Imprenditori Archivi - Barche Magazine ISP https://www.barchemagazine.com/personaggi_e_aziende/imprenditori-it-it/ Rivista di informazione sulla nautica da diporto. Novità, prove, esclusive su barche e yacht a vela e a motore Thu, 06 Feb 2025 13:06:11 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0 https://www.barchemagazine.com/wp-content/uploads/2021/04/cropped-Senza-titolo-1-32x32.png Imprenditori Archivi - Barche Magazine ISP https://www.barchemagazine.com/personaggi_e_aziende/imprenditori-it-it/ 32 32 Yacht Club Costa Smeralda, è mancato Sua Altezza l’Aga Khan https://www.barchemagazine.com/yacht-club-costa-smeralda-e-mancato-sua-altezza-laga-khan/ Thu, 06 Feb 2025 09:38:17 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=216978 Aveva compiuto da poco 88 anni. Sua Altezza l’Aga Khan, Fondatore e Presidente dello Yacht Club Costa Smeralda è stato […]

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Aveva compiuto da poco 88 anni. Sua Altezza l’Aga Khan, Fondatore e Presidente dello Yacht Club Costa Smeralda è stato artefice di una storia di tradizione, innovazione e successo

Era il 1967 quando la visione lungimirante di Sua Altezza l’Aga Khan lo portò alla fondazione dello Yacht Club Costa Smeralda. Da allora il Principe Karim Aga Khan IV ne è stato il Presidente, guidando il Club in imprese che hanno fatto la storia della vela italiana portando lo YCCS a configurarsi come un punto di riferimento a livello internazionale nel mondo dello yachting.

Fondare un’associazione sportiva senza fini di lucro

L’idea di fondare lo YCCS nacque dalla volontà di Sua Altezza Aga Khan e un gruppo di amici – Andrè Ardoin, Giuseppe Kerry Mentasti e Luigi Vietti – con l’obiettivo di creare una Associazione sportiva senza fini di lucro, intesa a riunire amanti del mare e degli sport nautici per celebrarne la bellezza e l’eccellenza. Sin dalla sua fondazione, il Club ha saputo coniugare la tradizione velica con un forte spirito innovativo, organizzando regate di altissimo livello e competizioni che continuano a richiamare grandi nomi della vela mondiale.

La posizione eccellente, gli spazi realizzati, il paesaggio naturale unico hanno reso il calendario sportivo dello YCCS un riferimento per velisti professionisti e appassionati. Un successo dovuto alla visione lungimirante di Sua Altezza che ha intravisto le potenzialità di un’area splendida della Sardegna e ha contribuito alla creazione di un movimento, oggi, di eccellenza.

Il Principe sportivo

La passione per il mare e per la vela, hanno portato Karim Aga Khan a sostenere imprese storiche nel mondo velico, a partire dalla prima sfida italiana alla Coppa America lanciata nel 1981 per l’edizione di Newport ’83. Azzurra divenne simbolo di determinazione e passione, un’icona della vela nazionale che ha ispirato generazioni di velisti. La partecipazione segnò un punto di svolta fondamentale nel panorama velico italiano a livello internazionale.

Sua Altezza l’Aga Khan con accanto Gianni Agnelli, Luca Cordero di Montezemolo e l’equipaggio di Azzurra.

Un altro capitolo memorabile si scrisse nel 1992 con Destriero. La nave a idrogetto riuscì nell’impresa di percorrere la distanza tra New York e l’Inghilterra in un tempo record di 58 ore, 34 minuti e 40 secondi, risultato tuttora imbattuto.

La passione infinita per il mare

Oltre ai successi sportivi, Karim Aga Khan ha da sempre avuto un forte senso di rispetto per l’ambiente e per il mare. Con questa profonda motivazione, nell’anno della celebrazione del cinquantesimo anniversario della sua fondazione, il Club, supportato dalla famiglia Aga Khan, ha lanciato l’iniziativa di sostenibilità One Ocean che ha visto l’organizzazione del primo forum in Italia sulla preservazione dell’ambiente marino.

Attraverso lo YCCS, Sua Altezza ha promosso sin dal principio valori di eccellenza, innovazione, passione per il mare, rispetto per l’ambiente e sostegno verso le giovani generazioni. Nel 2020 è stato infatti lanciato il progetto Young Azzurra con l’intento di supportare giovani velisti talentuosi nella loro crescita professionale.

(Yacht Club Costa Smeralda, è mancato Sua Altezza l’Aga Khan – Barchemagazine.com – Febbraio 2025)

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Unione d’intenti con la Regione Puglia, il Gruppo Ferretti investe a Taranto https://www.barchemagazine.com/unione-dintenti-con-la-regione-puglia-il-gruppo-ferretti-investe-a-taranto/ Fri, 16 Jul 2021 07:40:19 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=89962 Alla presenza del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, la prima firma da parte dell’AD del Gruppo Ferretti Avv. Alberto […]

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Alla presenza del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, la prima firma da parte dell’AD del Gruppo Ferretti Avv. Alberto Galassi

Il Gruppo Ferretti, con un portafoglio di otto marchi prestigiosi ed esclusivi e un fatturato medio negli ultimi anni pari a 700 Milioni di euro e con circa 1.500 dipendenti, investe in Puglia per la creazione di un cantiere navale anche grazie all’intervento della Regione Puglia.

Formalizzata la domanda di accesso al contratto di sviluppo nazionale da parte di Ferretti Tech, interamente controllata da Ferretti spa, per un investimento in attivi materiali e ricerca di circa 62,6 milioni di euro, l’investimento complessivo che si realizzerà nell’area di Taranto prevede un intervento pubblico aggiuntivo di 137,6 milioni di Euro necessari ad assicurare il pieno recupero ambientale dell’area, con una partecipazione diretta della Regione Puglia pari a 41,5 milioni di Euro destinati alla bonifica dell’area ex Yard Belleli.

L’investimento in questione prevede la costruzione di edifici e capannoni per circa 65.500 mq coperti su un’estensione totale dell’area di circa 220.000 mq in grado di assicurare un impatto occupazionale diretto di oltre 200 addetti cui si aggiungeranno le positive ricadute sull’indotto.Tale iniziativa si inserisce all’interno delle strategie del CIS di Taranto che vede la Regione Puglia attivamente impegnata per promuovere lo sviluppo dell’area, come confermato dall’ulteriore sostegno finanziario messo a disposizione dalla Regione per i servizi ambientali nel comune di Taranto che vedranno positivamente coinvolti per oltre un biennio i lavoratori dell’ex Isola Verde.

Michele Emiliano e l'Avv. Alberto Galassi

Con la firma odierna dell’istanza da parte dell’Amministratore delegato del Gruppo Ferretti Alberto Galassi, alla presenza del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, è stata attivata la procedura per la sottoscrizione dell’Accordo di programma.

La nautica ritorna a Taranto per la volontà di una grande impresa, Ferretti Tech, che è una delle più grandi aziende italiane del settore, e grazie alla Regione Puglia, che bonificherà con 41 milioni di euro l’area industriale ex Belleli, area che verrà utilizzato dalla Ferretti Tech per dare vita ad un investimento di capitale proprio importantissimo -, afferma il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. – 1.500 lavoratori italiani diretti, impiegati in questo Gruppo che ha previsioni di utili molto rilevanti e soprattutto un indotto che potrà supplire alle tante necessità economiche che l’area ha, ma soprattutto che potrà dare la possibilità a tanti lavoratori, a tanti manager tarantini, che hanno fatto esperienze importanti in altre aziende, di non andar via e di rimanere nella propria terra, a lavorare per l’emancipazione di Taranto dalle tante piaghe che la affliggono. La salute prima di tutto, una fabbrica Green, verde, che consentirà di allentare la pressione occupazionale, ma che contemporaneamente dimostrerà che Taranto è anche una città industriale nella quale non è necessario inquinare per produrre utili e per far lavorare la gente. Una grande giornata e ringrazio davvero l’azienda per lo sforzo che sta facendo. Questo è solo l’inizio. È solo il calcio di inizio di una grande partita per Taranto”.

