Designer Archivi - Barche Magazine ISP https://www.barchemagazine.com/personaggi_e_aziende/designer/ Rivista di informazione sulla nautica da diporto. Novità, prove, esclusive su barche e yacht a vela e a motore Wed, 20 May 2026 06:35:40 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0 https://www.barchemagazine.com/wp-content/uploads/2021/04/cropped-Senza-titolo-1-32x32.png Designer Archivi - Barche Magazine ISP https://www.barchemagazine.com/personaggi_e_aziende/designer/ 32 32 IdeaeItalia – The power of ideas https://www.barchemagazine.com/ideaeitalia-battistini-bernardini-intervista/ Wed, 20 May 2026 06:24:53 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=257368 Per Alessio Battistini e Davide Bernardini il design è lo strumento attraverso il quale, eliminando il superfluo, raggiungeremo equilibrio e […]

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Per Alessio Battistini e Davide Bernardini il design è lo strumento attraverso il quale, eliminando il superfluo, raggiungeremo equilibrio e bellezza

by Chiara Risolo – photo by Andrea Muscatello

Studio di design Bernardini-Battistini. Fumata nera. No. Troppo lungo, verboso. Smaccatamente assonante. Meglio IdeaeItalia, da pronunciare alla latina. Inequivocabile l’esegesi:  IdeaeItalia, nel suo saliscendi di consonanti e vocali, esprime tutto ciò che il mondo deve sapere, ovvero un forte senso di appartenenza a un paese che ha stretto un patto di sangue con la bellezza e la passione per l’ingegno. Archiviato il branding affaire, quanto segue è la storia di due uomini e un mestiere. Mestiere tra i più affascinanti perché, come pochi altri, dà forma e, se ben fatto, anche funzione a progetti molto, molto ambiziosi.

Bernardini e Battistini, si diceva. Davide & Alessio, laddove la “e commerciale”, copiata e incollata pari pari dal sito ufficiale dello studio, per la verità ha un significato che va ben oltre il business. Dal 2013 sono al timone di  IdeaeItalia, e, senza soluzione di continuità, amici da e di una vita, un legame che risale al 1977, anno della loro nascita.

Davide & Alessio, uniti dal primo vagito, ma diversi. Sparigliando frasi fatte, si potrebbe dire “diversi come due gocce d’acqua”. Il primo assomiglia a quelle che cadono ordinate, perpendicolari alla terra in autunno; il secondo a quelle che tagliano l’aria, di netto, figlie impetuose di un temporale estivo. Gocce, tuttavia, di un solo cielo: quello sopra il Golfo dei Poeti, a La Spezia.

Il punto di forza di IdeaeItalia è accompagnare il progetto
dal concept alla realizzazione, seguendo tutte le fasi
della produzione a stretto contatto con il cantiere, intrecciando competenze e sensibilità provenienti da mondi diversi.

Il vostro era già chiaro? Sapevate che cosa avreste fatto da grandi e, soprattutto, che un giorno sareste diventati anche soci?
Alessio: No. Assolutamente. La nautica poi… “questa sconosciuta”. La passione è arrivata più tardi, dopo i 20 anni. Davide era iscritto alla Facoltà di Architettura di Firenze. Scelse di fare il laboratorio di sintesi sullo Yacht Design. Un giorno lo accompagnai per capire di che cosa si stesse occupando. Mi piacque. Molto. Così tanto che decisi di iscrivermi a Ingegneria Nautica.
Davide: Ho scelto Architettura perché amavo la materia in generale; l’interesse per la nautica è maturato via via. A farlo crescere è stato anche il ruolo sempre più centrale di La Spezia nella cantieristica. Parliamo dei primi anni del Duemila. Alessio ed io abbiamo provato ad approfittare del momento favorevole per giocare al meglio le nostre carte sfruttando le potenzialità del nostro territorio.

Il 2016 segna per IdeaeItalia il battesimo del fuoco. La presentazione al Salone di Monaco del Wider 150, del quale hanno firmato l’interior design, offre ad Alessio Battistini e Davide Bernardini, i fondatori dello studio, l’opportunità di affacciarsi come protagonisti
nel mondo dei mega-yacht.

La fondazione di IdeaeItalia, però, è datata 2013. Che cosa è successo fino ad allora?
Davide: Dopo la laurea mi sono fatto le ossa da Fulvio De Simoni, un’esperienza breve ma intensa, ecco (sorride, ndr), una grandissima palestra. Poi ho aperto un piccolo ufficio. Alessio, nel frattempo, grazie alla Facoltà di Ingegneria, aveva sviluppato contatti professionali importanti e così abbiamo unito le forze. Sono iniziate le prime collaborazioni con alcuni cantieri, tra cui Rodriguez, Baglietto e Sanlorenzo…
Alessio: La vera svolta, però, è arrivata quando è stato fondato lo studio, appunto nel 2013. I tempi erano maturi per investire in uno spazio dedicato e in una rete di collaboratori. Uno spazio ufficiale, definito per formalizzare e consolidare la nostra identità professionale e far crescere il brand IdeaeItalia, di cui siamo sempre stati orgogliosi e di cui oggi, a maggior ragione, andiamo molto fieri. Il 2013 è stato anche l’anno in cui l’audacia e la fiducia nel nostro lavoro ci hanno portato a osare e a conquistare l’attenzione di Tilli Antonelli, un incontro cruciale nel nostro percorso.

«L’esperienza con Nerea è stata molto gratificante, oltretutto
per noi anche un’assoluta novità, perché fino ad allora non ci eravamo mai misurati con imbarcazioni piccole che, come è noto,
proprio per via degli spazi ridotti, richiedono
mille compromessi
». Alessio Battistini

Entrambi classe ’77, nascono da ambiti accademici differenti: il Car Design per Alessio e l’Architettura per Davide, accomunati però dalla passione per la nautica e la progettazione.

«Da un uomo come Tilli Antonelli abbiamo imparato a guardare oltre.
E mai le lancette dell’orologio. A rimettere tutto in discussione.
A cercare soluzioni sempre inedite per fugare la banalità. “Le figate”,
lui le chiama così. Antonelli è uno che entra nelle cose
con la testa, il cuore, le mani
». Davide Bernardini

Si capisce: un gigante.
Alessio: Eravamo venuti a sapere che Wider cercava un Interior Designer per un motor yacht di 50 metri e che all’edizione imminente del Seatec ci sarebbe stato anche Antonelli. Il problema è che tra l’imbeccata e l’inaugurazione della fiera c’erano soltanto quattro giorni di tempo. Ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: “tentiamola!”. Abbiamo disegnato giorno e notte, senza mai dormire, e siamo partiti alla volta di Carrara con i bozzetti ancora caldi sotto il braccio. Ci siamo avvicinati ad Antonelli e gli abbiamo chiesto, in punta di piedi, se avesse tempo e voglia di dare un’occhiata ai nostri lavori.

E lui? Lui quell’occhiata l’ha data, eccome. Non so se sia stato più incosciente o lungimirante! Va detto che avevamo già una certa esperienza con yacht di grandi dimensioni in alluminio, il che, senza dubbio, era un punto a nostro favore e un motivo di rassicurazione per lui.

IdeaeItalia nasce nel 2013 con l’obiettivo di mettere a frutto
le esperienze maturate negli anni di lavoro a stretto contatto
con la produzione in rinomati cantieri navali e collaborando
con importanti firme del design internazionale.

Che cosa si impara da un uomo come Tilli Antonelli?
Davide: A guardare oltre e mai le lancette dell’orologio. A rimettere tutto in discussione. A cercare soluzioni sempre inedite per fugare la banalità. “Le figate”, lui le chiamava così. Antonelli è uno che entra nelle cose con la testa, il cuore, le mani.
Alessio: Siamo cresciuti molto lavorando con Wider e, in quei due progetti, abbiamo gettato le fondamenta del nostro metodo di lavoro. A dirla tutta, mi fa un po’ sorridere pensare all’immaturità e all’incoscienza con cui abbiamo approcciato quei progetti e all’evoluzione che abbiamo avuto in seguito.

Il lavoro nobilita l’uomo.
Alessio: Se è fatto con passione. Pensando a tutti i nostri sforzi e sacrifici, direi che ne è valsa la pena.

Quindi galeotta fu l’imbucata al Seatec. E poi?
Davide: Abbiamo stretto una collaborazione con Sanlorenzo. È stata un’esperienza professionale molto importante. Poi è arrivato l’incontro con Ferretti Group. In quel momento vi era la necessità di conferire al brand Ferretti Yachts uno stile nuovo, ma con un’identità visiva e stilistica coerente e riconoscibile su tutte le linee di prodotto. Ferretti ci ha dato l’incarico e, da quel momento, la fiducia. Alessio: Ferretti Group ci ha dato una grande opportunità, facendoci disegnare gli interni del primo Ferretti 1000, un 30 metri. È andata bene, direi, e la collaborazione si è intensificata.

CHIARA MIGNANI
Con solide basi artistiche e competenze tecniche maturate in Design Navale a La Spezia, Chiara ha iniziato la sua carriera nell’Interior Yacht Design collaborando con diversi studi italiani prima di entrare in IdeaeItalia nel 2023. Ha abbracciato fin da subito la filosofia dello Studio, trovando una naturale sintonia con l’approccio progettuale di Davide e Alessio, diventando parte integrante di un team armonioso e stimolante. «Il disegno a mano è il mio linguaggio creativo: sviluppo concept iniziali con schizzi e studi compositivi, poi li traduco in modelli 3D, unendo spontaneità e precisione per garantire coerenza e qualità in tutto il processo progettuale».

RICCARDO CAMURRI
Formazione al Politecnico di Milano in Design degli Interni e magistrale in Design Navale e Nautico a La Spezia. Subito dopo la laurea, nel 2021, entra nello studio IdeaeItalia. Riccardo si occupa di modellazione 3D, materiali e rendering. «Lavorare con Davide e Alessio è un continuo assorbire competenze, metodo e visione. Ogni progetto è stato un’occasione per imparare strumenti e trucchi e per allenare l’occhio ai dettagli più spinti. Una delle cose che apprezzo di più del loro approccio è l’opportunità di testare e crescere attraverso l’esperienza: ti lasciano provare, poi correggono il tiro con immediatezza e lucidità».

Gli esterni erano a firma di Filippo Salvetti. In generale, che tipo di relazione si stabilisce tra designer di interni ed esterni?
Alessio: Ogni caso, ovviamente, è a sé. Noi accogliamo sempre con entusiasmo le collaborazioni.
Davide: L’importante è non imbattersi in prime donne, e Salvetti non lo è, sicuramente; è necessario puntare alla massima collaborazione e a confronti chiari e leali.
Alessio: Con Filippo si lavora molto bene. È un professionista serio, sempre aperto al confronto. La verità è che se siamo tutti focalizzati sull’obiettivo finale, senza perdersi in sciocchi personalismi e gelosie, le cose vanno nella giusta direzione.

Ferretti Yachts 1000.

Anche quando si tratta di progetti dirompenti, rivoluzionari, vedi Infynito?
Davide: Filippo, in questo caso, ha avuto un’intuizione ed è riuscito a dimostrarne l’efficacia con cognizione di causa. Il Cantiere, a seguito di opportune riflessioni, ha metabolizzato il concept e l’ha approvato. In generale, un’idea, anche quella in apparenza più “assurda”, se deriva da una mente competente e da una forte motivazione, va perseguita e difesa, sempre.

E voi quale idea “avete difeso” e affermato in merito agli interni di Infynito? Alessio: Abbiamo convintamente fatto nostra l’intuizione di Filippo e l’abbiamo declinata per gli interni. L’enorme open space con vista sia a prua, sia a poppa. All’inizio sembrava un azzardo, poi si è rivelata una soluzione vincente. Il segreto, come sottolineava Davide, è accompagnare, con garbo e intelligenza, cantiere e cliente lungo un percorso. La fatica che si fa è del tutto relativa.

Con i cantieri più piccoli se ne fa meno? Magari anche soltanto per il fatto che i giocatori in campo sono pochi, nel senso che non ci sono i vari comitati stile, prodotto, i budget blindati, le quotazioni in borsa… Giustappunto, un nome a caso, Nerea.
Alessio: L’esperienza con Nerea è stata molto gratificante, oltretutto per noi anche un’assoluta novità, perché fino ad allora non ci eravamo mai misurati con imbarcazioni piccole che, come è noto, proprio per via degli spazi ridotti, richiedono mille compromessi.

Le attività dello Studio si diversificano anche in ambiti lontani dal mare, dal residenziale di lusso all’Hospitality. L’obiettivo rimane sempre la sperimentazione e la ricerca di nuove forme e materiali, combinando tecnologie all’avanguardia con la tradizione artigiana tipica del Made in Italy.

