbalzo post-Covid (domanda elevata, boom dell’usato, ordini accumulati), il settore è entrato in una fase più matura e selettiva: crescita più contenuta e maggiori pressioni sui margini. Il comparto resta però strategico e competitivo a livello mondiale.

L’Italia è leader nei superyacht, nelle barche a motore di fascia alta e nei maxi rib e mantiene elevata la capacità di export. Per non parlare della componentistica, che ad Amsterdam era presente con circa cento aziende di indiscussa eccellenza, a cui, immotivatamente, non è stato assegnato alcun premio. Per fortuna, il mercato riconosce il valore dei nostri prodotti. La domanda per i segmenti lusso e custom rimane solida; l’order book è lungo per alcuni cantieri di alta gamma. Tuttavia, il forte orientamento all’export nei mercati chiave degli USA, dell’Europa e del Mediterraneo è in una fase di riflessione in attesa che gli scenari macroeconomici trovino un nuovo equilibrio dopo la conclusione dei conflitti bellici e le politiche dei dazi.

Al Mets di Amsterdam, l’industria nautica italiana della componentistica era presente con circa cento aziende di indiscussa eccellenza, a cui, immotivatamente, non è stato assegnato alcun premio.

Anche se gli investimenti in innovazioni, materiali, design, sostenibilità, elettrificazione, ibrido e materiali compositi dovrebbero creare nuove opportunità di crescita, non abbiamo certezze sulle prospettive a medio termine. Tra i fattori di criticità ci sono i costi delle materie prime, che, nonostante un alleggerimento rispetto ai picchi del 2022, restano elevati rispetto al periodo pre-pandemia e incidono sui margini. Inoltre, l’aumento dei tassi di interesse ha reso più costoso il credito per le imprese e per i clienti finali, frenando la domanda nei segmenti entry e di acquisti finanziati. Non dobbiamo dimenticare che la carenza di manodopera specializzata e di competenze tecniche è un problema strutturale per molti cantieri nautici italiani di piccole e medie dimensioni. 

Come ogni anno, il Mets arriva con il suo carico di novità, non solo di prodotti, ma anche di nuove situazioni di governance: manager che partono, manager che arrivano, nuovi assetti societari in un RisiKo senza fine che mostra la debolezza dell’offerta di persone qualificate nell’industria nautica italiana.

Bisogna anche fare passi avanti per migliorare l’efficienza operativa del post-vendita, del refit, del charter management e dei servizi digitali, per compensare la pressione sui margini delle vendite nuove. Per questo bisognerebbe puntare maggiormente e con maggiore efficacia sulla formazione tecnica del personale. Come ogni anno, il Mets arriva con il suo carico di novità, non solo di prodotti, ma anche di nuove situazioni di governance: manager che partono, manager che arrivano, nuovi assetti societari in un RisiKo senza fine che evidenzia la debolezza dell’offerta di persone qualificate nell’industria nautica italiana. Si tratta di un altro elemento con cui fare i conti. Poi ci sono loro, i border line, di cui abbiamo scritto molte volte e che spesso truccano le carte in tavola. I nodi stanno venendo al pettine e non ci saranno espedienti contabili e lessicali che possano salvarli dall’oblio. La speranza è che rimangano casi isolati e non ci trascinino in un declino da scongiurare in ogni modo. E poi ci sono i puri atti d’amore: per la storia, per la cultura, per il giornalismo, per la nautica nel suo complesso.

Vela e Motore, con i suoi 104 anni, è la più antica rivista europea di nautica. L’abbiamo acquistata per il grandissimo valore storico, culturale, giornalistico ed editoriale. La riporteremo in edicola nella tarda primavera.

Comprare la storica testata Vela e Motore è stato per me un puro atto d’amore. Lasciarla al suo infausto destino sarebbe stato un imperdonabile delitto. Sarebbe stato come cancellare cento anni di storia della nautica italiana e internazionale. Per costruire il futuro è fondamentale conoscere la storia. Barche, uomini, cantieri e regate, che hanno segnato il destino di molti di noi, sono stati i protagonisti di quelle pagine. Abbiamo pensato a lungo su cosa fare, come farlo e quando farlo. Nessun dubbio, nessuna incertezza. Solo tanta determinazione nella convinzione che ci fosse lo spazio per una rivista che parlasse di vela nel nostro stile. 