Oggi Ferretti Tech che è una società controllata al 100% da Ferretti Group, secondo gruppo nautico mondiale, 1500 dipendenti, 2500 di indotto, 700 milioni di euro fatturato e aspettiamo il 2021, inizia un percorso di investimenti i portante a Taranto per sviluppare carbonio, vetroresina, centro di ricerca e tecnologia avanzata sui materiali e una divisione di ingegneria -, dichiara l’Amministratore Delegato del Gruppo Ferretti Avv. Alberto Galassi. – Ho avuto l’onore di firmare questa mattina davanti al Presidente Emiliano e voglio sottolineare che siamo qui perché vogliamo essere in Puglia e siamo qui per la Puglia: una realtà dove ci sono industrie, dove c’è imprenditoria, dove c’è un territorio sano di gente operosa. Non vedo l’ora nel nostro piccolo di poter contribuire a parlare di Taranto in maniera positiva. Dobbiamo tanto alla Regione Puglia e tanto al Presidente. Con il sostegno del governo centrale ci sarà un investimento di quasi 100 milioni di Euro che darà lavoro a decine e decine di famiglie. Speriamo che sia il calcio di inizio di un percorso bello, positivo e che finisca come l’ultima partita che abbiamo visto giocare: con una bella vittoria”.

L’insediamento del gruppo nautico Ferretti a Taranto è una buona notizia e una grande opportunità di sviluppo che si inserisce all’interno di una visione che deve tenere conto della storia e delle vocazioni della città -, conclude l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Alessandro Delli Noci. – L’insediamento produttivo del gruppo, specializzato nella costruzione di yacht di lusso, porterà col supporto della Regione Puglia alla bonifica dell’area ex Yard Belleli e ad un importante investimento per l’avvio del sito. Questo rimetterà al centro della riconversione economica di Taranto la cantieristica nautica con tutto ciò che questo comporta in termini di nuovi posti di lavoro e nuove sinergie tra le imprese del territorio”.

(Unione d’intenti con la Regione Puglia, il Gruppo Ferretti investe a Taranto – Barchemagazine.com – Luglio 2021)

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Guidi, le persone al centro di tutto https://www.barchemagazine.com/guidi-leader-nel-settore-degli-accessori/ Tue, 14 Jan 2020 08:45:06 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=44110 Bruno Guidi è a capo di un’azienda con 50 anni di vita, leader nel settore degli accessori per la nautica e con […]

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Bruno Guidi è a capo di un’azienda con 50 anni di vita, leader nel settore degli accessori per la nautica e con in catalogo 4.200 articoli, tutti rigorosamente Made in Italy. Ci ha raccontato la storia della Guidi Srl, del suo successo e di come al centro di tutto ci siano sempre state le persone e la capacità di stabilire relazioni vere

by Luca Sordelli – photo by Jill Mathis and Enrica Pastore

PARLARE CON BRUNO GUIDI SIGNIFICA RIPERCORRERE LA STORIA DELLA NAUTICA ITALIANA, ma non è solo per una questione di coincidenza di date di nascita. Ha infatti fondato la sua azienda 50 anni fa quando andar per mare “per diporto” era ancora cosa veramente rara, di cantieri ne esistevano ben pochi e tutto il mondo della nautica moderna muoveva i primi passi. È anche una questione di memoria e di uomini.

Bruno Guidi, mentre lo intervisto, ripercorre questo mezzo secolo con una precisione affascinante, senza tralasciare una virgola, ricordandosi perfettamente date e numeri. Poi però, al centro delle sue parole, ci sono sempre le persone, gli uomini e le donne che hanno lavorato con lui e per lui.

Mi colpisce molto questo dualismo: da un lato inflessibile nella memoria, ossessionato dal dettaglio – e non posso non pensare alle macchine che, mentre parliamo negli uffici della sua industria a Grignasco, ai piedi del Monte Rosa, ronzano e pulsano di sottofondo e con micrometrica precisione realizzano i 4.200 articoli del suo catalogo di accessori nautici; dall’altro lato Bruno Guidi è sempre attento a chi, in carne e ossa e insieme a lui, ha reso possibile che la Guidi Srl, dal nulla, diventasse quello che ora è. Persone che con lui hanno condiviso successi e momenti duri. Non a caso le sue “nemiche” giurate sono le banche: “Che, nel momento del bisogno, ti considerano solo un numero”.

È un vero imprenditore, di quelli che si sono “fatti da soli”, ma anche un uomo che il suo percorso lo ha sempre compiuto nel rispetto della parola data: “Una stretta di mano vale più di un contratto”. Quando mi parla sento che ha una gran voglia di raccontare, ma non c’è nessun segno di autoincensazione: minuzioso nel ricordare il passato è ansioso di pensare al futuro piuttosto che di abbandonarsi alla nostalgia. Un futuro che è rappresentato dai due figli, Daniele e Alessandro, al suo fianco mentre lo intervisto, al suo fianco anche nel gestire la Guidi Srl.

La famiglia Guidi

Bruno Guidi tra i figli Daniele e Alessandro, rispettivamente Quality Manager and Design Manager.

 


Iniziamo dalle origini.

Ho frequentato le scuole dell’obbligo, poi sono stato assunto da un’azienda artigiana che mi ha permesso di continuare gli studi con corsi di avviamento professionale e tecnologia meccanica. In sostanza imparavo teoria e pratica insieme.
È stata una fonte di grandi insegnamenti. Lì ho cominciato ad avere a che fare con frese e torni. Lavori manuali, anche molto faticosi.

Data di nascita della Guidi?
Marzo 1968. Lavoravo per terzi, nella zona di Valduggia, Borgosesia, San Maurizio, poco lontano dal Lago d’Orta. Ero in una ex fonderia di 50 ma Borgosesia. Si guadagnava un tanto al pezzo, a seconda della difficoltà della realizzazione e di quanti passaggi richiedesse. Il lavoro non mancava.

Tutto ciò accadeva molto lontano dal mare, ai piedi del Monte Rosa. Come è arrivato Bruno Guidi al mondo della nautica?
In estate andavo al mare a Goro, in Romagna sul Delta del Po, la terra di origine di mia madre. Ma più che le spiagge a me incuriosivano i pescherecci. Li guardavo, li studiavo, mi affascinavano. Fu così che entrai in contatto con i proprietari di un cantiere del luogo, fondato anch’esso nel 1968. Costruivano imbarcazioni da pesca, a me piaceva curiosare. E proprio grazie a loro ho poi realizzato i miei primi pezzi per la nautica.

Di cosa si trattava?
Di una pompa che è ancora oggi in produzione. Costava 350 Lire, una pompa manuale in ottone per il carter dell’olio. Il cantiere di Goro si riforniva dalla Nanni di Milano, poi Nanni Diesel. La pompa che feci, erano gli anni ’70, era per loro. Il mio primo cliente per acquisto diretto fu proprio Giovanni Ubaldi della Nanni, marinizzavano i motori Farymann su base Mercedes.

A Goro quindi niente spiaggia, ma in barca ci andava?
Certo, ma a pesca. Su quei fantastici pescherecci, con le reti, per anni. Andavamo per tonni e nei primi anni ’80 ce ne erano tanti. Mi ricordo quando ne pescammo uno da 180 kg! Ma andavamo anche in valle, di notte, a prendere le anguille.