In questo momento che cosa c’è sul tavolo? A quali progetti state lavorando? Per chi?
Davide: Siamo concentrati su barche di grandi dimensioni. Ora, in particolare, sul progetto di uno yacht di 80 metri. Per un privato, un cliente straniero. Per adesso non possiamo aggiungere altro.
Alessio: Abbiamo messo la testa anche sul refit, un mondo molto interessante. Riteniamo che ci siano ottimi margini per fare buone cose in futuro. Siamo alla finestra; stiamo studiando. Vedremo.

Che cos’ha Alessio che non ha Davide e viceversa?
Davide: Alessio è creativo e istintivo. Ha un approccio più sanguigno. Metaforicamente, è il primo a partire quando la sfida si fa dura e ci sono “muri da sfondare”.
Alessio: Davide è una persona molto razionale, riflessiva, ha un’ottima visione d’insieme ed è dotato di buon gusto. Insieme “funzioniamo”.

(IdeaeItalia – The power of ideas – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Febbraio 2026)

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Bernardo and Martina Zuccon – Architects of their own lives https://www.barchemagazine.com/bernardo-and-martina-zuccon-architects-intervista/ Wed, 19 Nov 2025 11:49:31 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=242161 Bernardo e Martina, timonieri dello studio Zuccon International Project, sono i due volti della stessa medaglia. Competenza, passione, condivisione e […]

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Bernardo e Martina, timonieri dello studio Zuccon International Project, sono i due volti della stessa medaglia. Competenza, passione, condivisione e armonia sono le chiavi del loro successo

by Chiara Risolo – photo by Andrea Muscatello

Il corpo parla. In un’ora, diciassette minuti e 45 secondi di intervista, pur essendo l’uno accanto all’altra, accomodati allo stesso lato della scrivania, non si sono mai guardati in faccia. Fratelli coltelli? Macché! La verità è che non hanno bisogno di dare la risposta giusta limata in corsa da un’occhiata di approvazione o disappunto. Si fidano ciecamente. Lui, maniaco dell’ordine, è seduto su una poltrona che sembra puntellata al pavimento. Schiena dritta, mentre parla macina chilometri con la testa che, leggermente china, oscilla in loop… destra, sinistra, destra, sinistra, destra, sinistra, come se fosse alla ricerca di qualcosa, di un tassello che manca (ammetterà durante la chiacchierata di esserlo in un qualche modo). Lei, invece, è più “scomposta”, asimmetrica, un filo inclinata verso di lui, in “modalità materna”. Tradotto: lo protegge senza dare tuttavia l’impressione di proteggerlo. E sorride. Sempre. 

«Siamo “funzionalisti” per professione, ma anche un po’ bohémien. Certamente umani e umanisti. In fondo l’arte è ovunque e noi vogliamo diventare architetti della nostra vita». Bernardo Zuccon

Chi sono? Bernardo e Martina, timonieri dello studio Zuccon International Project, fondato a Roma nel 1972 dai genitori, Paola Galeazzi e Gianni Zuccon. Barche li ha incontrati per parlare di… non solo di nautica a quanto pare. O meglio, non come ci si aspetterebbe da chi progetta lussuose imbarcazioni da una vita. Ma non perché sul tavolo non ci siano disegni di prue, poppe e compagnia. Più semplicemente perché Bernardo, Martina e tutto il team stanno vivendo una seconda giovinezza artistica dettata da un’urgenza emotiva che ha poco a che fare con aumenti di capitale, numeri e guadagni in senso stretto. Desiderano migliorarsi come individui, “diventare architetti della propria vita” confessano, attraverso nuove sfide professionali. Non è smania di grandezza, bensì voglia di profondità. Di andare anche “altrove”, di sfondare a colpi di bellezza il muro di una certa retorica che alla lunga opacizza la quotidianità e abbassa i decibel dell’anima.

Sanlorenzo SD132

«Del Sanlorenzo SD132, ammiraglia della linea semidislocante, abbiamo curato, e ne siamo molto orgogliosi, sia le linee esterne sia il décor degli interni».

Bernardo, che cosa succede? Succede che Martina ed io, pur essendo giovani, in realtà siamo vecchi. Nel senso che facciamo questo mestiere da sempre e per quanto lo yachting sia un settore affascinante, abbiamo avvertito il bisogno di allargare gli orizzonti. Chiaramente in questa fase sono coinvolte tutte le persone che lavorano con noi. Tempo fa mi sono appuntato una frase che mi ha colpito molto. Credo sia di Thomas Hood: “Quando mai è stato prodotto del miele con una sola ape in un alveare?”.

Sanlorenzo SX120

«Sanlorenzo SX120 è un progetto che si fa manifesto del percorso evolutivo che la gamma SX ha avuto in questi anni. Un cammino che − con SX88, SX76, SX112 e poi SX100 − ha inequivocabilmente dimostrato la capacità del concept di declinarsi in dimensioni diverse. Un’evoluzione che non si è limitata a ricalibrare le proporzioni di un progetto base, ma ha portato alla creazione di imbarcazioni con identità proprie, dotate di features e soluzioni progettuali che giustificano il posizionamento di ogni modello all’interno della gamma». Bernardo Zuccon

«Siamo diventati art director di un interessante progetto legato al real estate sulla città di Miami. Collaboriamo con una società che si occupa di sviluppo immobiliare». Martina Zuccon

Sanlorenzo SL110A

Il Sanlorenzo SL110A, altra espressione della linea Asimmetrica, è un progetto realizzato in collaborazione con Piero Lissoni.

La maniglia Oblò di Razeto e Casareto è il frutto della collaborazione con Zuccon International Project che ne ha elaborato la forma.

Un attimo però… l’ultima volta che l’ho intervistata, era il 2023, mi aveva accennato di un progetto tutto suo e di Martina in merito alla realizzazione del super yacht più piccolo del mondo. Se la memoria non mi inganna, ne aveva parlato come se fosse una cosa a sé, esterna al percorso dello studio. Rispondo io (Martina). Il progetto c’è, lo abbiamo sviluppato, ci siamo fatti fare anche dei preventivi per realizzarlo, ma ci siamo fermati.

Perché? I costi sono onerosi e, per via di quello che diceva poc’anzi Bernardo, abbiamo preferito convogliare l’investimento in qualcosa di inedito e di veramente utile per la Zuccon International Project, per la crescita di tutto il team, nessuno escluso. Detto ciò, è verosimile che il “barchino” diventi esso stesso oggetto di questo nuovo corso.

Cioè? Entriamo nel vivo. (Bernardo) La comunicazione ufficiale la daremo prossimamente, ma posso anticiparle che è nata una figlia. Nel caso specifico, la nuova costola di Zuccon International Project si chiamerà hubZeta e il progetto pilota è un tambuccio a serranda semi trasparente, realizzato in collaborazione con Parema. La nuova società si dedicherà a progetti legati al mondo del mare. Si occuperà anche di componenti e l’alfiere di questa avventura sarà un nostro collaboratore storico. Dal punto di vista operativo, noi faremo un passo indietro. Ad ispirarci è stato uno slogan, peraltro molto semplice, che abbiamo letto a Düsseldorf, in occasione del boat show: We love water.

Villa 375 South, Hibiscus Island, Miami

Rientriamo nel vivo, di grazia. Bernardo: Parliamo di barche più piccole e qui mi taccio. In merito ai componenti, invece, il progetto del tambuccio sarà presentato al Mets di Amsterdam a novembre, fiera dove siamo sempre andati come semplici curiosi. Quindi per noi è un’assoluta novità.

Con Sanlorenzo e Bluegame avete una partnership più che consolidata che ha portato alla creazione di meravigliosi yacht. Che cosa ci aspetta ai Saloni di settembre? Barche importanti, come è nella tradizione del cantiere. Sicuramente l’SD132, ammiraglia della linea semidislocante di cui abbiamo curato, e ne siamo molto orgogliosi, sia le linee esterne sia il décor degli interni. Vedrete anche l’SL110A, altra espressione della linea Asimmetrica in collaborazione con Piero Lissoni. E poi l’SX120, yacht che prosegue la storia felice della linea SX iniziata con l’88. Per Bluegame vedrete il nuovo multiscafo, dotato di foil, il BGF45.

Bluegame BGF 45

Zuccon International Project ha fatto delle proprie competenze multidisciplinari il proprio punto di forza. Che si tratti di progettare una casa o una barca, un ufficio o uno yacht, i principi fondamentali sono gli stessi.

Bene. Altre novità? Martina: Siamo diventati art director di un interessante progetto legato al real estate sulla città di Miami. Collaboriamo con una società che si occupa di sviluppo immobiliare, di spec homes per la precisione,
Imago development. Ci stiamo divertendo moltissimo, anche se, non lo nego, il rischio è alto. Ma lo corriamo volentieri. La prima villa, il cui interior design è sviluppato in collaborazione con Baxter Italia, dovrebbe essere pronta entro fine anno.

Poi? Bernardo: Al Monaco Yacht Show presenteremo due partnership con fornitori storici italiani, cintura nera nell’ambito dell’interior design. Per la prima azienda, insieme a una bravissima artista fiorentina, abbiamo progettato un pannello decorativo in pelle, mentre con la seconda stiamo lavorando su più fronti. Da una parte presenteremo un oggetto “intelligente” da portare sulle barche che potrà essere utilizzato sia come seduta, sia come tavolo. Molto curioso, davvero. Dall’altra, annunceremo un inedito viaggio intorno al mondo in cinque capitoli, leggi cinque continenti. Daremo vita a oggetti di design grazie al recupero dei linguaggi dell’arte popolare.

Suppongo non si possano fare nomi e cognomi. Martina: Per il momento no.

Per Cadorin è stato realizzato il progetto Azteca, un raffinato rivestimento in legno che esprime un nuovo modo di interpretare il dialogo tra arte e design. Attraverso un sapiente equilibrio tra forme geometriche, illusioni ottiche e richiami alla tradizione decorativa delle antiche civiltà, Azteca diventa un ponte tra passato e presente, trasformando il rivestimento in una vera esperienza visiva e sensoriale.

Nel 2004, Bernardo e Martina Zuccon sono entrati ufficialmente a far parte dello studio, assumendone gradualmente la gestione completa. 

Lo immaginavo. Barche farà tesoro di queste anteprime, in attesa di approfondire. Per concludere, diciamo pure che gli orizzonti di cui sopra non si sono semplicemente allargati. Siete alle prese con il vostro XV secolo in chiave moderna, una sorta di Rinascimento made in Zuccon International Project. Bernardo: Siamo “funzionalisti” per professione, ma anche un po’ bohémien. Certamente umani e umanisti. In fondo l’arte è ovunque e noi vogliamo diventare architetti della nostra vita.

Missione ambiziosa. Il fatto di essere fratelli aiuta o complica? Aiuta, aiuta. Siamo riusciti a sfatare il luogo comune per cui lavoro e famiglia devono procedere su binari differenti. Alla base di tutto deve esserci la fiducia. È l’alfa e l’omega di un percorso professionale, qualunque esso sia. Bernardo ed io ci fidiamo ciecamente l’uno dell’altra.

La nuova sede della Zuccon International Project si trova in via della Camilluccia a Roma.

La famiglia, se non sbaglio, si è allargata. In ufficio con voi dal gennaio scorso lavora anche Benedetta, dolce metà di Bernardo… Esatto. Si occupa di marketing e comunicazione. Oltre ad avere una laurea in Psicologia, cosa che non guasta, anzi (sorride)… Ha un bellissimo rapporto con Martina.

Allora occhio… due donne così, insieme, sono una forza incontrollabile. In un mondo così instabile, massacrato da tragedie, è quanto mai necessario crearsi un ecosistema che dia sicurezza, tranquillità, che abbassi il livello di stress. Una sorta di bunker esistenziale.

Che splendida dichiarazione d’amore.

(Bernardo and Martina Zuccon – Architects of their own lives – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Settembre 2025)

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J&J Design, viaggio creativo https://www.barchemagazine.com/jj-design-fratelli-jakopin-viaggio-creativo/ Thu, 13 Nov 2025 07:32:16 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=240645 I fratelli Jakopin, fondatori dello studio sloveno J&J Design, in più di 40 anni di attività, hanno dato vita a […]

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I fratelli Jakopin, fondatori dello studio sloveno J&J Design, in più di 40 anni di attività, hanno dato vita a progetti di successo basati sulla ricerca tra efficienza, forma ideale e funzione

by Sacha Giannini – photo by Andrea Muscatello

Ogni “viaggio creativo” di J&J Design inizia sempre da sketches, da schizzi dinamici che vivono sospesi in una dimensione ancora emotiva e misterica, in una fase vitale di astrazione, di esplorazione estetica e funzionale, di perfezionamento e di transizione per le basi reali del progetto. Tracce grafiche e concettuali per un itinerario di suggerimenti capaci di comprimere in poche linee informazioni, potenzialità e soluzioni.