Voglio solo ricordare che nel 1994 la rivista Mondo Barca, di cui ero coordinatore di redazione, chiuse all’improvviso. Era l’epoca di Tangentopoli, che inflisse danni inenarrabili alla nautica italiana. Ero così amareggiato che decisi di cambiare settore. Ma dopo solo un mese di collaborazione con una rivista di macchine per la lavorazione di prodotti alimentari, mi chiamò Antonio Vettese, allora direttore di Vela e Motore, chiedendomi di fare i test per la sua rivista. Se non fosse stata per questa coincidenza, oggi la mia storia professionale sarebbe forse diversa. Per questo lo ringrazio, così come ringrazio Alberto Mariotti, l’ultimo direttore responsabile della rivista prima della chiusura. Con grande sacrificio, competenza e passione, Alberto aveva ridato lustro a Vela e Motore. L’impegno che voglio prendere con tutti gli appassionati, i lettori e gli operatori è lavorare con tutto il mio team, con impegno e dedizione, per essere all’altezza di questi cento anni di storia nautica ed editoriale. Come ha sempre affermato un vero genio come Fabio Buzzi: il talento senza il duro lavoro non è sufficiente per avere successo. La rivedrete nella tarda primavera.

(Atto d’amore – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Gennaio 2026)

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Lo yacht di Burton, l’editoriale di Franco Michienzi https://www.barchemagazine.com/lo-yacht-di-burton-leditoriale-di-franco-michienzi/ Tue, 02 Dec 2025 08:43:18 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=242864 Visitare la mostra di Tim Burton è stata un’occasione per immergersi in un mondo ricco di suggestioni che talvolta si […]

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Visitare la mostra di Tim Burton è stata un’occasione per immergersi in un mondo ricco di suggestioni che talvolta si ritrovano anche nei grandi yacht del nostro tempo

by Francesco Michienzi

In occasione della XV edizione della Florence Biennale, alla Fortezza da Basso di Firenze, ho avuto l’occasione di visitare la mostra personale “Tim Burton: Light and Darkness”, curata da Sarah Brown, ideata e realizzata in collaborazione con il celebre artista e regista statunitense Tim Burton, tra le voci più originali e riconoscibili del cinema e dell’immaginario contemporaneo. L’esposizione è stata concepita appositamente per la biennale fiorentina e si pone in diretto dialogo con il tema portante di questa edizione: “The Sublime Essence of Light and Darkness. Concepts of Dualism and Unity in Contemporary Art and Design”

Timothy Walter Burton, detto Tim, è un regista, produttore cinematografico, sceneggiatore e animatore statunitense, divenuto noto per le peculiarità delle sue opere, intessute in ambientazioni spesso fiabesche e gotiche e attente a temi di rilievo sociale, quali l’emarginazine e la solitudine.

Mentre visitavo la mostra, non ho potuto fare a meno di chiedermi: Ma come sarebbero gli interni del superyacht di Tim Burton? Probabilmente decorati in modo eccentrico e stravagante, riflettendo lo stile artistico unico del regista. Ci si potrebbe aspettare pareti dipinte con disegni intricati e colori audaci, mobili estrosi e dettagli gotici o surreali in ogni cabina. Magari ci sarebbero anche elementi di design ispirati ai suoi film e ai suoi personaggi iconici. Sarebbe sicuramente un’esperienza unica ed eclettica navigare a bordo di un superyacht progettato secondo il pensiero di Tim Burton!

Se pensiamo al titolo della mostra, scelto personalmente da Burton, notiamo un chiaro richiamo al dualismo tra luce e oscurità che rende esplicita la tensione dialettica che attraversa tutta la sua opera: la compresenza di chiaro e scuro, di ironia e malinconia, di sogno e incubo. Sono elementi che certamente troveremmo nell’estetica del suo yacht. Così come il suo nucleo poetico d’artista che, più di altri, ha saputo dare forma a un’estetica capace di sedurre senza rinunciare a un linguaggio profondamente personale. Il bello dell’arte è proprio quello di rompere gli schemi del pensiero comune andando oltre il già noto, oltre il conformismo, oltre l’omologazione, oltre la comfort zone di un prodotto commerciale che non deve uscire dai binari rassicuranti del poter essere facilmente rivenduto. 

Di certo non mancano altri esempi di superyacht reinterpretati da artisti, registi o stilisti di moda. Stefano Gabbana, a bordo del suo Regina d’Italia, ha utilizzato copiosamente le opere di Fornasetti e, al posto delle maniglie delle porte, ha voluto mani a grandezza naturale in metallo dorato, tutte diverse tra loro, con vari segni caratteristici: pollice su, pollice giù, Ok, V di vittoria, ecc. Anche in questo caso, lo yacht è un elemento di espressione originale, in cui tutto diventa un nuovo codice linguistico. Nel caso di Tim Burton, ci troviamo in un confronto tra luce e oscurità, bene e male, ordine e caos, ciascun elemento definito dalla presenza del suo opposto. Una visione che non sappiamo se mai vedremo a bordo. 