Valvola antiblocco Alex di Guidi Srl

L’azienda di Bruno Guidi ha 13 brevetti

Lei ora ha come clienti grandi nomi come, ad esempio, Azimut e il Gruppo Ferretti. Ma quando è entrato definitivamente nel giro dei grandi della nautica?
Il 1982, e la prima partecipazione al Salone di Genova, segnò la svolta. Eravamo nel Padiglione S, in “piccionaia”: ultimi arrivati quindi ultimo piano. Fu l’occasione per entrare in contatto prima di tutto con nuovi clienti stranieri. Grossisti provenienti da Finlandia, Svezia e Norvegia. Anche se concorrenti fra loro, mi ricordo che arrivavano a Genova tutti insieme, in una macchina sola. Gente per bene, sono ancora clienti. Con loro c’è stata subito piena intesa e fiducia reciproca. Stringersi la mano aveva più valore che firmare un contratto.

Si trattava di onestà intellettuale, e poi di avere la capacità di creare rapporti umani veri, che potevano durare nel tempo. Lo stesso valeva quando giravamo a proporre i nostri cataloghi in Francia e Olanda. Anche quei mercati furono per noi fondamentali per crescere rapidamente. E crescemmo insieme.

Guidi, accessori

Poi arrivarono gli anni ’90. E la musica cambiò.
Eh sì… la crisi del 1991 fu durissima. Durò fino al ’94. Al Governo decisero che “anche i ricchi dovevano piangere”, che essere ricchi significava essere evasori. In quel periodo ho dovuto ipotecare la casa per poter andare avanti. Lì ho capito che per le banche si è solo dei numeri, mentre in realtà quello che conta sono le relazioni.
In banca il tasso per prestiti era del 23%, quando provai a trattare mi risposero che non avevo alcun margine di trattativa. Furono invece i fornitori a salvarmi, che mi diedero fiducia e tempo. E i clienti che comprarono anche se non avevano urgenza di farlo, ma mi aiutarono a superare i momenti difficili.

È stata durissima anche la crisi del 2008.
Decisamente. Nel 2007 l’azienda fece il fatturato più alto di sempre: 11 milioni di Euro. Nel 2009 era esattamente la metà. Ora siamo sempre in crescita, ma quella cifra ancora non l’abbiamo raggiunta, siamo a 7,9 milioni. Il problema è che tanti dei clienti che avevamo nel 2008 non esistono più. Ma noi ce l’abbiamo fatta, si è lavorato meno, ovviamente, ma non abbiamo licenziato nessuno, a parte i pochi che erano assunti con contratto interinale.
30 eravamo, 30 siamo rimasti.

Guidi Srl

Come ha fatto?
Perché ho imparato dalla prima crisi. Prima di tutto liberandomi dalla dipendenza dalle banche e poi costruendo legami veri con le persone, sia in azienda, che è una famiglia, che verso l’esterno. Dopo il 2008 sono stato io che ho potuto aiutare clienti in difficoltà, come qualcuno aveva fatto con me. È agendo così che si instaurano rapporti duraturi.

Abbiamo iniziato il racconto nel 1968, in una ex fonderia di 50 m2. Oggi Guidi si sviluppa su 1.700 m2, più 1.800 di magazzino.
Sì, e finalmente, dopo tre anni di attesa, abbiamo avuto il via libera dalle autorità locali per ampliarci di altri 2.500 m2. Le parole d’ordine per poter fare tutto ciò? Investire nella crescita dell’azienda e credere nella tecnologia. La nostra storia corre parallela con quella dei nostri brevetti, dal primo, per un filtro del 1982, alla recente valvola antiblocco Alex.
Bisogna essere capaci di far coesistere artigianalità e automazione. Noi ogni anno investiamo nell’acquisto di macchinari nuovi. Ultimi arrivati tre grandi magazzini verticali. Sono investimenti onerosi, ma necessari.

Sempre in movimento, quindi, ma sui pescherecci ci va ancora?
Ora non più, ma ho passato 36 anni pescando trote nei nostri torrenti di montagna.

(Le persone al centro di tutto – Barchemagazine.com – Novembre 2019)

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Arcadia Yachts generosità e coraggio https://www.barchemagazine.com/arcadia-yachts-generosita-e-coraggio/ Tue, 12 Nov 2019 07:53:01 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=42763 Ugo Pellegrino, Ceo di Arcadia Yachts, è un imprenditore che ha applicato una cultura tipicamente industriale a una realtà come […]

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Ugo Pellegrino, Ceo di Arcadia Yachts, è un imprenditore che ha applicato una cultura tipicamente industriale a una realtà come quella della nautica che realizza pezzi su misura per gli armatori di tutto il mondo.

by Francesco Michienzi – photo by Alberto Cocchi

LA GENEROSITÀ NON È UNA QUALITÀ CHE SE NON LA POSSIEDI PUOI COMPRARLA O FARTELA REGALARE.La storia di Ugo Pellegrino è anzitutto e soprattutto una storia di coraggio: la prova che senza il coraggio non fai nulla, che se non hai coraggio nemmeno l’intelligenza ti serve. E il coraggio ha molti volti: il volto della generosità, della curiosità, della necessità, dell’orgoglio e dell’incoscienza.

Quando Pellegrino racconta come è nato il cantiere nautico Arcadia fa trasparire la profondità d’animo tipica di certi uomini di grande sensibilità. «Nel 2006 siamo stati chiamati da una persona che aveva fatto un investimento nel settore della costruzione di modelli e stampi in vetroresina. Non essendo un imprenditore ci chiese dei consigli su come portare avanti questa impresa. Capì che per lui, da solo, la cosa era troppo difficoltosa, così ci chiese di entrare in società al 33%. In seguito alla prematura scomparsa del terzo socio, Benny, caro amico di famiglia, comprammo un altro 33% trovandoci così con il 66% di una società in un settore che non conoscevamo, ma che stavamo iniziando a capire. In seguito acquistammo anche la restante parte della società trovandoci così proprietari al cento per cento di una bella e complessa realtà».

Dal 2008 ad oggi Pellegrino ha fatto un investimento complessivo di circa 40 milioni di cui 31 tutti nei primi dieci mesi di vita dell’azienda. Gli ultimi investimenti sono stati i capannoni nella ex area Apreamare, una quota del marina che ha permesso di assicurarsi l’autonomia per alaggi, vari, service e post vendita.

arcadia

Dopo una attenta analisi sul fatto che il settore modelli e stampi non sarebbe stato remunerativo, Pellegrino si imbatte nel progetto di una barca strana, una tipologia mai vista prima. Si innamora e decide di partire con un 85 piedi. Racconta ancora Pellegrino.

«La vendita della prima barca è stata una storia bellissima e irripetibile. Nel 2010 portammo a Düsseldorf il nostro primo modello e il 23 gennaio, primo giorno di salone, lo vendemmo. La rivista tedesca Boote Exclusiv aveva pubblicato un rendering e questo armatore si era innamorato subito di quel disegno al punto di venire in fiera e comprare la barca senza averla mai vista».

L’armatore in questione è una persona particolarmente attenta all’ambiente che ha interiorizzato il concetto della barca lenta con bassi consumi. Sta investendo parte del suo patrimonio personale, che ammonta a circa 5 miliardi di dollari, nei paesi del terzo mondo comprando territori interi, vergini, vincolandoli alla deforestazione e restituendoli al paese di origine.

Evidentemente emozionato, Pellegrino lo definisce così: «Un uomo speciale di un fascino e di una bellezza interiore, da cui io ho imparato moltissimo. L’ho rincontrato molti anni dopo a Hong Kong. Posso affermare che questa è un pochino la tipologia del nostro cliente, un uomo raccolto di cultura nautica che non è avvezzo allo show». Da allora ad oggi, su trenta barche prodotte, sono stati venduti 11 modelli di Arcadia 85.

