Ci sono professionisti che lavorano con materiali solidi, tangibili. E poi ce ne sono altri che scelgono l’elemento più sfuggente di tutti: la luce. Carlo Albano, Ceo di Rimani appartiene a questa seconda categoria, ma con una particolarità rara: per lui la luce non è mai stata un gesto istintivo o decorativo, bensì un progetto rigoroso, calibrato, consapevole. Una presenza che non si impone, ma costruisce relazioni profonde tra spazio, materia e percezione.
by Priscilla Baldesi
Il suo percorso prende forma a Torino, alla fine degli Anni ’70, in un contesto tecnico e industriale che gli insegna presto il valore della precisione e della responsabilità. È in quegli anni che Carlo Albano inizia a confrontarsi con grandi infrastrutture e sistemi complessi, dall’illuminazione pubblica agli ambienti industriali, fino a contesti estremi come il tunnel del Monte Bianco. Esperienze che forgiano un metodo solido e una convinzione destinata a rimanere centrale nel suo lavoro: la luce funziona davvero solo quando è progettata per l’uomo.
Negli Anni ’80 questa visione trova un terreno nuovo e sorprendente: il museo. Con la fondazione di ILTI Luce, Carlo Albano porta la sperimentazione tecnologica nel cuore dell’allestimento espositivo. Il progetto per il Museo Egizio di Torino segna un momento storico: l’introduzione della fibra ottica come soluzione illuminotecnica apre scenari inediti sia per la conservazione delle opere sia per il modo stesso di raccontarle. La luce diventa discreta, rispettosa, quasi invisibile ma decisiva. Un approccio rivoluzionario che verrà riconosciuto dall’UNESCO come la prima applicazione museale al mondo di questa tecnologia.
La stessa attitudine guida Carlo Albano nell’introduzione di nuove tecnologie, come il LED, applicato con largo anticipo rispetto alla sua diffusione di massa in una lunga serie di progetti di rilievo internazionale: da Palazzo Grassi ai Musei Vaticani, dal progetto Nefertari al Castello Sforzesco di Milano. Quando nel 2009 ILTI Luce entra a far parte del gruppo Philips, si chiude una fase industriale di grande successo, ma non si esaurisce la sua spinta verso la ricerca.
“In certi contesti la luce deve saper fare un passo indietro”, afferma Carlo Albano. “Solo così può davvero valorizzare ciò che illumina”. Una filosofia che anticipa di decenni il dibattito contemporaneo sull’illuminazione museale e sulla sostenibilità percettiva.
Carlo Albano
Nel 2015 nasce Rimani, un laboratorio progettuale prima ancora che un’azienda. Qui la luce viene pensata come esperienza su misura, costruita attraverso l’ascolto dei luoghi, delle funzioni e delle persone. Musei, architetture, spazi retail, ambienti di cura e sistemi di horticultural lighting diventano campi di applicazione di un unico principio: migliorare la qualità della vita attraverso una luce confortevole, efficiente e sostenibile.
“Ogni progetto è un equilibrio”, racconta il fondatore di Rimani. “Calibriamo la luce, la pesiamo, le diamo il giusto colore e il giusto calore. Non esistono soluzioni standard: esistono solo risposte consapevoli a esigenze reali”.
Negli ultimi anni questo percorso si è aperto in modo naturale anche al mondo dell’arte contemporanea, grazie alla collaborazione con Angelino Artworks. Un incontro tra visioni affini, in cui artigianato, ingegneria e tecnologia avanzata convergono nella realizzazione di opere d’arte e di design su misura. Per Angelino Artworks, Rimani ha progettato supporti luminosi dedicati a importanti opere, concependo la luce come parte strutturale dell’opera stessa, e non come elemento accessorio.
“Nel nostro lavoro la luce non è un’aggiunta finale“, spiega Andrea Angelino, Ceo di Angelino Artworks, “bensì parte integrante del progetto, al pari della forma e della materia. La collaborazione con Carlo Albano di Rimani nasce da questa visione condivisa: unire rigore tecnico, processi ingegneristici e sensibilità progettuale per dare vita a creazioni che funzionano davvero nello spazio”.
Accanto all’attività professionale, Rimani porta avanti da oltre trentacinque anni un impegno costante nella didattica al Politecnico di Torino e nei Master di allestimento museale, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di progettisti. Un lavoro silenzioso ma fondamentale, che riflette la stessa attenzione al futuro che attraversa tutta la sua carriera.
Guardando oggi al suo percorso emerge una coerenza rara: la luce come strumento di misura, di equilibrio, di responsabilità. Non un effetto, ma una scelta. In un’epoca dominata dall’eccesso visivo e dalla spettacolarizzazione, il lavoro di Rimani dimostra che l’innovazione più autentica nasce spesso dalla sottrazione, dalla precisione e dalla capacità di progettare ciò che, pur restando invisibile, determina profondamente il modo in cui viviamo gli spazi.
(Carlo Albano: Rimani, l’intelligenza della luce – Barchemagazine.com – Gennaio 2026)
