Un pensiero profondamente artistico avvolge il superyacht Regina d’Italia, costruito per Stefano Gabbana. Figlio della visione del suo armatore, è una combinazione di lusso, bellezza e creatività in un’atmosfera indimenticabile.

Abbiamo invece potuto apprezzare quella di Stefano Gabbana, visitando il suo superyacht di 65 metri, costruito ai cantieri navali Codecasa, nel quale il designer di moda milanese ha chiaramente espresso la sua visione estetica di un immaginario senza confini mentali. Mentre la mostra di Burton ha offerto una rara opportunità di incontrare una fantasia artistica che ha lasciato un segno indelebile sia nel cinema contemporaneo, sia nelle arti visive. Chiaramente, la maggior parte degli armatori moderni non cerca uno strumento di espressività che superi la funzione stessa del loro yacht, ossia abitare uno spazio di comfort per navigare in sicurezza. Per cui non sorprende notare che tutti i grandi cantieri hanno messo in portafoglio progetti dal sapore vintage. Il successo di questi modelli è determinato da diversi motivi. Uno potrebbe essere il desiderio di rievocare un’epoca passata considerata più elegante e lussuosa. Inoltre, lo stile vintage offre un’alternativa al design moderno, spesso caratterizzato da linee pulite e minimaliste. Ci sono armatori che apprezzano l’estetica, più ricca e dettagliata, delle imbarcazioni vintage, legata a un sentimento di rassicurante nostalgia e romanticismo associato al passato e al loro fascino senza tempo, dovuto a design classici, materiali di pregio come il legno e al richiamo a una storia intrinseca che le rende uniche. Sono apprezzate anche per le loro linee eleganti, la loro costruzione solida e la sensazione di passione che evocano. Passione che si estrinseca in modi più disparati, interpretati magistralmente da designer, architetti navali e progettisti, sempre attenti a elaborare proposte diverse e particolarmente interessanti.

(Lo yacht di Burton – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Dicembre 2025)

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Percepire la bellezza, l’editoriale di Franco Michienzi https://www.barchemagazine.com/percepire-la-bellezza-leditoriale-di-franco-michienzi/ Tue, 04 Nov 2025 12:40:17 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=239544 L’affollamento di barche e superyacht in una baia suggerisce varie riflessioni su molteplici aspetti dello yachting by Francesco Michienzi Ricordate […]

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L’affollamento di barche e superyacht in una baia suggerisce varie riflessioni su molteplici aspetti dello yachting

by Francesco Michienzi

Ricordate il film Independence Day del 1996? Quando gli extraterrestri arrivano sulla Terra e minacciano di spazzare via la razza umana, spetta a una manciata di sopravvissuti, armati solo di tecnologia inferiore, ingegno e coraggio, fermarli. All’improvviso, una moltitudine di navi aliene appare sulla linea dell’orizzonte del mare. Un’invasione in piena regola. L’unica speranza del mondo è quella di unire le forze in un ultimo tentativo per salvare l’umanità.

Il film Independence Day ci ricorda che l’unica speranza del mondo è quella di unire le forze in un ultimo tentativo per salvare l’umanità.

Il paragone è certamente forzato, ma quando, viaggiando da Mentone verso il Principato di Monaco, mi sono apparsi centinaia di superyacht alla fonda, è stata la prima impressione che ho avuto. A seconda dei punti di vista, la presenza di una moltitudine di superyacht in una baia può essere considerata sia uno spettacolo mozzafiato, sia un inquinamento visivo. Per gli appassionati di imbarcazioni di lusso e per coloro che apprezzano il fascino e la bellezza di queste imponenti imbarcazioni, è uno spettacolo emozionante e affascinante.

D’altra parte, per chi preferisce paesaggi marini più naturali e meno disturbati dalla presenza umana, l’affollamento di superyacht potrebbe essere considerato un inquinamento visivo. Qualcosa di simile accade a Capri, oppure in Sardegna, quando le baie più belle vengono prese d’assalto. Personalmente sono tra coloro che sono innamorati di tutte le tipologie di yacht, e per questo le considero un elemento armonico nel paesaggio naturale. Tuttavia, vedere tante navi da diporto in una baia come in Campania, in Sardegna, oppure in occasione del Monaco Yacht Show, è stato particolarmente impressionante. 

Vedere tante navi da diporto in una baia come in Campania, in Sardegna, oppure in occasione del Monaco Yacht Show, è uno spettacolo unico nel suo genere che suggerisce molteplici riflessioni.