Pellegrino è fiero della sua cultura d’impresa. «Grazie alla nostra visione industriale abbiamo consentito a un nuovissimo cantiere come Arcadia di crescere. La nautica è un settore molto pericoloso dove molti operatori vivono al di sopra delle loro possibilità. Secondo me è importante restare con i piedi per terra. La logica aziendale è quella di avere un’organizzazione e una gestione di tipo industriale per realizzare un prodotto assolutamente artigianale come si fa con una Ferrari o una Aston Martin. Da Arcadia si fa tutto in casa compreso lo stampaggio della vetroresina, in questo modo si ha un controllo totale sulla qualità del processo produttivo».

Al salone di Cannes è arrivato lo Sherpa XL e per Pellegrino è un’emozione forte come quella del varo del primo 85 piedi.«È una barca incredibile, non ha nessun tipo di legame con quella che è la sua taglia. Le aree esterne e gli spazi interni sono enormi, è un prodotto bellissimo». 

Il concept dello Sherpa XL, sviluppato in collaborazione con lo studio milanese Hot Lab, che ha già collaborato con Arcadia Yachts per gli internidell’A105, si sviluppa intorno alla disposizione dei ponti. Quelli di prua sono sfalsati, così da sviluppare un blocco scale centrale caratterizzato da dislivelli ridotti.

 

Un gioco di incastri particolare che, oltre a ottenere grandi spazi pur con un’altezza totale contenuta, ha permesso di giocare con i volumi. Il cantiere di Ugo Pellegrino ha avuto il merito di introdurre nuovi concetti di come si vive la barca, in passato i pozzetti erano piccoli e invivibili, Arcadia ha unito linee esterne di rottura, rispetto alla tradizione, con una funzionalità degli interni che prima non era pensabile su imbarcazioni di queste dimensioni.

(Arcadia Yachts generosità e coraggio – Barchemagazine.com – Settembre 2019)

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Andrea Piccione, Volvo Penta: essere concreti https://www.barchemagazine.com/andrea-piccione-volvo-penta/ Fri, 23 Aug 2019 07:51:04 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=40739 Andrea Piccione, manager proattivo, è una persona con le idee chiare sul suo lavoro, sui prodotti e sul settore nautico by […]

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Andrea Piccione, manager proattivo, è una persona con le idee chiare sul suo lavoro, sui prodotti e sul settore nautico

by Francesco Michienzi

DA POCO MENO DI UN ANNO ANDREA PICCIONE È A CAPO DELLA DIVISIONE MOTORI MARINI DELLA VOLVO PENTA ITALIA. 45 anni, ingegnere meccanico laureatosi al Politecnico di Milano, parla tre lingue: italiano, inglese e svedese. È un uomo di sostanza che si pone sempre obiettivi realistici ed è consapevole delle difficoltà che deve affrontare ogni giorno per raggiungerli in un mercato complesso come quello italiano. Lo abbiamo incontrato nella sede di Milano.

Quando ha iniziato a fare questo lavoro?
Io come estrazione sono Ingegnere Meccanico. Ho studiato al Politecnico di Milano, ho iniziato a lavorare nell’industria per aziende tedesche e svedesi. Nel 2006 sono entrato in Volvo Penta per occuparmi dell’assistenza e dello sviluppo di rete. Dopo qualche anno sono passato al settore commerciale, insieme a
Nicola Pomi, e dopo tre anni mi è stata data la possibilità di fare un’esperienza di cinque anni in Svezia nel Product Management.

Come si è trovato a lavorare in Svezia?
Diciamo che è stata una grande esperienza di vita sia dal punto di vista personale che lavorativo.

L’hanno messa a dura prova…
In Svezia ho trovato una mentalità diversa e all’interno dell’azienda capisci anche i diversi ruoli: qui noi giochiamo un ruolo di Market Unit, stare nel Product Management consente invece di vedere l’altra faccia della medaglia, quindi è stato molto formativo, mi ha consentito di costruire un network molto importante in Svezia e, seguendo la marina commerciale a livello mondiale, ho potuto ampliare la visione al di fuori dell’Italia. Io seguivo soprattutto il trasporto passeggeri, quindi ho vissuto anche tutta l’evoluzione interna della richiesta dell’ibrido e delle nuove tecnologie.

L’esperienza Andrea Piccione nel settore commerciale e industriale che riflesso ha avuto nella nautica da diporto?
Ritengo che sia stato fondamentale per la mia esperienza il fatto di capire come viene svolta la vendita tecnica di un prodotto complesso come quello di Volvo Penta e questo mi sta aiutando molto nell’approccio a imbarcazioni più grandi. La mia figura era quella di Sales Project Manager, quindi era una figura di vendita, ma più orientata alla vendita di un sistema e di una soluzione rispetto a un singolo prodotto. Questo sta aiutando molto le nuove applicazioni sui grandi yacht che stiamo facendo in Italia adesso.

Lei è un appassionato del prodotto meccanico?
Tantissimo, sono un grande appassionato di meccanica in generale, che chiaramente arriva dal mio background tecnico e di nautica, perché lavorando in un’azienda di questo calibro non puoi non esserlo. Mi piace molto il lavoro che faccio.

Per cui si interfaccia anche con gli uffici tecnici dell’azienda, ufficio ricerche e sviluppo.
Esatto noi portiamo avanti le nostre richieste che vengono dal mercato e cerchiamo di trasferirle in azienda.

Dopo una pausa nel commerciale è tornato al diporto, come ha trovato il mercato dopo questo intervallo?
L’ho trovato per alcuni versi maturato, quindi più consolidato, più consapevole del proprio posto, dei propri limiti e dei propri obiettivi, un mercato che sta avendo ottime performance, per quanto ci riguarda.

Nel frattempo l’IPS si è affermato diventando un dato di fatto.
Mentre all’inizio ci sono state un po’ di perplessità da parte dei cantieri ad accettarlo, adesso è imprescindibile. L’IPS ha fatto un percorso di maturazione che è quello che Volvo si aspettava: lanciato nel 2004 ha avuto anni in cui ha dovuto lottare per affermarsi contro la linea d’asse. I successi sono stati il miglior argomento di vendita per IPS. Anche l’utilizzo del sistema per applicazioni professionali ha aiutato molto.

Quanti pezzi sono stati venduti in questi anni?
Abbiamo ampiamente superato le 20.000 unità. Guardando il panorama nautico fino ai 70/80 piedi l’IPS è un successo.

Qual è l’IPS che va di più in questo momento?
Il sistema parte dai piccoli IPS10 fino all’IPS30. In termini di numeri sono poco comparabili, ma se devo identificare un prodotto su cui puntare direi l’IPS30 motorizzato con ilD13 per imbarcazioni dai 70 piedi in su.

Dopo l’IPS è arrivato tutto il tema dell’Easy boating che ha aiutato l’IPS a svilupparsi ancora di più.
Il tema dell’Easy Boatingè parallelo e complementare a quello dell’IPS. Il fatto di rendere fruibile l’imbarcazione va di pari passo con le caratteristiche tecniche di IPS. Da qui lo sviluppo del joystick, la facilità di manovra, il fatto di rendere l’esperienza a bordo piacevole, semplice e affrontabile da chiunque.

Avete appena chiuso un accordo con Overmarine per un motoryacht di 33 metri, sarà la barca più grande?
Sì, il Gransport 33 metri sarà la barca più grande motorizzata con una quadrupla di IPS1350.

Il mercato dei superyacht come recepisce questa novità?
Il valore, che poi vale per tutta la gamma di imbarcazioni dalle piccole fino ai megayacht, è quello dell’integrazione. Viene percepito come il maggior valore aggiunto di IPS sia per il cantiere sia per l’utente finale. Volvo Penta è l’unica a poter fornire un sistema integrato, realmente integrato, dall’elica alle manette, alle trasmissioni e questa è la chiave di volta anche per entrare nel mercato dei megayacht.