Pur riconoscendo il segno “a mano” come una componente emozionale indispensabile per dar forma alle cose, lo studio J&J considera altrettanto necessario per tutto il processo di gestione del progetto, l’utilizzo dei programmi di modellazione digitale integrati con la fluidodinamica computazionale (CFD) e con modelli a elementi finiti (FEM). La fase di progettazione virtuale insieme a quella di prototipazione e di test in vasca (ETFT), diventa il luogo in cui la loro innovazione inizia a prendere forma, attraverso simulazioni in grado di sintetizzare linee, strutture e funzioni. Però, senza conoscere l’uso di ciò che si disegna e senza passione, non si possono progettare barche e nemmeno immaginare di generare emozioni, ma soprattutto non c’è computer o applicazione che lo possa insegnare.

«Oggi ciò che si vende più facilmente è il comfort, o come preferiscono chiamarlo gli americani la convenience, che appare meno egoistico… Una comodità sempre più richiesta, che una volta data non si può più togliere…». Jernej Jakopin

I fratelli Jakopin, fondatori dello studio sloveno J&J Design, in più di 40 anni di attività hanno saputo sintonizzare frequenze, aritmie ed euritmie della contemporaneità attraverso un vocabolario progettuale e un abaco di materie prime capaci di intercettare la tradizione e l’innovazione in una pluralità di ambiti, dalle tecnologie all’esplorazione dei compositi avanzati fino al design. L’ascolto, l’empatia e la visione collaborativa delle competenze hanno da sempre guidato la loro idea di barca capace di “prendere il mare” per davvero e che non fosse solo veloce ma anche resistente, confortevole e adatta veramente a tutti. Il dialogo, il confronto e la cultura hanno contribuito a raggiungere l’eccellenza di prestazione e stile, di precisione e creatività, in un dualismo complementare tra leggi biologiche e geometriche che governano da sempre i loro progetti e che seguono analogie fisiologiche, psicologiche e di ordine strutturale proprie della medicina e dell’architettura.

Il lavoro di J&J comunica principalmente di voler funzionare per tutti, interpretando i propri ruoli sotto un aspetto fortemente tecnologico con un risultato che rende possibile tutte le finalità previste che diventano anche estremamente desiderabili e belle. Lo studio J&J è oggi un polo internazionale di conoscenza dei compositi e della tecnologia ibrida per le imbarcazioni da diporto.

Japec, classe ’51, con un passato di ricerca medica in cardiologia e Jernej, classe 1957, con una precedente formazione specialistica in edilizia residenziale, oltre ad avere in comune la passione di famiglia per il mare e le barche, hanno da sempre condiviso l’orientamento al futuro, il desiderio di offrire una prospettiva, una speranza attraverso un continuo miglioramento, aprendo di fatto la strada a barche innovative per clienti internazionali, capaci di apprezzare i dettagli e di guardare anche oltre l’orizzonte.

La Slovenia, patria della famiglia Jakopin, è stata un crocevia di culture, di tradizioni e di contaminazioni, un paese “multinazionale” aperto alla conoscenza e alle lingue. Questo ha consentito al “Dna Jakopin” di potersi confrontare più facilmente con lo spirito e l’essenza di culture diverse, sviluppando soluzioni “universali” per barche internazionali destinate oltre i confini della produzione e del gusto nazionale. Come negli Anni ’70 la Golf Volkswagen ha di fatto aperto le frontiere all’export mondiale dell’auto, congelando prestazioni, praticità e consumi dei primati nazionale della 2cv francese, della Fiat 600 italiana e del maggiolino tedesco, lo studio J&J nel 1983 con l’Elan 31 ha rivoluzionato veramente l’andar per mare, aprendosi oltre frontiera alle culture e alle abitudini degli armatori per accontentare davvero tutti. Attraverso semplici soluzioni o dettagli sono stati capaci di essere apprezzati da francesi, italiani, tedeschi, europei, americani e australiani e di congedare l’idea di barca polarizzata in una monocultura.

Greenline 33 H non era nato come un prodotto emozionale o commerciale, doveva avere un motivo razionale per acquistarlo ed è diventato tra i primi motoscafi ibridi con propulsione diesel, elettrica e solare che, oltre a consentire una navigazione a emissioni zero e silenziosa, con una disponibilità costante di alimentazione a 110/230 V CA per i servizi, era effettivamente comoda, semplice d’impiego e con prestazioni che rispettavano l’ambiente, il tutto a prezzi ragionevoli e competitivi.

Con coraggio e sforzo pionieristico hanno sostenuto fortemente lo sviluppo di nuovi standard ambientali e prestazionali, con un design che rimanda alla narrazione che le barche promettono, ma riflette anche la loro reale funzionalità, tra la capacità di navigare e quella di evocare altro da sé, oltre il presente, con un’idea di futuro sempre più tangibile e sempre meno distante.

Japec e Jernej Jakopin, riprendendo le lezioni di antroposofia, del lavoro euritmico delle connessioni e delle leggi archetipiche del linguaggio contemporaneo, riconoscono di dover risolvere quella compromissione tra movimento e funzione, tra costruzione e bellezza, tra corpo e spirito per diventare tensione di forme e di spazi che pone l’uomo al centro di una quarta dimensione, quella temporale, per vivere il più possibile in armonia con la barca e il contesto. Le loro realizzazioni conquistano e attraversano il “tempo” con carene bio-mimetiche, bio-ispirate dalle migliori “idee” della natura, nate per navigare tra due fluidi ben distinti, acqua e aria e per segnare l’audacia del trionfo della tecnologia e dell’innovazione dove la “bellezza” interpreta l’ambiente per diventare il luogo di tutte le esperienze e il principio di ogni avanzamento.

The Icon è una barca foiling completamente elettrica. Attraverso un lavoro di squadra con Christoph Ballin, Tobias Hoffritz e BMW, hanno fornito contributi di design, engineering, modelli, stampi, costruzione di Test boat e lo studio della tecnologia dei compositi realizzati in vinilestere/carbonio infusi sottovuoto per lo scafo e una combinazione di carbonio/resina epossidica e acciaio inox per le appendici. La sovrastruttura e gli interni sono stati invece progettati da BMW Designworks.

Il lavoro di J&J comunica principalmente di voler “funzionare” per tutti, interpretando i propri ruoli sotto un aspetto fortemente tecnologico con un risultato che rende possibile tutte le finalità previste che diventano anche estremamente desiderabili e belle. Adotta un design che informa chiaramente sulle proprie funzioni che promuove, ma anche sul modo in cui decide di farlo, mettendo a disposizione, all’interno di soluzioni tradizionali, dettagli animati da un forte peso tecnologico e da materiali innovativi per diventare espressione democratica d’eccellenza dove funzionalità, avanguardia e tradizione codificano modelli apprezzati ovunque.

Bénéteau ICC 70, Island Cruising Concept, naviga a oltre quattro nodi con l’energia solare sola.

«Oggi tutto lo sforzo fisico e mentale, proprio dell’andar per mare, è come fosse proibito. Come medico e apneista credo che evitare tutto questo faccia danni al corpo e allo spirito, si invecchia prima perché non si è mai abbastanza allenati. Le barche devono aiutare a vivere una vita lunga e ricca, accessibile facilmente alla classe media e proporre una vita attiva e non l’immobilismo fisico e mentale!». Japec Jakopin

I dettagli dei singoli progetti vengono disegnati a mano e servono per creare modelli 3D.

Il loro “viaggio” è una testimonianza di superamento, un esempio di capacità nel saper guardare oltre i confini culturali, geografici e politici, è un viaggio attraversato da successi, incontri e fatti storici che ha visto e vissuto la progressiva dissoluzione della Jugoslavia e l’indipendenza slovena, la guerra nei Balcani e quella dei 10 giorni a Lubiana, lasciandosi alle spalle la grande crisi nautica del 2008, nuovi agguerriti competitors e circa 75.000 vari firmati “J&J” tra concept design, preliminary e naval architecture&engineering.

Lo studio J&J è oggi un polo internazionale di conoscenza dei compositi e della tecnologia ibrida per le imbarcazioni da diporto e dell’uso misto dell’epoxy, del carbonio e del sole per poter elettrificare in zero emission dal superyacht Green Explorer per Rossinavi, fino al tender di 9 metri Elektra. Oltre a sviluppare progetti anche per Dufour, Gib’Sea, Grand Soleil, Sunbeam, hanno firmato quasi tutta la gamma Bavaria dal 1992 fino al 2008 come fornitori esclusivi di concetti, progettazione e ingegneria con 87 modelli, tra i quali ricordiamo il 44 e il 49 particolarmente apprezzati dai diportisti di tutto il mondo, per riprendere nel 2016 la collaborazione con un nuovo motoryacht flybridge, il Bavaria R40.

GL45 Coupe.

Hanno prodotto per molti cantieri modelli diventati icone del diporto a vela, come il Sun Odyssey 51 (1988) o il 45.1 (1994) per Jeanneau, il 44 (1990) per Sunbeam, il 46.3 (1996) per il Cantiere del Pardo o il 39 (1997) per Etap. La serie a vela performance cruiser in carbonio Shipman (2014) insieme alla serie a motore di navette semiplananti Skagen (2007) rappresentano i loro progetti “interni” capaci di attingere alla tradizione motonautica fino a puntare all’innovazione per la vela. Forti dell’esperienza dello Shipman, decidono nel 2008 di produrre un concetto di barca capace di conquistare una nuova generazione di diportisti del fine settimana attraverso il comfort, la semplicità, le prestazioni e il prezzo. Nell’ottobre dello stesso anno il varo prova del Greenline Hybrid 33, nonostante fosse l’anno d’inizio di una crisi nautica senza precedenti, portò fino a 550 vendite in 28 paesi in soli pochi anni.

Nel 1983 aprono lo studio di yacht design J&J e iniziano la loro attività progettando scafi per conto terzi come l’Elan 31 con più di 900 realizzazioni in pochi anni, seguito dal 33 e dal 43. Nel 1989 creano la società Seaway Technologies capace di combinare tutte le competenze ingegneristiche, architettoniche e informatiche necessarie per garantire l’intero processo di sviluppo di una barca, dalla progettazione al prototipo, fino agli stampi finali. Con quasi 130 premi internazionali, oltre 400 progetti per circa 70 costruttori di barche provenienti da almeno 30 paesi e con 75.000 vari a vela e a motore dai 20 ai 150 piedi basati sui loro disegni, lo studio è oggi tra le realtà più conosciute e stimate a livello mondiale ed annovera tra i suoi clienti i principali costruttori navali: Aquila, Bénéteau, Catana, Fairline, Hanse/Fjord, Iconic Marine, Donzi, Fountaine Pajot, Sunseeker.

Lo studio J&J Design ha ispirato generazioni e nuove avanguardie, compensando la bellezza estetica con l’abilità funzionale, migliorando in moltissimi casi l’esperienza di navigazione e di comfort secondo il principio “KISS” (Keep It Simple, Stupid), quello di lasciare “semplici le cose”.

Lavorano a Lubiana in Slovenia (ufficio disegni) e a Bled per lo sviluppo dei modelli, stampi e creazione prototipi e probabilmente sono l’unica organizzazione conosciuta a livello mondiale che offre ai costruttori di serie lo sviluppo completo di una imbarcazione, dal lavoro concettuale al design esterno e interno, dall’architettura navale all’engineering del processo e dei test di fabbricazione in serie. Camaleontici e appassionati alla mobilità elettrificata e ai compositi avanzati, hanno collaborato di recente anche con BMW e TYDE per dare vita a The Icon. Se il modo migliore per raggiungere una nautica più ecologica è sfruttare l’energia del sole, anche il lavoro che J&J ha sviluppato recentemente insieme a Bénéteau, progettando l’engineering dei modelli, degli stampi, dei testing e la validazione delle prime due barche Island Cruising Concept, è un importante conferma di una lunga serie di sforzi progettuali nel campo della nautica responsabile e sostenibile. Il “monomarano” Island Cruising è una barca di vacanza a carena ibrida, quasi come un “minotauro”, con metà monoscafo a prua e due scafi separati da un tunnel a poppa. 4 kW di potenza, alimentati da pannelli solari sull’hardtop, spingono la barca attraverso due pod Fischer Panda da 10 kW ciascuno a una velocità massima di 8,5 nodi. Un gruppo elettrogeno garantisce comunque un’autonomia di circa 300 miglia con un serbatoio pieno, anche senza utilizzare l’energia solare. Il ponte di coperta di 30 metri quadrati offre spazi incredibili in soli 14 metri di lunghezza che possono essere ulteriormente ampliati con due piattaforme laterali apribili dal pozzetto e con solo 85 centimetri di pescaggio è possibile avvicinarsi a riva quasi ovunque. Una rivoluzione di stile e d’uso che Bénéteau vuole introdurre per un nuovo modo di navigare lungo costa a motore.