La costante crescita in rada di superyacht è certamente un segnale di come si muove questo particolare segmento del mercato. Portare gli yacht nei pressi di un salone nautico come quello di Monaco per poter mostrare il proprio yacht a potenziali acquirenti è un fenomeno, sempre più frequente, determinato dall’esigenza di molti armatori di mettere in vendita il loro superyacht anche dopo pochi mesi dal varo. I motivi sono i più disparati, alcuni potrebbero includere cambiamenti nelle circostanze personali o finanziarie dell’armatore, la necessità di liquidità immediata, la mancanza di utilizzo del superyacht, l’insoddisfazione per le prestazioni o le caratteristiche della barca, o la decisione di investire in un’altra imbarcazione o progetto. Ogni situazione è unica e dipende dalle esigenze specifiche dell’armatore. 

C’è inoltre il bisogno continuo di novità, di possedere qualcosa di mai visto o semplicemente di più moderno. Tra la decisione di acquistare un nuovo yacht e poterlo utilizzare, possono infatti passare anche vari anni, e le esigenze e i gusti possono anche cambiare, magari di fronte a progetti più stimolanti e coinvolgenti. Per questa ragione i cantieri nautici più solidi studiano meccanismi che consentono di accorciare i tempi di progettazione, costruzione e varo degli yacht. Inoltre, le proposte di architetti e designer sono sempre più interessanti, suscitando l’interesse degli armatori di tutto il mondo. Non da ultimo, bisogna anche considerare il fattore social.

È fondamentale riconnettere alla forma di una barca la sua funzione rifuggendo da proposte alimentate solo per stupire.

Instagram, che festeggia 15 anni di vita, ha cambiato la nostra percezione della bellezza, determinando nuovi comportamenti che possono essere influenzati sia dal mondo reale, sia da quello virtuale, e spesso si verificano interazioni complesse tra i due. Nel mondo reale, possiamo essere influenzati dalle relazioni personali, dalle esperienze dirette e dalla vita sociale offline. I confini tra il mondo reale e quello virtuale sono sempre più sfumati, poiché sempre più attività umane avvengono online. Un fenomeno che alimenta una certa frenesia che si riflette anche su chi disegna nuove imbarcazioni. Per questa ragione è fondamentale riconnettere alla forma di una barca la sua funzione rifuggendo da proposte alimentate solo per stupire. Quanto alla percezione di bellezza, faccio mio l’appello del Fai: “Riconnetterci con le nostre bellezze ambientali e culturali ci sembra un ottimo modo per andare oltre le immagini virtuali, consapevoli del fatto che la bellezza non ‘salverà il mondo’ ma certamente aiuta a viverlo meglio”. Educare al bello significa insegnare a saper cogliere quel qualcosa di diverso da noi stessi che ci arricchisce, ci completa e ci fa crescere.

(Percepire la bellezza – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Novembre 2025)

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La legge del Bar, l’editoriale di Franco Michienzi https://www.barchemagazine.com/la-legge-del-bar-leditoriale-di-franco-michienzi/ Thu, 02 Oct 2025 06:01:47 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=237010 Cosa ci aspettiamo nel prossimo futuro? Le chiavi di lettura per trovare la risposta giusta sono molteplici. È dovere di […]

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Cosa ci aspettiamo nel prossimo futuro? Le chiavi di lettura per trovare la risposta giusta sono molteplici. È dovere di ciascuno portare il suo contributo di idee nella massima trasparenza e serenità

by Francesco Michienzi

In queste settimane ho letto numerosi commenti sulla situazione economica generale e sulle prospettive della nautica italiana. Il periodo di vacanza mi ha consentito di leggere il libro di Francesco Guccini: La legge del Bar e altre irresistibili leggi dell’essere. Volume che ho trovato ideale per fare la tara al pensiero di molti fantomatici esperti e ripensare alle cose che sono cambiate in questi anni e a quelle che sono rimaste immutate. Il bar di oltre mezzo secolo fa era un mondo con proprie leggi inflessibili, coi propri valori, con le proprie, anche discutibili, moralità. Un luogo in cui si beveva, si discuteva, si giocava a carte o a biliardo, dove stazionava una fauna maschile variamente composita e variopinta, un mondo non tanto diverso ma parallelo al Grande Mondo Esterno che lo circondava e lo inglobava.  Un mondo che ormai non esiste più perché niente è più lo stesso: i giochi di carte, il calcio, i viaggi e la politica. Resiste ancora nell’autore l’inconfondibile ironia, verso i giornalisti come verso i menestrelli italici pop sedotti dagli Usa, l’amore per il paradosso e il gusto per lo scherzo. 

Il libro di Francesco Guccini è ideale per fare la tara al pensiero di molti fantomatici esperti e ripensare alle cose che sono cambiate in questi anni e a quelle che sono rimaste immutate.