Mangusta 33

In questo tipo di imbarcazioni lo scoglio più grosso per IPS è l’idea del suo utilizzo da parte del comandante che in genere è molto tradizionalista.
Stiamo interagendo con i comandanti, stiamo spiegando loro quali sono i vantaggi che IPS può dare loro come utenti dell’imbarcazione in nome dell’armatore finale. Oggi c’è anche una nuova generazione di comandanti che apprezza il nostro sistema.

Sappiamo che state lavorando al sistema ibrido, quali sono i suoi sviluppi?
Proporremo al cantiere costruttore un sistema integrato ibrido che comprende trasmissione, motore diesel, motore elettrico infrapposto tra trasmissione e motore, batterie e tutta la parte necessaria per il completamento della sala macchine.

Qual è la mission di Andrea Piccione in questo momento?
Quella di consolidare i risultati che sono stati ottenuti finora con una crescita costante. L’anno scorso abbiamo chiuso con 54 milioni di euro solo per la parte marina in Italia.

Volvo Penta è una multinazionale e, come tutte le multinazionali occidentali, ha un codice etico per la gestione di tutto quello che fa. Questo codice etico certamente vi pone delle problematiche, in un mercato complesso come quello italiano. Lei come affronta questa questione?
Per me il codice etico, come è stato poi per tutta la mia carriera, è il punto di partenza, la conditio sine qua non. È il driver di tutte le nostre azioni commerciali: come Gruppo Volvo e come persona non siamo disposti a scendere in nessun tipo di compromesso su questo, una volta che la parte di etica è garantita è chiaro che abbiamo i nostri margini di libertà commerciale.

Il diesel è un sistema che culturalmente viene combattuto tantissimo, a tutti i livelli. Avete immaginato anche un diverso modo di alimentare i vostri motori?
Il problema nella nautica è la logistica che sta dietro al combustibile. Per passare alle imbarcazioni da diporto alimentate a gas bisogna prima di tutto pensare a un sistema di stoccaggio a bordo e in parallelo anche a un sistema di logistica per l’approvvigionamento, cosa che non è banale. A breve noi non vediamo uno sviluppo di combustibili alternativi di questo tipo, soprattutto nella nautica da diporto.

(Andrea Piccione, Volvo Penta: essere concreti – Barchemagazine.com – Luglio 2019)

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Marco Cecchi, un uomo di rara sensibilità https://www.barchemagazine.com/marco-cecchi/ Fri, 05 Jul 2019 08:21:02 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=39174 Marco Cecchi è un punto di riferimento per coloro che sanno di barche e che amano il mare. Si potrebbe […]

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Marco Cecchi è un punto di riferimento per coloro che sanno di barche e che amano il mare. Si potrebbe definire un vecchio saggio con lafreschezza mentale di un bimbo

by Valeria Caldelli – photo by Andrea Muscatello

SE TORNASSE INDIETRO FAREBBE IL MECCANICO, perché smontare e rimontare i motori è sempre stato il suo ‘pallino’, però le sue tre barche sono tutte a vela.«Più ecologiche e non fanno rumore», spiega in barba alle contraddizioni.

Comunque qualcosa doveva pure smontare, così ha modificato il timone della sua nove metri in vetroresina, una Freedom con due alberi, ma senza sartie. Ora la marcia indietro continua a non funzionare, però la barca va più veloce. D’altra parte niente per lui potrebbe sostituire il sottile piacere della sfida.

Perché Marco Cecchi, nato sulle rive dell’Arno, ma viareggino di lunga adozione, uomo di mare amico di tutti gli uomini di mare, la sfida ce l’ha nel sangue. Non tanto quella sportiva, quanto quella del business.

Era il 1978 quando si trovò tra le mani un campione di una sostanza nuova che seccava subito, come una lacca, e che si chiamava teflon. Oggi lo conosciamo tutti per essere entrato nelle nostre case con le ormai famose pentole ‘antiaderenti’, ma allora sembrava solo una cosa un po’ strana.

Andando a cercarne le caratteristiche il giovane Marco scoprì che era un polimero con basso coefficiente di attrito e facendo qualche test ne rilevò le ottime proprietà di scorrevolezza. Così disse al padre: «Vorrei provarlo sulle barche da canottaggio e sulle auto da corsa». Il padre scosse la testa: «Non ce la farai», rispose. Invece ci riuscì.

E la Cecchi Gustavo & C. fu tra le prime aziende in Italia a commercializzare con successo un prodotto che avrebbe rivoluzionato la manutenzione e la produzione stessa delle imbarcazioni.

Gustavo era il padre, Marco il figlio cocciuto che oggi gestisce l’azienda. Era arrivato nel 1972, dopo un periodo trascorso a costruire barche in un cantiere. Da allora, e per anni, è andato avanti e indietro in Italia per vendere le ‘sue’ vernici e le ‘sue’ resine, quelle che lui stesso faceva modificare sulle base di intuizioni provenienti dalle nuove scoperte scientifiche, ma anche dalla pubblicità, sui giornali o via Internet.

Così a poco a poco ha ‘elaborato’ le varie resine epossidiche, gli additivi, i filler, gli stucchi, le vernici e gli smalti che lui confeziona.

Marco fin dall’inizio si preoccupa sia delle barche di legno che di quelle in vetroresina. Ascoltando gli armatori, i capitani, i pescatori e gli altri clienti nelle diverse regioni della penisola capisce i problemi più importanti.

Lui dice: ‘Imparo’. E poi, dopo che ha imparato, inventa nuovi materiali e risponde ai loro quesiti, dalla coperta che ‘molleggia’, alla base del timone o dell’albero danneggiati dall’acqua, dalle ‘bolle’ di osmosi sotto gli scafi delle imbarcazioni in vetroresina ai punti di giuntura di quelle in legno o in compensato.

«Non bisogna diventare pesci in un acquario: tutti i giorni c’è uno scalino da fare per stare al passo con i tempi e avere il prodotto giusto», spiega. «Tante volte, comunque, ho dovuto rinunciare a qualche progetto, perché sapevo che non avrei avuto i clienti adatti. Siamo una piccola azienda e non ho mai voluto fare il passo più lungo della gamba. Impossibile lanciare a 200 chilometri all’ora una macchina che non ne fa più di 100».

Come parola d’ordine, infatti, ne ha scelta una giapponese: Kaizen. Che vuol dire miglioramento continuo, ma a piccoli passi, giorno dopo giorno. D’altra parte è un ragioniere, che sente però di dovere molto ad un professore di fisica che ha seminato in lui il ‘germe’ della curiosità.

Dalla curiosità è nata l’esperienza e dall’esperienza i ‘rimedi’ migliori per le diverse situazioni. «Sono più buone le polpette della nonna o quelle della mamma?», domanda. E poi aggiunge: «Di solito un bambino risponde: ‘Quelle della nonna’. Non è un problema di ricetta, ma di abitudine, manualità…».Per questo ha inventato anche una sigla che spesso ama apporre alla sua firma: NL Marco Cecchi. Dove NL sta per Non Laureato. Tanto per essere chiaro.

Se poi chiedete al ragioniere cosa fa nel tempo libero, vi risponderà che pensa al lavoro. Ma non è del tutto vero. In realtà passa ore nelle librerie alla ricerca di titoli e autori che attirino la sua curiosità. Dalla medicina, alla tecnica, alla psicologia: tutto tranne che i romanzi ‘perché è già un romanzo la vita e non importa aggiungerne altri’.

Li legge tutti dalla prima all’ultima riga e quelli che lo affascinano li tiene sul tavolo vicino al letto. Spesso ne regala copie ai clienti e agli stessi dipendenti; addirittura li fa ristampare a sue spese quando sono esauriti in libreria.