(J&J Design, viaggio creativo – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Agosto 2025)

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Pierangelo Andreani – Lontano dagli stereotipi https://www.barchemagazine.com/pierangelo-andreani-lontano-dagli-stereotipi-intervista/ Mon, 15 Sep 2025 13:48:09 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=235832 Pierangelo Andreani è un uomo di grande spessore umano e professionale. Un mito gentile a cui tutti i giovani designer […]

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Pierangelo Andreani è un uomo di grande spessore umano e professionale. Un mito gentile a cui tutti i giovani designer si dovrebbero ispirare

by Chiara Risolo – photo by Andrea Muscatello

Pasticciare: operare, procedere in un’attività senza ordine e metodo, con scarsa o nessuna precisione, per incapacità o inesperienza, svogliatezza. La definizione, come da vocabolario della lingua italiana, è quanto di più lontano si possa riferire a Pierangelo Andreani. Eppure, raccontandosi, il maestro del tratto a mano usa sovente questo verbo, quasi fosse un intercalare. Strano per un uomo “così”. Nei suoi 55 onoratissimi anni di carriera ha dato i natali ad autentici blasoni della strada e del mare. È il padre della mitica Maserati Biturbo e della Ferrari Mondial 8, giusto per fare un paio di esempi, ma anche di un numero infinito di moto Guzzi, Cagiva, Benelli e di imbarcazioni targate Cranchi, Bénéteau, Fountaine Pajot

Falsa modestia la sua? Macché! La verità è che Pierangelo Andreani alla matita dà del tu da sempre, tanto da permettersi “con lei” toni scanzonati, nonché quel giusto disincanto tipico di chi ha il cervello affilato come un rasoio. Ha consumato chilometri di mine sui banchi di scuola: “Durante le ore di lezione non c’era foglio bianco su cui non pasticciassi qualcosa. Auto, motociclette… Mi divertivo anche a fare i ritratti dei miei compagni, soprattutto le loro caricature”, ricorda. In generale Andreani rifugge paroloni, inglesismi diffusi e tutto quel trito cliché narrativo che solitamente appartiene agli irriducibili dell’effetto wow costi quel che costi. È un uomo con i piedi piantati per terra, concreto, razionale, misurato. Anche se sa volare.

Le competenze accumulate in molti anni gli permettono di passare indifferentemente dal disegno per una bicicletta elettrica a quello di una macchina per caffè, da una imbarcazione a un frigorifero, dallo scooter a un bruciatore, l’ecletticità è un punto di forza.

«Nessun rimpianto. Quando è arrivata la chiamata dalla Pininfarina, ci sono andato di corsa. In Fiat allora c’era un’atmosfera che non saprei descrivere bene a parole, ricordo soltanto che noi designer ci sentivamo… inutili».

Cresciuto a pane, motori e grafite, ha realizzato il suo sogno di bambino: disegnare auto per i grandi carrozzieri. Con un diploma da geometra in tasca, zaino in spalla, dalla sua Sondrio è andato a prendersi il mondo. Senza sgomitare. Prima in Fiat, dove è rimasto soltanto 14 mesi, non uno di più, anche se – è il caso di dirlo – ha lasciato un segno indelebile, ovvero il modellino (salvo i fari) di quella che poi sarebbe diventata la Ritmo. “Al lancio ufficiale sul mercato dell’auto ero già in Pininfarina e questa migrazione ha fatto carta straccia di qualunque mia possibile paternità”. Roba da non dormirci la notte e invece… invece Andreani non fa un plissé. “Nessun rimpianto. Quando è arrivata la chiamata dalla Pininfarina, ci sono andato di corsa. In Fiat allora c’era un’atmosfera che non saprei descrivere bene a parole, ricordo soltanto che noi designer ci sentivamo… inutili”, tuona pacatamente.

Ad ogni modo, capitolo Ritmo a parte, non ho mai pontificato i miei progetti. Non è solo un’attitudine naturale alla discrezione, credo dipenda anche da un fatto generazionale. Quando ho iniziato a fare questo mestiere, quindi parliamo degli Anni ’70, i giovani – compreso il sottoscritto – che lavoravano in aziende importanti e strutturate, forse non ne avevano piena consapevolezza. Allora non c’era la smania di primeggiare. Durante la settimana disegnavo sogni, Ferrari, Maserati, Jaguar, vero, ma nel fine settimana tornavo a casa, trascorrevo il tempo libero con i miei amici che quasi nemmeno sapevano che cosa io facessi a Torino”, precisa.

Pierangelo Andreani ha cominciato la sua carriera da designer 55 anni fa. Nel dicembre 1970 entra al centro stile Fiat, dopo l’esperienza da Pininfarina, lavora per Moto Guzzi, Benelli, Maserati, allora sotto il controllo di De Tomaso. Nel 1981 apre il proprio studio continuando a lavorare nell’automotive per Cagiva, Yamaha, Renault, Nissan, Mazda,Toyota e dal 1987 comincia la consulenza per Nova Design di Taipei (disegni per scooter SYM e industrial design). Nel mondo nautico, dal 1975 al 2004, collabora con Cranchi, per poi passare a Bénéteau e Fountaine Pajot. Vanno ricordate anche le collaborazioni per Colombo, Besenzoni per vari accessori nautici, Selva design per motori, barche e gommoni e per Blue Water, cantiere taiwanese per il quale disegna l’ibrido di 42 piedi.

A proposito di giovani, impossibile non chiedere al maestro che cosa pensi di quelli di oggi che decidono di intraprendere la carriera di designer. “Hanno a disposizione molti più strumenti rispetto a quelli di cui disponevamo noi. Le scuole dedicate non si contano, ma onestamente credo che questi istituti siano più che altro una fucina di quattrini, un modo per fare business. È assurdo ritenere che ogni anno il mercato possa accogliere migliaia e migliaia di nuovi designer. E poi, sa, oggi tutto è di design e il vero cortocircuito è insito nella parola stessa. Sorrido quando qualcuno mi dice: ‘Ho comprato una sedia di design’. Chiedo: ‘ma è comoda?’ Risposta: ‘no, ma è di design’. Beh, allora è una schifezza penso tra me e me”.

Per Bénéteau, Andreani ha disegnato la nuova gamma Gran Turismo, caratterizzata da semplicità lineare e sportività. È pensata per una vita a bordo focalizzata per un utilizzo all’aperto grazie ai balconi di ampie dimensioni e la vicinanza dell’acqua, senza dimenticare una postazione di guida che può essere chiusa e climatizzata, proprio come su una vera Gran Turismo.

Sono barche a tutti gli effetti, invece, quelle uscite dalla matita di Andreani. Belle e capaci di navigare come da manuale di buon senso. In principio fu Cranchi, uno dei primi cantieri a utilizzare la vetroresina. Era il 1975. Lo stilista (preferisce definirsi così, piuttosto che designer) si occupava sia degli esterni sia degli interni: “Disegnavo centinaia di imbarcazioni all’anno, che poi venivano prodotte. Numeri oggi impensabili, oltretutto con il grande vantaggio di avere un solo referente, quindi una grande libertà d’azione, dettaglio altrettanto impensabile ai giorni nostri”. 

«Quando mi hanno chiesto di rinnovare la gamma dei trawler di Bénéteau, era tassativo il rispetto dei limiti di spesa. E alla fine ci siamo riusciti. Non è stato facile perché devi tirar fuori un prodotto valido, di qualità, ma capace, al tempo stesso, di evitare sprechi».

Per la verità, impensabile, anche già durante le postume collaborazioni con Bénéteau e Fountaine Pajot, arrivate per l’appunto dopo i felici decenni in Cranchi “Lavorare per grandi gruppi obbliga a confrontarsi con parecchie teste. Ci si misura con indicazioni precise, relative soprattutto al contenimento dei costi, con paletti che a volte fanno storcere il naso, ma le linee guida fanno parte del gioco. Cito un aneddoto che riguarda le 4 ruote, ma è emblematico: quando ho disegnato la Maserati Biturbo, ho chiesto l’ingombro del motore, dei sedili e di quello che ci sarebbe dovuto stare e De Tomaso mi rispose: ‘non si preoccupi, lei faccia il disegno. Il motore ce lo faccio stare a pedate’ ”.

Fantascienza, preistoria. Chissà… Pierangelo Andreani ha indiscutibilmente avuto la fortuna di vivere la Prima e la Seconda repubblica della nautica, riconoscendone vizi e virtù. Sempre con quel sano disincanto che fa di lui un vero professionista. E non una star.

(Pierangelo Andreani – Lontano dagli stereotipi – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Luglio 2025)

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Camper & Nicholsons costruisce il futuro investendo su Viareggio https://www.barchemagazine.com/camper-nicholsons-costruisce-il-futuro-investendo-su-viareggio/ Tue, 09 Sep 2025 12:01:32 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=235292 Inaugurato a Viareggio lo studio di design, corredato da un’inedita Materials Lounge, di Camper & Nicholsons. Daniela Duck, Giulia Galanti […]

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Inaugurato a Viareggio lo studio di design, corredato da un’inedita Materials Lounge, di Camper & Nicholsons. Daniela Duck, Giulia Galanti e Francesca Ragnetti le anime della nuova struttura

by Olimpia De Casa

L’apertura di una prestigiosa sede nel cuore della darsena di Viareggio è per Camper & Nicholsons molto più di un nuovo indirizzo: è un tassello strategico che aggiunge valore e opportunità alla storia e alla reputazione di un’eccellenza riconosciuta universalmente nel mondo dello yachting da oltre due secoli. L’invito all’inaugurazione ufficiale dei nuovi spazi al quarto piano di Viale Europa 2A si intitolava, infatti, Camper & Nicholsons build the future. Un’anticipazione di quanto toccato con mano, muovendosi negli spazi immersivi della neonata struttura, e dettagliatamente illustrato dal Ceo di Camper & Nicholsons Paolo Casani e dal team chiamato a disegnare il futuro di un patrimonio inestimabile: Daniela Duck, Managing Director di Camper & Nicholsons Italy e Group Head della New Build Division, insieme a Giulia Galanti, Creative Director, e Francesca Ragnetti, New Build Sales Manager. Un pool di professionisti di comprovata esperienza che, dalla casa Camper & Nicholsons di Viareggio, città simbolo della capacità costruttiva italiana per le grandi unità da diporto, sta consolidando una suite completa di servizi, che vanno dal project management allo yacht refit, passando per l’exterior e interior design e il décor, da sviluppare rigorosamente in-house in linea con il metodo operativo costruito con successo da Camper & Nicholsons negli anni. Una garanzia per il cliente che potrà beneficiare di un unico referente, qualificato e strutturato per ogni necessità e desiderio da realizzare tanto nell’ambito delle nuove costruzioni, progetti residenziali compresi, quanto in quello del refit.

Coerente e concreta è stata pertanto la scelta di allestire nei nuovi spazi di Viareggio, accanto a uno studio di design, una preziosa Materials Lounge, un ambiente tattile in cui finiture e tessuti possono essere apprezzati, percepiti e abbinati per esplorare le possibilità offerte dal design e dalla materia in un’esperienza totalizzante e sensoriale di estremo valore, arricchita dalle potenzialità offerte da un configuratore 3D sviluppato ad hoc per rendere immediatamente reali, ed eventualmente modificabili all’istante, le elaborazione proposte. Una scelta pensata per avvicinare Camper & Nicholsons ai suoi clienti, svelando l’esperienza tecnica e creativa necessaria per fornire progetti in tutto e per tutto esclusivi, rendendo più veloce e accurato ogni singolo passaggio e processo decisionale. “La nostra promessa, che con lo studio di Viareggio vuole riaffermare con forza le nostre radici, consolidando e irrobustendo le attività più vicine al nostro heritage, è fornire un apporto approfondito e senza soluzione di continuità, che parte dal concept e arriva sino all’esperienza di navigazione”, ha affermato Paolo Casani in occasione dell’inaugurazione.