Una lettura leggera e profonda allo stesso tempo dove illusioni, speranze e verità si sovrappongono per prepararci meglio a questo autunno, caratterizzato dai più importanti saloni nautici, dove arriveranno le prime vere risposte, al di fuori della logica del Bar, alla domanda su come sarà il mercato nel breve e nel medio termine. Siamo indubbiamente di fronte a un cambio di scenario che potrebbe anche spaventare, ma se ripensiamo al passato forse potremmo essere fiduciosi nella nostra capacità di essere all’altezza di nuove sfide. Abbiamo superato Tangentopoli negli Anni ’90, il crollo delle Torri Gemelle negli Anni ‘2000’, il fallimento delle banche d’affari americane nel 2009 e la pandemia da Covid-19 nel 2020. 

Siamo ancora alle prese con le guerre in Ucraina e in Medio Oriente e con i nuovi dazi commerciali le cui aliquote cambiano di continuo. La maggior parte delle industrie nautiche ha imparato diverse lezioni importanti dagli eventi citati. In primo luogo, ha capito l’importanza di essere resilienti e preparate ad affrontare improvvisi cambiamenti economici e politici. Ha imparato a diversificare i propri mercati e a non fare affidamento su singole fonti di reddito. Ha capito l’importanza di essere flessibili e pronte ad adattarsi rapidamente alle nuove circostanze. Le industrie nautiche italiane hanno anche riconosciuto l’importanza di investire in tecnologie innovative e sostenibili per rimanere competitive sul mercato globale. Quello che non hanno imparato è che la collaborazione e la solidarietà sono fondamentali per affrontare situazioni di crisi. Lavorare insieme per trovare soluzioni comuni e supportarsi a vicenda è essenziale per il successo in tempi difficili. 

La cantieristica italiana ha fatto un salto quantico, proprio nei tre decenni costellati da crisi di varia natura. Le strutture produttive che sono state realizzate nel nostro Paese hanno una qualità da far invidia a chiunque.

In Italia ci sono delle vere e proprie eccellenze nella cantieristica, ma vince ancora la competizione tra i singoli. Un atteggiamento che favorisce i competitor stranieri che perpetuano e diffondono l’idea di essere migliori di noi. Fortunatamente i dati dicono che siamo la prima industria al mondo per le barche sopra i 24 metri di lunghezza con oltre il 40 per cento delle navi consegnate. I superyacht del Nord Europa hanno prezzi superiori anche del 50 per cento che gli armatori accettano di pagare perché sono convinti di avere un vero valore aggiunto. La cantieristica italiana ha fatto un salto quantico, proprio nei tre decenni costellati da crisi di varia natura. Le strutture produttive che sono state realizzate nel nostro Paese hanno una qualità da far invidia a chiunque. 

Abbiamo mezzi, idee, tecnologie, progettisti, tecnici, artigiani e maestranze preparate e di assoluto valore. Inoltre, abbiamo la capacità di trovare soluzioni con semplicità e poca burocrazia; se un armatore chiede delle modifiche al suo progetto, siamo in grado di rispondere efficacemente in tempi brevi. Gli uffici tecnici dei cantieri italiani non hanno centinaia e centinaia di ingegneri, architetti e designer che devono definire anche il più piccolo dettaglio prima di passare alla realizzazione. Intelligenza, una buona organizzazione e tanta esperienza sono la vera chiave del successo. Non mi dispiacerebbe leggere di aggregazioni tra imprese per essere più competitivi a livello globale. Purtroppo, c’è anche la zavorra di imprese borderline che gettano un’immagine negativa su tutto il settore. Anche se sono una minoranza, spesso fanno più danni di tutte le altre messe insieme. Non ci resta che vigilare ben consci di quello che possono fare.

L’ultimo pensiero lo voglio dedicare al nostro legislatore che si dice sempre pronto a trovare soluzioni adeguate ad affrontare meglio le difficoltà delle imprese. Gli ultimi dodici mesi hanno decretato che le vendite delle barche e dei gommoni sotto i dieci metri sono quasi azzerate. I motivi li conoscete, sono i più vari, e vi risparmio l’elenco. In situazioni di questo tipo è necessario cercare soluzioni straordinarie in grado di dare un impulso immediato con provvedimenti mirati. Perché non portare il limite della potenza dei motori fuoribordo per la propulsione da 40 a 60 cavalli? Oppure, perché non aumentare la lunghezza di omologazione dei natanti a 12 metri? Per quanto riguarda i grandi yacht, si potrebbe fare un decreto legge per destinare le aree dei porti commerciali sottoutilizzate all’ormeggio delle navi da diporto. Sono strutture già esistenti che possono essere adattate con investimenti economici minimi (ne parliamo da 30 anni, ma non succede nulla). Potranno sembrare proposte da Bar, ma sono a costo zero e sono convinto che darebbero un beneficio immediato al settore.