Nella sua stanza, al primo piano della palazzina di via Coppino 253, a Viareggio, si cammina su un pavimento di teak trattato con i suoi prodotti, perché gli piace avere l’impressione di essere sul ponte di una barca che naviga in mare aperto.

Ma sulle pareti, insieme alle foto, alle marmellate che gli regala il cognato e alle tracce dei ricordi che nemmeno la più epossidica delle sue resine epossidiche potrebbero rendere impermeabili, c’è un altro mare.

Un mare di libri. Sui motori come sull’interpretazione dei sogni, sulla nautica come sulla medicina e sulla fisica. Qui ogni giorno affronta un’altra sfida per vincerla. Però a piccoli passi: kaizen, appunto.

E dall’imprenditore Marco Cecchi spunta il filosofo: «A volte i giorni ci sembrano tutti uguali, invece ogni attimo è pieno di sorprese che capiamo soltanto dopo. Qualcuno ha scritto– non mi ricordo chi – che l’importante non è scoprire terre nuove, ma guardare con occhi nuovi».

(Marco Cecchi, un uomo di rara sensibilità – Barchemagazine.com – Giugno 2019)

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Timone Yachts, sapere bene cosa fare https://www.barchemagazine.com/timone-yachts-2/ Wed, 13 Mar 2019 09:10:10 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=35580 Abbiamo incontrato Luigi Gambelli, amministratore delegato di Timone Yachts, dealer esclusivo di Azimut Benetti per le regioni dell’Adriatico centro-settentrionale, l’Austria e […]

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Abbiamo incontrato Luigi Gambelli, amministratore delegato di Timone Yachts, dealer esclusivo di Azimut Benetti per le regioni dell’Adriatico centro-settentrionale, l’Austria e la Germania

Luigi Gambelli, a capo di Timone Yachts, dealer ufficiale di Azimut Benetti per l’alto e medio Adriatico dal 1992, è un uomo pieno di energia, passione e grinta. Dentro il Magellano attraccato al porto di Senigallia c’è una luce pulita che nel tepore pomeridiano si posa placidamente sulle superfici lisce di una delle ammiraglie dell’azienda di Paolo Vitelli.

Fuori c’è vento. Il cielo è terso, come gli occhi di Luigi Gambelli, azzurri e sorridenti. Affabile e competente. Due doti che non devono mancare a un bravo dealer.«Quando il concessionario di Azimut per l’Adriatico stava chiudendo avevo tutte le carte in regola per poter prendere il suo posto». Tutto inizia negli anni Ottanta, con un negozio di nautica a Senigallia. Poi la passione ha fatto il resto.

Timone yacht

«Ci mette tutto se stesso, è una macchina da guerra», esclama la moglie mentre Gambelli risponde alle telefonate che riceve in continuazione. All’inizio offriva solo consulenza a chi voleva acquistare uno yacht. Così ha capito che avrebbe potuto vendere, che era la sua strada. Come dargli torto? I risultati di Timone Yachts sono sotto gli occhi di tutti. Più di 950 imbarcazioni vendute.

Timone yacht

E l’azienda di Gambelli e di Paolo Moresco, socio dal 2008, si sta espandendo anche all’estero: prima con una partnership con la coreana Aceyacht e poi con YachtWerk, dealer esclusivo di Azimut per Austria e Germania, newco con sede in Baviera nata dalla collaborazione tra Timone e la tedesca Splendid Yachting.

Ma qual è il segreto del successo? «Avere coraggio». Essere un po’ pionieri, ma con oculatezza e cautela. «E la cautela forse è mancata un po’ al mondo nautico italiano soprattutto negli anni della crisi quando in molti si sono buttati sul mercato senza sapere bene cosa fare e dove andare», dice Gambelli. Per Timone Yachts è stato diverso.

Se ora è un’azienda solida e in espansione paradossalmente è anche merito della crisi. «Per noi è stata uno stimolo. Ci ha spronato a lavorare meglio, in modo più strutturato. Ci ha fatto crescere».Durante gli anni più difficili Gambelli ha esplorato, si è aperto ad altri mercati dove la crisi era meno pesante. «Asia, Cina, Singapore, Turchia, Baleari. Nuovi mercati e nuovi colleghi. Dialogo e scambi di esperienze, di vedute, di opinioni», ci racconta soddisfatto.

E così Timone Yachts è diventata più forte di prima. Lungimiranza e capacità di pianificazione. Ma serve anche una squadra solida e affiatata: «Mi piace che le persone che lavorano con me possano crescere. La nostra è un’azienda molto libera dove tutti possono lavorare con entusiasmo. E questo mi dà molta soddisfazione».

Timone yacht

Ma cosa vuol dire essere dealer di Azimut? «Innanzitutto essere dei professionisti. E non basta saper vendere. L’aspetto tecnico è fondamentale. Assistenza, rimessaggio, refitting. Siamo in grado di affrontare qualunque imprevisto e rispondere a tutte le necessità del cliente. Nel nostro cantiere di Fano, dove facciamo anche custom, abbiamo tante maestranze specializzate». E Gambelli ci tiene a raccontare il preziosissimo lavoro del giovane capo cantiere Stefano Basconi che coordina una squadra super dinamica.

E poi bisogna intercettare i gusti e i bisogni dei clienti. Chi compra un Azimut vuole lusso e semplicità. Vuole il minimalismo oltre le mode.«Azimut è sempre sulla cresta dell’onda, non invecchia mai». Basti pensare al nuovo Azimut S6 presentato a settembre al salone nautico di Cannes, con gli inconfondibili esterni di Stefano Righini e gli interni di Francesco Guida. O alFlybridge 55, esterni sempre di Righini, interni di Achille Salvagni. E all’inconfondibile Atlantis 51 progettato da Neo Design.

Ma la lista potrebbe essere molto più lunga. Imbarcazioni che dettano il mercato, anche dal punto di vista della tecnologia. Il superyacht Grande 32 Metri nasce dal connubio tra Carbon Tech e carena D2P con prua wavepiercer. Il risultato? Massimi livelli di efficienza dei consumi sia a velocità di crociera lenta che veloce.

Insomma, all’avanguardia. «Merito di Giovanna Vitelli», commenta Gambelli. La vicepresidente del gruppo Azimut Benetti coinvolge da sempre figure che vengono da mondi diversi da quello nautico e che proprio per questo possono contribuire a creare prodotti fortemente innovativi. Rottura delle regole tradizionali e contaminazione. Ma senza mai perdere di vista l’obiettivo principale: una barca deve essere una barca.

(Timone Yachts, sapere bene cosa fare – Barchemagazine.com – Gennaio 2019)

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Gregory Yeakle: il successo? Arriva dal lavoro di squadra https://www.barchemagazine.com/gregory-yeakle/ Tue, 26 Feb 2019 10:03:43 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=34988 Il nuovo Amministratore Delegato di Gulf Craft, Gregory Yeakle, è motivato e fortemente impegnato in un lavoro di valorizzazione e sviluppo del […]

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Il nuovo Amministratore Delegato di Gulf Craft, Gregory Yeakle, è motivato e fortemente impegnato in un lavoro di valorizzazione e sviluppo del più importante cantiere nautico degli Emirati Arabi Uniti e di tutta la regione Medio Orientale

by Maria Roberta Morso

Perché Gulf Craft ha affidato il suo nuovo corso a Gregory Yeakle? Un nome poco noto nel panorama nautico. Perché Yeakle è un imprenditore prima ancora che un manager. Perché ha una lunga e multiforme esperienza. Perché ha vissuto in molte parti del mondo e ha una visione internazionale dei mercati. Perché conosce bene gli Emirati. Perché sa trattare con uguale disinvoltura con clienti, manager e maestranze.