La scelta del nuovo indirizzo, il quattordicesimo aperto direttamente da Camper & Nicholsons nel mondo, è particolarmente funzionale alla realizzazione delle richieste dei committenti in tempi brevi, rappresentando Viareggio il fulcro del polo produttivo che da Genova a Livorno esporta più della metà delle nuove costruzioni di grandi dimensioni. Resta riconosciuta alla company fondata nel 1782, e distintasi sin dalla nascita per l’eccellenza nella progettazione e costruzione di yacht leggendari, la capacità di poter operare ad altissimo livello a ogni latitudine del globo grazie a un’organizzazione strutturata per rispondere puntualmente a ogni esigenza.

(Camper & Nicholsons costruisce il futuro investendo su Viareggio – Settembre 2025)

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Mar Garrente – Forte rumore visivo https://www.barchemagazine.com/mar-garrente-christian-grande-sacs-tecnorib/ Fri, 05 Sep 2025 09:17:58 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=234882 L’opera promossa da Sacs Tecnorib e realizzata da Christian Grande, con il supporto degli artigiani di Henraux, si inserisce in […]

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L’opera promossa da Sacs Tecnorib e realizzata da Christian Grande, con il supporto degli artigiani di Henraux, si inserisce in un dialogo con il passato, richiamando alla mente il Manifesto Futurista, che esaltava l’energia del movimento e l’innovazione

by Massimo Longoni

Il design è sempre stato un driver fondamentale nella progettazione delle imbarcazioni di Sacs Tecnorib. Più che una scelta stilistica, rappresenta un elemento identitario e strategico, capace di coniugare forma e funzione, innovazione ed emozione. Questa filosofia ha ispirato la creazione di Mar Garrente, un’opera scultorea che celebra la sintesi perfetta tra tradizione e avanguardia. Realizzata da Christian Grande, in collaborazione con gli artigiani di Henraux, rappresenta un omaggio significativo al Futurismo dell’inizio del XX secolo, un movimento artistico e culturale che ha celebrato la modernità, la velocità e la dinamica della vita contemporanea. Si inserisce nell’attuale momento storico caratterizzato da rapidi cambiamenti, che porta anche alla riflessione su come le innovazioni moderne plasmino il presente, evidenziando la velocità come simbolo di progresso e conquista.

«Abbiamo voluto catturare gli stilemi, i tratti distintivi, le linee salienti e tradurli in un qualcosa di iconico». Christian Grande

Christian Grande e Nicola Antonelli hanno condiviso la filosofia progettuale di Mar Garrente, una vera e propria scultura in marmo, scolpita dai migliori artigiani italiani. Un’opera che racchiude l’essenza stilistica delle imbarcazioni Sacs e cela alcuni elementi chiave che ritroveremo nei futuri modelli del cantiere.

L’arte è un mezzo che permette di superare i confini del tempo e dello spazio, per abbracciare la velocità della nostra epoca”, ha dichiarato Christian Grande. Realizzata in marmo bianco, Mar Garrente si configura come un potente simbolo di attraversamento temporale fra passato e futuro. Utilizzando questo materiale tradizionale e intramontabile che evoca l’arte classica, si stabilisce un dialogo con le radici storiche della scultura, dando continuità, per arrivare a una realizzazione che incarna il movimento e l’energia tipiche della modernità.

L’opera invita a scoprire come l’arte e il design possano coesistere armoniosamente, trascendendo le loro tradizionali frontiere.

«Mar Garrente è preludio di nuovi progetti. L’innovazione è un altro valore che ha plasmato la storia della nostra azienda i cui successi sono dovuti non solo alla visione imprenditoriale di Matteo Magni ma anche al coraggio di essere per molti versi precursori nel nostro settore. Spinti dalla passione per ciò che facciamo e dalla voglia di eccellere, spendiamo tempo ed energie nella ricerca degli stilemi che possano evolvere il design dei nostri prodotti tanto quanto ne spendiamo per gli aspetti tecnici, alla ricerca del massimo equilibrio tra forma e funzione». Nicola Antonelli

L’opera esprime potentemente il senso della velocità attraverso i suoi segni incisi, come se fossero modellati dall’azione del mare e dal vento, evocando l’immagine di un’imbarcazione che taglia le onde con eleganza e speditezza, lasciando dietro di sé un mare graffiato: ogni linea e ogni graffiatura non sono semplicemente manifestazioni estetiche, ma rappresentano l’impronta del vento e dell’acqua, simboli della velocità immaginaria di questa barca. L’idea di movimento rapidissimo crea una tensione affascinante con il marmo, simbolo di durabilità e permanenza, sembrando di sfuggire a qualsiasi limite.

La sua realizzazione ha richiesto svariate settimane che hanno attraversato tutti gli stadi del progetto, dalla creazione del disegno alla scelta del blocco di marmo, fino alle fasi di produzione che alternano la componente tecnologica, data dalle frese diamantate e quella artigianale in carico ai rifinitori esperti di Henraux che hanno plasmato manualmente le forme di Mar Garrente.

Audace e “ruggente”, questa scultura suggerisce anche una sorta di “forte rumore visivo”, che riporta alla mente un fruscio acuto del vento e delle onde spezzate dalla carena; una percezione ispirata dalle forme che arricchisce l’esperienza complessiva, facendo sembrare l’opera viva e fremente. Nicola Antonelli ha dichiarato: “Questo esercizio di stile non voleva essere un qualcosa di autocelebrativo o fine a sé stesso, l’opera in sé è stata rielaborata in chiave futurista da Christian Grande, e deriva da un concept di prodotto che rappresenta un’imbarcazione Sport Coupé performante e innovativa”.

(Mar Garrente – Forte rumore visivo – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Giugno 2025)

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TEDx Forte dei Marmi: la visione di Luca Dini va oltre le onde https://www.barchemagazine.com/tedx-forte-dei-marmi-luca-dini-speech/ Thu, 04 Sep 2025 06:20:30 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=234646 Il linguaggio architettonico dello studio fiorentino di Luca Dini ha portato una ventata di ispirazione al terzo TEDx Forte dei […]

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Il linguaggio architettonico dello studio fiorentino di Luca Dini ha portato una ventata di ispirazione al terzo TEDx Forte dei Marmi intitolato “Designing Timeless Beauty”. Con lui, sul palco dell’Augustus Beach Club, sono saliti pensatori, innovatori e creativi capaci di illuminare la rotta della bellezza italiana nel mondo

by Olimpia De Casa

Fondatore e Ceo di Luca Dini Design & Architecture, studio fiorentino di primo piano a livello internazionale specializzato in yacht design, urban design e architettura, Luca Dini è stato uno degli otto protagonisti (Annalisa Tarquini, Arturo Artom, Marco Marseglia, Teresa Budetta, Marta Giunti, Gianluca Binelli, Riccardo Ceccarelli, gli altri) della terza edizione di TEDx Forte dei Marmi, l’evento che porta sul palco dell’oasi glamour dell’Augustus Beach Club leader, imprenditori, manager, luminari e professionisti in grado di ispirare, attraverso testimonianze, esperienze e conversazioni, la cultura e l’innovazione propria dei settori d’eccellenza del territorio: yachting, design, lifestyle, fashion, ambiente e turismo.

L’intervento di Luca Dini, intitolatoOltre le onde: dove nautica e architettura si incontrano, ha esplorato i legami profondi e le prospettive future tra due mondi, uniti da innovazione e visione futuristica, che stanno creando nuovi scenari di design sostenibile e spazi ibridi ridefinendo il concetto di lusso esperienziale, sobrio e consapevole, che comunica attraverso i dettagli e la qualità piuttosto che l’ostentazione. A partire dalla sua esperienza trentennale, che lo ha visto integrare l’esperienza nello yacht design in un linguaggio architettonico riconosciuto su scala globale, Dini ha condotto il pubblico del TEDx in un viaggio attraverso luoghi, progetti e intuizioni che raccontano una visione del design in grado di superare i confini fisici e concettuali tra acqua e terra in un equilibrio raffinato tra funzionalità, identità e bellezza.

Partecipare a TEDx Forte dei Marmi è stata un’occasione per mettere in discussione i confini, non solo tra mare e terra, ma tra discipline, linguaggi e prospettive”, ha commentato il Fondatore e Ceo di Luca Dini Design & Architecture. “Il design è un atto di condivisione trasversale: tra estetica e funzione, tra natura e costruito, tra culture diverse, ma è anche espressione di un lusso silenzioso, consapevole, che si riconosce nei materiali autentici, nelle linee essenziali, nella cura dei dettagli che parlano solo a chi sa ascoltare. Non è lo status a parlare, ma i valori: qualità, artigianalità, etica e bellezza su misura. È quel tipo di eleganza che non ha bisogno di imporsi per farsi notare, ma che rivela la sua forza nel tempo, nell’equilibrio e nella coerenza con un’identità chiara”.

Lo speech si è aperto con una riflessione sull’affinità che unisce la progettazione nautica e quella architettonica, entrambe animate da una tensione costante verso l’innovazione, l’artigianalità e una visione del futuro orientata all’armonia tra tecnologia, funzionalità ed estetica. Luca Dini ha evidenziato come l’incontro tra questi due mondi stia dando vita a nuovi scenari creativi, in cui gli yacht assumono sempre più l’aspetto di architetture galleggianti e i progetti urbani si lasciano ispirare nel design e nei materiali dalla leggerezza e dalla fluidità tipiche del mondo marino. Uno dei momenti centrali dell’intervento è stato dedicato a Sindalah Island, destinazione di lusso nel Mar Rosso, con masterplan e design realizzati dallo Studio, che rappresenta un progetto simbolo della convergenza tra cultura nautica e visione architettonica, in cui mare e terra si fondono in una nuova forma di abitabilità. Durante il suo talk, Luca Dini ha citato anche celebri esempi di architetture nate in dialogo con l’elemento marino, come la Sydney Opera House o il complesso The Wave in Danimarca: strutture che incarnano l’armonia tra forma e paesaggio, in una relazione fluida tra il naturale e il costruito.

TEDx Forte dei Marmi, patrocinato dal Comune di Forte dei Marmi, Visit Forte e Visit Versilia, è organizzato in modo indipendente con licenza del TED internazionale ed è sostenuto da tante eccellenze italiane e internazionali impegnate sul territorio, tra cui AB Yachts e Maiora, Nero Lifestyle, QuickGroup, Real Estate World Investment, Ardora.ai, Sanpaolo Invest Fideuram, insieme a tante altre istituzioni e imprenditori accomunati dal desiderio di ispirare attraverso momenti di connessione e condivisione di idee ed esperienze straordinarie.

(TEDx Forte dei Marmi: la visione di Luca Dini va oltre le onde – Barchemagazine.com – Settembre 2025)

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Filippo Salvetti – Vivere in equilibrio https://www.barchemagazine.com/filippo-salvetti-vivere-in-equilibrio-intervista/ Wed, 30 Jul 2025 10:28:30 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=232789 L’architetto bergamasco, ai tempi dell’Università, aveva per sé ben altri progetti. Ma un certo Mauro Micheli lo ha fatto innamorare […]

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L’architetto bergamasco, ai tempi dell’Università, aveva per sé ben altri progetti. Ma un certo Mauro Micheli lo ha fatto innamorare delle barche. Oggetti che “maneggia” con estrema cura, sfruttando le più raffinate tecnologie, ma tenendo sempre acceso il sacro fuoco del tratto a mano, esercizio per lui irrinunciabile e di grande fascino. Con un obiettivo molto preciso e ambizioso: dare vita a imbarcazioni oggettivamente belle e funzionali. Senza se e senza ma

by Chiara Risolo – photo by Giovanni Malgarini

Rockettaro sì, possiede e suona 34 chitarre elettriche, ma non dannato, anzi. A dispetto della chioma tanto folta quanto indomita, e della barba sauvage, Filippo Salvetti restituisce di sé un’immagine delicata, profondamente intimista. I polsini della sua camicia suggeriscono anche un certo pragmatismo: meglio portarli così, arrotolati alla garibaldina, per avere più libertà di movimento alla scrivania senza il fastidioso grip di bottoni e chincaglie varie. Riservato da sfiorare la pudicizia anche nella narrazione (c’è chi per molto, ma molto meno, guarderebbe il mondo dall’alto in basso), confessa che alle barche, ancora laureando in Architettura al Politecnico di Milano, lui nemmeno ci pensava. “Sono capitato quasi per caso nello studio di Mauro Micheli e Sergio Beretta, all’Officina Italiana Design, e ci sono rimasto per diversi anni”. Già, quelli necessari per imparare il mestiere dei sogni e diventare una delle matite più autorevoli quando si parla di nautica.

Custom Line Navetta 38.