Il presidente di Confindustria Nautica, Piero Formenti, è stato eletto in un momento di particolare complessità. Solo la coesione, la solidarietà tra tutti i protagonisti e la linearità delle azioni potranno consentire le risposte più adeguate alla difesa e allo sviluppo del settore nautico italiano.

Il programma del nuovo Presidente di Confindustria Nautica prevede la valorizzazione di tutta la filiera nautica, con una rappresentanza più coesa e incisiva, la promozione della cultura d’impresa e sostegno alla qualità produttiva italiana, lobby normativa a livello nazionale ed europeo, per difendere gli interessi del settore, il potenziamento del Salone Nautico Internazionale di Genova, la diffusione della cultura del mare, anche attraverso programmi educativi per i giovani e il sostegno alle politiche del lavoro, con particolare attenzione ai piccoli cantieri e all’occupazione giovanile. Sono d’accordo su tutto, ma penso che facciano parte di un programma a medio e lungo termine di sviluppo e valorizzazione di tutto il sistema. Per questo penso che servano provvedimenti immediati per dare una scossa ad un mercato interno molto debole.

(La legge del Bar – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Ottobre 2025)

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Chiavi di lettura, l’editoriale di Franco Michienzi https://www.barchemagazine.com/chiavi-di-lettura-leditoriale-di-franco-michienzi/ Tue, 02 Sep 2025 08:21:39 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=233826 Ci sono libri che ci offrono sempre delle belle chiavi di lettura della realtà che ci circonda, come Gossip da […]

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Ci sono libri che ci offrono sempre delle belle chiavi di lettura della realtà che ci circonda, come Gossip da diporto e La strada per la libertà

by Francesco Michienzi

Nel libro Gossip da diporto: Aneddoti e retroscena dal mondo degli yacht di Gaspare Borghini e Raoul de Forcade ci sono le testimonianze inedite di uno dei protagonisti della cantieristica italiana da diporto e varie storie, anche colorite. Scrive Borghini: “Chi compra una barca compra un sogno. Non importa quale siano le dimensioni dell’imbarcazione: può trattarsi di uno di quegli enormi yacht in cui saloni e ponti si sovrappongono con un ritmo che ti fa dimenticare dove sia andato a finire il mare, o un guscio di noce talmente piccolo da apparire una sfida temeraria all’immensità del mare che lo circonda. Nondimeno, chiunque decida di acquistare una barca, si muove con la consapevolezza di compiere un passo verso l’avventura”. Condivido questo pensiero con l’autore del libro, aggiungendo che comprare una barca non significa solo acquistare un mezzo di trasporto, ma un simbolo di libertà, avventura e possibilità di esplorare mondi nuovi. È un invito a riflettere sul fatto che possedere una barca porta con sé la promessa di un’esperienza emozionante e ricca di significato. 

Il libro, scritto da Gaspare Borghini con il supporto del giornalista Raoul de Forcade, offre uno sguardo dietro le quinte del settore, rivelando aneddoti e retroscena curiosi.

Questo libro non è un trattato scientifico sulla nautica da diporto, lo consiglio perché le sfide che abbiamo di fronte sono cariche di incognite. Per affrontarle dobbiamo mantenere un alto grado di lucidità per non commettere gli stessi errori che ci hanno accompagnato in passato. Guardare ai fatti economici e alle scelte che dobbiamo compiere con un po’ di ironia e leggerezza può essere di aiuto. Non siamo in grado di prevedere il futuro, possiamo solo affrontare le sfide con determinazione, coraggio e creatività. Quando ci troviamo di fronte a un ostacolo, è importante non arrendersi, ma trovare soluzioni innovative, cercare supporto da chi ci sta vicino e avere fiducia nelle nostre capacità di superare le difficoltà. Ogni sfida è un’opportunità di crescita personale e di apprendimento, e affrontarla con ottimismo e determinazione ci permette di superarla con successo.

Nel libro di Borghini ci sono episodi di grande ilarità che avrebbero potuto dare spunto per un film dei fratelli Vanzina. Raccontano i costumi di un tempo passato che ci fanno sorridere.