Gregory Yeakle

Majesty 155

L’elenco delle ragioni per le quali Gregory Yeakle è la persona giusta al posto giusto è molto lungo. Diamo un’occhiata al suo curriculum per capire meglio. Cresciuto tra gli Stati Uniti e la Francia, Yeakle ha mostrato uno spiccato spirito imprenditoriale molto precoce. Ancora studente fonda due società, una delle quali di software. Negli anni Ottanta l’informatica è in crescita esponenziale e la società del giovane Yeakle fa profitti esportando software californiani in Europa. Uno dei pilastri del suo successo è la formazione di un team coeso e motivato.

Ed è sull’importanza del lavoro di squadra che basa tutta la sua attività anche negli anni successivi. Creare rapporti umani forti all’interno del team è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi, non importa di che business si tratti, per Yeakle la formula vincente è sempre quella.

Per oltre vent’anni ha occupato posizioni di vertice in società di informatica e di consulenza quali Alexander Proudfoot, leader nel settore delle consulenze aziendali. Recentemente è stato a capo della divisione Oil and Gas di Accudyne Industries, una società specializzata nella produzione di macchinari destinati all’industria chimica, petrolifera, trattamento delle acque e dei rifiuti. Abbiamo incontrato Gregory Yeakle durante in Salone di Cannes e, nel corso di una piacevole chiacchierata, gli abbiamo posto alcune domande sui suoi progetti per Gulf Craft.

Conosceva già Gulf Craft da vicino quando le è stato chiesto di assumere la posizione di Amministratore Delegato?
Sì, sono stato consulente di Gulf Craft per circa un anno su questioni attinenti le strategie aziendali e il management prima della mia nomina.

yeakle

Majesty 140

Qual è il suo piano per promuovere lo sviluppo del gruppo?
Nel medio termine credo sia importante potenziare la presenza di Gulf Craft a livello internazionale. Le varie linee di prodotto sono state ottimizzate. Silvercraft, Utility, Oryx, Nomad e Majesty hanno acquisito un’individualità maggiore grazie alla creazione di team dedicati. Ciascun team è responsabile per un brand ed è focalizzato nel miglioramento di prodotto e produzione. I risultati della riorganizzazione si sono già fatti vedere: tutti i marchi hanno avuto una crescita a due cifre negli ultimi mesi. Un risultato decisamente incoraggiante.

Ovviamente alla riorganizzazione aziendale – prosegue Yeakle – è stata affiancata un’azione di marketing focalizzata su ciascun brand e, contemporaneamente, è stata potenziata la struttura commerciale. All’interno del gruppo Gulf Craft, i marchi hanno caratteristiche specifiche e le barche prodotte sono destinate a una clientela assai diversificata. Basta pensare al marchio Majesty che si è ormai affermato tra i produttori di grandi yacht e che con i nuovi modelli farà un ulteriore passo avanti.

Il programma prevede inoltre un ampliamento delle gamme. Tuttavia nessuno di questi punti programmatici prescinde dalla valorizzazione delle risorse umane del gruppo e dall’inserimento di nuove figure in posizioni strategiche. Le persone, la loro capacità e la passione che mettono nel lavoro fanno la differenza, ne sono profondamente convinto.

Yeakle

Majesty 175

Majesty ha portato al Salone di Cannes tre grandi yacht, il Majesty 100, il 125 e il nuovo 140. Inoltre un 175 piedi in vetroresina è in avanzato stadio di realizzazione. Un progetto ambizioso il 175…
Non è ambizioso. Il processo per arrivare al Majesty 175 è partito da lontano e il cantiere è pronto per un progetto così impegnativo. Siamo consapevoli delle nostre capacità e il Majesty 175 sarà un condensato della nostra filosofia aziendale e delle capacità dei nostri manager, dei progettisti, di tutte le maestranze. Sappiamo che il successo si costruisce solo offrendo qualità. Siamo molto orgogliosi di questo progetto e stiamo lavorando su altri progetti di grande dimensione.

Il Majesty 175 sarà il più grande yacht in vetroresina mai costruito e avrà una stazza lorda superiore a 500 GRT  ci racconta sempre Yeakle – Il mondo dello yachting di lusso è esigente. Chi non è all’altezza delle aspettative degli armatori non va lontano. Noi siamo consapevoli che la scelta di progetti e progettisti di respiro internazionale e un rigoroso controllo della qualità costruttiva ci consentiranno di competere alla pari con i migliori marchi del mondo. Il lusso è unicità, è qualità di design, materiali e dettagli, è offrire impiantistica al top. Solo puntando in alto si arriva in alto e noi non ci accontentiamo di essere un cantiere tra tanti.

(Gregory Yeakle: il successo? Arriva dal lavoro di squadra – Febbraio 2019)

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Mase Generators: Stefano Campanelli è il nuovo direttore commerciale https://www.barchemagazine.com/mase-generators-stefano-campanelli-nuovo-direttore-commerciale/ Mon, 11 Feb 2019 11:04:08 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=34220 Stefano Campanelli è entrato a far parte dello staff di Mase Generators con il ruolo di Direttore Commerciale. L’azienda di Cesena, […]

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Stefano Campanelli è entrato a far parte dello staff di Mase Generators con il ruolo di Direttore Commerciale. L’azienda di Cesena, in attività da 48 anni, è oggi in forte espansione. L’ingresso di Campanelli, manager dalle consolidate esperienze nel settore, risulta di fondamentale importanza per la crescita sui mercati internazionali.

Stefano Campanelli  ha ricoperto importanti ruoli direttivi in grandi aziende italiane e, più recentemente, è stato Direttore Commerciale di Ferretti Yachts. Suo sarà il compito di lanciare sul mercato i nuovi prodotti Mase Generators, dalla nuova gamma VS a giri variabili, ai nuovi sistemi di propulsione ibrida ed elettrica.

Mase, attraverso la produzione di questi sistemi, sta investendo nella ricerca e sviluppo di soluzioni più rispettose dell’ambiente sia per quanto riguarda produzione di energia, sia per la propulsione delle imbarcazioni.

Stefano Campanelli ha dichiarato: “Mase ha un catalogo prodotti molto vasto destinato ai più svariati contesti di applicazione e le innovazioni recentemente introdotte oltre a quelle in corso di sviluppo rappresentano una forte motivazione per me; non vedo l’ora di mettere anche le mie energie in questo stimolante percorso di sviluppo aziendale”.

Debutto negli Usa per la nuova gamma VS.

Questa nuova fase di espansione di Mase Generators passa anche dal Salone di Miami, in programma dal 14 al 18 febbraio 2019. L’azienda sarà presente  sia al Miami Boat Show presso il Marine Stadium che allo Yacht Show a Biscayne Bay.

Mase Generators presenterà infatti gruppi elettrogeni per qualsiasi tipo di imbarcazione, grazie a prodotti e gamme differenziate. A Miami saranno esposti anche i nuovi modelli della serie VS, i generatori a giri variabili che puntano a trasformare il modo di progettare gli impianti elettrici di bordo grazie alle loro caratteristiche di efficienza, leggerezza e silenziosità. La gamma VS è composta attualmente da cinque modelli da 6 a 15 kW, ma Mase realizza anche generatori custom di qualsiasi potenza.

(Mase Generators: Stefano Campanelli è il nuovo direttore commerciale – Barchemagazine.com – Febbraio 2019)

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GPY, Maurizio e Giovanni Granai: la resilienza, prima di tutto https://www.barchemagazine.com/gpy-maurizio-and-giovanni-granai/ Mon, 24 Dec 2018 15:22:04 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=32705 Maurizio e Giovanni Granai, dealer del Gruppo Ferretti e grandi conoscitori del mercato nautico, ci hanno raccontato la loro storia, […]

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Maurizio e Giovanni Granai, dealer del Gruppo Ferretti e grandi conoscitori del mercato nautico, ci hanno raccontato la loro storia, come è cambiato questo mondo negli ultimi quarant’anni

by Luca Sordelli, photo by Andrea Muscatello

 La resilienza è la capacità di superare le difficoltà della vita con tenacia, riuscendo a trasformare la crisi in qualcosa di positivo. Una dote fondamentale che hanno solo uomini saldi nello spirito e nella testa. Le persone resilienti non si limitano a sopravvivere, reagiscono mettendo in campo la loro voglia di tornare a sorridere e lottano ogni giorno per conquistare la serenità perduta.