«Il design di Custom Line Navetta 38 si concentra sulla ricerca di una classicità senza tempo, elemento caratterizzante della gamma Custom Line, attraverso un linguaggio stilistico equilibrato e armonioso. Questo yacht è la sintesi perfetta tra qualità nautica ed eleganza. La semplicità delle linee resta la principale chiave di lettura del progetto ed espressione di un lusso mai ostentato e di un design contemporaneo stilisticamente molto raffinato». 

Partiamo da uno dei temi più dibattuti e controversi di questi ultimi tempi: l’emorragia di archistar nei cantieri. Non penso affatto che questa migrazione sia il male assoluto e in ogni caso alcuni nomi altisonanti hanno dato uno scossone al sistema. Ci voleva. Fatta questa premessa, credo siano necessari dei distinguo. L’intervento di un architetto “extra settore” su grandi imbarcazioni ha senso, dà ulteriore lustro al cantiere e al prodotto, se invece parliamo di barche più piccole, pensiamo a un 50 piedi, per esempio, è fondamentale possedere competenze specifiche per razionalizzare al meglio gli spazi, per tenere in perfetto equilibrio il famoso binomio forma-funzione. Per non creare danni in estrema sintesi.

«Le archistar nel settore nautico non sono il male assoluto. Anzi, la loro migrazione ha vivacizzato il mercato. Ci voleva. Poi, è ovvio, bisogna fare dei distinguo. Un conto è operare su grandi imbarcazioni, un conto è mettere le mani su un 50 piedi».

Custom Line 50.

Custom Line 50 è la nuova ammiraglia dislocante del cantiere, che segna il suo debutto nel segmento di mercato degli yacht in metallo sotto 500 GT. Il design degli esterni si caratterizza per un linguaggio progettuale improntato a una classicità senza tempo. Le linee e le forme sono essenziali e pulite, con una prevalenza di lettura orizzontale che dona a questa nave un carattere sportivo, senza comprometterne l’eleganza e lo stile armonico.

Lei, da una decina d’anni, ha la piena fiducia di uno dei gruppi più importanti del panorama nautico, Ferretti. È alfiere indiscusso di “brand da novanta”, Ferretti Yachts e Custom Line. Lavorare in esclusiva per un cantiere significa rispettare stilemi precisi perché si parte sempre da un Dna fortissimo che non deve essere snaturato, anche nel rispetto dei clienti, cercando sempre e comunque di innovare. I “paletti”, al contrario di quanto si possa pensare, non sono un ostacolo, bensì una sfida stimolante.

Ferretti Yachts 1000.

L’exterior design del Ferretti 1000 conserva il family feeling con le altre imbarcazioni più piccole della flotta, ma l’aggiunta delle due potenze a poppa e a centro barca rendono il profilo ancora più armonico in questa dimensione che, nel complesso, presenta un miglior bilanciamento dei pieni e dei vuoti e un’immagine molto contemporanea.

«Lavorare per un grande gruppo come Ferretti è stimolante perché, pur partendo da un Dna preciso, ho la possibilità di aggiungere ogni volta un elemento di novità».

Ferretti Yachts Infynito 80.

L’Infynito 80 ha una lunghezza fuori tutto di 23,70 metri e un baglio massimo di 6,32, ha uno scafo fast displacement ottimizzato per migliorare l’efficienza dei consumi di carburante e minimizzare l’impatto ambientale. Combina l’energia solare accumulata dai pannelli fotovoltaici installati sull’hardtop e sul tetto dell’All-Season Terrace a un Energy Bank che permette di godersi la vita di bordo in modalità “hotel mode” fino a otto ore in rada. 

Ferretti Yachts Infynito 90.

Ferretti Yachts Infynito 90 è ispirato agli explorer vessel, imbarcazioni ideate per percorrere lunghe distanze nel più totale comfort. Possiede una lunghezza fuori tutto di 26,97 metri e un baglio massimo di 7,33. Così come nel modello da 80 piedi, c’è la tecnologia Ferretti Sustainable Enhanced Architecture, un pacchetto di soluzioni nel pieno rispetto dell’ambiente. Tra le più significative, un sistema integrato che combina l’energia solare accumulata dai pannelli fotovoltaici presenti sulla sovrastruttura a un Energy Bank, costituito da batterie al litio, consentendo un’autonomia fino a otto ore in rada in modalità zero emission and zero noise.

Certo, ma è anche vero che, quando ci sono tante teste su uno stesso progetto, il cammino può essere più tortuoso e in salita. Mi riferisco ai cosiddetti comitati strategici di prodotto, ai centri stile… In Ferretti Group il comitato strategico è presieduto dall’ingegner Piero Ferrari, che arrivando dal mondo dell’automotive, del car design ha una buona sensibilità se parliamo di proporzioni e linee, nonché la capacità di comprendere la forza, la bellezza e la potenzialità di un progetto senza necessariamente avere sulla scrivania i render finali con tanto di animazione. Quindi direi che, per quanto mi riguarda non ho nulla da eccepire.

«Mauro Micheli è un genio assoluto. Un artista puro con una mano bellissima. Ho imparato da lui osservandolo. Ho “rubato” la sua arte».

Prima parlava di paletti, eppure la gamma Infynito di Ferretti Yachts è indiscutibilmente “qualcosa” che prima non c’era, una sorta di punto di rottura con il passato. Infynito, in realtà, è la cartina al tornasole di quanto detto un attimo fa. Per me non era affatto scontato incontrare il favore del comitato prodotto perché parliamo di una barca con volumi imponenti, una prua grande, alta e aperta, e invece… invece è piaciuta molto. Il Gruppo ha colto in pieno l’essenza del progetto. Inoltre, il fatto che dei cantieri competitor ora stiano lavorando nella stessa direzione, beh, credo sia un’ulteriore conferma del successo di questa gamma.

Bugari Yachts 100’.

Nel 2014 inizia la progettazione della nuova gamma Bugari Yachts, barche plananti dai 70 ai 120 piedi. Per il Gruppo Azimut Benetti ha ridisegnato interni ed esterni di tutta la gamma Atlantis, dai 30 ai 60 piedi.

A prescindere dal plauso o meno di addetti ai lavori e più in generale del mercato, quando una barca è bella senza se e senza ma? Tre parole: proporzioni, semplicità, pulizia. Quando tutto questo è in equilibrio, la barca, piccola o grande che sia, piace. È semplice da codificare. Lo diceva sempre anche Mauro.

Micheli suppongo, il suo mentore. L’uomo che sussurra alle barche… Ho iniziato a collaborare con lui qualche anno dopo la laurea in architettura. Mi recavo nel suo studio una tantum, perché collaboravo con altri studi di design, poi ci sono rimasto per otto anni. Mauro è l’uomo che mi ha trasmesso la passione per le barche. È un artista, ha una mano bellissima, inimitabile. Ho imparato moltissimo anche solo osservandolo. Non spiegava, “rubavo” la sua arte quando era all’opera (sorride).

Ferretti Yachts 580.

A proposito di mani bellissime, lei è stato definito il trait d’union tra quelli che disegnavano con la matita e quelli che con i software scodellano decine e decine di render al giorno. Verissimo. Credo ragionevolmente che per me sia stato un buon momento per iniziare perché, se da una parte ho avuto la fortuna di lavorare con chi sapeva disegnare a mano, e di conseguenza ho potuto affinare quest’arte, allo stesso tempo avevo già una buona dimestichezza con i software di modellazione e renderizzazione.

48 Atlantis

Un doppio binario vincente. Sarò un romantico, ma ammetto che il tratto a mano ha un fascino ineguagliabile. Lo schizzo su carta rimane e rimarrà il modo più naturale e intuitivo per esprimere le idee all’origine. È nello schizzo a mano libera che si percepiscono le idee più limpide, quelle che stimolano una mente ricettiva di immaginare la forma futura e l’espressione del prodotto finito. Detto ciò, ben venga anche la tecnologia che oggi permette di realizzare progetti con precisione chirurgica, dove nulla è lasciato al caso o a interpretazioni e ci permette di presentarli al committente come se già esistessero.

…A patto che ci siano sempre proporzioni, semplicità e pulizia. Assolutamente. Anzi aggiungo che ogni progetto segue una linea guida, quasi come uno scheletro. Se lo scheletro è solido, il progetto, qualunque direzione prenda, se manterrà la struttura, sarà un successo.

Il team dello studio di progettazione di Filippo Salvetti: in alto, a destra, Luigi Livia, a sinistra, Carlo Maj, in basso a destra, Michele Bonetti, in basso a sinistra, Matteo Maj.

(Filippo Salvetti – Vivere in equilibrio – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Maggio 2025)

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Fulvio De Simoni – Rigore e Bellezza https://www.barchemagazine.com/fulvio-de-simoni-rigore-e-bellezza-intervista/ Tue, 24 Jun 2025 07:47:29 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=229059 Fulvio De Simoni ha sempre fatto del rigore la cifra principale della sua azione. Etica, equilibrio e bellezza non sono […]

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Fulvio De Simoni ha sempre fatto del rigore la cifra principale della sua azione. Etica, equilibrio e bellezza non sono frutto di casualità, ma elementi imprescindibili del bagaglio di ogni designer

by Olimpia De Casa – photo by Giovanni Malgarini

Come per ogni appuntamento importante, la vigilia porta con sé un inevitabile carico di aspettative, curiosità, timori. Quella della mia prima intervista a Fulvio De Simoni ha confermato la regola insita nell’attesa, più di molte altre. Sarà che il progettista ha fama di essere persona dal carattere non facile, sarà per via della profondità della sua cultura nautica, sarà pure per la predisposizione a esternare il suo pensiero senza troppi giri di parole, fatto è che una certa apprensione l’incontro programmato me l’ha provocata. La compattezza dell’enorme cancello che delimita lo spazio privato che mi avrebbe accolta non fa che alimentare il sentimento di esitazione mista a soggezione, divenuto nel frattempo presenza ingombrante. Decido allora di sbarazzarmene in fretta. Appena varcata la soglia procedo a piedi lungo il vialetto di ghiaia e resto inebriata dai profumi del bosco e dagli scenari che via via si schiudono.

Pershing 9X

Fulvio De Simoni ha una storica collaborazione, iniziata nel 1985 con il progetto del 45 piedi, con Pershing, il cantiere per il quale De Simoni e il suo team hanno progettato tutte le barche, ad eccezione del GTX80, per un totale di oltre 2.000 unità varate. Nell’anno 2000 l’88 fu la barca apparsa sulla copertina delle principali riviste del mondo con oltre 50 pubblicazioni.

A fare gli onori di casa Fulvio De Simoni, sua moglie Isabella, i suoi collaboratori e un mare di immagini e oggetti che raccontano il gusto per il Bello (la maiuscola non è ridondante) che ha accompagnato una carriera costellata di risultati e successi. Carriera intrapresa nel lontano 1972, che non si è limitata a dare soddisfazione e notorietà al suo artefice, ma ha avuto anche la capacità di porre tanti punti fermi nelle cronache e nella grammatica della progettazione navale, così come nel racconto e nel dibattito che ruotano attorno a un’attività professionale iniziata in un’epoca in cui il mestiere dello yacht designer era in gran parte ancora tutto da scrivere. 

Pershing 170

Il Pershing 170 disegnato da Fulvio De Simoni è un superyacht di 51,8 metri di lunghezza e sarà costruito in alluminio presso il sito produttivo del Gruppo Ferretti ad Ancona. Sarà il più grande di questa linea di superyacht.

Pershing

“Tutto ha inizio alle Cinque Terre, dove sono cresciuto, quando un amico, sapendo della mia passione per le barche, mi esorta ad andare a Milano a fare due chiacchiere con suo cugino, progettista con uno studio avviato. Conosco, così, Alberto Mercati, che mi propone di restare a lavorare con lui. Per me un sogno a occhi aperti: sto ancora studiando e ho la possibilità di collaborare con una delle poche realtà già all’avanguardia. Poi, nel 1977, insieme a Massimo Gregori, altro collaboratore dello studio, fondiamo la Yankee Delta. Collaboriamo sino al 1983, anno in cui divento titolare unico di Italprojects, società specializzata nello sviluppo di progetti ad elevato contenuto tecnologico nel settore navale industriale, tuttora attiva. Quindi, nel 2015, per coinvolgere i miei più stretti collaboratori, fondiamo la Fulvio De Simoni Yacht Design, in cui Enrico (Lotti), Cristiano (Tonarelli), Giuditta (Napoli), Francesco (Ferrari) e mia moglie sono partner”. Grazie alle capacità individuali, il team permette allo studio di potersi esprimere in ogni ambito del progetto con una naturale e crescente specializzazione nel design di esterni e interni, ma con le competenze tecniche che, maturate nei molti anni di attività alle spalle, permettono di affrontare ogni nuovo lavoro in modo autonomo e creativo. 