I saloni di Cannes, Genova e Montecarlo sono alle porte e ci daranno molte indicazioni sul reale andamento del mercato. Le chiavi di lettura le possiamo avere anche attraverso alcuni grandi pensatori come il premio Nobel Joseph E. Stiglitz che esamina l’attuale sistema economico e l’ideologia politica che lo ha creato, mettendo a nudo i suoi fallimenti. Stiglitz ci mostra le idee neoliberiste per quello che sono: visioni contorte che lacerano il tessuto sociale mentre arricchiscono pochi privilegiati. Vi è un modo più profondo e umano di considerare la libertà: se vogliamo creare una società in cui tutti possano prosperare, dobbiamo ripensare i nostri sistemi economici e normativi e adottare investimenti pubblici nell’istruzione, nella ricerca e nelle infrastrutture.

Il premio Nobel Joseph E. Stiglitz esamina l’attuale sistema economico e l’ideologia politica che lo ha creato, mettendo a nudo i suoi fallimenti. Il mercato libero e senza regole ha sfruttato i lavoratori, i consumatori e l’ambiente, foraggiando movimenti populisti che ora pongono una minaccia reale alla vera libertà economica e politica.

Ma come mettiamo insieme Gossip da diporto di Borghini con La strada per la libertà di Stiglitz? Il primo racconta la nautica di ieri con una certa malinconica amarezza, dove i vizi dei furbi hanno spesso avuto il sopravvento. Il secondo ci stimola a riflettere su quali dovrebbero essere le azioni dei moderni capitani di industria, anche della nautica, per garantire un’economia e una società giusta. Fortunatamente nel nostro settore non mancano gli esempi di imprenditori e imprenditrici all’altezza di questa sfida. Questi sanno perfettamente che i loro prodotti di eccellenza devono essere il frutto di un lavoro fatto riconoscendo a tutti il giusto valore senza sfruttare i lavoratori e le lavoratrici, senza appropriarsi di idee di altri e promuovendo l’etica in tutti gli aspetti della costruzione di uno yacht e nella sua vendita. Hanno ben chiaro che le aziende di successo sono fatte di uomini e donne capaci e con grandi passioni per il loro lavoro. Certo, come racconta Borghini nel suo libro, ci sono alcuni pseudo imprenditori che preferiscono le scorciatoie per arricchirsi solo per il gusto di farlo perché, a pensarci bene, non ne hanno bisogno.

Ingannare gli altri facendo loro credere che stai salvando un’azienda in difficoltà, quando in realtà il tuo unico obiettivo è trarne un profitto finanziario, è un comportamento scorretto e disonesto.

So perfettamente che vi sto annoiando, ma è più forte di me. Non sopporto chi si occupa di un’impresa facendo credere che la vuole salvare, mentre è evidente che si tratta solo di speculazione finanziaria. Questo genere di azioni non solo mettono a rischio l’azienda e i suoi dipendenti, ma minano anche la fiducia e l’integrità nel mondo degli affari. È importante agire con trasparenza, onestà e rispetto verso gli altri nelle transazioni finanziarie e commerciali, evitando di manipolare la situazione a proprio vantaggio. È sempre meglio cercare opportunità di investimento che siano etiche e che portino benefici sia per l’azienda, sia per la comunità in generale.

(Chiavi di lettura – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Settembre 2025)

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Educazione versus arroganza, l’editoriale di Franco Michienzi https://www.barchemagazine.com/educazione-versus-arroganza-leditoriale-di-franco-michienzi/ Mon, 04 Aug 2025 06:34:12 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=231791 L’arroganza si impadronisce sempre di più dell’animo umano. È nostro dovere, come persone che si occupano di comunicazione, difendere l’educazione […]

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L’arroganza si impadronisce sempre di più dell’animo umano. È nostro dovere, come persone che si occupano di comunicazione, difendere l’educazione e la gentilezza come tratto significativo del nostro agire

by Francesco Michienzi

L’educazione ha lasciato il posto all’arroganza. Non è il titolo di un nuovo libro finalista del premio Strega, ma è ciò che ho risposto a un commento di un post sul nostro account Instagram. In genere lascio perdere per non alimentare gli odiatori seriali. I cosiddetti leoni da tastiera adorano le diatribe, si radunano come un branco di lupi affamati sulla loro preda inerme che spesso non trova la forza per una reazione civile. Ogni tanto, però, è necessario intervenire per non essere scambiati per imbecilli. Sarebbe bastata una richiesta gentile di rettifica a una presunta informazione sbagliata e tutto si sarebbe chiarito senza problemi. Sempre più spesso l’educazione lascia il posto all’arroganza e, come in questo caso, si perde la capacità di comunicare in modo rispettoso e costruttivo. La mancanza di umiltà e la volontà di imparare e ascoltare gli altri limitano la possibilità di mantenere un equilibrio tra fiducia in sé stessi e rispetto per gli altri per favorire relazioni sane e costruttive. Probabilmente la richiesta perentoria di cancellazione di un’informazione ha motivi a noi sconosciuti, anche se li possiamo immaginare.