Giovanni Granai

Giovanni Granai

Proprio come Maurizio Granai (nella foto sopra) che, con Giovanni suo figlio, vanta quarant’anni di storia della nautica, e un futuro da affrontare con la fiducia di chi è consapevole della propria forza, cultura ed esperienza. La loro azienda si chiama GPY, sono dealer di Ferretti Yachts, Pershing, Mochi e Itama e hanno i loro uffici a Lavagna, Varazze, Cala de Medici e Sanremo.

Maurizio ha già combattuto tante battaglie, superato molte tempeste, ha collaborato con più brand. Ha un bel modo di raccontare le cose, un piacevole accento toscano, una voce pacata. «Tutto è iniziato nel 1978, quasi per caso. Mia mamma ancora si rivolta nella tomba, lei mi aveva già trovato un posto in banca».

E invece?  «E invece io ai tempi, dopo l’Istituto Tecnico Commerciale, mi ero prima messo in testa di fare la libera professione come commercialista e avevo anche fatto due anni di praticantato. Poi ho incontrato una persona che aveva una piccola attività di vendita per articoli da campeggio e barchettine sulle colline del Pistoiese, ben lontano dal mare. Aveva anche un’altra attività principale, e mi chiese se potevo dargli una mano. Da lì sono partito. Appena ho avuto un po’ di libertà di azione ho spinto sempre più verso la parte nautica. Poi sono rimasto l’unico titolare. Ho sempre avuto l’ambizione di fare le cose per me, in proprio».

Giovanni lo ascolta, sorride sentendo questa storia: «Io ho studiato Economia Aziendale ma, in realtà, mi è stato molto più utile lavorare al fianco di mio padre da subito, già mentre seguivo i corsi all’università, imparare sul campo».

Una volta si diceva lavorare a bottega. «Esatto, il primo Salone di Genova l’ho fatto a 17 anni. Ora ovviamente lavoro a tempo pieno in azienda ma mi rendo sempre più conto di quanto sia stato fondamentale oltre che apprendere la teoria, stare al fianco di mio padre e capire come funziona questo mondo».

Adesso papà e figlio Granai come si dividono i compiti? «In linea di massima io mi occupo della Liguria, papà della Toscana. Ma viene anche naturale che, quando si tratta di chiudere i contratti più delicati o importanti, io possa contare sulla sua esperienza».

granai

Ferretti 670

A proposito di esperienza, chiedo a Maurizio, com’è cambiato il modo di fare questo lavoro in questi quarant’anni. «Se ci ragiono un attimo, realizzo che durante questi quattro decenni ho completamente cambiato modo di vivere almeno cinque volte. Intendo non solo i luoghi dove ho vissuto, di semplici traslochi, ma del modo di pensare, di interpretare questo lavoro. Le cose cambiano rapidamente, bisogna sapersi adeguare velocemente, essere reattivi. È forse la parte più bella e difficile di questo lavoro, saper restare al passo coi cambiamenti. Me ne rendo conta ancor di più oggi, facendo il confronto con Giovanni.
Ci sono ambiti della nostra attività dove faccio più fatica di lui. La sua giovinezza e la sua reattività sono fondamentali per interpretare e reagire a quella che è la nautica di oggi».

Lei però può sempre contare sulla forza che arriva dall’aver superato anche momenti difficili: «Ho attraversato periodi veramente molto critici e altri molto floridi. Gli armatori, col tempo, sono cambiati insieme alla società. Quando ho iniziato esistevano ancora le famiglie con due stipendi che potevano permettersi una barchetta o un gommone. Quella era la base del mercato. Ora quel mondo è praticamente scomparso».E invece, adesso, come funziona questo mondo? «Noi abbiamo dovuto scalare la piramide. I cosiddetti “prospect” si restringono, sono meno le persone che possono essere potenziali armatori. Bisogna andare a cercare i clienti in maniera molto diversa, comunicazione e marketing sono completamente diversi da come erano negli anni ‘90, ma anche da come erano dieci o cinque anni fa. Ora gli uffici hanno solo una funzione di rappresentanza, certo non puoi aspettare che la porta si apra e qualcuno venga a chiederti una barca».

granai

Pershing 5X

Interviene anche Giovanni: «Per un dealer è prima di tutto importante un buon “biglietto da visita”, un brand forte, un nome importante che dia credibilità. Per noi lavorare con il Gruppo Ferretti è una garanzia. Si tratta non solo di un nome nobile della nautica internazionale, che può contare su una lunga tradizione, ma è anche un marchio che investe tantissimo in ricerca e sviluppo. Con un piano ben preciso nel lancio di nuovi modelli. Ora il più “vecchio” che propone in listino ha solo due anni di vita».

Insomma, state cavalcando il cavallo giusto. «Assolutamente, aggiunge Maurizio Granai, ma ci tengo a sottolineare che molti dei nostri clienti ci seguono da vent’anni e anche più, anche attraverso più marchi. Questa per noi è una grande soddisfazione. È una questione di fiducia nei confronti di chi vende. E la storia della nautica, nei decenni scorsi, è piena di esempi poco “virtuosi”; gli episodi incresciosi non sono mancati. Potersi rivolgere a qualcuno di affidabile è fondamentale. Loro, gli armatori, all’inizio di tutto ci affidano centinaia di migliaia di euro, in cambio di un pezzo di carta. Si capisce che la fiducia con la controparte acquista un valore determinante». 

Voi dalla crisi del 2008 siete usciti, altri non ce l’hanno fatta:«Sono stati anni difficili, di tormento interiore e aziendale. Ma alla fine ne siamo venuti fuori rafforzati. Abbiamo sofferto, ma anche imparato. Ora lavoriamo con gli stessi fatturati del 2007, ma in maniera molto più razionale, più efficiente. Con un’impostazione aziendale migliore».

Michele Giacometti_ITAMA 64 44

Itama 64

È cambiato anche il rapporto tra cantiere e dealer? «Assolutamente. Ora siamo in un Gruppo dove si lavora sul medio periodo, con più programmazione, più tranquillità. Un tempo era molto diverso. Prima del 2008 sembrava che tutto andasse bene e che, addirittura, fosse impossibile organizzare meglio la filiera e invece…».

Si lavorava su numeri finti… «Esatto, l’importante per il cantiere era vendere ai dealer il maggior numero di barche possibile, poi era un problema del dealer liberarsene, con una conseguente tendenza ad una lotta selvaggia sui prezzi, a ritirare usati ingombranti e così via. C’era ansia da prestazione immediata. Ora riesci a concentrarti meglio sulla programmazione, sugli armatori. Non hai più la preoccupazione delle quaranta tonnellate di barca ormeggiate davanti all’ufficio che invecchiano e che sono solo un costo».

Dovendo chiedere di più al Gruppo Ferretti, cosa vorreste che facessero? Dove bisogna andare per vendere ancora più barche? E qui è papà Maurizio a rispondere, senza troppe esitazioni, con toscana schiettezza. «Bisogna saper analizzare il mercato, vedere cosa fanno gli altri, e fare un ulteriore passo in avanti. Questo, ovviamente, mantenendo un prezzo competitivo».

 (GPY, Maurizio e Giovanni Granai: la resilienza, prima di tutto – Barchemagazine.com – Ottobre 2018)

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