Pershing GTX116

Pershing GTX116 è uno yacht sportivo in cui vengono ottimizzati tutti i pesi a bordo per raggiungere alte performance. Raggiunge una velocità massima di 34 nodi e una velocità di crociera di 29 nodi ed è equipaggiato con una tripla propulsione waterjet abbinata a tre Man V12 2000 dalla potenza di 2.000 mhp.

“Per almeno trent’anni mi sono occupato di ogni aspetto del progetto”, spiega Fulvio De Simoni. “Questo perché per uno studio professionale era necessario saper fornire un servizio completo, che contemplasse, ad esempio, anche il disegno delle carene e degli impianti. Poi, con il prosieguo dell’attività e la specializzazione sempre maggiore che occorre nel lavoro, ci siamo dedicati soprattutto all’ideazione della barca, al taglio degli interni, al disegno delle sovrastrutture, all’architettura generale, preferendo lasciare ai tecnici e agli ingegneri l’approfondimento dei temi di loro pertinenza. Questo anche perché i cantieri con cui collaboriamo, che un tempo risultavano ‘a nostro carico’ quanto a progettazione, sono diventati pure loro sempre più grandi e strutturati, dotati di studi tecnici interni decisamente importanti. Basti pensare che solo ad Ancona nel Superyacht Yard di Ferretti Group, che realizza il Pershing 140, si contano una cinquantina di professionisti iper specializzati. Ricordo che a un certo punto siamo arrivati a confrontarci con un tecnico che si dedicava esclusivamente allo studio delle interferenze (EMI, ndr), e quindi della corretta installazione a bordo delle varie antenne. Questo per dire che i tempi erano maturi per fare un passo indietro e lasciare intelligentemente a ogni professionalità lo spazio per dare il suo contributo importante. Ogni nuova imbarcazione diventa così un mezzo partecipato di diversi apporti complementari, che si traduce in un miglioramento generale della qualità progettuale e realizzativa”.

Rossinavi Aurora

Rossinavi

Per Rossinavi ha disegnato la gamma Nolimits, composta da cinque explorer yacht da 30 a 63 metri. Il Bel1 di 50 metri, il Franklie di 49 metri, Aurora di 50 metri e il Seawolf, catamarano di 42,75 metri di lunghezza e 13,75 di baglio massimo, caratterizzato da propulsione ibrida e ampi spazi aperti, tra cui un salone & zona pranzo di 100 metri quadrati, 5 cabine ospiti e 4 cabine equipaggio.

Viviamo e lavoriamo, in sostanza, in un mondo completamente differente da quello in cui ha iniziato a dare il suo contributo alla progettazione? Indubbiamente. Sono del resto lontanissimi i tempi in cui Norberto e Alessandro Ferretti vennero a Milano – nel primo studio in cui iniziò la mia carriera accanto ad Alberto, che aveva già lavorato in Riva e maturato quindi un’esperienza importante sul campo –, dicendoci: “Abbiamo pensato di venire a trovarvi perché siamo commercianti d’auto di Bologna, ma vorremmo costruire barche…”. Sono poi radicalmente cambiati anche i rapporti con i costruttori: quando la nautica mi piaceva, esisteva un confronto diretto, continuo e, quindi, proficuo con chi le barche le realizzava. Oggi i grandi cantieri pensano, invece, di fare tutto questo, delegando a tutta una serie di personaggi che, all’interno di un’organizzazione verticistica, sembra sempre che abbiano la necessità di scavalcare qualcun altro. Il risultato? Non sai mai se l’obiezione che ti rivolgono è pro domo propria o pro domo in generale. Non avere più un dialogo diretto con la persona interessata fa sì che il rapporto di collaborazione diventi più freddo, basato solo sui numeri, e questo a me non piace. Così come non amo confrontarmi con soggetti che ti portano come esempio da seguire quello di chi è riuscito a realizzare una barca con due metri quadrati in più di flybridge. A mio avviso non importa più chi fa le barche bene, ma chi raggiunge un certo fatturato.

Isa Yachts

Per Isa Yachts, Palumbo Superyachts, ha disegnato i nuovi modelli Viper 100 e 130. Viper 130 ha scafo e sovrastruttura in composito con rinforzi in carbonio. Imbarcazione planante, monta 3 motori Man da 2.200 cavalli ognuno e può raggiungere la velocità massima di 33 nodi.

Quali caratteristiche salienti dovrebbe avere la barca “perfetta” o, quantomeno, “giusta”? Partiamo dalla base: la maggior parte delle barche che si varano oggi potrebbero intitolarsi il nome di “scavafango”. Col fatto, cioè, che devono essere riempite di ogni cosa, avere un volume sempre più grande, con spazi all’interno, fuori e sotto sempre più importanti, hanno prue che, invece di scivolare, con l’acqua vanno a litigare, facendo cose di ogni genere.
Ecco, per prima cosa, la barca non deve essere uno “scavafango”. Deve essere diversa da quelle che si fanno adesso. Questo vale anche per alcune di quelle che commissionano a noi: sono i progetti realizzati avendo avuto quel tipo di input.

Antonini Navi

Per Antonini Navi ha sviluppato diversi progetti da 35 a 70 metri. Il brand nasce da un’idea di Aldo Manna, che per primo ha saputo individuare il potenziale inespresso del sito di Marina di Pertusola e la forza imprenditoriale del Gruppo Antonini.

Come si è arrivati a questo scenario? Perché i cantieri hanno la pessima abitudine di confrontare i metri quadrati degli interni, delle cabine, dei bagni, dei saloni per far vedere che offrono sempre più degli altri. I primi che hanno iniziato a fare questo, evidentemente non preparati, hanno rovinato il settore delle barche medie. La lotta per ingrandire è presto fatta: si ingrossa, si allarga, si gonfia, si alza. Il prodotto si traduce in barche diventate oggetti non identificati, privi di forma. Ovvero dei cubi progettati da gente che non sa disegnare, per le quali l’unica cosa importante è che siano con la prua verticale, con la poppa verticale, con le fiancate verticali, con il tetto piatto, con tutto più grande possibile, purché “moderne”, come le Range Rover in cui hanno tolto anche le maniglie. Ok sul “moderno”, ma tutto dovrebbe funzionare e avere una logica. Invece osserviamo imbarcazioni che navigano male perché i pesi non sono più messi dove devono essere e dove i volumi sono più grandi della misura che hanno al galleggiamento. Quindi, per rispondere alla domanda, per fare una barca “giusta” bisogna che sia lontana da tutte queste, con proporzioni completamente diverse e corrette. In un’unità a vela, indiscutibilmente più bella, a nessuno verrebbe mai in mente di aggiungere due o tre piani sopra per avere più spazio. Questo perché l’uso che se ne fa è diverso. Le barche a motore stanno infatti diventando sempre più degli hotel naviganti, tanto è che siamo addirittura arrivati a parlare di quanta potenza hotel c’è a bordo. Per non considerare la pletora di architetti di interni che si è riunita attorno al mondo nautico con la pretesa di venire a spiegare il futuro progressivo a noi “poveretti” che disegniamo barche.

Fulvio De Simoni,
founder and CEO of
Fulvio De Simoni Yacht Design

Isabella De Simoni

Enrico Lotti, designer and partner

Cristiano Tonarelli, designer and partner

Ozan Copur, designer

Giuditta Napoli, designer and partner

Francesco Ferrari, designer

Sin qui tutto quello che, a suo avviso, una barca non dovrebbe essere. Quali sono, invece, sempre dal suo punto di vista, le voci corrette da spuntare? Carene che quando camminano non muovano troppa acqua, che scivolino bene, che siano veloci perché non pesantissime, che non contengano diecimila metri di cavi perché non ci sono centomila diavolerie che si aprono e si chiudono. Bisognerebbe, sempre a mio avviso, fare un passo indietro ed evitare di abusare della possibilità di questi scafi di reggere delle “cose” sopra, per cui le si fa sempre meno sicure perché il centro di carena e tutte le misure che si prendono a bordo diventano continuamente tirate. Ogni qualvolta facciamo una barca nuova verifichiamo tutto con l’ingegnere che, puntualmente, ci dice: “Bisognerebbe allargarla di venti centimetri o di mezzo metro”. Cosa che, in realtà, avevamo opportunamente già provveduto a fare. Ciò nonostante, lui l’allarga ancora. E questo perché sopra c’è talmente tanto peso, talmente tanti volumi, che si finisce per ridurre le zone stagne e, in poche parole, la sicurezza.

Austin Parker 100.

Per Austin Parker Yachts, marchio italiano di yachting con sede commerciale in Liguria e cantiere di produzione a Pisa, che è stato acquisito lo scorso anno dall’imprenditore turco Baris Nalcaci, ha disegnato diversi modelli da 77, 88 e 100 piedi in collaborazione con Pininfarina.

Filippetti F100.

Per Filippetti Yachts ha realizzato i progetti di una linea di megayacht di 80, 90 e 100 piedi. Il primo esemplare del nuovo modello Flybridge 100 è stato varato lo scorso anno presso la Marina dei Cesari di Fano. Lo yacht, con i suoi 30,40 metri di lunghezza, è il più grande dell’intera serie Filippetti Flybridge.

Insomma, mi pare di capire che il suo lavoro le piaccia meno di un tempo. È così. Tutto scorre velocissimo, tutti hanno sullo smartphone l’immagine di ogni cosa che gli appare intorno, tutti copiano tutto. Con i computer, poi, si è finito per pareggiare e appiattire parecchio. È anche vero che non si può darsi come scopo quello di inventare ogni giorno qualcosa: non è facile e non sempre serve. Un conto è poter assecondare il desiderio di fare una cosa nuova e realizzarla. Altro è investire del denaro in una novità che in quanto tale non è detto possa avere successo. In questo secondo caso, potrebbe essere più sensato fare un passo indietro o per lo meno muoversi con cautela. Diciamo che il primo che decide di investire parecchio in una cosa nuova, diversa, dovrebbe forse poter e saper aspettare. L’esempio più clamoroso vissuto nella mia carriera riguarda la realizzazione, in contemporanea, del Pershing 115 e di uno yacht delle stesse dimensioni di un altro brand. A distanza di tempo possiamo affermare senza errore che questo yacht, decisamente innovativo dal punto di vista del design, ha influenzato moltissimo tutto ciò che la nautica avrebbe prodotto negli anni a venire. Quanto a sviluppo successivo, la mia barca non ha mosso tutto questo. Ne sono state consegnate, però, una dozzina, mentre dell’altro ne è stato venduto, dopo molti anni, un solo esemplare. Bisogna saper interpretare quello che è il momento, quello che si può fare e quello che non si può fare, perché altrimenti si finisce per diventare un genio e sregolatezza che trae piacere e soddisfazione nell’aver disegnato una grande novità, creando, però, qualche problema ad altri.

«Ogni nuova imbarcazione è un mezzo partecipato di diversi apporti complementari, che si traduce in un miglioramento generale della qualità progettuale e realizzativa». 

Cosa significa per Fulvio De Simoni innovare? Trovarsi davanti a un foglio bianco con il proposito di realizzare un’idea senza voler sapere se qualcuno ci ha già pensato prima di te. Solo in questo modo puoi ritenerti esente da condizionamenti, pulito e libero di procedere. È il motivo per cui, per principio, non salgo mai a bordo delle barche disegnate dai colleghi. Il mondo è così vasto e prodigo di spunti e punti di osservazione, che non hai bisogno di entrare a vedere come è stato svolto il tema da altri. Correresti, tra l’altro, il rischio, non remoto, di ricevere un imprinting che potrebbe condizionarti anche involontariamente a realizzare una cosa simile. Nel design riesci a innovare quando, senza bisogno di andare a guardare cosa c’è fuori da te, sei capace di offrire allo sguardo di chi osserva qualcosa di non visto e, quindi, compiutamente autentico, senza avere come obiettivo la meraviglia fine a sé stessa. Lo stupore è épater le bourgeois, non serve.

L’incanto, invece, fa bene al cuore. Ed è così che, dopo aver trascorso diverse ore in compagnia di Fulvio De Simoni, lo saluterò persuasa che non sia vero che abbia un carattere difficile, quanto piuttosto la capacità di distinguere a distanza ciò che è bello e “buono” da ciò che il suo occhio non percepisce come tale, di esprimere il proprio pensiero con determinata onestà e franchezza, di essere avverso a compromessi e convenzioni che fanno male alla sua indole e agli altri. Il tragitto verso l’uscita sarà approfittando del passaggio di Giovanni. Procediamo lentamente per gustare una seconda volta profumi e scorci che non mancano di regalarci un fermo immagine inaspettato, quello di un capriolo che fa capolino tra i filari, aggiungendo un ultimo ricordo di genuina bellezza a una splendida giornata, stravissuta, senza tregua.