Sempre più spesso l’educazione lascia il posto all’arroganza, con il risultato che si perde la capacità di comunicare in modo rispettoso e costruttivo.

In tema di vicende dai contenuti discutibili, ripenso alla tavola rotonda dedicata alle potenzialità del turismo nautico. Il governatore della regione Liguria, tutte le volte che partecipa a eventi dedicati alla nautica, si presenta con il doppio cappello di amministratore della cosa pubblica e di diportista. Premetto che lo ammiro enormemente per come ha fatto il commissario della ricostruzione del Ponte Morandi, ma come presidente della giunta regionale non può fare l’elenco dei problemi. Deve indicare le soluzioni, i progetti e le tempistiche. Secondo lui, se ci fossero più campi boe, la nautica si svilupperebbe enormemente. Teoria interessante, a cui plaude la ministra Santanchè che chiama in causa il titolare delle infrastrutture Salvini responsabile della materia. Bucci politico, però, dimentica che la regione potrebbe avocare a sé stessa le competenze in fatto di Demanio e risolvere il problema di Bucci diportista.

«Il governo dovrebbe affrontare l’argomento della portualità turistica attraverso una generale rivisitazione delle problematiche relative alle concessioni demaniali marittime e possibilmente risolverle in via definitiva».

Inoltre, tutti gli studi dedicati allo sviluppo del nostro settore dicono che è necessario investire in infrastrutture portuali per consentire l’attracco e i servizi per grandi yacht, migliorando così l’accessibilità e la comodità per i proprietari. È necessario favorire la formazione e la specializzazione del personale nel settore della nautica da diporto, garantendo servizi di alta qualità e personalizzati per i clienti dei superyacht. Non meno importante, è necessario semplificare le procedure burocratiche legate all’attracco e alla navigazione delle navi da diporto in Italia, rendendo il paese più accogliente per i visitatori stranieri. Anche la diportista Santanchè, che si preoccupa dell’orario di chiusura dei marina, potrebbe dare il suo contributo concreto chiedendo ai suoi colleghi di governo una riforma del DPR 509 per rendere più chiaro l’iter per la realizzazione di nuovi marina adatti ai superyacht. Questo Decreto è servito a regolamentare la realizzazione delle nuove infrastrutture ed è quello che ha istituito la procedura con la conferenza dei servizi.

Prima del DPR 509 l’iter era molto più complesso. Si dovevano bussare mille porte per avere il via libera. La conferenza dei servizi, invece, riunisce intorno a un tavolo tutti i soggetti competenti per dare una risposta a una richiesta di concessione demaniale per costruire un porto. Ma per renderlo ancora più efficace servirebbe un’indicazione precisa sui tempi. Un privato che intende investire per realizzare un porto turistico ha diritto di sapere in quanto tempo avrà una risposta. Diversamente si astiene o si ritira dal progetto, come è avvenuto in molti casi. Gli imprenditori liguri, che vorrebbero investire nelle aree di Genova e dintorni, stanno aspettando che venga approvato il piano del porto per mettere in pratica i propri progetti di sviluppo. Queste non sono competenze dirette di Bucci e Santanchè, ma se davvero hanno a cuore lo sviluppo del turismo nautico potrebbero esercitare con più vigore il loro ruolo. Spero che non si sprechino più risorse pubbliche per fare una tavola rotonda di nessuna utilità pratica, al di là della possibilità di avere qualche titolo sui mezzi di informazione di massa. Poco più di un’ora di dichiarazioni autoreferenziali, senza dibattito e possibilità di interlocuzioni.

Per tornare al tema iniziale, voglio citare un caso nel quale l’educazione non ha mai lasciato il posto all’arroganza. Giorgio Donà ci ha lasciato. Di lui vorrei ricordare il tratto gentile, educato, mai arrogante. Imprenditore di successo, era particolarmente rispettoso del lavoro di tutti.  È un esempio di grande umanità, retto da un forte rigore etico e morale.

Giorgio Donà è stato un imprenditore illuminato con un alto senso del dovere. Rispettoso del lavoro di tutti, è stato un grande esempio di rigore etico e morale. La sua cifra stilistica era sottolineata dall’educazione e dalla gentilezza. Confindustria Nautica lo ha insignito del titolo di Pioniere per la sua idea vincente della distribuzione organizzata sul mercato della nautica di alta gamma, che ha consentito a Saim Spa di diventare un riferimento internazionale per la componentistica.

(Educazione versus arroganza – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Agosto 2025)

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