(Fulvio De Simoni – Rigore e Bellezza – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Marzo 2025)

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Giorgio M. Cassetta – Beauty is truth, truth beauty https://www.barchemagazine.com/giorgio-m-cassetta-intervista/ Tue, 25 Mar 2025 10:13:57 +0000 https://www.barchemagazine.com/?p=221033 A tu per tu con Giorgio M. Cassetta per parlare di progetti, ma soprattutto di funzione, sicurezza, estetica e qualità […]

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A tu per tu con Giorgio M. Cassetta per parlare di progetti, ma soprattutto di funzione, sicurezza, estetica e qualità della vita a bordo

by Olimpia De Casa

Ricercare la bellezza è un po’ come ricercare la verità, dove il concetto di verità non può essere ridotto semplicemente a ciò che “appaga”, e quindi conforta, e dove quello di bellezza dovrebbe andare oltre al generico “ciò che a me piace”. Partiamo da qui per raccontare un dialogo interessante, oltre le attese. E questo perché l’interlocutore ha avuto la capacità di argomentare il suo pensiero oltre il consolidato, ossia oltre le aspettative di chi solitamente è abituato a “risposte d’ordinanza”.

L’immagine che Giorgio Maria Cassetta, classe 1983, trasmette di sé è quanto di più intenso e complesso, in senso pieno e ricco del termine, si possa visualizzare. A metà strada tra lo “scienziato pazzo” e il cavaliere indomito che del gene dell’irrequietezza ha saputo fare virtù, è un creativo fuori dal comune. Quest’ultima vena, che traspare comunque anche da alcuni dettagli dell’outfit (vedi i gemelli “diversi” indossati sotto un abito sartoriale in occasione del varo di Juno’s 7, primo Class 44M di Benetti di cui ha curato esterni ed interni), è infatti sempre intervallata, a mo’ di baricentro, da un rigore e da una puntualità di approccio e di dialettica che suggeriscono grande conoscenza, ordine e disciplina.

Giorgio M. Cassetta

Benetti Luminosity – photo by Nico Fulciniti.

Lunga 110 metri, è probabilmente la nave tecnologicamente più complessa costruita nel mondo dello yachting a livello globale per quanto riguarda l’innovazione e l’integrazione tecnologica, un picco davvero notevole, oltre che un orgoglio per la nautica italiana.

Rendering Benetti Class 44M.

Benetti
È una collaborazione lunga 24 anni quella che lega Giorgio M. Cassetta a Benetti. “Lo studio ha avuto due filoni principali di collaborazione: sulle barche di vetroresina, di semi serie, di cui abbiamo curato quella che di fatto è stata la produzione degli anni 2010-2020, quindi il Delfino 95, il Mediterraneo 116, il Diamond 145 e quella sulle barche full custom sopra le 500 tonnellate di stazza per la quale abbiamo costruito o abbiamo in costruzione 10 unità sopra i 60 metri”.

Giorgio M. Cassetta

Benetti Metis – credits Jeff Brown.

Giorgio M. Cassetta

Benetti Spectre

«Si innova nel momento in cui si riesce a gettare il cuore oltre l’ostacolo e a decidere che non è necessariamente attraverso un percorso lineare che si riesce a ottenere un risultato fuori dall’ordinario».

Benetti B.Loft 65M.

Il Benetti B.Loft porta un residential feeling contemporaneo a bordo di un mega yacht. Si caratterizza per il Cabana Club sul lower deck. Il beach club offre una vista a 270° con ali pieghevoli che permettono di espandere ulteriormente lo spazio. B.Loft combina i volumi di una villa con la luminosità di un loft dove gli interni raggiungono altezze di circa quattro metri, mentre le aree esterne, alcune delle quali trasformabili in ambienti interni, garantiscono estrema flessibilità e possibilità di personalizzazione.

CdM Tremenda

CdM Raw

Cantiere delle Marche
Per Cantiere delle Marche ha disegnato quattro imbarcazioni: il 45 metri one-off Tremenda (exterior design), il Deep Blue 155 (interior design), l’RJ 100 (interior design) e il RAW 102 (exterior e interior), pensato per trasmettere quell’aspetto potente e dominante che un explorer deve avere, senza rinunciare al lato divertente.

La sua passione per il mare arriva da lontano, ma non da un bagaglio ereditato: “Ho cominciato a disegnare barche a due anni e non ho mai smesso. Semplicemente mi piacevano, così come ho sempre amato il mare. Sono un velista della domenica, amo le barche medio piccole, quelle in cui non ho bisogno dell’equipaggio e sono più a contatto con il mare, contesto in cui torno allo stato brado, alla vita ‘selvatica’ che ti svuota la mente e ti aiuta a tornare in contatto con la realtà”.

Gli altri giorni della settimana li trascorre al lavoro, in giro per il mondo e nello studio che ha fondato a Roma nel 2015, due anni dopo essersi messo in proprio e dopo aver maturato una serie di esperienze importanti prima con lo studio Zuccon International Project e poi con quello di Andrea Vallicelli. Oggi timona un team, in crescita, di diciassette persone. Tra i trascorsi, dopo la laurea con lode in Industrial Design conseguita alla Sapienza, c’è anche quello accademico, avendo Cassetta intrapreso per qualche tempo l’attività di ricerca presso l’Università degli Studi Gabriele d’Annunzio di Pescara. Un’esperienza dalla quale ha acquisito la propensione alla condivisione, aspetto che continua a portare avanti con convinzione in studio, insieme agli altri designer.

Tankoa 54 Grey – photo by Julien Hubert TWW Yachts.

Tankoa Yachts
Per il cantiere guidato dai fratelli Eva e Guido Orsi, Giorgio M. Cassetta ha firmato tre diversi lavori: gli interni di Grey, quinto esemplare della serie di grande successo S501, l’exterior e interior design del T450 Go e la nuova versione explorer del 45 metri attualmente in costruzione.

Tankoa T450 C111.

«Per quanto riguarda l’estetica, la sfida che ci diamo, e cerchiamo
di vincere quotidianamente, è quella di creare oggetti
il cui bilanciamento di volumi, proporzioni, vuoti e pieni ed elementi decorativi sia il più naturale e facile all’occhio possibile, anche spingendoci verso forme non convenzionali».

Cosa significa per lei innovare? Premesso che oggi il termine, un po’ come timeless oppure olistico, è forse tra i più abusati e “pericolosamente” utilizzati, per me ha un significato ben preciso dal punto di vista biologico prima ancora che progettuale. Mi spiego: siamo macchine biologiche votate all’autoconservazione e, quindi, anche al risparmio di energia. Il nostro cervello, abituato a utilizzare percorsi neurali già acquisiti, è portato ad agire attraverso meccanismi automatizzati che si basano, da quando nasciamo, sulla valorizzazione dell’esperienza. L’innovazione vera avviene quando si decide di non usare percorsi prestabiliti e si tenta di crearne di nuovi forzando la mente verso qualcosa che non è biologicamente convenzionale. Si realizza quando si decide di uscire dai percorsi abituali e questo avviene sia a livello biologico sia all’interno di un’organizzazione, di un’impresa, quando si rinuncia al paradigma assoluto dell’efficienza: quella energetica, da un lato, e quella economica, dall’altro. Si innova nel momento in cui si riesce a gettare il cuore oltre l’ostacolo e a decidere che non è necessariamente attraverso un percorso efficiente che si riesce a ottenere un risultato fuori dall’ordinario.

Tra i tanti progetti realizzati negli anni dallo studio Cassetta per clienti privati e costruttori quali Benetti, Venture Yachts, Tankoa Yachts, Cantiere delle Marche, Advanced Yachts, giusto per citarne alcuni, ce n’è uno, quello del Cigarette Tirranna (proprio con due “r”), nato per un caso straordinario di incrocio di strade.

«Ho cominciato a disegnare barche a due anni e non ho mai smesso. Semplicemente mi piacevano, così come ho sempre amato il mare. Sono un velista della domenica, amo le barche medio piccole, quelle in cui non ho bisogno dell’equipaggio e sono più a contatto con il mare».

Come concepire e poi tradurre in realtà un prodotto di successo sotto gli aspetti di sicurezza e funzionalità? In mare sono due componenti straordinariamente importanti, soprattutto considerando che l’utente medio di uno yacht, mi riferisco all’ospite ma per certi versi anche agli equipaggi, non è un marinaio abituato a uscire con tre metri d’onda, uno che dal mare deve guadagnare da vivere, ma che sale a bordo con la stessa ingenuità con cui entrerebbe in un albergo di lusso. Quindi, a maggior ragione, la barca deve favorire immediatamente un’immagine che garantisca affidabilità. Ciò che trovo in assoluto fondamentale sono i percorsi di fuga e di movimento a bordo che, nell’ottica di dover raggiungere i luoghi per esempio preposti all’abbandono nave, devono essere pensati e curati attentamente. Pena l’invalidazione degli stessi. Se decido di inserire una porta scorrevole elettrica su un passaggio di sicurezza fondamentale devo preventivare che, se la nave dovesse essere particolarmente inclinata, quella porta probabilmente non sarà apribile. La funzionalità definisce la qualità della vita di bordo, che è ciò che distingue uno yacht da qualsiasi altro tipo di naviglio. La progettazione, anche quella stilistica, parte da “come funziona” e questo vale per ogni ponte, ambiente, piano di lavoro, lavandino, serie di cassetti che sia. Per ogni singolo oggetto stabiliamo l’ordine di priorità delle funzioni e da lì decidiamo come si realizza.

Giorgio M. Cassetta

Cigarette Tirranna – photo by Tom Leigh.

Tirranna
«Con Tirranna, che montava sei fuoribordo Mercury Verado per un totale di 2.400 cavalli di potenza, si doveva portare a bordo il non plus ultra del lusso, vedi, ad esempio, la tappezzeria Poltrona Frau. Fu così realizzata una Bugatti del mare che, alla velocità di crociera di 70 miglia all’ora, rimanesse rigida e assemblata al punto da non far percepire lo sbattere dei cavi elettrici all’interno dei corrugati. Cito questo dettaglio per indicare quale fosse il livello di attenzione messo nella costruzione e nell’allestimento. È stata un’esperienza fantastica, che ci ha visto sviluppare altri due modelli e che si è conclusa quando il cantiere è stato venduto».

Cosa vuol dire per il suo studio fare un bel progetto? Al di là del romanticismo che si può attribuire a questo concetto, quando ero adolescente mi piaceva molto John Keats (recita, rigorosamente in inglese, gli ultimi versi dell’Ode su un’urna greca: “Bellezza è verità, verità è bellezza, questo è tutto ciò che sapete sulla Terra, ed è tutto ciò che vi occorre sapere”, ndr), nella percezione dell’essere umano non ne esiste, di fatto, una universale. Forse l’unica, quella che tutte le civilizzazioni del mondo riconoscono come tale, è la bellezza delle cose naturali, degli animali, dei paesaggi… Ragionare sul concetto di “mi piace” va nella direzione assolutamente opposta e rischiosa in quanto prodotto di un condizionamento culturale. Se il designer inizia a pensare a cosa piace ai propri clienti in quel momento, realizzerà necessariamente un progetto che quando entrerà nel mercato sarà già vecchio di almeno cinque anni. Sarebbe, oltretutto, topico, legato cioè al luogo in cui è nato e cresciuto l’osservatore. Ognuno di noi è infatti inconsciamente condizionato dal contesto in cui ha vissuto ed è normale, ad esempio, che un certo tipo di architetture, decorazioni e immagini possano essere più familiari e gradite di altre, lontane e distanti da noi. La sfida, per quanto riguarda l’estetica, è quella di creare oggetti, anche spingendoci verso forme non convenzionali, il cui bilanciamento di volumi, proporzioni, vuoti e pieni ed elementi decorativi sia il più naturale e facile all’occhio possibile. Questo, insieme all’abitudine a ragionare avanti di almeno un lustro, è in qualche modo garanzia della persistenza nel tempo del funzionamento dell’estetica. Assistere a un varo è per me sempre una sofferenza perché vedo qualcosa che nella mia testa è nato almeno cinque anni prima.

(Giorgio M. Cassetta – Beauty is truth, truth beauty – Barchemagazine.com – Tratto da Barche, Febbraio 2025)

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